martedì 28 febbraio 2017

Trasloco: istruzioni per l´uso

Il trasloco è per gli expat un´eterna spada di Damocle....molti si ritrovano ad imballare e sballare a distanza talmente ravvicinata da far girare la testa... altri hanno il tempo di installarsi ed accumulare oggetti su oggetti. In entrambi i casi il trasloco è sempre un passaggio abbastanza complesso e del quale sinceramente tutti farebbero a meno... la bacchetta magica è il sogno di tanti che come me periodicamente imballano e sballano, da una parte all´altra del mondo.
Anche all´ennesimo trasloco intercontinentale ci si sente come un bambino alle prese con una novità. Ogni trasloco è diverso, perché lo è ogni partenza ed ogni volta ci si rende conto che ci si muove con sempre più cose e che si è stati capaci di accumularne ancora di più!
Noi abbiamo sempre avuto la fortuna, almenola ritengo tale di portarci dietro tutto... spostarci con la nostra casa è un grande elemento di conforto, sappiamo che anche tra nuove mura i nostri oggetti sapranno rapidamente regalarci la sensazione di nido che è tanto importante quando si arriva in un posto sconosciuto.
Ovviamente il portarsi dietro tutto si trascina dietro una logistica non indifferente...
Ogni volta, ad ogni trasloco, cerco di anticipare i tempi e di evitare di arrivare con l´acqua alla gola le ultime settimane, proprio per evitare
1: di traslocare nel mucchio roba che non ci serve veramente più (tipo bicicletta di Camilla di 5 anni prima)
2: di rendermi la vita più complicata al momento di atterrare nella nuova casa, quando già dovrò fare i conti con i sentimenti contrastanti e con la malinconia del mio vecchio mondo(eh si perché anche se sono sempre pronta a partire, so che quello che lascio all´inizio mi mancherà).
si imballa
Per il punto uno organizzarsi con netto anticipo è l´unica cosa da fare... poi io predico bene e razzolo male, ma per questo nuovo trasloco mi sono ripromessa di essere più organizzata e diluire nel tempo le cose da fare. Il trasloco è la grande occasione per fare la cernita tra quello che serve e quello che veramente non serve più... la cosa è difficile perche; spesso non è semplice separarsi da oggetti che possono avere significati affettivi profondi.
Il punto non è eliminare per eliminare, ma veramente eliminare ciò che ormai è in fondo al cassetto, chiara dimostrazione di come non ci serva più. L´usanza anglosassone dei garage sale casca a pennello per noi, sarà la grande occasione per alleggerire il carico.... se di alleggerire si tratta... siamo arrivati qui con 55m3 di roba e al ritmo con il quale accumuliamo dopo 5 anni avremo almeno un 10m3 di più, se ne eliminiamo 5, per questo giro partiamo con un buon 10% di più.... non male...
Per il punto due ci vuole un po di organizzazione, il che vuol dire per esempio mettere già la roba da sci via in modo ordinato, tipo guanti con guanti e calze con calze... cosa che dovrebbe essere normale ma a volte nella fretta di riporre per la stagione successiva, si mischia tutto!
Ci sono cose poi che non dobbiamo assolutamente mettere nel container e dovremo riporre da parte e portarci in valigia (i file più importanti, documenti banca, assicurazione, una copia dell´hard disk- anche se adesso molto lo si salva on line- quelle cose insostituibili che se il container affonda non ci restituisce nessuno perché non hanno prezzo- tipo la scatola dei ricordi)
Questa volta poi abbiamo in bonus la partenza di Chiara, quindi  di conseguenza mi troverò a dover mettere da parte le sue cose in modo appropriato e separato, per evitare che arrivino a New York passando da Stoccolma...
A parte lo sforzo organizzativo da parte nostra poi non c´è tanto altro da fare... il passaggio successivo sarà la scelta dei traslocatori ai quali affidare i nostri beni, che per l´ennesima volta attraverseranno un oceano speriamo senza danni... (certo che se potessero raccontare questi viaggi ne avrebbero di cose da dire sulle lunghe settimane in mare aperto da una parte all´altra del mondo!).
Scegliere il traslocatore è poi il passo successivo. Solitamente è furbo farsi fare almeno tre preventivi, il che permette di incontrare tre società di traslochi e valutarne le diffrenze. Di solito quando si traslca per una societa`che espatria loro stessi richiedono tre preventivi. Solitamente le differenze di prezzo non sono enormi, quello che può veramente cambiare è il servizio. Non tutti i traslocatori internazionali sono bravi...ma possono avere un commerciale incredibile capace di venderti la luna e tutti  pianeti. Noi ci siamo presi una bella batosta al primo trasloco Parigi- Tokyo, insistendo con la società per avere un traslocatore piuttosto che un altro proprio perché il commerciale era stato divino... beh il trasloco fu una catastrofe, dal primo all´ultimo giorno....
si comincia....
Quindi non valutare il come ci vende il prodotto trasloco ma il cosa veramente la società di traslochi sa fare... e per questo chiedere a chi ci è passato consigli e nomi è la cosa migliore. Ancor meglio se chi ci è passato ha traslocato dal punto A allo stesso punto B, perche'in ogni Paese il nostro traslocatore di partenza si appoggerà ad un traslocatore locale, partner, spesso con nome diverso, e le cui competenze possono essere superiori o inferiori a quelle della società di partenza.... se sono superiori ben venga, sballare è comunque più semplice, ma se sono inferiori può comunque non essere piacevole.
Quindi:
1 non fidarsi del commerciale che ci vende il prodotto trasloco, presentandoci le varie ozpioni carteprotettive-cassediegno-armadiettiappenditutto, come se fossero le migliori del mondo...
2 cercare feed back da chi ha traslocato prima di noi da A a B
3 avere un po' di fortuna...
Alla fin fine poi fatta la cernita, organizzato le cose e scelto il traslocatore dei nostri sogni non ci resterà che metterci comodi in poltrona e incorciare le dita... fino all´arrivo, cosa ssolutamnte utopica... ma è bello scriverlo!il mese e mezzo che ci vorrà perché attraversil´oceano e sbarchi tra le nostre nuove 4 mura, sarà un mese di attesa, con la mente che spazierà tra il vecchio e il nuovo, con il pensiero fisso al piano del nonno e alla collezione di sabbie del mondo, raccolte con amore nei nostri viaggi, lì in balia delle onde dentro un container in mezzo al mare....
non ci penso che è meglio 😀


lunedì 27 febbraio 2017

La differenza di essere liberi....

giovedì 16 febbraio 2017

Admitted

Sono stati mesi di attesa. Mesi in cui la tensione era chiara nei suoi gesti, nei suoi occhi, nelle sue parole.
Il processo che porta all´ammissione al college è lungo, stressante, con un qualcosa di aleatorio,
incomprensibile... alla fine l´incertezza regna sovrana, tu sei tu, hai tirato fuori il meglio di te stesso, ma chissá se è servito, fino alla fine non sai, non lo puoi sapere.
Pian piano sono arrivate le prime risposte, brava questa mia ragazzina, ammessa in un college dietro l´altro... ma noi aspettavamo ancora. Sai che sei ammesso e che andrai al college, ma alla fine ci sarà la scelta del quale.
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Dopo che uno ci è passato una volta pensa di essere preparato, al secondo figlio come per tutto, tutto è più semplice. Ma lo stress c´è comunque, c´è perché il secondo non è il primo, perché al secondo che tu genitore abbia gestito questo tipo di stress una volta non importa nulla, per lui, per lei è la prima di volta.
L´altra notte mi sono svegliata più volte ma non l´ho detto a mia figlia. Mi rigiravo nel sonno immaginandomi il momento in cui avremmo aperto l´email, in cui davanti a noi sarebbe apparsa la parola admitted oppure no... Rivivevo la scena più volte senza mai andare oltre quel clic.
In questi ultimi giorni le ho ripetuto di stare tranquilla che aveva già fatto cose speciali e che l´ammissione o no in un college non avrebbe cambiato nulla alla persona brillante che è. Ma lei ha 17 anni e a 17 anni il mondo può cascarti addosso quando un sogno s´infrange di colpo.
Nell´urlo di mia figlia e nelle lacrime che ne sono seguite alle 2 in punto c´era tutta la tensione di questi mesi, tutta l´ansia accumulata nelle ultime settimane, tutta la paura di essere delusa, tutti i sogni per il futuro che si è immaginata... Un urlo di gioia infinito e meritato. Le lacrime che hanno rigato le sue belle guance dicono quanto quelle poche lettere, quell´unica parola fosse importante per lei.
Brava cucciolo mio ce l´hai fatta e te lo meriti. Mi rende triste pensare che volerai da sola con le tue ali, ma sono fiera di te . New York è tua e tua sorella saprà tenerti per mano nel modo giusto e al momento giusto...
e poi lo sai che sarò sempre pronta a prendere un aereo e venirti a coccolare!!

mercoledì 15 febbraio 2017

I social media ci stanno facendo del male?

Secondo me i social media tirano fuori il peggio dalle donne... sarà che dietro uno schermo ci si sente forse protetti, meno vulnerabili, pronte a esternare pensieri senza neanche pensarci, pronte a vomitare sentenze  e a non accettare il confronto. Sarà anche che tante donne, più di molti uomini, covano frustrazioni represse, più facili da vomitare quando di fronte non si ha nessuno, quando neanche si conosce chi ci stà davanti.
Lo trovo triste e frustrante. Ci sono gruppi interessanti nei quali si possono avere scambi costruttivi, e poi sempre salta fuori quella che interpreta, in modo sbagliato ovviamente, quella che giudica, e che rifiuta qualsiasi dialogo e discussione, unico fine creare polemiche gratuite.
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Nei gruppi di expat poi la cosa trovo sia potenziata a mille, si creano spesso fazioni, chi appare più felice, almeno sulla carta, perché si sa che, soprattutto sui social media, difficilmente si svela il proprio lato più infelice, beh chi appare più in forma, contento di quello che ha, sereno e gioioso, viene preso di mira come se fosse una sua colpa, come se dal benessere suo derivasse l´infelicità di chi è li pronto ad affilare i coltelli.
Meccanismo strani, basta a volte una parola per scatenare il putiferio, gli animi si scaldano, e si entra in circoli viziosi in un crescendo di incomprensioni.
Ho analizzato, in un gruppo di cui facevo parte questi meccanismi, alla fine erano sempre le stesse persone a creare dei problemi, le stesse donne che anziché cercare una soluzione alla loro infelicità, cercavano di toccare le corde sensibili delle altre per farle cadere... come dire se siamo tutti infelici siamo tutti più felici.
E così alla fine anche gli scambi interessanti rischiano di scadere in discussioni da ballatoio e fanno passare la voglia di intervenire....
Sarebbe comunque interessante capire il come mai si scatenano queste manifestazioni, in che modo attraverso i social media certe donne si sentono onnipotenti e si arrogano il diritto di togliere agli altri la voglia di commentare e partecipare... mi lasciano sempre perplessa questi comportamenti. Forse  tutto questo stare dietro uno schermo ha tolto a molte persone la capacità di interagire in modo sano, naturale, spontaneo, gioioso, come quando si beve un caffé con un´amica, niente più niente meno.... riflettiamoci perché se è cosi smettiamo di ¨interagire¨ on line e riprendiamo in mano le relazioni da dove le avevamo lasciate, prima di FB e compagnia!!

lunedì 13 febbraio 2017

E poi si diventa un po´ bulimici...

Quando comincia il conto alla rovescia, quando si incomincia ad avere l´impressione che il tempo si impenni, che le lancette dell´orologio girino più in fretta, che i giorni si susseguano ad un ritmo incontrollabile.... quando all´orizzonte si intravvede un container e gli omini dei traslochi ci fanno cucù avanzando veloci con le braccia colme di scatoloni... beh in quel momento diventiamo tutti un po´ bulimici, abbiamo voglia di cogliere ogni istante, ogni ultimo istante, ci sembra di non avere il tempo di fare tutto, ma solo tanta voglia, anzi ci sembra di non aver fatto abbastanza in tutti questi anni che si sono susseguiti.... l´ho vissuta tante volte ormai questa sensazione da ultimi mesi, questa voglia assurda di impossessarmi ancora del mio mondo, mio ancora per poco, questa voracità di scoperte, questo desiderio di assaporare luoghi e persone.
C´è come il bisogno di riempire cuore e mente di ultime sensazioni, come se solo questi ultimi momenti fossero quelli che poi ci porteremo dietro...
Ogni volta mentre il tempo scandisce i miei ultimi passi nel mondo in cui ho vissuto mi lascio trascinare da questa voglia di scoprire e riscoprire .... devo fare il pieno, la mia carica per poter affrontare un nuovo salto, un nuovo inizio, e cadere in piedi.
Ẽ forse il mio modo intimo di accettare e metabolizzare una partenza, la necessità di ripercorrere per un´ultima volta luoghi familiari, sperando ancora di cogliere qualcosa che mi è sfuggito, quel dettaglio che forse nell fretta quotidiana non mi era parso importante, mentre adesso che il tempo stringe diventa fondamentale.
Penso che sia la chiusura del cerchio... tutto sommato arrivando in un posto faccio esattamente lo stesso, mi immergo nella sua scoperta, partendo eccomi di nuovo a respirarne le sensazioni come se fosse la prima volta... il mio modo di salutare, di accomiatarmi dalla mia città, dai miei spazi, dalla mia casa....
Eh si adesso guido guardando con altri occhi, mi muovo in strade che conosco a menadito dicendomi chissà che strana sensazione non percorrerle più, mi nutro di tutto....
Siamo strani noi expat viviamo in un mondo in continuo movimento e godiamo del movimento stesso, ma poi abbiamo bisogno di fissare bene in noi immagini e sensazioni, l´unico modo per poter voltare pagina sereni e immergerci subito nel nuovo!

domenica 5 febbraio 2017

5 buoni motivi per vivere in Silicon Valley

Di motivi per decidere di trasferirsi in questa parte di mondo ce ne sono tanti, ho riflettuto su quelli che per me sono i 5 buoni motivi che dovrebbero far dire di si ad una proposta di lavoro nella zona di San Francisco.
1) La mutliculturalità: 1000$ a chi trova un americano nato e cresciuto da queste parti. In tutti questi anni a parte i miei vicini ( quelli di fronte) nati e cresciuti proprio tra Los Altos e Mountain View, beh non ho incontrato nessuno che non si sia mai mosso, che non abbia visto altro, che non abbia orizzonti giganteschi, che non sia emigrato qui da altri lidi (mi scusi Signor Trump...). Questo è il bello di questa zona che da San Francisco si estende fino a San José, protetta dal fresco dell´oceano e accocolata lungo la baia. Lingue diverse si intrecciano, culture varie si sovrappongono, il mix è entusiasmante: fondamentale non cadere nell´errore di chiudersi in un unico gruppo di provenienza, purtroppo tipico di molti expat. Siamo tutti stranieri qui e troveremo sempre dei punti di contatto.
 
2) Il domani che è già ieri. Qui si vive trent´anni avanti, si costruisce il futuro con naturalezza, si inventa il domani come se fosse ieri. Tutto corre veloce, le aziende sono agili e giovani, le idee nascono, si sviluppano, alcune cadono nel vuoto, altre gettano le basi per quello che sarà il domani.
3) la mentalità da start up che conquista tutti. Qui se sei bravo puoi anche aver vent´anni e ti daranno gli strumenti per riuscire, non devi aspettare di averne 40 o 50, nessuno parlerà di te per l´età che hai ma per le capacità che hai... se sei tenace e hai voglia di fare, se sei disposto a darci dentro al 100% sarai premiato. Certo i ritmi di lavoro sono all´estremo, ma lo spirito con cui si lavora aiuta a non sentirne il peso. Se si ha un´idea si può provare a svilupparla, nel 90% sei casi sarà magari un fallimento, ma nessuno lo giudicherà tale.... qui si prova, si casca, ci si rialza e si riprova, giovani e meno giovani con entusiasmo e sacrificio, senza 35 ore, sindacati, 13esima.... ma con passione: lo spitiro da impiegato non esiste in Silicon Valley!!
4) il sistema educativo eccellente. Le migliori scuole degli Stati uniti sono qui, insegnanti preparati, strutture fenomenali, laboratori eccellenti. Ai ragazzi vengono dati stimoli unici, apertura mentale, il tutto in un contesto che beneficia della multiculturalità del punto 1, della costruzione del futuro del punto 2 e dello spirito tipico delle start up del provarci e al limite spaccarsi un po´ i denti come al punto 3
5) il quadro di vita: composto da elementi vari, primo fra tutti il clima, mille volte più piacevole che a San Francisco. Qui il sole è l´invitato d´onore e questo permette di vivere all´aperto per gran parte dell´anno e di approfittare della stupenda natura californiana. Mare, colline e anche montagne non troppo lontane (traffico permettendo). A questo poi si aggiunge una città bella come San Francisco abbastanza vicina per andarci a passare una serata o un pomeriggio, cosa volere di più?


Allora cosa aspettate?