lunedì 30 gennaio 2017

Immobiliare in Silicon Valley: affittare. Parte 2

Se nel post precedente ho parlato del delirio dell´acquisto di una casa, adesso è il momento di parlare dell´affitto, che sotto tanti punti di vista è altrettanto delirante.
Affittare casa non è semplicissimo. La cosa più complicata per chi arriva da lontano è la scelta della zona in cui vivere, ma questo vale un po'ovunque nel mondo, con la grossa differenza che qui a volte i prezzi cambiano in modo impressionante nel raggio di 10 chilometri, anche meno. A volte il semplice fatto di abitare da una parte all´altra della via, fa lievitare o diminuire i prezzi dell´affitto.
La variabile più importante che fa lievitare (o diminuire) gli affitti sono sicuramente le scuole. Zona con ottime scuole equivale a zona con afftti alti che potenzialmente aumenteranno ancora, il tutto è un circolo vizioso: più le scuole sono buone più le case prendono valore, più vengono affittate a prezzi elevatissimi, più le scuole aumentano il loro livello, la zona richiama famiglie sempre più benestanti con un livello socioculturale alto, le sole che possono pagare certi affitti salatissimi (o permettersi case costosissime), a questo si aggiunge che una percentuale delle tasse sulla casa , estremamente elevate qui, vanno al distretto scolastico: facendo due più due più le case sono care più il distretto ha soldi, più gli insegnanti saranno ben pagati ( e di conseguenza le scuole potranno attirare insegnanti molto più competenti, pagandoli meglio saranno invogliati a venire, oltre al fatto che insegnare in scuole così è indubbiamente stimolante anche per un insegnante).
Quindi se si arriva qui cercando per prima cosa una buona scuola si sa già che gli affitti saranno nettamente più alti: nel prezzo della casa si paga tutto il circondario.
Altra variabile è la distanza dai mezzi di trasporti pubblici: se a Parigi abitare vicino ad una fermata della metropolitana fa aumentare il valore dell´appartamento, qui è tutto il contrario, più ci si allontana da treni e compagnia più si paga.
La grande incognita di chi arriva è decidere quali sono le variabili più importanti e agire di conseguenza nella ricerca dle proprio nido.
Per noi ad esempio la scuola era fondamentale, volevamo un buon liceo ed è per questo che abbiamo scelto Los Altos che ha uno dei migliori distretti scolastici della zona (scuole buone su tutti i livelli dalle elementari in poi). Se si arriva con dei bambini piccolissimi che per forza di cose dovranno andare in nidi e materne private (scuola pubblica qui inizia a 5 anni) sicuramente la variabile scuola non sarà da prendere in considerazione prediligendo magari le dimensioni di casa e giardino.
Si può anche decidere di investire meno nell´affitto e bypassare il sistema scolastico pubblico per mettere i bambini nel privato (alla fine quello che si risparmia nella casa lo si mette nella scuola), per me ad esempio questa soluzione è meno interessante, infatti i bambini si troveranno ad avere relazioni solo con compagni che non vivono nella stessa zona, perdendo il lato piacevole dela vita di quartiere, con i bambini che tornano a casa insieme da scuola e che si tritorvano al mattino sulla strada di scuola.
San+Francisco+Most+Expensive+Rental.png (900×485)qui ci si può fare un´idea del delirio dilagante per una stanza in affitto.

Aldi là dei prezzi che periodicamente ci illudono di ritornare alla normalità, un´altra cosa che assolutamente spiazza sono gli aumenti che possono esserci nel passaggio da un contratto all´altro. Qui solitamente i contratti sono di un anno rinnovabili poi mese per mese, raramente sono più lunghi ma è possibile (noi ne abbiamo avuto uno di tre anni , ma abbiamo anche dei proprietari che prediligono una casa tenuta bene al guadagnarci soldi a palate). Spesso alla fine del contratto ci si ritorva con la sgradevole sorpresa di aumenti  sproporzionati... ma non essendoci regole, assolutamente legali. Una casa può allegramente passare da 7 a 9000$ tra il 30 giugno e il primo luglio... all´inquilino di accettare o no. A volte ci si ritrova impreparati a dover traslocare nel giro di poco, in un mercato appunto dove le case a prezzi decenti e belle sono rare.
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nei primi 10 ben tre cittadine di Silicon Valley(qui per la vendita ma i prezzi riflettono poi gli affitti)
Perché uno dei grossi problemi di queste case in affitto (come anche dicevo per quelle in vendita) è che spesso non valgono per nulla il prezzo richiesto. Bruttine e mal tenute, anche perché quando i propietari scelgono di cambiare inquilino ad ogni contratto, cosa ovvia quando gli aumenti sono così importanti, la casa si deteriora indubbiamente più in fretta che se ci fosse sempre e solo la stessa famiglia a prendersene cura.
In modo pratico cosa si deve guardare quando si cerca casa:
così di getto direi il proprietario...
A parte questo una volta stilate le esigenze della propria famiglia e anche localizzata la zona in cui si lavorerà, da tener in conto assolutamente perché il traffico in bay area sta peggiorando e le ore di punta diventano veramente faticose, si deve capire quali sono le priorità:
zona con buone scuole
zona vicino al treno se si vuole usarlo per andare a lavorare evitando il traffico mostruoso di 101 e 280
zona vicino al centro
zona più isolata.
Non abbiamo tutti le stesse esigenza. Una famiglia cercherà cose diverse rispetto ad una coppia.
Ecco io fossi arrivat qui in coppia senza ombra di dubbio avrei optato per San Francisco, un po'più di vita notturna e la vita da città che tanto mi piace. Arrivando qui con tre figli tra elementari e inizi liceo, le esigenze erano altre, appunto in cima a tutte la scuola e poi il fatto di non dover passare troppo tempo in macchina per Paolo per andare a lavorare. Di Los Altos mi sono innamorata non dico a prima vista ma abbastanza rapidamente. Ha un downtown piacevolissimo, con qualche boutique e ristorantini carini (certo sono due vie) ma a Palo Alto non è che il centro sia tanto più grande ed è nettamente meno piacevole ( a mio gusto).
Il resto è tutto molto residenziale, ordinato e curato, come Palo Alto. Ci sono le colline con case immense, ma molte veramente fuori mano, io con degli adolescenti non riuscirei a viverci....troppo legati alla macchina, che già qui diventa una specie di protesi ma abitando nelle hills ancora di più.
Menlo Park ha anche, a mio gusto una via centrale simpatica e qualche zona residenziale gradevole che sfocia nella chicchissima Atterton, con le sue case smisurate e zero negozi di prossimità!
Mountain View (famosa per essere la sede di Google) ha una bella via centrale piena di negozi e il grosso neo di avere globalmente scuole meno buone, soprattutto a livelli di elementari e medie
Qui  ci si può fare un idea delle scuole nel caso fossero l´elemento prioritario per la scelta della casa.
Altro elemento da prendere in considerazione è il tpo di popolazione del quartiere in cui si andrà ad abitare, tipo quartiere a forte dominanza asiatica, il che rima con scuole con livello di stress a livelli altissimi , e nelle quali forse un bambino europeo farà più fativa ad integrarsi.
Globalmente, che sia qui che altrove scegliere la casa è una delle faccende più delicate quando ci si sposta spesso da un Paese all´altro, e lo è poprio perché la casa sarà il nostro primo rifugio in un mondo tutto da scoprire. Dobbiamo sceglierla con attenzione e renderla il più piacevole possibile, per sentirci bene al suo interno e per prenderla come punto di partenza per scoprire con ottimismo quello che sta fuori!




mercoledì 25 gennaio 2017

Immobiliare in Silicon Valley : compro casa. Parte 1

Quando si arriva qui in questo angolo di mondo tra le colline bruciate dal sole e la forza prorompente dell´oceano che si adagia nelle acque calme della Baia di San Francisco, dove la tecnologia è già molto più avanti di quello che anche solo lontanamente possiamo immaginare da fuori, dove il futuro è già ieri e il nuovo già vecchio , beh in questo posto naturalmente incredibie esistono cittadine che nulla hanno a che vedere con l´indiscusso charme della splendida San Francisco, con le sue case vittoriane e le vie a sali scendi che sembrano tuffarsi nel mare. La Silicon Valley è costellata da cittadine super dinamiche ¨vecchie ¨ di 60 anni. Residenziali. Ordinate. Non belle, questo no. Qui di bello c´è Stanford, il resto è mediocre dal punto di vista architettonico... poi per carità ci si abitua e alla fine si trova un fascino anche nel mediocre... ma questo non è il punto.
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Qui in questa valle dell´innovazione, che richiama i cervelli del mondo intero per unirsi tutti insieme a costruire un domani glorioso per l´umanità tutta, che sia in campo scientifico o che lo sia nelle tecnologie, in queste cittadine anonime che si susseguono tra San José e San Francisco, trovar casa è uno dei grossi problemi. Non che le case non ci siano, ce ne sono, non belle la maggior parte, fantastiche un piccolo numero, ma con prezzi così inventati sul momento: sembra che qualcuno si sia messo a chiedere ad un bambino di tre anni a quanto la vendiamo la casa? come il gioco delle età che si fa con i bambini... mi ricordo Federica quando aveva 3 anni e le si chiedeva quanti anni ha la mamma, lei sgranava gli occhi e diceva 7... come se fossero 95 senza nessuna cognizione (dinosauri e nonni poi andavano insieme). Ecco qui un giorno ad un bambino è stato chiesto: che prezzo per quel 3 stanze con il linoleum per terra e i muri che sembrano di cartone (eh forse lo sono)? 4milioni risponde il bambino e lo dice come se fossero 40$....
Ecco la situazione è questa le case hanno prezzi di fantasia che non fanno che aumentare, la legge della domanda e dell´offerta e non sembrano esserci cedimenti in questo mercato della follia.
Ma cosa ha fatto si che questa zona diventasse così sopravvalutata? Le start up, tutta colpa delle start up, quelle che sono diventate o che stanno diventando grandi e che nella loro folle (e giusta) crescita si sono tirate dietro giovani rampanti che di colpo (in modo meritato intendiamoci) si sono ritrovati in mano stock diventati oro e allora comprarsi case a prezzi insensati diventava quasi un gioco... e il gioco continua.
Il punto numero due è poi che le case okay sono care, carissime, ma non li valgono i tanti tanti soldi, almeno il 90% sono dei tuguri da paura... beh magari non proprio tuguri ma insomma rispetto a quel che conosciamo noi in Europa non c´è paragone. Quello che è bello è che, da un po'di tempo a questa parte, sembrano accorgersene anche quelli che le comprano, che queste case di cartone tanto belle non sono, allora che fanno: le comperano per quei 3-4 milioni... e le buttano giù per ricostruirne di più belle e anche più grandi....e così è tutto un costruirsi. Nelle nuove costruzioni incomincia ad andare di moda il moderno tipo casa d´architetto, se ne vedono di molto belle con immense vetrate... accanto però la casa d´ impronta cinese (leggasi pomposa tipo barbie Raperonzolo) resiste e ha ancora le sue carte da giocare (non potrebbe essere diversamente in un posto in cui ormai ci sono più cinesi che altro).
A tutto ciò si aggiunge il fatto che comprar casa è un vero e proprio percorso del combattente, nel senso che rispetto all´Europa il processo avvicinamento al possesso della casa è molto più complesso. Si monta un vero e proprio dossier di presentazione, mamma papà e bambini tirati a lucido, una sorta di CV famigliare per mostrare ai vecchi proprietari che si è quelli adatti (ovviamente un eventuale mutuo deve già essere accordato oppure i 4 milioni devono essere sul conto). Di solito qui le case stanno sul mercato per pochissimi giorni. Ci sono delle open house, dove si va a visitare e anche  le case, proprio come gli aspiranti proprietari, sono tirate a lucidissimo (è un vero proprio lavoro quello di arredare la casa per mostrarla sotto la sua luce migliore e far venire voglia di immaginarsi li stravaccati su quel bel divano...). La casa è aperta per un week end, la si visita e alla fine del week end le offerte vengono depositate. Di solito chi compra ha un agente che lo guida in queste cose e che si occupa di fare l´offerta ... e qui tenetevi forte se di solito nel mondo normale l´offerta è spesso inferiore al prezzo di vendita, il che permette di entrare in quel gioco di tira e molla che porta poi ad un prezzo ragionevole che difficilmente sarà quello chiesto, ma sempre un filino più basso... beh qui invece si gioca al rilancio, mi chiedi 4? io ti do 4.2... e spero che non ci sia quello che ha offerto 4.4... perché allora no way, non avrò mai la casa.
La transizione si concluede poi abbastanza rapidamente per i nostri canoni europei con notai e non notai... e alla velocità della luce si è alleggeriti di que tot di profumati milioni e felici proprietrai di una casa che siamo onesti sarà raramente come veramente avremmo sognato la casa in cui investire tali fortune.... ma così  va il mercato.
Ma non c´è solo l´acquisto ovviamente da queste parti... beh no c´è il mercato dell´affitto e questo è talmente raccapriccinate che merita il suo spazio da solo [à suivre]

lunedì 23 gennaio 2017

Pro memoria

5 anni fa esatti ero a San Francisco, viaggio di ricognizione per farci un'idea, nel caso avessimo accettato la proposta di trasferirci in questa parte di mondo con biglietto di sola andata, scartando l'altra, di proposta, che ci avrebbe riportati in India con un biglietto di andata e ritorno. Diluviava a San Francisco proprio come oggi. Cielo grigio, aria fredda. Un mese dopo quel viaggio Paolo prendeva armi e bagagli e ci precedeva nella Bay area per quella che sarebbe diventata la nostra entusiasmante avventura americana. Mai decisione fu più difficile (per me). Mai decisione fu presa così rapidamente. Quel mio primo sguardo di allora era molto poco convinto, diciamo che questa Silicon Valley che adoro non mi folgorò in quei pochi giornie poi la mia adorata India sull´alto piatto della bilancia pesava non poco. Ero perplessa,....
Nonostante tutto fui brava a valutare pro e contro e a scegliere ciò che ritenevo migliore per la nostra famiglia nell´insieme, lasciando da parte egoismi e ambizioni tutte mie, scelsi di testa e non di pancia, o meglio scelsi mischiando testa e pancia. Ovviamente non me ne pento, anzi credo veramente di aver fatto la scelta migliore, senza pressioni da parte di nessuno....e sicuramente grazie a questo sono partita per gli States assolutamente convinta, spaventata come ad ogni nuova avventura, ma convinta.
Dopo  5 mesi passati ad imballare casa e ricordi, a chiudere porte e salutare amici, a mettere in cantina progetti professionali e a ridimensionarne alti, mi dissi che mai più mi sarei messa nella stessa situazione: vivere per mesi con i piedi in due scarpe o meglio tra due Paesi.
Se da un lato ho sempre trovato importantissimo che uno dei due (sempre Paolo per ragioni ovvie, visto che ci spostiamo per il suo di lavoro) andasse un po´ in avan scoperta, prendendosi un po'di tempo per buttarsi a capofitto nel nuovo mondo lavorativo, senza il peso delle paturnie da installazione degli altri membri della famiglia, troppi mesi sono troppi... per chi resta, per chi deve appunto chiudere porte...
Eccomi adesso in questa fase eccitante e stressante di conto alla rovescia, quella in cui hai voglia di fare mille cose e sei obbligato a farne tante altre, quella in cui devi mantenerti lucido per continuare a fare quello che stai facendo con entusiasmo, ma sei proteso in un futuro di cui non sai nulla e che puoi solo immaginare; quella in cui continui a lavorare con passione non solo per l´oggi ma anche perché quello che hai costruito continui anche quando sarai lontano. C´è aria di déjà vu in tutto ciò, loro però avevano 5 anni di meno, grande differenza (ammetto che adesso sullacarta sembra un gioco da ragazzi).
5 anni fa 5 mesi dopo l´arrivo di Paolo in Silcon Valley siamo sbarcate anche noi, io, le ragazze, la gatta, le 8 valigie, precedute di pochi giorni da 50m3 di container. Quando ho messo piede in casa e ho tirato il fiato mi sono detta... la prossima volta faremo diversamente. E il diversamente voleva dire nessuna separazione troppo lunga, nessun io qui tu lì. Nessun ma si dai cosa ci vuole a impacchettar tutto, sentimenti compresi anche da sola(che poi in modo concreto non ho mai fatto uno scatolone ma impacchettare i sentimenti ti prende talemente tante energie che basta e avanza).... E invece 5 anni dopo eccoci in una situazione se non proprio uguale simile, Paolo via praticamente sempre , se non laggiù in quello che ormai dovrebbe diventare il nostro nuovo mondo, da qualche parte che non è California, su un aereo, in un aeroporto, in qualche albergo....
I corsi e ricorsi.... mai dire mai.... purtroppo ci regaliamo vite un po´ folli, adrenalina a mille.... e tutto ciò rende la memoria corta troppo corta....per questo meglio mettere nero su bianco qui sul blog e rileggeri il tutto la prossima volta, questa mi sa che è andata!!

giovedì 19 gennaio 2017

Domani è un altro giorno....

Stiamo vivendo un´intensa pagina di storia.
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Domani questa America nella quale viviamo dovrà accogliere un Presidente eletto democraticamente, ma non voluto. Mai elezione è stata più contestata. La più grande democrazia del mondo domani mattina si sveglierà e dovrà fare i conti con una realtà attesa ormai da tempo, ma che inconsiamente credeva non si sarebbe mai materializzata.... come se a novembre fosse stato tutto uno scherzo.
Eh no da domani sarà una nuova pagina ad essere aperta e scritta... tremano gli americani, non tutti certo, altrimenti non saremmo qui a farci domande, con le lacrime agli occhi e l´angoscia che schiaccia il petto...
Si volta pagina su otto anni di un Presidente, che avrà fatto pur i suoi errori, ma è stato grande.
Abbiamo vissuto la sua seconda elezione e siamo stati felici di vivere in un Paese rappresentato da una persona di tale spessore... da domani chissà....
Il mondo intero guarda all´America con costernazione, il mondo intero saluta Obama.... lo rimpiangeremo ne sono certa!


¨Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek.¨
Barack Obama 

mercoledì 18 gennaio 2017

Adattarsi

When you travel remember that a foreign country is not designed to make you comfortable. It is designed to make its own people comfortable! 
(Clifton Fadiman)
Quante verità in questa frase che andrebbe appesa a caretteri cubitali in ogni casa d´expat o migrante che sia, tanto per ricordarci come lontani dalla nostra casa siamo ospiti e sta a noi adattarci e non al nostro nuovo Paese venirci incontro per assomigliare al vecchio lasciato alle spalle.
La parte più difficile dell´installarsi altrove è proprio questa: capire subito che lo sforzo per accettare ciò che è diverso dovrà venire da noi e non da chi ci sta intorno.
Troppo spesso quando si emigra, si espatria e a volte anche quando si viaggia, si tende a guardare il nuovo con il filtro di un mondo sicuro che ci siamo lasciati alle spalle per sempre o il tempo di una vacanza, senza pensare che siamo noi l´intruso in un mondo che non è plasmato per integrarci, ma semplicemente per far vivere bene i suoi abitanti.
Quando si parte si chiude una porta lasciandosi dietro sicurezze acquisite da anni e nel grande salto nel vuoto che è il trasferimento all´estero si deve essere capaci di fare tabula rasa delle proprie aspettative, consci che quello che abbiamo lasciato  non potrà essere lì ad attenderci e l´unico modo per non sprofondare nella nostalgia più assoluta e non aspettarsi nulla, prendendo tutto ciò che viene come dei bambini alla scoperta della vita, con dei primi passi traballanti e la curiosità negli occhi.
20 anni dopo la mia prima partenza sono ancora stupita di come tanta gente si trasferisca all´estero pensando  di ritrovare esattamente le stesse cose lasciate in patria e con estremo senso critico si stupisca di come i suoi nuovi concittadini possano fare tutto in modo completamente diverso da come facciamo noi....
Si parla di shock culturale quando all´improvviso si aprono gli occhi sulle profonde differenze che il mondo nuovo ci mette davanti, lo shock arriva per tutti, ma arriva in modo forte e violento per chi non se l´aspettava, per chi non aveva fatto tilt sul fatto che uno spostamento anche solo al di là di una frontiera implica cambiamenti enormi nelle abitudini di vita. Ho imparato Paese dopo Paese ad anticipare lo shock culturale proprio non aspettandomi nulla dal nuovo mondo: arrivo, mi installo, mi guardo intorno e colgo tutto ciò che viene anche quando è profondamente diverso, con tanto entusiasmo, proprio perché in questa differenza sta la ricchezza della mia esperienza all´estero, proprio perché solo cosi potrò trarne il meglio. È un po' lo stesso per il turista che gira il mondo ma che si aspetta di ritrovare tutte le sere la pasta al dente come a casa... no la pasta al dente oltre confine non esiste, spesso anche nei migliori ristoranti italiani si adattano ai palati che non sono i nostri, ma i loro, cioè quelli ai quali si rivolgono, e allora smettiamo di cercare la pasta e guardiamo oltre.
Anni fa parlando di relocation discutevo proprio su come non solo sia importante capire le motivazioni di chi parte (per me ad esempio spostarsi per i soldi è riduttivo e non è una buona motivazione), ma sia anche importante vedere il potenziale di adattabilità, se non si è capaci di adattarsi, la vita altrove sarà già parzialmente un insuccesso, e questo sia che si emigri sia che si venga spediti all´estero ricoerti di benefit.... i benefit non regalano nel pacchetto l´adattabilità, è un qualcosa che si ha on non si ha, si può avere voglia di provarci, ed è già un bel passo.... ma ci vogliono energie.
Dopo 20 anni sono sempre più allergica a chi è partito e perennemente si lamenta del mondo in cui vive quotidianamente: non ne farà mai veramente parte, come trattenuto da un freno forte e potente.
Dopo 20 anni sono allergica a chi passa il tempo a fare confronti, senza capire che il confronto non ha ragione d´esistere, il nostro Paese è il nostro costruito per noi, con la nostra storia che ci ha portati ad essere e agire. Il Paese nuovo ha fatto lo stesso percorso, si è costruito per i suoi cittadini, calcando le loro di esigenze, non le nostre perfetti stranieri che siamo.
Dopo 20 anni sono sorpresa nel vedere come si possa vivere all´estero senza veramente sentirsi parte della nuova realtà, come sospesi tra due mondi, il vecchio dal quale siamo partiti e che abbiamo idealizzato, e il nuovo in perenne analisi da parte nostra, guardato nel dettaglio solo per trovare il difetto...
La prima cosa che il vivere all´estero dovrebbe insegnare è proprio la capacità di guardare il nuovo con entusiasmo e mente libera da preconcetti,  e rivolgere lo sguardo al vecchio con simpatia ma senza troppa nostalgia... non s
o se sia la chiave del successo ma sicuramente fa bene allo spirito!

mercoledì 11 gennaio 2017

Lode a me stessa....

Ci sono sere in cui vai a dormire e ti dici che sei veramente fiero di te stesso, che stai facendo un lavoro incredibile, che nonostante la fatica e il vento contrario, sei capace di mettere in piedi eventi interessanti... ti addormenti con il sorriso...
da ripetersi senza moderazione.....
Ci sono mattine in cui ti svegli e scopri che dal Nord al Sud d´Italia, dal Piemonte alla Sicilia, parlano di te, del tuo libro, di quel progetto che per anni hai coltivato e che dopo mesi di fatiche hai portato a termine. Bevi il tuo primo caffé guardando quasi stupita le foto della copertina del tuo libro che inondano il web....leggi e si parla di te...
24 ore che ti ripagano di mille cose, che ti ripagano dei sacrifici fattoi, dei tentennamenti, delle ansie e delle ore di sonno perse a contemplare il soffitto per cercare risposte, che fossero per l´ennesimo trasloco, o per lo sponsor che tarda ad arrivare .24 ore che ti fanno dire che hai fatto la scelta giusta, quella di 20 anni fa intendo, quella che ti ha portato a partire con un biglietto di sola andata verso quell´intensa e appagante avventura che è la vita d´expat. 24 ore in cui negli occhi delle persone che ti vogliono bene vedi orgoglio, lo stesso orgoglio che loro, sicuramente, vedono  riflesso nei tuoi.
Sono questi i momenti che ti ripagano e ti appagano, che ti fanno dire che nonostante tutto hai fatto bene ad andare avanti, che non ti sei fatta del male a traslocare ad ogni novità, a trascinare i tuoi figli in un mondo di sorprese e incertezze, a lasciarti passar sopra cinici commenti, di chi di te non ha forse capito nulla o non vuole capire.
Ecco questa è la vita che ho costruito con forza e tenacia, è rinchiusa nei piccoli successi che mi sono costruita, è rinchiusa nella Gazzetta del Mezzogiorno e nel Corriere, it, è rinchiusa nella prossima intervista, nella prossima penna che saprà cogliere il senso delle mie parole, il perché delle nostre scelte....
Sono sempre critic
a nei miei confronti, cerco sempre di superare me stessa, implacabile giudice dei miei passi e delle mie azioni, oggi invece sono fiera, fierissima e lo voglio urlare al mondo, sono stata brava!!




domenica 8 gennaio 2017

Ciao Pino!

Oggi ho disfatto l´albero. Ho riposto le palline e le luci in una scatola. Ho messo le statuette del presepe in un´altra e ho avvolto il presepe stesso in modo che per i prossimi 11 mesi riposi in pace. Il pino è lì, spoglio, dobbiamo aspettare venerdì per metterlo di fianco al cassonetto e attendere il passaggio del camion dei rifiuti che se lo porterà via, mettendo indelebilmente la parola fine al periodo natalizio.
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Mi dà sempre un po´ di tristezza quasta attività di inizio anno, l´entusiasmo che accompagna il decorare la casa in attesa del Natale è spazzato via e lascia il posto ad un po´ di malinconia. La giornata di oggi poi non aiuta, diluvia e tira vento come raramente ho visto qui... le raffiche sono talmente forti che i miei vasetti di fiori in giardino si sono framtumati al suolo in mille pezzi e i cuscini volano da una parte all´altra del prato...
Ha un sapore strano questo disfare l´albero, carico di sentimenti contrastanti... potrebbe essere il nostro ultimo Natale in questa casa, fa sempre un po´ male pensarci....
Oggi nei miei meccanici gesti di riporre le palline una di fianco all´altra mi accompagnava il pensiero dei tanti alberi che ho disfatto per l´ultima volta da qualche parte, di quei sentimenti che si mescolano quando nell´aria si incomincia a respirare aria di partenza, quando non si è più sicuri di essere tra un anno nello stesso posto.
Allora ci si immagina un albero in un´altra casa che impareremo a sentire nostra, in un nuovo spazio che pian piano diventerà il nostro mondo, in una dimensione che sarà nuova e che creerà nuovi ricordi che verranno a sommarsi ai vecchi.
C´è ancora odore di pino nell´aria, ultimo strascico di queste feste ormai imballate e riposte ordinatamente sugli scaffali del garage. Rimarranno le immagini di questi Natale e degli altri qui, in questa casa, con l´albero ormai automaticmente rimesso al suo posto, le calze della befana appese lungo la scala, senza neanche doverci riflettere. Chissà dove installeremo il pino 2017?.... a suivre.....

venerdì 6 gennaio 2017

Vacanze canadesi