mercoledì 29 marzo 2017

Genitori e figli.

Ma perché i genitori sono così stressati per i risultati scolastici, sportivi, sociali dei loro figli? perché spesso genitori di successo, realizzati e felici, impongono ai propri pargoli maratone di studio, sportive e musicali per la semplice paura che possano deluderli ? perché molti genitori sembrano realizzarsi attraverso i figli, spingendoli magari verso strade che non sono le loro e percorsi di studi inadeguati, solo perhcé hanno paura che possano non fare o essere?
Mi rendo sempre più conto che noi siamo un po´ dei casi rari, non nel senso che non siamo implicati nella riuscita delle nostre figlie, ma nel senso che non ne facciamo un´ossesione quotidiana. Sarà vero anche che non hanno mai destato in noi preoccupazioni di nessuna sorta, non particolarmente studiose, ma senza dubbio estremamente intelligenti, hanno sempre portato a casa buoni voti, ssi sono divertite, hanno vissuto e vivono allegramente i loro anni, e non ci siamo mai stressati se per caso c´era un momento di defaillance...
Non mi ricordo di essermi mai seduta al loro fianco, neanche da piccolissime, per controllarne i compiti nel dettaglio, fermamente convinta che l´autonomia andasse imparata in fretta. Non mi ricordo di aver mai dato esercizi complementari per consolidare nozioni, anche qui convinta che non fosse il mio lavoro, ma quello della scuola. Non mi ricordo di aver mai calcolato medie e ipotizzato catastrofi per il loro futuro se mai avessero preso un voto mediocre.
Ho sempre chiesto cosa avessero da fare e se avessero fatto tutto, mi sono sempre informata su progressi e difficoltà, ho sempre gioito dei buoni risultati e soprattutto le ho sempre incoraggiate ad andare avanti anche quando gli ostacoli diventavano più difficili, facendo loro sentire che in qualsiasi modo eravamo fieri di loro, indipendentemente da un voto. Ho sempre pensato che se un compito non fosse fatto bene e una lezione non fosse studiata come si deve, sarebbero stati gli insegnanti a far capire loro che questa non era la via da percorrere, perché questo è il ruolo della scuola, ed ogni tanto fa bene sbattere un po' il naso, rinforza!
Qui in Silicon Valley, ma anche altrove, in Italia come in Francia mi sembra che i genitori abbiano quasi paura del percorso scolastico dei propri figli, convinti che stando loro con il fiato sul  collo possano ottenere risultati sorprendenti. Forse mi sbaglio io, non so, ma mi fa paura tutta questa ansia da prestazione figliale, tutto questo calcolare già a sette anni il percorso da fare per arrivare lì dove mamma e papà ti vedono ma forse tu non vuoi andare. I figli dobbiamo educarli e indicar loro la strada migliore o meglio i percorsi migliori tra più percorsi, e migliori per loro, per le loro personalità non per noi... noi le nostre carte le abbiamo giocate, loro devono farlo scegliendo non dietro imposizione.
Un figlio non sarà avvocato, medico o astronauta perché un genitore lo sogna, lo diventerà perché lo sogna lui e realizzerà il suo di percorso, non quello di un altro. I figli non sono lì per incollare i pezzi dei sogni infranti della generazione che gli ha preceduti, sono lì per realizzare i loro, magari agli antipodi dei nostri, ma i loro.
Dobbiamo guidarli, certo, consigliarli, ovviamente, ma lasciarli liberi alla fine anche di cascare e rialzarsi, di vedere dove possono andare per libera scelta... e tutto ciò parte da lontano da quando sono piccini e si dimenticano di fare un compito e tornano a casa con un brutto voto, da quando si scontrano con le prime difficoltà e trovano da soli le soluzioni che magari non saranno perfette ma sono le loro...
Ringrazio tutti i giorni di essere stata libera di scegliere i miei studi universitari, pur sapendo che andavo dritta contro un muro di difficoltà, i miei mi hanno lasciata andare. Ho imparato due cose: una che avevano ragione ad essere perplessi, due che un figlio deve poter scegliere e alla fine troverà da solo la sua strada!


venerdì 24 marzo 2017

Scienze e origini...


Ho scritto un post un paio di giorni fa che non ho ancora pubblicato (lo farò dopo di questo)

a proposito di genitori che spingono troppo e ragazzini spinti, in tutti i campi scolastici e non....poi ieri sono andata ad una fiera scientifica di ragazzini delle scuole medie e superiori, un campionato studentesco come ce ne sono tanti qui, dove tra gare di matematica e di fisica e chi più ne ha più ne metta, hai l´impressione che la spensieratezza dell´adolescenza sia rinchiusa in corsi post scuola per migliorare le performance (esistono squadre di matematica, che sia allenano come se fosse calcetto....).
Ci sono andata perché Chiara presentava il suo progetto di ricerca, lei fa una classe fantastica di ricerca scientifica avanzata, dove per tutto l´anno porta avanti un progetto da A a Z, dalla scelta del progetto stesso alle soluzioni. La classe è proposta in pochissime scuole pubbliche e la maggior parte dei partecipanti venivano da scuole private, di quelle molto prestigiose della Bay area.

Fieramente sono quindi andata a vedere il progetto esposto tra gli altri e mai più avrei pensato di trovarmi in un posto surrealista, un capannone pieno zeppo di gente, dove avevi l´impressione da un lato di essere in pieno centro di Shangai, mentre voltandoti eri tuffato nella dinamica Bangalore.
Indiani e cinesi, cinesi e indiani. La faccina europea della mia fanciulla l´avrei ritrovata tra 1000, come in quei giochi del cerca l´intruso.... Il gruppetto del suo liceo sembrava sceso diretto da un altro pianeta ritrovandosi di colpo in Asia... Certo la Silicon Valley ormai esplode sotto la presenza asiatica, ci sono scuole in cui il ragazzino biondo con gli occhi blu è l´elemento fuori dal quadro, in cui in una marea di capelli scuri le tonalità più chiare si contano sulle dita di una mano. Ci sono anche, certo, scuole come la nostra in cui c´è un buon equilibrio, bel riflesso della multiculturalità di questa parte di mondo. Ci sono però occasioni come questa in cui mi rendo ancora più conto di come questi ragazzi di origine asiatica vengano spinti all´estremo e in situazioni come questo Synopsys Championship ci siano soprattutto loro, non perché più birllanti, ma perché dalla più tenera etá sono sottoposti in modo convulso e eccessivo alla pratica delle materie scientifiche come unica via per riuscire in questo mondo. E vai allora di corsi in più di scienze avanzate, matematica avanzata, fisica ancora più avanzata... e vai di classi di recupero non per recuperare difficoltà inesistenti, ma per avanzare più in fretta, mai si rischiasse di far perdere loro il treno. E il divertimento in tutto questo? non è contemplato, la performance viene prima di tutto.
Sono felice che Chiara si sia divertita e si stia divertendoo in questa classe, dove all´inizio dell´anno il professore nella presentazione sottolineò l´importanza della ricerca scientifica per imparare a scontrarsi con le difficioltà, visto che spesso ricerca rima con insuccesso e bisogno di intestardirsi per arrivare a dei risultati. Per noi lo scopo era questo, fare una cosa che le interessasse e che le insegnasse a scavalcare gli imprevisti, ma non per essere più avanti degli altri, ma per far piacere a se stessa...

Certo mi chiedo quale sia lo scopo di tanti ragazzini che da anni vengono spinti all´estremo magari senza che nessuno tenga conto dei loro reali interessi, anche perché statisticamente trovo incredibile che cinesi e indiani siano tutti ma proprio tutti predisposti per le scienze.... qualcuno forse vorrebbe semplicemente scrivere poesie... ma non può!

mercoledì 22 marzo 2017

Keep calm....

Sono state settimane intense, sono rientrata in California giovedì e ammetto che sono stata talmente triturata nel ritmo folle che scandirà i nostri ultimi mesi qui, che non ho neanche avuto un piccolo momento di stanchezza legato al fuso...
Guardo di fronte a me i prossimi tre mesi e mi viene male a pensare a tutto quello che dovrò fare. I giorni sembrano succedersi alla velocità della luce e nel giro di un attimo ci ritroveremo a fine anno scolastico e a chiudere le valigie verso la nostra nuova destinazione.
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Venerdì il primo traslocatore si presentera impettito con la sua valigetta di carte e cartoni, mi illustrerà nel dettaglio imballi di vario tipo, casse di legno esotico per proteggere il piano del nonno, competenze da facchino istruito... sarò come in un déjà-vu vissuto e rivissuto mille volte, con la mente fissa al gigantesco container che inghiottirà il mio mondo per restituirmelo, si spera, un paio di mesi dopo....
Ne seguiranno altri e io incomincerò a buttar giù progrmmi, liste, idee. Cosa vendere, cosa traslocare in aereo, cosa in nave, cosa a New York. Mi viene male al solo pensiero di aver vissuto in questa casa per 5 anni, ma non è un male da nostalgia, è un male da accumulo: meno si trasloca più si conserva... e tutto il ben di Dio conservato mi si rovescerà addosso con il grande interrogativo dell´essere messo in pattumiera subito qui o dell´essere risposto in un cartone che mai sarà sballato e verrà rigorosamente buttato al trasloco successivo.
Bella la stabilità, le radici salde che affondano da qualche parte... ma le conseguenze da pagare quando si trasloca sono un supplemento di lavoro per far piazza pulita di ciò che ingombra...
Da oggi in poi dovrei cercare di non pensarci, se voglio conservare un minimo di sonno tranquillo, cercare di rimandare a un po´ piu in là la parte peggiore del cambiamento: un nido che si svuota e che automaticamente ti si chiude già alle spalle. C´è tanta emozione negli scatoloni che si sigillano uno dietro l´altro, nelle stanze ricche di vita che pian piano si svuotano, nell´enorme container che già mi immagino parcheggiato qui davanti tra qualche mese,  pronto ad andare a sommarsi a tutti gli altri che da una parte all´altra del mondo hanno trasportato il nostro universo.
Venerdì per la prima volta parlando con la compagnia di translochi vedrò concretizzarsi la nostra ennesima folle scelta, forse avrò una data da segnare sul calendario, in coda alle altre, Festival, graduation, Farewell party, sar`l´ultima prima della porta che si chiude su 5 anni... ma sarà solo venerdì, ho ancora due giorni per non pensarci!!

mercoledì 8 marzo 2017

Al diavolo le critiche!!

La vita d´expat è fatta di scelte, grandi scelte, spesso difficili, tormentate. Scelte che implicano grossi cambiamenti, che trascinano con se dolorose separazioni, che portano a rotture e che smuovono sentimenti.
Non sono tanti quelli che capiscono il perché di questo nostro imporci continuamente cambiamenti profondi, di questo radicarci e sradicarci a ritmo sostenuto.
Negli anni, nei tanti anni ormai di vita da expat ho sentito critiche forti, dure, cattive. Ho lasciato che scivolassero sulla nostra pelle, convinta che solo noi sappiamo qual´è la vita migliore per noi stessi e non dobbiamo giustificarci con nessuno del perché scegliamo direzioni che possono sembrare assurde o del perché in questo itinerare abbiamo trascinato dietro le nostre figlie, che forse non avrebbero chiesto di meglio di rimanere radicate da qualche parte (come pensano alcuni).
Si guarda agli expat come bestie strane, una categoria di instabili che fanno scelte bizzarre. Si accusa gli expat di inseguire sogni di carriera, di soldi, a scapito di una qualsivoglia stabilità che per molti è quella legata al vivere tutta la vita tra le stesse quattro mura. Li si accusa di eccessivi egoismi verso gli altri, allontanarsi dai genitori, o peggio ancora allontanare i nostri figli dai nonni. Si parla di loro come di quelli che scelgono la via facile, scappando magari da un Paese che non offre più molto e prediligendo così, grande vergogna, il proprio equilibrio personale al benessere degli altri, famiglia e affetti che ci si lascia alle spalle. Si arriva anche ad accusare chi parte di non avere la forza di sacrificarsi per il bene del proprio Paese, magari facendo una gavetta infinita e stringendo i denti, ma rimanendo da bravo soldatino al proprio posto senza gettar l´occhio al di là della frontiera.
Credo che in tutto ciò ci siano tanti parametri che non sono presi in considerazione e fanno rabbia...
quando ci si sente dire avete scelto la strada facile, ci si chiede in cosa consista la facilità... non è facile partire e ricostruire tutto dall´altra parte del mondo, con una lingua sconosciuta e una cultura completamente diversa. Non è facile mantenere l´equilibrio e il sorriso e non è di sicuro la strada più comoda. Chi espatria potrebbe pensare la stessa cosa che chi resta a casa scegli la strada comoda del non correre rischi, del non turbare routine, del confort del mondo conosciuto...
Non c´è nulla di eroico nelle scelte che facciamo sia ben chiaro, ma ci si deve dar atto che abbiamo un certo pelo sullo stomaco e la capacità di rischiare. In questi giorni un po´ particolari, di cambiamento, in cui raccogliamo qualche successo delle sfide che ci siamo posti, ho voglia di non pensare più a tutte le critiche meschine e poco costruttive che ci sono state mosse, da chi non ha capito nulla di noi e non vuole capire, o forse semplicemente è talmente lontano da noi che non può neanche farlo.... abbiamo fatto scelte, siamo stati bravi, abbiamo preso decisioni, siamo stati bravi, abbiamo creato occasioni e le abbiamo colte al volo, ci siamo lanciati in novità senza paracadute, rischiando, beh siamo stati bravi come tanti expat, perché mollare le sicurezze e partire non è così semplice, perché uscire dalla propria zona di confort non è cosa da tutti... basta anche solo soffermarsi sulle parole che feriscono, e che forse fanno solo del bene a chi le dice fermo, statico nella sua solita vita!

domenica 5 marzo 2017

Relocation Tour

È un esercizio al quale mi dedico ogni tot anni e sempre con molto entusiasmo. Il viaggio di ricognizione o primo sopralluogo è un momento estremamente importante e se la prima impressione è quella che conta le energie da impiegare perché tutto sia quasi perfetto sono tante. Per me, per noi, questo primo tour e questo primo impatto con quello che diventerà il nostro futuro nuovo Paese sono fondamentali. Siamo stati fortunati perché abbiamo sempre lavorato con società che ci permettevano di farlo senza neanche doverlo chiedere, cosa che non è poi così scontata. Ho incontrato sul mio cammino tanti expat che spno partiti a scatola chiusa senza aver mai messo i piedi nel posto che dovranno poi chiamare casa per gli anni successivi.

Eccomi a Stoccolma quindi, città che avevo visitato da ragazzina ben 27 anni fa e di cui avevo un ricordo vago. Eccomi qui pronta a scoprire questa nostra nuova meta. Ero molto agitata i giorni precedenti la mia partenza per l´Europa, con questo viaggio il nostro nuovo spostamento diventa ancora più concreto, e benché ne sia estremamente felice, sento che i mesi passeranno veloci e quando rientrerò a casa, non sarà quasi più casa.


Stoccolma mi ha accolta con qualche fiocco di neve e un freddo intenso, mi è piaciuta subito, bella, ordinata, elegante como solo le città europee sanno essere. Mi entusiasma l´idea che diventi mia. L´ho girata come una turista, scattando foto, ma cercando anche di cogliere qualcosa di diverso, per noi diventerà casa e osservandola devo estrapolarne degli elementi che me la faranno rapidamente sentire tale.
la scuola per Camilla
Mi guardo intorno con curiosità, è sempre strano pensare che tra qualche mese non sarò più lì e che il giardino in cui bevevo il mio caffe' al sole prima di partire alla volta dell´aeroporto venerdì diventerà il giardino di qualcun´altro mentre per me ci sarà un altro caffé bevuto in un mio nuovo chez moi , tutto da scoprire, tutto da costruire.
Il viaggio di ricognizione serve, per me, non tanto a decidere se partire, la decisione l´ho già presa e l´ho sempre, o quasi, presa prima di toccare con mano, serve a impossessarmi di immagini che avrò poi il tempo di elaborare con calma, a posare un primo mattoncino per costruire poi in tutta tranquillità, una volta atterrati sul serio, tutto il resto.
L´abbiamo sempre fatto solo noi due questo primo viaggio, fermamente convinti che le bambine allora e ragazze adesso, vadano si implicate, ma non eccessivamente coinvolte in quelle che sono decisioni da adulti. Ritrovarci noi a fare il punto insieme è importante per una buona partenza.
Ad ogni nuovo viaggio e nei primi momenti di scoperta, mi rendo conto quanto l´esperienza passata mi aiuti a capire in fretta e anche a cercare le cose giuste, ero molto più dispersiva in Giappone 12 anni fa rispetto ad adesso...Sono anche conscia di come nel corso degli anni le esigenze cambino e probabilmente le scelte che farò in questi giorni non sarebbero state le stesse 5 o 10  anni fa traslocando con tre figli ancora relativamente giovani. Tutto questo è molto importante per mettermi nella giusta prospettiva e riuscire ad approfittare al meglio di questi pochi giorni di preparazione.... per il momento ho un paio di certezze: la città è splendida e si trovano ottimi ristoranti... il resto è tutto da scoprire