lunedì 17 aprile 2017

L'accumularsi di oggetti che parlano solo a noi...

Sabato pomeriggio, verso le 4 il silenzio sempre piacevole di Los Altos è stato rotto dal suono delle sirene di polizia e pompieri, che sfrecciavano a velocità sostenuta tra la nostra via e quelle limitrofe. Ci siamo interrogate con le ragazze e abbiamo dato un'occhiata fuori, tutto confluiva qualche isolato piu in là. Una casa ha preso fuoco e nel giro di una ventina di minuti è bruciata in modo abbastanza inmpressionante. Le fiamme uscivano dal tetto mentre i pompieri cercavano di domarle, con la paura che il fuoco potesse raggiungere le case vicine. Davanti a questo spettacolo apocalittico i proprietari e i loro bambini, usciti indenni, guardavano annichiliti il loro mondo andare in fumo. Mi ha fatto riflettere e scosso. Quanto in fretta tutto quello che abbiamo costruito può svanire, con quanta rapidità i ricordi piacevolmente accumulati e custoditi possono essere cancellati per sempre. Alla vigilia di oun nuovo trasloco penso intensamente a quanta importanza abbiamo le cose che nel tempo accumuliamo, piccole cose senza valore reale, ma con un valore immenso per noi. Quelle piccole cose alle quali, quando si stila la lista per le assicurazioni, necessaria per il trasloco, non si sa che valore dare, talmente non ne hanno ma talmente ne hanno.
Ogni volta che mi vedo sigillare davanti un container che partirà direzione un porto e poi via attraverso il mare per raggiungerne un altro, ci penso. Penso al valore affettivo di ciò che vi è racchiuso, al come certe cose saranno insotituibili. Un letto, un armadio, una giacca, si ricomprano, ma un primo disegno, un biglietto affettuoso, un fiore fatto seccare tra due pagine di libro, un libro stesso comprato in un occasione speciale, sono cose che non potranno mai essere ripagate, non hanno prezzo perchè il loro valore è dato dai sentimenti che ne emanano, dall amore che li circonda.
In 20 anni di vita, nonostante ormai quasi sette traslochi al mio attivo, occasione ghiotta per alleggerire la casa, ne ho di cose importanti che si sono accumulate, ricordi di bambine in crescita, di viaggi esotici, di giornate al parco, di incontri memorabili. mi piace trascinarmele dietro, è un po' come portarmi dietro tutto il groviglio di piccole radici che ho lasciato crescere in ogni dove, è un po´ come un promemoria del nostro vissuto, tangibile.
questo era quello che e' arrivato in California
il 29 giugno vedrò un nuovo container sigillarsi davanti a me, firmerò pagine e pagine necessarie per l'assicurazione, vedrò il camion svoltare in San Antonio seguendo le stesse strade a ritroso verso il porto di Oakland, quelle stesse di 5 anni fa quando dallo stesso porto il nostro mondo e arrivato indenne in Alvarado Avenue. Tratterrò un po´ il fiato per 6 settimane e poi quando mi si riaprirà davanti non sarà  il divano a darmi gioia (quello entusiasma il gatto), e neppure il mio letto, ma quell'insieme di piccole cose, la foto del nonno ben conservata nella scatola di latta (piena di ditate di manine sempre piu grandi che negli anni l'hanno sfiorata affettuosamente), insieme ai magneti giapponesi, che ormai non mettiamo da tre frigo, ma che ci portiamo dietro, la collezione di sabbie dal mondo, il dipinto di Federica, quello del corso si pittura a Vernon di 16 anni fa, che ormai viene appeso inquadrato in ogni casa, le scatole piene di biglietti e ricordi di viaggio, il mio orso Filippo Tommaso (che ho il pudore di non mettere in valigia ma sarei tentata)... insomma il nostro mondo  unico e insostituibile...

martedì 11 aprile 2017

Allargare il tempo tra una partenza e l´altra....

Andare, venire, partire, salutare, imballare, sballare, scoprire, curiosare, ricreare, abbracciare, rimpiangere, sognare, gestire, arrampicarsi, angosciarsi.... tanti verbi che uno dietro l´altro, in una simpatica confusione, descrivono le vite degli expat, sballottati allegramente in giro per il mondo, con il sorriso e un po´ di sana follia come compagni di viaggio. Con tanto coraggio nelle tasche e la voglia di avventurarsi al di là delle nostre zone di confort, quelle che ci fanno sentire bene e non vegliare la notte con gli occhi a palle chiedendoci come sarà il domani dove l´ennesimo atterraggio in un mondo sconosciuto.
Ma cosa ci regala questa vita ricca di scossoni, di partenze e di arrivi roccamboleschi, di sradicamenti un po´ sempre sofferti e di picchi di adrenalina a palla quando la nuova destinazione si profila all´orizzonte? Cosa ci regala di diverso da una tranquilla vita piena di certezze, con le sane e belle sorprese del vivere quotidiano, ma senza i terremoti continui sucitati da un nuovo decollo?
Essendo di parte direi che ci regala tantissimo, ma dobbiamo ovviamente essere disposti ad accettarlo questo immenso regalo, dobbiamo rccoglierlo con il sorriso e con tantissima positività, dobbiamo guardarlo come il più grande dei doni, quello che ci permette ogni giorno di alzarci con la grande incertezza di un mondo che dobbiamo periodicamente ricostruire, con gli ostacoli giganteschi che l´orizzonte sconosciuto ci mette davanti, con quel senso continuo di essere intenti a costruire qualcosa che non sarà mai finito, ad ogni nuovo Paese ricominceremo un po´ da capo...
Questo video descrive per me in modo fantastico la vita degli expat e quel sentimento di eterno divenire che ci fa tra alti e bassi vivere in modo intenso e.....allargare il tempo....


martedì 4 aprile 2017

Sopravviverò alla partenza: ridere per non piangere!!

Scena di oggi: piccolo momento di sconforto per me... la ricerca della casa a Stoccolma mi sembra più complessa di quello che potessi immaginare, è anche vero che per ora non abbiamo visitato nulla, ma così sulla carta mi spaventa non aver visto niente che corrisponda ai miei criteri...È solo aprile mi dico, c´è tempo...  dopo pranzo mi metto a chattare con una cara amica, di quelle che hanno sempre la parola di conforto giusta nel momento giusto, di quelle che nonostante i 10000 chilometri che ci separano e come se fosse lì sul divano ad abbracciarti... beh con lei so che non devo far finta, cosa che poi tra l´altro non faccio con nessuno, ma con lei posso mettere a nudo debolezze e incertezze...
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ad un certo punto comincia uno scambio surrealista, dove io elenco le cose che sto gestendo in questo momento, una per una, con distacco, come se le facesse l´altra me che  abita qualche casa più in là. Arrivo alla fine e mi metto a ridere, la mia amica passa dalla chat alla telefonata e ridiamo insieme... no ma dico ma quante cose tutte insieme noi donne siamo capaci di gestire? siamo multi task questo è chiaro, ma così è sorprendente...
Meno male che in una famiglia c´è una donna, una mamma che gestisce 9 cose su 10, altrimenti saremmo tutti un bel po´ nei casini.
Ma andiamo per ordine
1 il trasloco va organizzato: anche se ti fanno tutto ma proprio tutto, per evitare che l´olio usato della macchina prenda il volo per la Svezia, è meglio buttarlo prima (questa è vita vissuta... 12 anni fa l´olio usato volo in aereo da Parigi a Tokyo, grazie ad un solerte traslocatore). Ordinare, buttare, selezionare diventano le parole chiave
2 la casa qui: visto che ci vivo da 5 anni e mi piace un sacco e visto anche che i proprietari sono adorabili e non abbiamo mai avuto problemi, ho proposto io (sono pazza???) di far circolare un annuncio tra le nostre consocenze, il che si tradusce in decine di messaggi ai quali rispondere e in visite da gestire: qui le case belle in affitto sono poche e la zona in cui viviamo è particolarmente gettonata per le scuole, il che vuole dire mi butto a pesce sulla casa proposta....
3 Il punto 1 trasloco prevede un punto 3 che è ELIMINARE. C´è poco da fare 5 anni in una casa sono una pessima idea (devo averlo già scirtto qualche post più in là). L´eliminazione prevede il fare una lista delle cose da vendere ad esempio, fotografarle, misurarle e proporle, il che scaturirà un fiume in piena di email, che si sommerà a quelli di ricerca di casa, con conseguenti visite per vedere la merce, visite che si sommeranno anch´esse a quelle per la casa in un va e vieni da festa dell´Unità versione privata.
4 in tutto questo ho sempre una, se pur minima, società da gestire, con un mega giga Festival che ormai mi sfugge di mano che fa cucù all´orizzonte: sogno di essere l´8 maggio, il Festival è il 7, per aver eliminato almento il fattore stress da lavoro!
5 Due figlie che vivranno a NYcity ci hanno finalmente fatto muovere il c.... per incominciare a cercare un appartamento a NY, (meglio comprarne uno che pagare due affitti separati per le fanciulle). Ovvio che la ragazza in loco farà le visite, ma ad un certo punto dovrò prendere un aereo e andarci, il problema è quando???
6 la routine quotidiana, con due figlie a casa, anzi due figlie adolescenti con le loro necessità e i loro isterirsmi, più una a 5000 chilometri che comunque necessita spesso di una parolina di conforto materno (meno male) a questo sommi un marito praticamente sempre via da 8 mesi a questa parte... beh mi tiro giù una bottiglia di rosso!
7 l´idea che se sopravviverò a questo nuovo trasloco internazionale avrò bisogno di una meritata vacanza, ne avremo tutti bisogno, il che implicherà una logistica non indifferente, tipica di quella fase di passaggio da un Paese all´altro, con in più il jolly del gatto tanto per non farci macare niente.
8 la parte medica della situazione: questa fa ridere ma esiste, dichiaro nel mio libro che prima di un nuovo espatrio tutti i componenti della famiglia facciano una check up, quindi visto che non parlo a vanvera c´è anche questo da organizzare, e quando dico i componenti della famiglia non dimentichiamo che oltre ai 5 bipedi nella nostra esiste un quadrupede e la quadrpede in questione è allergica a non si sa quale vaccino, quindi ognii volta la si deve tenere sotto controllo e non la si può sottoporre a tre vaccini in contemporanea: questo si traduce in tre andate e ritorno dal veterinario, con logistica di caccia al gatto pre visita e di osservazione del gatto per 12 ore post visita... un delirio!!
9 Fare ancora tutto quello che vorrei fare, che come sempre quando si arriva agli sgoccioli ti coglie sta ansia da prestazione: vdere tutti e fare di tutto e di più... sai già che non sarà possibile ma ci provi....
10 Due feste da organizzare: graduation di Chiara e festa di partenza, necessarie tutte e due, la prima perché se la merita, la seconda perché ce la meritiamo e non si può partire senza aver salutato....
dulcis in fundo abbiamo ospiti per le prossime due settimane.... ma questo è un dettaglio ...
Vabbé domani è un altro giorno, ridi che ti passa che fuori c´è il sole e a Stoccolma due giorni fa nevicava,,,... grazie Sonia per avermi ispirato tutto ciò con la nostra chiacchierata!

lunedì 3 aprile 2017

Consigli pratici: l'importanza del viaggio di ricognizione..

Cosa serve guardare quando si va in avanscoperta in un nuovo Paese, in una nuova città, prima di trasferirsi?
Cosa sono le cose sulle quali è importante focalizzarsi, e quelle che potremo scoprire poi quando ci abiteremo veramente?
I viaggi di ricognizione, per me  sono indispensabili. Certo in pochi giorni non ci si può veramente rendere conto di come sarà la nostra vita nel nostro nuovo posto, ma possono essere sufficienti per aver un idea di massima.
Ci sono una serie di cose fondamentali da scoprire durante questa prima settimana di assaggio di vita nella nostra futura città, che saranno fondamentali poi per ben atterrare con armi e bagagli.
I quartieri in cui abitare: non sempre è facile trovare casa, anche se ovviamente sarebbe la cosa migliore, ma purtroppo a volte la settimana di visita non corrisponde al momento in cui le case incominciano ad essere disponibili sul mercato. Il quartiere però è lì, disponibile e pronto per essere scoperto nei suoi aspetti importanti: negozi, supermercati, parchi, scuole. Poterci immaginare la nostra vita in quelle strade ci renderà il periodo di preparazione più semplice, permettendoci di proiettarci in spazi nuovi, che pur non essendo quelli delle nostre future quattro mura, saranno comunque importanti perché proprio come in una casa dovremo sentirci a nostr agio in strade e piazze.
Non siamo tutti amanti della città o della campagna, quindi la visita di zone e quartieri, ci permette veramente di capire cosa potremmo amare e dove potremmo sentirci bene. Camminare nelle nostre future strade ci darà un piccolo aperçu  di quelle che potrebbero essere le nostre giornate poi nel futuro prossimo.
Noi abbiamo in linea di massima sempre collegato la zona in cui vivere, quindi il quartiere dove cercare, alla prossimità della scuola scelta, nel caso di scuole private o alla zona con la scuola che per vari motivi avevamo adocchiato, per le pubbliche. Abbiamo considerato sempre molto importante che le bambine e ragazze vivessero non troppo lontano da dove si sarebbe svolta la loro vita sociale, cioè la scuola, sarebbe stato l'adulto a fare spostamenti più lunghi, non loro.
scelta casa in India
Una volta individuati il quartiere o anche la cittadina in caso di scelta di una zona suburbana, è importante capire cosa la zona offre in termini di negozi e attività. Io entro nei supermercati e mi guardo intorno, fdevo capire cosa troveremo e le cose alle quali dovremo rinunciare.... Almeno all'inizio posso avere le idee chiare, e mettermi il cuore in pace,  salvo poi essere piacevolmente sorpresa perche quando si parte veramente alla scoperta e alle ricerca ci si accorge che cercando e ricercando si trova quasi tutto...e le cose che non si trovano le abbiamo quasi dimenticate ormai..
giro per le strade californiane
Visitare le scuole è un'altra cosa da fare durante il viaggio di preparazione, visitarne anche più di una per capire se faranno al caso nostro. Andare all'uscita e osservare bambini, ragazzi e genitori nel loro interagire: ottimo per misurare la temperatura e capire se sarà un ambiente per noi( certo anche in questo caso viverla dall'interno sarà diverso, ma diciamo che se tutti i bambini escono con le facce ingrugniate senza allegria e difronte a scuola si vedono solo genitori frettolosi senza voglia di comunicare.... Beh per me c'è qualcosa che non funziona....). Una scuola può essere ottima, avere una stupenda reputazione, ma magari non essere adatta ai nostri figli, non avere quel qualcosa che riteniamo importante, che cambia per ognuno di noi, e  cambia a volte da figlio a figlio. Per noi ad esempio la multiculturalita è centrale: trovare una scuola capace di accogliere bambini nuovi, che a loro volta hanno percorsi vari, una scuola con flussi continui di arrivi e partenze, dove appunto sia gli studenti che gli insegnanti, e anche i genitori stessi, sanno integrare, proprio perché si sono trovati spesso ad essere i nuovi.Solo entrando a scuola e parlando con il personale delle ammissioni e magari con qualche genitore si puo misurarne la temperatura.
visita scuola a Palo Alto
Quartiere, negozi, scuola.... come punti di partenza, per poi proseguire verso i collegamenti ad esempio con una città più grande, ai limiti della quale abbiamo deciso di installarci. Se abbiamo voglia di vivere la città ogni tanto dobbiami sapere se è possibile e in quanto tempo, così come il contrario se dalla città abbiamo voglia di ossigenarci altrove.
È importante avere le idee chiare su come immaginiamo la nostra vita nel nuovo posto, per rendere il viaggio di ricognizione efficace e non perdersi in cose da turisti che avremo il tempo di fare quando ci installeremo davvero..
Stiliamo una lista delle priorità prima di partire, focalizzandoci su poche cose ma importanti. (queste le mie)
Quartiere
Casa
Scuola
Supermercati ( cosa c'è e non c'è)
Attività da fare ( presenza di palestre, parchi, gruppi expat)
Mezzi di trasporto necessari ( macchina o trasporti pubblici)
Fondamentale è vivere questo primo viaggio nel modo più positivo possibile, il viaggio per me non è per decidere se partire, anche perché ripeto, non ci si rende conto in pochi giorni se staremo bene in un posto, ma serve una volta deciso di partire ad anticipare certe cose e a prendere certe decisioni, come appunto quella del dove abitare, che ci aiuteranno di sicuro ad avere la mente più serena dopo. Non aspettarsi troppo da questo primo incontro, prendere quanto di positivo saprà darci e non focalizzarsi su cose che ci sembrano negative, brutte, sporche, tristi.... Dobbiamo sempre pensare che un conto è visitare un conto è viverci, e questo anche quando agli occhi ci saltano per prime le cose peggiori.... ( fu così a Tokyo per me quando per i primi attimi mi focalizzavo solo sui fili elettrici onnipresenti ... come bloccata dal guardare più in là.... E quanto l' ho poi amata....).
Tokyo dall'alto

Spesso durante questi viaggi di ricognizione si incontrano magari expat già installati, perché soprattutto andando avanti da una espatriazione all'altra si incrocia sempre un amico che ha un amico che vive dove ci trasferiremo e che è pronto a raccontarci tutto. Bello si ma attenzione, non siamo tutti uguali e non è detto che la persona sconosciuta che ci accoglierà abbia la nostra stessa sensibilità e le nostre stesse esigenze, a volte si incontra gente molto negativa sul luogo nei confronti del luogo in cui vive, che fa quadri apocalittici che di sicuro non aiutano, soprattutto quando magari si è già un po' spaventati per il mondo sconosciuto nel quale ci tufferemo qualche mese dopo. Per esperienza prendo sempre con le pinze la negatività di chi mi sta davanti, mentre invece mi faccio coinvolgere dall'entusiasmo,per un posto, che trovo spesso più veritiero del quadro negativo che qualcuno mi può fare. Io stessa quando accolgo dei nuovi o scambio messaggi con chi si vuole trasferire nei Paesi in cui ho vissuto, pur dicendo che ovviamente non è tutto rosa e fiori, preferisco sottolineare gli aspetti positivi.... Per i negativi, ognuno ha tempo di accorgersene di per sé e di tirar le somme al momento debito e soprattutto di farlo da solo!
Il viaggio di ricognizione non è sempre proposto dalle diverse aziende e penso sia opportuno quando non è previsto di richiederlo, proprio come importante momento di preparazione al trasloco e ai primi passi nel nuovo Paese, e questo anche se i nuovo non sara' culturalmente diverso dal nostro di origine, la distanza culturale a volte c'è anche quando non la si aspetta e non è sempre la cosa sulla quale focalizzarsi per essere superata.... Tutto sommato quando una azienda manda dall'altra parte del mondo o ti fa venire da lontano, è il minimo offrire questi pochi giorni di scoperta, fa parte di quel piccolo confort pre partenza da offrire ad un expat per averlo poi più sereno e sorridente in f

ase di atterraggio!

sabato 1 aprile 2017

Quando gli amici vengono a noi....

Siamo agli sgoccioli della nostra permanenza in California, 5 anni, quasi, filati rapidi, forse troppo. Gli ultimi ospiti della nostra permanenza californiana sono sbarcati ieri per tenerci compagnia per i prossimi 15 giorni e vivere con noi un po´ di California. Sono amici di sempre, quelli con i quali rifacevamo il mondo da ragazzi, che hanno visto nascere le nostre fanciulle una dietro l´altra, che ci hanno seguito e appoggiato nel nostro continuo itinerare. Quegli amici che vedi poco ma che ci sono sempre, con i quali sembra che il tempo si sia fermato ed è facile risentirsi come a 20 anni. L´ho già scritto mille volte che siamo fortunati perché in tutti questi anni di vita all´estero siamo riusciti a mantenere amicizie e queste amicizie sono sempre venute a noi, con entusiasmo. 
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In cinque anni qui in California non abbiamo avuto un periodo dell´anno senza visite, ne abbiamo avute talmente tante da doverle incastrare e sovrapporre, sempre con gioia. Condividere la nostra vita qui con le persone che ne fanno parte  pur essendo lontane, con gli amici con i quali abbiamo percorsi pezzi di strada e vissuto momenti speciali, è una delle cose più belle. In molti ci chiedono come facciamo a mantenere tutti questi legami nonostante le distanze e il tempo che passa. Semplice: tirando fuori tantissime energie. Le amicizie resistono a tutto quando sono sincere e belle, ma vanno comunque coltivate. Un messaggio ogni tanto, un email in cui ci si racconta, il far sentire che ci siamo anche se dall´altra parte del mondo quando sappiamo che qualcosa non va. 
Per noi , animali estremamente sociali, la condivisione delle nostre gioie (e anche dei nostri dolori) con i nostri amici è importantissima,. Abbiamo bisogno di sentirci circondati e di sapere che ci sono persone sulle quali contare. Quando arrivo in un nuovo Paese dedico mille energie a ricreare legami, a volte prendo cantonate immani, ma fa parte del gioco, scambiando per amicizie pure conoscenze, ma poi con il tempo, cioè quando pian piano ci si installa e si è meno alla ricerca di un amichetto con cui legare, allora faccio la cernita e coltivo più profondamente le persone con le quali ci sono più affinità. Questo è normale. Quando si arriva si ha bisogno di ricreare in fretta punti di riferimento, e solo con il passare del tempo si capiscono veramente le persone con le quali ci sono cose da spartire e ci si concentra su quelle amicizie che ci si porterà poi sempre dietro, scavalcando distanze, fusi, e vite che prendono direzioni diverse.
Abbiamo seminato amici ovunque nel mondo in 20 anni all´estero e abbiamo mantenuto con forza quelli di sempre rimasti a Torino. E questi amici vengono a noi con entusiasmo, sbarcano in California e condividono il nostro mondo. Camminano con noi attraverso le nostre strade, guardano il nostro mondo mettendo finalmente immagini precise sui nostri racconti. Questo stare insieme ripaga delle distanze e degli sforzi fatti per mantenere vivi i legami. Questi atterraggi nel nostro mondo sottolineano come nutrendole di affetto anche a distanza le amicizie resistono.
In California ormai abbiamo chiuso le prenotazioni, il trasloco incombe e dopo la partenza di questi ultimi amici sarà tutto un precipitare rapido a capofitto dentro gli scatoloni. Chiuderemo questa porta sulla nostra vita californiana e anche sui momenti stupendi condivisi qui, non solo con i fantastici amici che lasceremo a Palo Alto ma con tutti quelli che hanno preso un aereo e sono sbarcati da noi. La prossima tappa sarà uguale, avrà gli stessi challenge, le nuove amicizie che nasceranno, volute e cercate, e le tante vecchie che verranno a noi, perché saremo come sempre entusiasti di condividere il nostro nuovo chez nous.... questa è forse la risposta a chi mi chiede come fate: l ´entusiasmo che mettiamo nelle amicizie e nel condividere con loro quel caffé al risveglio e quell´ultimo bicchiere di vino prima di andare a dormire, coinvolgendoli per un breve pezzo di vita nel nostro mondo!

mercoledì 29 marzo 2017

Genitori e figli.

Ma perché i genitori sono così stressati per i risultati scolastici, sportivi, sociali dei loro figli? perché spesso genitori di successo, realizzati e felici, impongono ai propri pargoli maratone di studio, sportive e musicali per la semplice paura che possano deluderli ? perché molti genitori sembrano realizzarsi attraverso i figli, spingendoli magari verso strade che non sono le loro e percorsi di studi inadeguati, solo perhcé hanno paura che possano non fare o essere?
Mi rendo sempre più conto che noi siamo un po´ dei casi rari, non nel senso che non siamo implicati nella riuscita delle nostre figlie, ma nel senso che non ne facciamo un´ossesione quotidiana. Sarà vero anche che non hanno mai destato in noi preoccupazioni di nessuna sorta, non particolarmente studiose, ma senza dubbio estremamente intelligenti, hanno sempre portato a casa buoni voti, ssi sono divertite, hanno vissuto e vivono allegramente i loro anni, e non ci siamo mai stressati se per caso c´era un momento di defaillance...
Non mi ricordo di essermi mai seduta al loro fianco, neanche da piccolissime, per controllarne i compiti nel dettaglio, fermamente convinta che l´autonomia andasse imparata in fretta. Non mi ricordo di aver mai dato esercizi complementari per consolidare nozioni, anche qui convinta che non fosse il mio lavoro, ma quello della scuola. Non mi ricordo di aver mai calcolato medie e ipotizzato catastrofi per il loro futuro se mai avessero preso un voto mediocre.
Ho sempre chiesto cosa avessero da fare e se avessero fatto tutto, mi sono sempre informata su progressi e difficoltà, ho sempre gioito dei buoni risultati e soprattutto le ho sempre incoraggiate ad andare avanti anche quando gli ostacoli diventavano più difficili, facendo loro sentire che in qualsiasi modo eravamo fieri di loro, indipendentemente da un voto. Ho sempre pensato che se un compito non fosse fatto bene e una lezione non fosse studiata come si deve, sarebbero stati gli insegnanti a far capire loro che questa non era la via da percorrere, perché questo è il ruolo della scuola, ed ogni tanto fa bene sbattere un po' il naso, rinforza!
Qui in Silicon Valley, ma anche altrove, in Italia come in Francia mi sembra che i genitori abbiano quasi paura del percorso scolastico dei propri figli, convinti che stando loro con il fiato sul  collo possano ottenere risultati sorprendenti. Forse mi sbaglio io, non so, ma mi fa paura tutta questa ansia da prestazione figliale, tutto questo calcolare già a sette anni il percorso da fare per arrivare lì dove mamma e papà ti vedono ma forse tu non vuoi andare. I figli dobbiamo educarli e indicar loro la strada migliore o meglio i percorsi migliori tra più percorsi, e migliori per loro, per le loro personalità non per noi... noi le nostre carte le abbiamo giocate, loro devono farlo scegliendo non dietro imposizione.
Un figlio non sarà avvocato, medico o astronauta perché un genitore lo sogna, lo diventerà perché lo sogna lui e realizzerà il suo di percorso, non quello di un altro. I figli non sono lì per incollare i pezzi dei sogni infranti della generazione che gli ha preceduti, sono lì per realizzare i loro, magari agli antipodi dei nostri, ma i loro.
Dobbiamo guidarli, certo, consigliarli, ovviamente, ma lasciarli liberi alla fine anche di cascare e rialzarsi, di vedere dove possono andare per libera scelta... e tutto ciò parte da lontano da quando sono piccini e si dimenticano di fare un compito e tornano a casa con un brutto voto, da quando si scontrano con le prime difficoltà e trovano da soli le soluzioni che magari non saranno perfette ma sono le loro...
Ringrazio tutti i giorni di essere stata libera di scegliere i miei studi universitari, pur sapendo che andavo dritta contro un muro di difficoltà, i miei mi hanno lasciata andare. Ho imparato due cose: una che avevano ragione ad essere perplessi, due che un figlio deve poter scegliere e alla fine troverà da solo la sua strada!


venerdì 24 marzo 2017

Scienze e origini...


Ho scritto un post un paio di giorni fa che non ho ancora pubblicato (lo farò dopo di questo)

a proposito di genitori che spingono troppo e ragazzini spinti, in tutti i campi scolastici e non....poi ieri sono andata ad una fiera scientifica di ragazzini delle scuole medie e superiori, un campionato studentesco come ce ne sono tanti qui, dove tra gare di matematica e di fisica e chi più ne ha più ne metta, hai l´impressione che la spensieratezza dell´adolescenza sia rinchiusa in corsi post scuola per migliorare le performance (esistono squadre di matematica, che sia allenano come se fosse calcetto....).
Ci sono andata perché Chiara presentava il suo progetto di ricerca, lei fa una classe fantastica di ricerca scientifica avanzata, dove per tutto l´anno porta avanti un progetto da A a Z, dalla scelta del progetto stesso alle soluzioni. La classe è proposta in pochissime scuole pubbliche e la maggior parte dei partecipanti venivano da scuole private, di quelle molto prestigiose della Bay area.

Fieramente sono quindi andata a vedere il progetto esposto tra gli altri e mai più avrei pensato di trovarmi in un posto surrealista, un capannone pieno zeppo di gente, dove avevi l´impressione da un lato di essere in pieno centro di Shangai, mentre voltandoti eri tuffato nella dinamica Bangalore.
Indiani e cinesi, cinesi e indiani. La faccina europea della mia fanciulla l´avrei ritrovata tra 1000, come in quei giochi del cerca l´intruso.... Il gruppetto del suo liceo sembrava sceso diretto da un altro pianeta ritrovandosi di colpo in Asia... Certo la Silicon Valley ormai esplode sotto la presenza asiatica, ci sono scuole in cui il ragazzino biondo con gli occhi blu è l´elemento fuori dal quadro, in cui in una marea di capelli scuri le tonalità più chiare si contano sulle dita di una mano. Ci sono anche, certo, scuole come la nostra in cui c´è un buon equilibrio, bel riflesso della multiculturalità di questa parte di mondo. Ci sono però occasioni come questa in cui mi rendo ancora più conto di come questi ragazzi di origine asiatica vengano spinti all´estremo e in situazioni come questo Synopsys Championship ci siano soprattutto loro, non perché più birllanti, ma perché dalla più tenera etá sono sottoposti in modo convulso e eccessivo alla pratica delle materie scientifiche come unica via per riuscire in questo mondo. E vai allora di corsi in più di scienze avanzate, matematica avanzata, fisica ancora più avanzata... e vai di classi di recupero non per recuperare difficoltà inesistenti, ma per avanzare più in fretta, mai si rischiasse di far perdere loro il treno. E il divertimento in tutto questo? non è contemplato, la performance viene prima di tutto.
Sono felice che Chiara si sia divertita e si stia divertendoo in questa classe, dove all´inizio dell´anno il professore nella presentazione sottolineò l´importanza della ricerca scientifica per imparare a scontrarsi con le difficioltà, visto che spesso ricerca rima con insuccesso e bisogno di intestardirsi per arrivare a dei risultati. Per noi lo scopo era questo, fare una cosa che le interessasse e che le insegnasse a scavalcare gli imprevisti, ma non per essere più avanti degli altri, ma per far piacere a se stessa...

Certo mi chiedo quale sia lo scopo di tanti ragazzini che da anni vengono spinti all´estremo magari senza che nessuno tenga conto dei loro reali interessi, anche perché statisticamente trovo incredibile che cinesi e indiani siano tutti ma proprio tutti predisposti per le scienze.... qualcuno forse vorrebbe semplicemente scrivere poesie... ma non può!

mercoledì 22 marzo 2017

Keep calm....

Sono state settimane intense, sono rientrata in California giovedì e ammetto che sono stata talmente triturata nel ritmo folle che scandirà i nostri ultimi mesi qui, che non ho neanche avuto un piccolo momento di stanchezza legato al fuso...
Guardo di fronte a me i prossimi tre mesi e mi viene male a pensare a tutto quello che dovrò fare. I giorni sembrano succedersi alla velocità della luce e nel giro di un attimo ci ritroveremo a fine anno scolastico e a chiudere le valigie verso la nostra nuova destinazione.
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Venerdì il primo traslocatore si presentera impettito con la sua valigetta di carte e cartoni, mi illustrerà nel dettaglio imballi di vario tipo, casse di legno esotico per proteggere il piano del nonno, competenze da facchino istruito... sarò come in un déjà-vu vissuto e rivissuto mille volte, con la mente fissa al gigantesco container che inghiottirà il mio mondo per restituirmelo, si spera, un paio di mesi dopo....
Ne seguiranno altri e io incomincerò a buttar giù progrmmi, liste, idee. Cosa vendere, cosa traslocare in aereo, cosa in nave, cosa a New York. Mi viene male al solo pensiero di aver vissuto in questa casa per 5 anni, ma non è un male da nostalgia, è un male da accumulo: meno si trasloca più si conserva... e tutto il ben di Dio conservato mi si rovescerà addosso con il grande interrogativo dell´essere messo in pattumiera subito qui o dell´essere risposto in un cartone che mai sarà sballato e verrà rigorosamente buttato al trasloco successivo.
Bella la stabilità, le radici salde che affondano da qualche parte... ma le conseguenze da pagare quando si trasloca sono un supplemento di lavoro per far piazza pulita di ciò che ingombra...
Da oggi in poi dovrei cercare di non pensarci, se voglio conservare un minimo di sonno tranquillo, cercare di rimandare a un po´ piu in là la parte peggiore del cambiamento: un nido che si svuota e che automaticamente ti si chiude già alle spalle. C´è tanta emozione negli scatoloni che si sigillano uno dietro l´altro, nelle stanze ricche di vita che pian piano si svuotano, nell´enorme container che già mi immagino parcheggiato qui davanti tra qualche mese,  pronto ad andare a sommarsi a tutti gli altri che da una parte all´altra del mondo hanno trasportato il nostro universo.
Venerdì per la prima volta parlando con la compagnia di translochi vedrò concretizzarsi la nostra ennesima folle scelta, forse avrò una data da segnare sul calendario, in coda alle altre, Festival, graduation, Farewell party, sar`l´ultima prima della porta che si chiude su 5 anni... ma sarà solo venerdì, ho ancora due giorni per non pensarci!!

mercoledì 8 marzo 2017

Al diavolo le critiche!!

La vita d´expat è fatta di scelte, grandi scelte, spesso difficili, tormentate. Scelte che implicano grossi cambiamenti, che trascinano con se dolorose separazioni, che portano a rotture e che smuovono sentimenti.
Non sono tanti quelli che capiscono il perché di questo nostro imporci continuamente cambiamenti profondi, di questo radicarci e sradicarci a ritmo sostenuto.
Negli anni, nei tanti anni ormai di vita da expat ho sentito critiche forti, dure, cattive. Ho lasciato che scivolassero sulla nostra pelle, convinta che solo noi sappiamo qual´è la vita migliore per noi stessi e non dobbiamo giustificarci con nessuno del perché scegliamo direzioni che possono sembrare assurde o del perché in questo itinerare abbiamo trascinato dietro le nostre figlie, che forse non avrebbero chiesto di meglio di rimanere radicate da qualche parte (come pensano alcuni).
Si guarda agli expat come bestie strane, una categoria di instabili che fanno scelte bizzarre. Si accusa gli expat di inseguire sogni di carriera, di soldi, a scapito di una qualsivoglia stabilità che per molti è quella legata al vivere tutta la vita tra le stesse quattro mura. Li si accusa di eccessivi egoismi verso gli altri, allontanarsi dai genitori, o peggio ancora allontanare i nostri figli dai nonni. Si parla di loro come di quelli che scelgono la via facile, scappando magari da un Paese che non offre più molto e prediligendo così, grande vergogna, il proprio equilibrio personale al benessere degli altri, famiglia e affetti che ci si lascia alle spalle. Si arriva anche ad accusare chi parte di non avere la forza di sacrificarsi per il bene del proprio Paese, magari facendo una gavetta infinita e stringendo i denti, ma rimanendo da bravo soldatino al proprio posto senza gettar l´occhio al di là della frontiera.
Credo che in tutto ciò ci siano tanti parametri che non sono presi in considerazione e fanno rabbia...
quando ci si sente dire avete scelto la strada facile, ci si chiede in cosa consista la facilità... non è facile partire e ricostruire tutto dall´altra parte del mondo, con una lingua sconosciuta e una cultura completamente diversa. Non è facile mantenere l´equilibrio e il sorriso e non è di sicuro la strada più comoda. Chi espatria potrebbe pensare la stessa cosa che chi resta a casa scegli la strada comoda del non correre rischi, del non turbare routine, del confort del mondo conosciuto...
Non c´è nulla di eroico nelle scelte che facciamo sia ben chiaro, ma ci si deve dar atto che abbiamo un certo pelo sullo stomaco e la capacità di rischiare. In questi giorni un po´ particolari, di cambiamento, in cui raccogliamo qualche successo delle sfide che ci siamo posti, ho voglia di non pensare più a tutte le critiche meschine e poco costruttive che ci sono state mosse, da chi non ha capito nulla di noi e non vuole capire, o forse semplicemente è talmente lontano da noi che non può neanche farlo.... abbiamo fatto scelte, siamo stati bravi, abbiamo preso decisioni, siamo stati bravi, abbiamo creato occasioni e le abbiamo colte al volo, ci siamo lanciati in novità senza paracadute, rischiando, beh siamo stati bravi come tanti expat, perché mollare le sicurezze e partire non è così semplice, perché uscire dalla propria zona di confort non è cosa da tutti... basta anche solo soffermarsi sulle parole che feriscono, e che forse fanno solo del bene a chi le dice fermo, statico nella sua solita vita!

domenica 5 marzo 2017

Relocation Tour

È un esercizio al quale mi dedico ogni tot anni e sempre con molto entusiasmo. Il viaggio di ricognizione o primo sopralluogo è un momento estremamente importante e se la prima impressione è quella che conta le energie da impiegare perché tutto sia quasi perfetto sono tante. Per me, per noi, questo primo tour e questo primo impatto con quello che diventerà il nostro futuro nuovo Paese sono fondamentali. Siamo stati fortunati perché abbiamo sempre lavorato con società che ci permettevano di farlo senza neanche doverlo chiedere, cosa che non è poi così scontata. Ho incontrato sul mio cammino tanti expat che spno partiti a scatola chiusa senza aver mai messo i piedi nel posto che dovranno poi chiamare casa per gli anni successivi.

Eccomi a Stoccolma quindi, città che avevo visitato da ragazzina ben 27 anni fa e di cui avevo un ricordo vago. Eccomi qui pronta a scoprire questa nostra nuova meta. Ero molto agitata i giorni precedenti la mia partenza per l´Europa, con questo viaggio il nostro nuovo spostamento diventa ancora più concreto, e benché ne sia estremamente felice, sento che i mesi passeranno veloci e quando rientrerò a casa, non sarà quasi più casa.


Stoccolma mi ha accolta con qualche fiocco di neve e un freddo intenso, mi è piaciuta subito, bella, ordinata, elegante como solo le città europee sanno essere. Mi entusiasma l´idea che diventi mia. L´ho girata come una turista, scattando foto, ma cercando anche di cogliere qualcosa di diverso, per noi diventerà casa e osservandola devo estrapolarne degli elementi che me la faranno rapidamente sentire tale.
la scuola per Camilla
Mi guardo intorno con curiosità, è sempre strano pensare che tra qualche mese non sarò più lì e che il giardino in cui bevevo il mio caffe' al sole prima di partire alla volta dell´aeroporto venerdì diventerà il giardino di qualcun´altro mentre per me ci sarà un altro caffé bevuto in un mio nuovo chez moi , tutto da scoprire, tutto da costruire.
Il viaggio di ricognizione serve, per me, non tanto a decidere se partire, la decisione l´ho già presa e l´ho sempre, o quasi, presa prima di toccare con mano, serve a impossessarmi di immagini che avrò poi il tempo di elaborare con calma, a posare un primo mattoncino per costruire poi in tutta tranquillità, una volta atterrati sul serio, tutto il resto.
L´abbiamo sempre fatto solo noi due questo primo viaggio, fermamente convinti che le bambine allora e ragazze adesso, vadano si implicate, ma non eccessivamente coinvolte in quelle che sono decisioni da adulti. Ritrovarci noi a fare il punto insieme è importante per una buona partenza.
Ad ogni nuovo viaggio e nei primi momenti di scoperta, mi rendo conto quanto l´esperienza passata mi aiuti a capire in fretta e anche a cercare le cose giuste, ero molto più dispersiva in Giappone 12 anni fa rispetto ad adesso...Sono anche conscia di come nel corso degli anni le esigenze cambino e probabilmente le scelte che farò in questi giorni non sarebbero state le stesse 5 o 10  anni fa traslocando con tre figli ancora relativamente giovani. Tutto questo è molto importante per mettermi nella giusta prospettiva e riuscire ad approfittare al meglio di questi pochi giorni di preparazione.... per il momento ho un paio di certezze: la città è splendida e si trovano ottimi ristoranti... il resto è tutto da scoprire


martedì 28 febbraio 2017

Trasloco: istruzioni per l´uso

Il trasloco è per gli expat un´eterna spada di Damocle....molti si ritrovano ad imballare e sballare a distanza talmente ravvicinata da far girare la testa... altri hanno il tempo di installarsi ed accumulare oggetti su oggetti. In entrambi i casi il trasloco è sempre un passaggio abbastanza complesso e del quale sinceramente tutti farebbero a meno... la bacchetta magica è il sogno di tanti che come me periodicamente imballano e sballano, da una parte all´altra del mondo.
Anche all´ennesimo trasloco intercontinentale ci si sente come un bambino alle prese con una novità. Ogni trasloco è diverso, perché lo è ogni partenza ed ogni volta ci si rende conto che ci si muove con sempre più cose e che si è stati capaci di accumularne ancora di più!
Noi abbiamo sempre avuto la fortuna, almenola ritengo tale di portarci dietro tutto... spostarci con la nostra casa è un grande elemento di conforto, sappiamo che anche tra nuove mura i nostri oggetti sapranno rapidamente regalarci la sensazione di nido che è tanto importante quando si arriva in un posto sconosciuto.
Ovviamente il portarsi dietro tutto si trascina dietro una logistica non indifferente...
Ogni volta, ad ogni trasloco, cerco di anticipare i tempi e di evitare di arrivare con l´acqua alla gola le ultime settimane, proprio per evitare
1: di traslocare nel mucchio roba che non ci serve veramente più (tipo bicicletta di Camilla di 5 anni prima)
2: di rendermi la vita più complicata al momento di atterrare nella nuova casa, quando già dovrò fare i conti con i sentimenti contrastanti e con la malinconia del mio vecchio mondo(eh si perché anche se sono sempre pronta a partire, so che quello che lascio all´inizio mi mancherà).
si imballa
Per il punto uno organizzarsi con netto anticipo è l´unica cosa da fare... poi io predico bene e razzolo male, ma per questo nuovo trasloco mi sono ripromessa di essere più organizzata e diluire nel tempo le cose da fare. Il trasloco è la grande occasione per fare la cernita tra quello che serve e quello che veramente non serve più... la cosa è difficile perche; spesso non è semplice separarsi da oggetti che possono avere significati affettivi profondi.
Il punto non è eliminare per eliminare, ma veramente eliminare ciò che ormai è in fondo al cassetto, chiara dimostrazione di come non ci serva più. L´usanza anglosassone dei garage sale casca a pennello per noi, sarà la grande occasione per alleggerire il carico.... se di alleggerire si tratta... siamo arrivati qui con 55m3 di roba e al ritmo con il quale accumuliamo dopo 5 anni avremo almeno un 10m3 di più, se ne eliminiamo 5, per questo giro partiamo con un buon 10% di più.... non male...
Per il punto due ci vuole un po di organizzazione, il che vuol dire per esempio mettere già la roba da sci via in modo ordinato, tipo guanti con guanti e calze con calze... cosa che dovrebbe essere normale ma a volte nella fretta di riporre per la stagione successiva, si mischia tutto!
Ci sono cose poi che non dobbiamo assolutamente mettere nel container e dovremo riporre da parte e portarci in valigia (i file più importanti, documenti banca, assicurazione, una copia dell´hard disk- anche se adesso molto lo si salva on line- quelle cose insostituibili che se il container affonda non ci restituisce nessuno perché non hanno prezzo- tipo la scatola dei ricordi)
Questa volta poi abbiamo in bonus la partenza di Chiara, quindi  di conseguenza mi troverò a dover mettere da parte le sue cose in modo appropriato e separato, per evitare che arrivino a New York passando da Stoccolma...
A parte lo sforzo organizzativo da parte nostra poi non c´è tanto altro da fare... il passaggio successivo sarà la scelta dei traslocatori ai quali affidare i nostri beni, che per l´ennesima volta attraverseranno un oceano speriamo senza danni... (certo che se potessero raccontare questi viaggi ne avrebbero di cose da dire sulle lunghe settimane in mare aperto da una parte all´altra del mondo!).
Scegliere il traslocatore è poi il passo successivo. Solitamente è furbo farsi fare almeno tre preventivi, il che permette di incontrare tre società di traslochi e valutarne le diffrenze. Di solito quando si traslca per una societa`che espatria loro stessi richiedono tre preventivi. Solitamente le differenze di prezzo non sono enormi, quello che può veramente cambiare è il servizio. Non tutti i traslocatori internazionali sono bravi...ma possono avere un commerciale incredibile capace di venderti la luna e tutti  pianeti. Noi ci siamo presi una bella batosta al primo trasloco Parigi- Tokyo, insistendo con la società per avere un traslocatore piuttosto che un altro proprio perché il commerciale era stato divino... beh il trasloco fu una catastrofe, dal primo all´ultimo giorno....
si comincia....
Quindi non valutare il come ci vende il prodotto trasloco ma il cosa veramente la società di traslochi sa fare... e per questo chiedere a chi ci è passato consigli e nomi è la cosa migliore. Ancor meglio se chi ci è passato ha traslocato dal punto A allo stesso punto B, perche'in ogni Paese il nostro traslocatore di partenza si appoggerà ad un traslocatore locale, partner, spesso con nome diverso, e le cui competenze possono essere superiori o inferiori a quelle della società di partenza.... se sono superiori ben venga, sballare è comunque più semplice, ma se sono inferiori può comunque non essere piacevole.
Quindi:
1 non fidarsi del commerciale che ci vende il prodotto trasloco, presentandoci le varie ozpioni carteprotettive-cassediegno-armadiettiappenditutto, come se fossero le migliori del mondo...
2 cercare feed back da chi ha traslocato prima di noi da A a B
3 avere un po' di fortuna...
Alla fin fine poi fatta la cernita, organizzato le cose e scelto il traslocatore dei nostri sogni non ci resterà che metterci comodi in poltrona e incorciare le dita... fino all´arrivo, cosa ssolutamnte utopica... ma è bello scriverlo!il mese e mezzo che ci vorrà perché attraversil´oceano e sbarchi tra le nostre nuove 4 mura, sarà un mese di attesa, con la mente che spazierà tra il vecchio e il nuovo, con il pensiero fisso al piano del nonno e alla collezione di sabbie del mondo, raccolte con amore nei nostri viaggi, lì in balia delle onde dentro un container in mezzo al mare....
non ci penso che è meglio 😀


lunedì 27 febbraio 2017

La differenza di essere liberi....

giovedì 16 febbraio 2017

Admitted

Sono stati mesi di attesa. Mesi in cui la tensione era chiara nei suoi gesti, nei suoi occhi, nelle sue parole.
Il processo che porta all´ammissione al college è lungo, stressante, con un qualcosa di aleatorio,
incomprensibile... alla fine l´incertezza regna sovrana, tu sei tu, hai tirato fuori il meglio di te stesso, ma chissá se è servito, fino alla fine non sai, non lo puoi sapere.
Pian piano sono arrivate le prime risposte, brava questa mia ragazzina, ammessa in un college dietro l´altro... ma noi aspettavamo ancora. Sai che sei ammesso e che andrai al college, ma alla fine ci sarà la scelta del quale.
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Dopo che uno ci è passato una volta pensa di essere preparato, al secondo figlio come per tutto, tutto è più semplice. Ma lo stress c´è comunque, c´è perché il secondo non è il primo, perché al secondo che tu genitore abbia gestito questo tipo di stress una volta non importa nulla, per lui, per lei è la prima di volta.
L´altra notte mi sono svegliata più volte ma non l´ho detto a mia figlia. Mi rigiravo nel sonno immaginandomi il momento in cui avremmo aperto l´email, in cui davanti a noi sarebbe apparsa la parola admitted oppure no... Rivivevo la scena più volte senza mai andare oltre quel clic.
In questi ultimi giorni le ho ripetuto di stare tranquilla che aveva già fatto cose speciali e che l´ammissione o no in un college non avrebbe cambiato nulla alla persona brillante che è. Ma lei ha 17 anni e a 17 anni il mondo può cascarti addosso quando un sogno s´infrange di colpo.
Nell´urlo di mia figlia e nelle lacrime che ne sono seguite alle 2 in punto c´era tutta la tensione di questi mesi, tutta l´ansia accumulata nelle ultime settimane, tutta la paura di essere delusa, tutti i sogni per il futuro che si è immaginata... Un urlo di gioia infinito e meritato. Le lacrime che hanno rigato le sue belle guance dicono quanto quelle poche lettere, quell´unica parola fosse importante per lei.
Brava cucciolo mio ce l´hai fatta e te lo meriti. Mi rende triste pensare che volerai da sola con le tue ali, ma sono fiera di te . New York è tua e tua sorella saprà tenerti per mano nel modo giusto e al momento giusto...
e poi lo sai che sarò sempre pronta a prendere un aereo e venirti a coccolare!!

mercoledì 15 febbraio 2017

I social media ci stanno facendo del male?

Secondo me i social media tirano fuori il peggio dalle donne... sarà che dietro uno schermo ci si sente forse protetti, meno vulnerabili, pronte a esternare pensieri senza neanche pensarci, pronte a vomitare sentenze  e a non accettare il confronto. Sarà anche che tante donne, più di molti uomini, covano frustrazioni represse, più facili da vomitare quando di fronte non si ha nessuno, quando neanche si conosce chi ci stà davanti.
Lo trovo triste e frustrante. Ci sono gruppi interessanti nei quali si possono avere scambi costruttivi, e poi sempre salta fuori quella che interpreta, in modo sbagliato ovviamente, quella che giudica, e che rifiuta qualsiasi dialogo e discussione, unico fine creare polemiche gratuite.
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Nei gruppi di expat poi la cosa trovo sia potenziata a mille, si creano spesso fazioni, chi appare più felice, almeno sulla carta, perché si sa che, soprattutto sui social media, difficilmente si svela il proprio lato più infelice, beh chi appare più in forma, contento di quello che ha, sereno e gioioso, viene preso di mira come se fosse una sua colpa, come se dal benessere suo derivasse l´infelicità di chi è li pronto ad affilare i coltelli.
Meccanismo strani, basta a volte una parola per scatenare il putiferio, gli animi si scaldano, e si entra in circoli viziosi in un crescendo di incomprensioni.
Ho analizzato, in un gruppo di cui facevo parte questi meccanismi, alla fine erano sempre le stesse persone a creare dei problemi, le stesse donne che anziché cercare una soluzione alla loro infelicità, cercavano di toccare le corde sensibili delle altre per farle cadere... come dire se siamo tutti infelici siamo tutti più felici.
E così alla fine anche gli scambi interessanti rischiano di scadere in discussioni da ballatoio e fanno passare la voglia di intervenire....
Sarebbe comunque interessante capire il come mai si scatenano queste manifestazioni, in che modo attraverso i social media certe donne si sentono onnipotenti e si arrogano il diritto di togliere agli altri la voglia di commentare e partecipare... mi lasciano sempre perplessa questi comportamenti. Forse  tutto questo stare dietro uno schermo ha tolto a molte persone la capacità di interagire in modo sano, naturale, spontaneo, gioioso, come quando si beve un caffé con un´amica, niente più niente meno.... riflettiamoci perché se è cosi smettiamo di ¨interagire¨ on line e riprendiamo in mano le relazioni da dove le avevamo lasciate, prima di FB e compagnia!!

lunedì 13 febbraio 2017

E poi si diventa un po´ bulimici...

Quando comincia il conto alla rovescia, quando si incomincia ad avere l´impressione che il tempo si impenni, che le lancette dell´orologio girino più in fretta, che i giorni si susseguano ad un ritmo incontrollabile.... quando all´orizzonte si intravvede un container e gli omini dei traslochi ci fanno cucù avanzando veloci con le braccia colme di scatoloni... beh in quel momento diventiamo tutti un po´ bulimici, abbiamo voglia di cogliere ogni istante, ogni ultimo istante, ci sembra di non avere il tempo di fare tutto, ma solo tanta voglia, anzi ci sembra di non aver fatto abbastanza in tutti questi anni che si sono susseguiti.... l´ho vissuta tante volte ormai questa sensazione da ultimi mesi, questa voglia assurda di impossessarmi ancora del mio mondo, mio ancora per poco, questa voracità di scoperte, questo desiderio di assaporare luoghi e persone.
C´è come il bisogno di riempire cuore e mente di ultime sensazioni, come se solo questi ultimi momenti fossero quelli che poi ci porteremo dietro...
Ogni volta mentre il tempo scandisce i miei ultimi passi nel mondo in cui ho vissuto mi lascio trascinare da questa voglia di scoprire e riscoprire .... devo fare il pieno, la mia carica per poter affrontare un nuovo salto, un nuovo inizio, e cadere in piedi.
Ẽ forse il mio modo intimo di accettare e metabolizzare una partenza, la necessità di ripercorrere per un´ultima volta luoghi familiari, sperando ancora di cogliere qualcosa che mi è sfuggito, quel dettaglio che forse nell fretta quotidiana non mi era parso importante, mentre adesso che il tempo stringe diventa fondamentale.
Penso che sia la chiusura del cerchio... tutto sommato arrivando in un posto faccio esattamente lo stesso, mi immergo nella sua scoperta, partendo eccomi di nuovo a respirarne le sensazioni come se fosse la prima volta... il mio modo di salutare, di accomiatarmi dalla mia città, dai miei spazi, dalla mia casa....
Eh si adesso guido guardando con altri occhi, mi muovo in strade che conosco a menadito dicendomi chissà che strana sensazione non percorrerle più, mi nutro di tutto....
Siamo strani noi expat viviamo in un mondo in continuo movimento e godiamo del movimento stesso, ma poi abbiamo bisogno di fissare bene in noi immagini e sensazioni, l´unico modo per poter voltare pagina sereni e immergerci subito nel nuovo!

domenica 5 febbraio 2017

5 buoni motivi per vivere in Silicon Valley

Di motivi per decidere di trasferirsi in questa parte di mondo ce ne sono tanti, ho riflettuto su quelli che per me sono i 5 buoni motivi che dovrebbero far dire di si ad una proposta di lavoro nella zona di San Francisco.
1) La mutliculturalità: 1000$ a chi trova un americano nato e cresciuto da queste parti. In tutti questi anni a parte i miei vicini ( quelli di fronte) nati e cresciuti proprio tra Los Altos e Mountain View, beh non ho incontrato nessuno che non si sia mai mosso, che non abbia visto altro, che non abbia orizzonti giganteschi, che non sia emigrato qui da altri lidi (mi scusi Signor Trump...). Questo è il bello di questa zona che da San Francisco si estende fino a San José, protetta dal fresco dell´oceano e accocolata lungo la baia. Lingue diverse si intrecciano, culture varie si sovrappongono, il mix è entusiasmante: fondamentale non cadere nell´errore di chiudersi in un unico gruppo di provenienza, purtroppo tipico di molti expat. Siamo tutti stranieri qui e troveremo sempre dei punti di contatto.
 
2) Il domani che è già ieri. Qui si vive trent´anni avanti, si costruisce il futuro con naturalezza, si inventa il domani come se fosse ieri. Tutto corre veloce, le aziende sono agili e giovani, le idee nascono, si sviluppano, alcune cadono nel vuoto, altre gettano le basi per quello che sarà il domani.
3) la mentalità da start up che conquista tutti. Qui se sei bravo puoi anche aver vent´anni e ti daranno gli strumenti per riuscire, non devi aspettare di averne 40 o 50, nessuno parlerà di te per l´età che hai ma per le capacità che hai... se sei tenace e hai voglia di fare, se sei disposto a darci dentro al 100% sarai premiato. Certo i ritmi di lavoro sono all´estremo, ma lo spirito con cui si lavora aiuta a non sentirne il peso. Se si ha un´idea si può provare a svilupparla, nel 90% sei casi sarà magari un fallimento, ma nessuno lo giudicherà tale.... qui si prova, si casca, ci si rialza e si riprova, giovani e meno giovani con entusiasmo e sacrificio, senza 35 ore, sindacati, 13esima.... ma con passione: lo spitiro da impiegato non esiste in Silicon Valley!!
4) il sistema educativo eccellente. Le migliori scuole degli Stati uniti sono qui, insegnanti preparati, strutture fenomenali, laboratori eccellenti. Ai ragazzi vengono dati stimoli unici, apertura mentale, il tutto in un contesto che beneficia della multiculturalità del punto 1, della costruzione del futuro del punto 2 e dello spirito tipico delle start up del provarci e al limite spaccarsi un po´ i denti come al punto 3
5) il quadro di vita: composto da elementi vari, primo fra tutti il clima, mille volte più piacevole che a San Francisco. Qui il sole è l´invitato d´onore e questo permette di vivere all´aperto per gran parte dell´anno e di approfittare della stupenda natura californiana. Mare, colline e anche montagne non troppo lontane (traffico permettendo). A questo poi si aggiunge una città bella come San Francisco abbastanza vicina per andarci a passare una serata o un pomeriggio, cosa volere di più?


Allora cosa aspettate?

lunedì 30 gennaio 2017

Immobiliare in Silicon Valley: affittare. Parte 2

Se nel post precedente ho parlato del delirio dell´acquisto di una casa, adesso è il momento di parlare dell´affitto, che sotto tanti punti di vista è altrettanto delirante.
Affittare casa non è semplicissimo. La cosa più complicata per chi arriva da lontano è la scelta della zona in cui vivere, ma questo vale un po'ovunque nel mondo, con la grossa differenza che qui a volte i prezzi cambiano in modo impressionante nel raggio di 10 chilometri, anche meno. A volte il semplice fatto di abitare da una parte all´altra della via, fa lievitare o diminuire i prezzi dell´affitto.
La variabile più importante che fa lievitare (o diminuire) gli affitti sono sicuramente le scuole. Zona con ottime scuole equivale a zona con afftti alti che potenzialmente aumenteranno ancora, il tutto è un circolo vizioso: più le scuole sono buone più le case prendono valore, più vengono affittate a prezzi elevatissimi, più le scuole aumentano il loro livello, la zona richiama famiglie sempre più benestanti con un livello socioculturale alto, le sole che possono pagare certi affitti salatissimi (o permettersi case costosissime), a questo si aggiunge che una percentuale delle tasse sulla casa , estremamente elevate qui, vanno al distretto scolastico: facendo due più due più le case sono care più il distretto ha soldi, più gli insegnanti saranno ben pagati ( e di conseguenza le scuole potranno attirare insegnanti molto più competenti, pagandoli meglio saranno invogliati a venire, oltre al fatto che insegnare in scuole così è indubbiamente stimolante anche per un insegnante).
Quindi se si arriva qui cercando per prima cosa una buona scuola si sa già che gli affitti saranno nettamente più alti: nel prezzo della casa si paga tutto il circondario.
Altra variabile è la distanza dai mezzi di trasporti pubblici: se a Parigi abitare vicino ad una fermata della metropolitana fa aumentare il valore dell´appartamento, qui è tutto il contrario, più ci si allontana da treni e compagnia più si paga.
La grande incognita di chi arriva è decidere quali sono le variabili più importanti e agire di conseguenza nella ricerca dle proprio nido.
Per noi ad esempio la scuola era fondamentale, volevamo un buon liceo ed è per questo che abbiamo scelto Los Altos che ha uno dei migliori distretti scolastici della zona (scuole buone su tutti i livelli dalle elementari in poi). Se si arriva con dei bambini piccolissimi che per forza di cose dovranno andare in nidi e materne private (scuola pubblica qui inizia a 5 anni) sicuramente la variabile scuola non sarà da prendere in considerazione prediligendo magari le dimensioni di casa e giardino.
Si può anche decidere di investire meno nell´affitto e bypassare il sistema scolastico pubblico per mettere i bambini nel privato (alla fine quello che si risparmia nella casa lo si mette nella scuola), per me ad esempio questa soluzione è meno interessante, infatti i bambini si troveranno ad avere relazioni solo con compagni che non vivono nella stessa zona, perdendo il lato piacevole dela vita di quartiere, con i bambini che tornano a casa insieme da scuola e che si tritorvano al mattino sulla strada di scuola.
San+Francisco+Most+Expensive+Rental.png (900×485)qui ci si può fare un´idea del delirio dilagante per una stanza in affitto.

Aldi là dei prezzi che periodicamente ci illudono di ritornare alla normalità, un´altra cosa che assolutamente spiazza sono gli aumenti che possono esserci nel passaggio da un contratto all´altro. Qui solitamente i contratti sono di un anno rinnovabili poi mese per mese, raramente sono più lunghi ma è possibile (noi ne abbiamo avuto uno di tre anni , ma abbiamo anche dei proprietari che prediligono una casa tenuta bene al guadagnarci soldi a palate). Spesso alla fine del contratto ci si ritorva con la sgradevole sorpresa di aumenti  sproporzionati... ma non essendoci regole, assolutamente legali. Una casa può allegramente passare da 7 a 9000$ tra il 30 giugno e il primo luglio... all´inquilino di accettare o no. A volte ci si ritrova impreparati a dover traslocare nel giro di poco, in un mercato appunto dove le case a prezzi decenti e belle sono rare.
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nei primi 10 ben tre cittadine di Silicon Valley(qui per la vendita ma i prezzi riflettono poi gli affitti)
Perché uno dei grossi problemi di queste case in affitto (come anche dicevo per quelle in vendita) è che spesso non valgono per nulla il prezzo richiesto. Bruttine e mal tenute, anche perché quando i propietari scelgono di cambiare inquilino ad ogni contratto, cosa ovvia quando gli aumenti sono così importanti, la casa si deteriora indubbiamente più in fretta che se ci fosse sempre e solo la stessa famiglia a prendersene cura.
In modo pratico cosa si deve guardare quando si cerca casa:
così di getto direi il proprietario...
A parte questo una volta stilate le esigenze della propria famiglia e anche localizzata la zona in cui si lavorerà, da tener in conto assolutamente perché il traffico in bay area sta peggiorando e le ore di punta diventano veramente faticose, si deve capire quali sono le priorità:
zona con buone scuole
zona vicino al treno se si vuole usarlo per andare a lavorare evitando il traffico mostruoso di 101 e 280
zona vicino al centro
zona più isolata.
Non abbiamo tutti le stesse esigenza. Una famiglia cercherà cose diverse rispetto ad una coppia.
Ecco io fossi arrivat qui in coppia senza ombra di dubbio avrei optato per San Francisco, un po'più di vita notturna e la vita da città che tanto mi piace. Arrivando qui con tre figli tra elementari e inizi liceo, le esigenze erano altre, appunto in cima a tutte la scuola e poi il fatto di non dover passare troppo tempo in macchina per Paolo per andare a lavorare. Di Los Altos mi sono innamorata non dico a prima vista ma abbastanza rapidamente. Ha un downtown piacevolissimo, con qualche boutique e ristorantini carini (certo sono due vie) ma a Palo Alto non è che il centro sia tanto più grande ed è nettamente meno piacevole ( a mio gusto).
Il resto è tutto molto residenziale, ordinato e curato, come Palo Alto. Ci sono le colline con case immense, ma molte veramente fuori mano, io con degli adolescenti non riuscirei a viverci....troppo legati alla macchina, che già qui diventa una specie di protesi ma abitando nelle hills ancora di più.
Menlo Park ha anche, a mio gusto una via centrale simpatica e qualche zona residenziale gradevole che sfocia nella chicchissima Atterton, con le sue case smisurate e zero negozi di prossimità!
Mountain View (famosa per essere la sede di Google) ha una bella via centrale piena di negozi e il grosso neo di avere globalmente scuole meno buone, soprattutto a livelli di elementari e medie
Qui  ci si può fare un idea delle scuole nel caso fossero l´elemento prioritario per la scelta della casa.
Altro elemento da prendere in considerazione è il tpo di popolazione del quartiere in cui si andrà ad abitare, tipo quartiere a forte dominanza asiatica, il che rima con scuole con livello di stress a livelli altissimi , e nelle quali forse un bambino europeo farà più fativa ad integrarsi.
Globalmente, che sia qui che altrove scegliere la casa è una delle faccende più delicate quando ci si sposta spesso da un Paese all´altro, e lo è poprio perché la casa sarà il nostro primo rifugio in un mondo tutto da scoprire. Dobbiamo sceglierla con attenzione e renderla il più piacevole possibile, per sentirci bene al suo interno e per prenderla come punto di partenza per scoprire con ottimismo quello che sta fuori!




mercoledì 25 gennaio 2017

Immobiliare in Silicon Valley : compro casa. Parte 1

Quando si arriva qui in questo angolo di mondo tra le colline bruciate dal sole e la forza prorompente dell´oceano che si adagia nelle acque calme della Baia di San Francisco, dove la tecnologia è già molto più avanti di quello che anche solo lontanamente possiamo immaginare da fuori, dove il futuro è già ieri e il nuovo già vecchio , beh in questo posto naturalmente incredibie esistono cittadine che nulla hanno a che vedere con l´indiscusso charme della splendida San Francisco, con le sue case vittoriane e le vie a sali scendi che sembrano tuffarsi nel mare. La Silicon Valley è costellata da cittadine super dinamiche ¨vecchie ¨ di 60 anni. Residenziali. Ordinate. Non belle, questo no. Qui di bello c´è Stanford, il resto è mediocre dal punto di vista architettonico... poi per carità ci si abitua e alla fine si trova un fascino anche nel mediocre... ma questo non è il punto.
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Qui in questa valle dell´innovazione, che richiama i cervelli del mondo intero per unirsi tutti insieme a costruire un domani glorioso per l´umanità tutta, che sia in campo scientifico o che lo sia nelle tecnologie, in queste cittadine anonime che si susseguono tra San José e San Francisco, trovar casa è uno dei grossi problemi. Non che le case non ci siano, ce ne sono, non belle la maggior parte, fantastiche un piccolo numero, ma con prezzi così inventati sul momento: sembra che qualcuno si sia messo a chiedere ad un bambino di tre anni a quanto la vendiamo la casa? come il gioco delle età che si fa con i bambini... mi ricordo Federica quando aveva 3 anni e le si chiedeva quanti anni ha la mamma, lei sgranava gli occhi e diceva 7... come se fossero 95 senza nessuna cognizione (dinosauri e nonni poi andavano insieme). Ecco qui un giorno ad un bambino è stato chiesto: che prezzo per quel 3 stanze con il linoleum per terra e i muri che sembrano di cartone (eh forse lo sono)? 4milioni risponde il bambino e lo dice come se fossero 40$....
Ecco la situazione è questa le case hanno prezzi di fantasia che non fanno che aumentare, la legge della domanda e dell´offerta e non sembrano esserci cedimenti in questo mercato della follia.
Ma cosa ha fatto si che questa zona diventasse così sopravvalutata? Le start up, tutta colpa delle start up, quelle che sono diventate o che stanno diventando grandi e che nella loro folle (e giusta) crescita si sono tirate dietro giovani rampanti che di colpo (in modo meritato intendiamoci) si sono ritrovati in mano stock diventati oro e allora comprarsi case a prezzi insensati diventava quasi un gioco... e il gioco continua.
Il punto numero due è poi che le case okay sono care, carissime, ma non li valgono i tanti tanti soldi, almeno il 90% sono dei tuguri da paura... beh magari non proprio tuguri ma insomma rispetto a quel che conosciamo noi in Europa non c´è paragone. Quello che è bello è che, da un po'di tempo a questa parte, sembrano accorgersene anche quelli che le comprano, che queste case di cartone tanto belle non sono, allora che fanno: le comperano per quei 3-4 milioni... e le buttano giù per ricostruirne di più belle e anche più grandi....e così è tutto un costruirsi. Nelle nuove costruzioni incomincia ad andare di moda il moderno tipo casa d´architetto, se ne vedono di molto belle con immense vetrate... accanto però la casa d´ impronta cinese (leggasi pomposa tipo barbie Raperonzolo) resiste e ha ancora le sue carte da giocare (non potrebbe essere diversamente in un posto in cui ormai ci sono più cinesi che altro).
A tutto ciò si aggiunge il fatto che comprar casa è un vero e proprio percorso del combattente, nel senso che rispetto all´Europa il processo avvicinamento al possesso della casa è molto più complesso. Si monta un vero e proprio dossier di presentazione, mamma papà e bambini tirati a lucido, una sorta di CV famigliare per mostrare ai vecchi proprietari che si è quelli adatti (ovviamente un eventuale mutuo deve già essere accordato oppure i 4 milioni devono essere sul conto). Di solito qui le case stanno sul mercato per pochissimi giorni. Ci sono delle open house, dove si va a visitare e anche  le case, proprio come gli aspiranti proprietari, sono tirate a lucidissimo (è un vero proprio lavoro quello di arredare la casa per mostrarla sotto la sua luce migliore e far venire voglia di immaginarsi li stravaccati su quel bel divano...). La casa è aperta per un week end, la si visita e alla fine del week end le offerte vengono depositate. Di solito chi compra ha un agente che lo guida in queste cose e che si occupa di fare l´offerta ... e qui tenetevi forte se di solito nel mondo normale l´offerta è spesso inferiore al prezzo di vendita, il che permette di entrare in quel gioco di tira e molla che porta poi ad un prezzo ragionevole che difficilmente sarà quello chiesto, ma sempre un filino più basso... beh qui invece si gioca al rilancio, mi chiedi 4? io ti do 4.2... e spero che non ci sia quello che ha offerto 4.4... perché allora no way, non avrò mai la casa.
La transizione si concluede poi abbastanza rapidamente per i nostri canoni europei con notai e non notai... e alla velocità della luce si è alleggeriti di que tot di profumati milioni e felici proprietrai di una casa che siamo onesti sarà raramente come veramente avremmo sognato la casa in cui investire tali fortune.... ma così  va il mercato.
Ma non c´è solo l´acquisto ovviamente da queste parti... beh no c´è il mercato dell´affitto e questo è talmente raccapriccinate che merita il suo spazio da solo [à suivre]

lunedì 23 gennaio 2017

Pro memoria

5 anni fa esatti ero a San Francisco, viaggio di ricognizione per farci un'idea, nel caso avessimo accettato la proposta di trasferirci in questa parte di mondo con biglietto di sola andata, scartando l'altra, di proposta, che ci avrebbe riportati in India con un biglietto di andata e ritorno. Diluviava a San Francisco proprio come oggi. Cielo grigio, aria fredda. Un mese dopo quel viaggio Paolo prendeva armi e bagagli e ci precedeva nella Bay area per quella che sarebbe diventata la nostra entusiasmante avventura americana. Mai decisione fu più difficile (per me). Mai decisione fu presa così rapidamente. Quel mio primo sguardo di allora era molto poco convinto, diciamo che questa Silicon Valley che adoro non mi folgorò in quei pochi giornie poi la mia adorata India sull´alto piatto della bilancia pesava non poco. Ero perplessa,....
Nonostante tutto fui brava a valutare pro e contro e a scegliere ciò che ritenevo migliore per la nostra famiglia nell´insieme, lasciando da parte egoismi e ambizioni tutte mie, scelsi di testa e non di pancia, o meglio scelsi mischiando testa e pancia. Ovviamente non me ne pento, anzi credo veramente di aver fatto la scelta migliore, senza pressioni da parte di nessuno....e sicuramente grazie a questo sono partita per gli States assolutamente convinta, spaventata come ad ogni nuova avventura, ma convinta.
Dopo  5 mesi passati ad imballare casa e ricordi, a chiudere porte e salutare amici, a mettere in cantina progetti professionali e a ridimensionarne alti, mi dissi che mai più mi sarei messa nella stessa situazione: vivere per mesi con i piedi in due scarpe o meglio tra due Paesi.
Se da un lato ho sempre trovato importantissimo che uno dei due (sempre Paolo per ragioni ovvie, visto che ci spostiamo per il suo di lavoro) andasse un po´ in avan scoperta, prendendosi un po'di tempo per buttarsi a capofitto nel nuovo mondo lavorativo, senza il peso delle paturnie da installazione degli altri membri della famiglia, troppi mesi sono troppi... per chi resta, per chi deve appunto chiudere porte...
Eccomi adesso in questa fase eccitante e stressante di conto alla rovescia, quella in cui hai voglia di fare mille cose e sei obbligato a farne tante altre, quella in cui devi mantenerti lucido per continuare a fare quello che stai facendo con entusiasmo, ma sei proteso in un futuro di cui non sai nulla e che puoi solo immaginare; quella in cui continui a lavorare con passione non solo per l´oggi ma anche perché quello che hai costruito continui anche quando sarai lontano. C´è aria di déjà vu in tutto ciò, loro però avevano 5 anni di meno, grande differenza (ammetto che adesso sullacarta sembra un gioco da ragazzi).
5 anni fa 5 mesi dopo l´arrivo di Paolo in Silcon Valley siamo sbarcate anche noi, io, le ragazze, la gatta, le 8 valigie, precedute di pochi giorni da 50m3 di container. Quando ho messo piede in casa e ho tirato il fiato mi sono detta... la prossima volta faremo diversamente. E il diversamente voleva dire nessuna separazione troppo lunga, nessun io qui tu lì. Nessun ma si dai cosa ci vuole a impacchettar tutto, sentimenti compresi anche da sola(che poi in modo concreto non ho mai fatto uno scatolone ma impacchettare i sentimenti ti prende talemente tante energie che basta e avanza).... E invece 5 anni dopo eccoci in una situazione se non proprio uguale simile, Paolo via praticamente sempre , se non laggiù in quello che ormai dovrebbe diventare il nostro nuovo mondo, da qualche parte che non è California, su un aereo, in un aeroporto, in qualche albergo....
I corsi e ricorsi.... mai dire mai.... purtroppo ci regaliamo vite un po´ folli, adrenalina a mille.... e tutto ciò rende la memoria corta troppo corta....per questo meglio mettere nero su bianco qui sul blog e rileggeri il tutto la prossima volta, questa mi sa che è andata!!

giovedì 19 gennaio 2017

Domani è un altro giorno....

Stiamo vivendo un´intensa pagina di storia.
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Domani questa America nella quale viviamo dovrà accogliere un Presidente eletto democraticamente, ma non voluto. Mai elezione è stata più contestata. La più grande democrazia del mondo domani mattina si sveglierà e dovrà fare i conti con una realtà attesa ormai da tempo, ma che inconsiamente credeva non si sarebbe mai materializzata.... come se a novembre fosse stato tutto uno scherzo.
Eh no da domani sarà una nuova pagina ad essere aperta e scritta... tremano gli americani, non tutti certo, altrimenti non saremmo qui a farci domande, con le lacrime agli occhi e l´angoscia che schiaccia il petto...
Si volta pagina su otto anni di un Presidente, che avrà fatto pur i suoi errori, ma è stato grande.
Abbiamo vissuto la sua seconda elezione e siamo stati felici di vivere in un Paese rappresentato da una persona di tale spessore... da domani chissà....
Il mondo intero guarda all´America con costernazione, il mondo intero saluta Obama.... lo rimpiangeremo ne sono certa!


¨Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek.¨
Barack Obama 

mercoledì 18 gennaio 2017

Adattarsi

When you travel remember that a foreign country is not designed to make you comfortable. It is designed to make its own people comfortable! 
(Clifton Fadiman)
Quante verità in questa frase che andrebbe appesa a caretteri cubitali in ogni casa d´expat o migrante che sia, tanto per ricordarci come lontani dalla nostra casa siamo ospiti e sta a noi adattarci e non al nostro nuovo Paese venirci incontro per assomigliare al vecchio lasciato alle spalle.
La parte più difficile dell´installarsi altrove è proprio questa: capire subito che lo sforzo per accettare ciò che è diverso dovrà venire da noi e non da chi ci sta intorno.
Troppo spesso quando si emigra, si espatria e a volte anche quando si viaggia, si tende a guardare il nuovo con il filtro di un mondo sicuro che ci siamo lasciati alle spalle per sempre o il tempo di una vacanza, senza pensare che siamo noi l´intruso in un mondo che non è plasmato per integrarci, ma semplicemente per far vivere bene i suoi abitanti.
Quando si parte si chiude una porta lasciandosi dietro sicurezze acquisite da anni e nel grande salto nel vuoto che è il trasferimento all´estero si deve essere capaci di fare tabula rasa delle proprie aspettative, consci che quello che abbiamo lasciato  non potrà essere lì ad attenderci e l´unico modo per non sprofondare nella nostalgia più assoluta e non aspettarsi nulla, prendendo tutto ciò che viene come dei bambini alla scoperta della vita, con dei primi passi traballanti e la curiosità negli occhi.
20 anni dopo la mia prima partenza sono ancora stupita di come tanta gente si trasferisca all´estero pensando  di ritrovare esattamente le stesse cose lasciate in patria e con estremo senso critico si stupisca di come i suoi nuovi concittadini possano fare tutto in modo completamente diverso da come facciamo noi....
Si parla di shock culturale quando all´improvviso si aprono gli occhi sulle profonde differenze che il mondo nuovo ci mette davanti, lo shock arriva per tutti, ma arriva in modo forte e violento per chi non se l´aspettava, per chi non aveva fatto tilt sul fatto che uno spostamento anche solo al di là di una frontiera implica cambiamenti enormi nelle abitudini di vita. Ho imparato Paese dopo Paese ad anticipare lo shock culturale proprio non aspettandomi nulla dal nuovo mondo: arrivo, mi installo, mi guardo intorno e colgo tutto ciò che viene anche quando è profondamente diverso, con tanto entusiasmo, proprio perché in questa differenza sta la ricchezza della mia esperienza all´estero, proprio perché solo cosi potrò trarne il meglio. È un po' lo stesso per il turista che gira il mondo ma che si aspetta di ritrovare tutte le sere la pasta al dente come a casa... no la pasta al dente oltre confine non esiste, spesso anche nei migliori ristoranti italiani si adattano ai palati che non sono i nostri, ma i loro, cioè quelli ai quali si rivolgono, e allora smettiamo di cercare la pasta e guardiamo oltre.
Anni fa parlando di relocation discutevo proprio su come non solo sia importante capire le motivazioni di chi parte (per me ad esempio spostarsi per i soldi è riduttivo e non è una buona motivazione), ma sia anche importante vedere il potenziale di adattabilità, se non si è capaci di adattarsi, la vita altrove sarà già parzialmente un insuccesso, e questo sia che si emigri sia che si venga spediti all´estero ricoerti di benefit.... i benefit non regalano nel pacchetto l´adattabilità, è un qualcosa che si ha on non si ha, si può avere voglia di provarci, ed è già un bel passo.... ma ci vogliono energie.
Dopo 20 anni sono sempre più allergica a chi è partito e perennemente si lamenta del mondo in cui vive quotidianamente: non ne farà mai veramente parte, come trattenuto da un freno forte e potente.
Dopo 20 anni sono allergica a chi passa il tempo a fare confronti, senza capire che il confronto non ha ragione d´esistere, il nostro Paese è il nostro costruito per noi, con la nostra storia che ci ha portati ad essere e agire. Il Paese nuovo ha fatto lo stesso percorso, si è costruito per i suoi cittadini, calcando le loro di esigenze, non le nostre perfetti stranieri che siamo.
Dopo 20 anni sono sorpresa nel vedere come si possa vivere all´estero senza veramente sentirsi parte della nuova realtà, come sospesi tra due mondi, il vecchio dal quale siamo partiti e che abbiamo idealizzato, e il nuovo in perenne analisi da parte nostra, guardato nel dettaglio solo per trovare il difetto...
La prima cosa che il vivere all´estero dovrebbe insegnare è proprio la capacità di guardare il nuovo con entusiasmo e mente libera da preconcetti,  e rivolgere lo sguardo al vecchio con simpatia ma senza troppa nostalgia... non s
o se sia la chiave del successo ma sicuramente fa bene allo spirito!