lunedì 28 novembre 2016

il vuoto.....

Ci si ritrova con il sorriso eccitato all´aeroporto, lo sguardo fisso verso il cartellone degli arrivi, gli occhi rapidi alla ricerca del volo tanto atteso, la mano sul telefono pronta ad afferrarlo al primo bip, la voglia di abbracciarli tenuta dentro per settimane, mesi, il cuore che batte forte perché se anche sono grandi per noi rimangono cuccioli da coccolare, anche se per poco, abbracci, baci, commozione, emozione. I giorni insieme volano troppo in fretta e ci si ritrova di nuovo nello stesso aeroporto, questa volta un po'meno allegri ma pur sempre felici, mani che si agitano, abbracci affettuosi, ultime raccomandazioni, sorrisi, baci che volano, sguardi che si rincorrono, schiene giovani che si allontanano, voltarsi ancora una volta, parole sussurrate... si torna alla vita normale, a quella alla quale ci si è abituati per forza, quella in cui loro non ci sono, ma ci sono poi sempre... si imparano ritmi diversi, si toglie un piatto, un bicchiere, un tovagliolo... ci sarà una risata in meno in casa che si mischia alle altre, si cercherà qualcosa in una stanza rimasta vuota, ci sarà sempre una traccia di un passaggio, una maglietta dimenticata lì, un bicchiere appoggiato sulla scrivania, lo spazzolino da denti ancora umido....
Si impara a vivere con quel vuoto che un figlio lascia quanda prende il volo, quel vuoto che ad ogni suo ritrono sembra svanire per poi ripresentarsi prepotente e doloroso. Si impara con il tempo a godere di ogni piccolo momento, si rischia a volte di volerli troppo perfetti e speciali i pochi attimi passati insieme, quando il più semplice e non avere attese, viverli così come si presentano, leggeri, con tutto l´amore che si portano dietro.
Solo quando i figli incominciano a lasciare il nido ci si rende conto di come il nostro spazio sia il loro, di come la casa risuoni delle loro voci, delle loro risate, delle grida, di come ogni centimetro sia pieno di loro del movimento delle loro mani, dei loro corpicini agili che ti girano intorno come folletti... Questa notte mi sono svegliata così di soprassalto, ho pensato prima a Federica che avrebbe ripreso in tarda mattinata il suo volo per New York, poi ho pensato a Chiara che tra pochi mesi sarà anche lei pronta a volare con le sue ali, ho pensato a noi, alla casa sempre più vuota, a quelle vocine che per anni ci hanno accompagnati fino a sera, a quando non vedevo l´ora che si spegnessero per poter tirare il fiato, a quando avrei dato non so cosa per un po'di silenzio, 5 minuti di pace.... Non tornerei indietro perché è bello vederle grandi  e indipendenti, anche se ci sono momenti in cui fa male.....

sabato 19 novembre 2016

Thanksgiving....

La festa del Ringraziamento è alle porte, per gli Americani è una festa estremamente importante, sentita quasi quanto il Natale. Le famiglie si riuniscono per stare insieme, si scambiano doni e condividono un pasto sontuoso che dura ore e ore.
La tradizione di Thanksgiving risale al lontano 1623 quando in seguito ad un raccolto particolarmente favorevole il Governatore della colonia fondata dai Padri Pellegrini a Plymouth nel Massachusetts emise un ordine in cui invitava i pellegrini e le loro famiglie a riunirsi e ringraziare  Dio per il raccolto.
I Padri Pellegrini lasiaronol´Inghilterra in quanto perseguitati per le loro idee integraliste e arrivarono sulle coste americane a bordo della famosa Mayflower. Sbarcarono agli inizi dell´inverno,decimati dal viaggio e dalle malatie e si ritrovarono a mettere piede in un territorio particolarmente inospitale, abitato dai nativi americani. Alla fine del primo inverno la situazione fu disastrosa, la terra che tentarono di coltivare non produsse i frutti sperati e se non fossero intervenuti gli indigeni a dar loro una mano, l´inverno successivo sarebbe stato catastrofico. Furono proprio gli abitanti locali ad insegnare ai Pellegrini come coltivare e quali animali allevare... tra questi il famoso Tacchino, ormai piatto nazionale della festa del ringraziamento (che sfiga tutto sommato saremmo stati tutti più felici se avessero messo su allevamenti di cinghiali!!).
Proprio per ringraziare per i frutti di questo duro lavoro i Pellegrini istituirono la festa del Ringraziamento, invitando a quella prima festa gli indigeni grazie ai quali avevano potuto sopravvivere in un territorio per loro ostile.
Alcuni anni dopo venne redatto un proclama ufficiale in cui non solo si ringraziava Dio per la buona salute della comunità tutta, ma anche per festeggiare la vittoria contro quegli indigeni  pagani che tanto gentili erano stati con loro e grazie ai quali erano sopravvissuti, ma che ad un certo punto erano stati sottomessi e decimati...
La tradizione si estese pian piano nei secoli a tutti gli Stati Americani ed oggi si festeggia in America (sempre il quarto giovedì di novembre) e in Canada (in una data diversa).
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In questo giorno si ringrazia per quello che si ha, con un occhio al passato e uno al futuro e direi che può essere veramente il momento per fermarci a riflettere sul senso di questa festa e su come tutto sommato gli uomini dalla storia traggano ben pochi insegnamenti!!
Allora un gruppo di poveretti, perseguitati nel loro Paese natio, attraversò l´oceano per arrivare in una terra sconosciuta i cui abitanti pur avendo tutte le ragione per scacciarli li accolsero alla fin fine dando anche loro una bella mano per non morir tutti di fame e di stenti.... ma nonostante tutto i nuovi arrivati si sentirono in dovere di mostrare di essere i più forti... dimostrando ben poca riconoscenza e tanta prepotenza. Nonostante tutto i pochi momenti di genitlezza tra i due popoli sono passati alla storia, tanto da festeggiarne ancora oggi il senso originale.  Nei secoli gli esseri umani hanno continuato ad invadersi, ad emigrare, ad impossessarsi con forza di terre non loro, a partire alla ricerca di pace, a sbarcare tra persone ostili, a cercare di ricostruire cose lontano dalla propria patria, a veder persone arrivare da fuori e impossessarsi del loro mondo, tutto con naturalezza, come se sopprusi e violenza fossero normali, come se massacri e lacrime non scalfissero i cuori.
Ecco ogni giorno quando si apre il giornale si leggono orrori e ci si chiede perché siamo incapaci di conservare ciò che abbiamo, perché siamo sempre pronti a lottare per quel che abbiamo e iimpermeabili nello spartirlo,perché siamo capaci di sederci intorno ad un tavolo il giorno del Ringraziamento nei nostri bei vestiti e davanti a piatti fumanti come se tutto filasse liscio, mentre invece basterebbe incominciare dal proprio piccolo mondo ad essere un po' più aperti e tolleranti, aprire la propria porta di casa e il proprio cuore, che equivale a far spazio nel nostro Paese anche a chi è molto più debole di noi.... insegnamolo ai nostri figli nella speranza che un giorno lo insegnino ai loro e via così....
Happy Thanksgiving!


giovedì 17 novembre 2016

Tanto per parlare...

Ieri ero alla posta, come sempre solita coda.
La signora davanti a me mi sorride e mi rivolge la parola, si parla del più e del meno. Arriva il mio turno, l'addetto allo sportello fa una conversazione standard, che sfocia poi in qualcosa di più, attendendo la stampa del francobollo ad hoc per la mia grossa busta.
Scene di ordinaria amministrazione, gli americani adorano queste micro conversazioni da fare con sconosciuti e tra sconosciuti per ammazzare il tempo.
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Quando sono arrivata qui i primi tempi mi sembrava strano che la cassiera del supermercato mi facesse così tante domande e che poi le domande fossero sempre le stesse... ma questo l'ho capito con il tempo, illudendomi all'inizio che la conversazione fosse preparata ad hoc su di me e che, chissà, la mia faccia ispirasse simpatia alla signorina o al giovanotto di turno... Queste micro conversazioni sono come delle formule di educazione, ci si scambia banalità sul tempo e sullo spazio, consci che a nessuno dei due conversanti freghi nulla della risposta dell'altro... il tanto per parlare si applica benissimo a questi scambi.
Spessissimo in coda da qualche parte la mia maglia, la mia giacca o le mie scarpe sono state il punto di partenza per un rapido scambio di battute... Adesso dopo anni di pratica a volte mi becco quasi ad essere io quella che intavola la serie di futilità e la cosa mi fa dire che il rivolgermi ad uno sconosciuto è divantato ormai parte del mio vivere quotidiano, faccio esattamente come il popolo che mi ospita, ne ho integrato i meccanismi e me li trascineo dietro per sempre ormai.
Se all'inizio la cosa mi lasciava basita adesso trovo che sia un bel modo di penetrare un po' di più nel pensiero degli altri, nel senso che non che da questi rapidi scambi venga fuori molto, ma comunque si riesce ad avere una piccola percezione di certi pensieri che sono propri al Paese che ci ospita: in poche parole ogni piccolo scambio mi arricchisce...
Anche in questi ameni dettagli, in queste "stupide" assimilazioni, ci si rende conto che dopo qualche anno in un posto si entra veramente a farne parte, certi  meccanismi ci diventano familiari... normale per me che qualcuno mi chieda come stò o mi parli del più o del meno, anche se questo qualcuno non l'ho mai visto e mai lo rivedrò... normale anche che adesso mi stupisca se non viene fatto e che la gente fuori dgli States pensi che sono strana quando chiedo alla cassiera come ha passato la giornata....il prezzo dell'integrazione è alto da pagare!!



mercoledì 9 novembre 2016

The day after...

L´America, almeno quella in cui vivamo noi, quella ¨studiata¨, si è svegliata stordita questa mattina.... Come dopo una sbronza di quelle secche si cerca di rimettersi in piedi e di andare avanti...l´amaro in bocca e un nodo allo stomaco, ma non c´è scelta.
Oltre al discutibile sistema elettorale, che sarebbe da rivedere in toto, i risultati di questa notte devono fare riflettere e non solo gli americani ma il mondo intero. Lo scontento è ovunque, ne abbiamo avuto un assaggio con il Brexit, anche quella mattina l´Europa si alzò stordita e incrdula, ne avremo forse un richiamo tra sei mesi quando saranno i francesi a dover cacciare incubi neanche torppo lontani di un´estrema destra al potere, ci si deve interrogare, trovare risposte concrete, soluzioni rapide.
L´America che conosco io non corrisponde certo a questo voto, non corrisponde all´odio per le minoranze che ne sta dietro, alla miseria e alla sottocultura... e forse ancora di più questa America istruita e super tollerante, oggi si sente persa... non se l´aspettava: si è avvicinata alle elezioni fiduciosa, ha fatto male.
Adesso si deve reagire, respirare a fondo e cercare di capire, svegliarsi dall´incubo e asciugare le lacrime, proprio perché quell´altra America ha bisogno di questa, ancor di più adesso.
Il mondo intero deve mettersi in questione, trovare risposte e cercare alternative....
Le realtà a molteplici velocità non funzionano lo si è capito: ho sempre pensato al contrasto stridente negli Stati Uniti tra certe zone di serie A e le tante fanalino di coda, senza possibilità di riscatto, hanno vinto loro però, se di vincitori si può parlare... ha vinto l´America bigotta che vorrebbe tornare indietro, anti aborto, anti matrimonio tra omosessuali, anti progresso, con la pistola nella mano destra e 100 chili di Hamburger stra unto nella sinistra.
Dai nostri tavolini della Silicon Valley, davanti ai nostri piatitni di quinoa e kale, dove la libertà è un diritto e  dove si naviga vent´anni piu in là rispetto al resto del mondo, non dimentichiamoci che basta guidare qualche ora per ritronare indietro nel tempo, per vedere un´altra faccia dello stesso Paese, quella che si è espressa tristemente ieri e che nei prossimi 4 anni avrà come paladino un arrogante individuo con i capelli gialli a cespuglio....
Come ha detto Obama ieri sera il sole sorgerà ancora domani...era splendente oggi nella Baia di San Francisco, pronto a scaldarci un po'il cuore e a continuare ad andare avanti, per i nostri figli,per il loro futuro!

domenica 6 novembre 2016

Il voto americano.

Come si sveglierà l´America mercoledì mattina? Come si sveglierà il mondo una volta usciti i risultati di queste elezioni americane ricche di polemiche? Da mesi e mesi ci si interroga spaventati e si ascoltano impotenti le esternazioni di un pagliaccio pericoloso. Certo sull´altro piatto della bilancia non c´è nulla di allettante... si è arrivati al punto di dover scegliere il male minore. In queste elezioni non si vota per qualcuno, si vota contro qualcuno e nel migliore dei casi ci si troverà per i prossimi 4 anni ad accettare come presidente una persona che in realtà in altre circostanze non sarebbe arrivata così lontano.
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Noi non votiamo, per l´ennesima volta e l´ennesimo Paese non votiamo, spettatori impotenti di scelte che ci toccheranno da vicino ma sulle quali  purtroppo non abbiamo voce in capitolo. Questa volta avremmo voluto, consci che ogni voto intelligente potrà fare la differenza.
Ma com´e possibile che si sia arrivati a questo punto, come è possibile che la più grande potenza al mondo abbia da scegliere tra un pagliaccio con manie di protagonismo e una persona che qualche scheletro nell´armadio se lo trascina dietro rumorosamente?
Ne abbiamo avuto uno noi in Italia di personaggio così, con quel modo di fare arrogante e misogino, con battutine volgari e atteggiamenti ben lontani da quelli che ci si aspetta da un futuro presidente. Ma noi siamo l´Italia e abbiamo fatto del male solo a noi stessi, abbiamo toccato il fondo, ma da soli... Gli Stati Uniti sono tutt´altro.  Entrambi i figuri (quello nostrano e l´americano) hanno fatto leva su un popolino ignorante, terreno fertile alle loro ideologie... ma questo popolino ha molto ma molto più peso di quello che si possa pensare...e fa paura!
Tra 48 ore, poco più, sapremo se dovremo tapparci il naso e chiudere gli occhi per i prossimi 4 anni.... queste elezion per tanti motivi hanno già fatto storia ....
incrociamo le dita!

mercoledì 2 novembre 2016

Povera lingua nostra: l´italiano dell´expat di lunga data

Si parla tanto dell´italiano dei nostri figli, di quel loro continuo e allegro mescolare lingue, cosa assolutamente normale per chi nasce e cresce in contesti linguistici completamente diversi da quelli familiari. Ci soffermiamo spesso a sorridere degli strafalcioni simpatici dei nostri marmocchi...e questo anche quando hanno passato i tre anni! Ci inquietiamo delle loro reazioni all´approccio di una nuova lingua, ci facciamo mille domande sul come riusciranno a destreggiarsi anche nella nostra di lingua, che è spesso loro solo a tratti, riflettiamo su come fare perché le imparino tutte in fretta e senza traumi... ma su di noi non ci facciamo mai domande, su di noi tutto sembra scontato, su di noi l´apprendimento viene così come viene, spesso bene nonostante, si sa, dopo una certa età tanto elastici non lo siamo più (infatti in tre anni il giapponese nonostante la costanza mica l'ho veramente imparato, al di la del basic che più basic non si può!)
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E la nostra di lingua, quella con la quale siamo cresciuti, quella nella quale abbiamo studiato almeno per una buona parte del tempo, quella che chiamiamo lingua madre? Massacrata, ne esce semplicemente massacrata, zoppicante, stridente, da diventare quasi nuova, si una nuova lingua, la nostra, quella della nostra famiglia....
Quando le ragazze erano bambine spesso ci dicevamo che dovevamo fare attenzione parlando loro in italiano, attenzione a non mischiare, attenzione alla forma, insomma attenzione a trasmetter loro qualcosa di decente e non già maccheronico in partenza, perché poi ci avrebbero pensato loro a massacrare un po´ la cara lingua di Dante!
Ci siamo riusciti si e no, si nel senso che il trio parla un ottimo italiano, colorito e rafforzato da parole di origine varia ed eventuale, no nel senso che anche il nostro italiano dopo 20 anni di ornorato servizio in terra straniera ogni tanto fa un male cane alle nostre stesse orecchie.
Ogni tanto mi ascolto e mi diverto a cogliere quante parole in una frase, in un nostro dialogo non sono più in italiano o vorrebbero esserlo ma lo sono solo nel nostro lessico famigliare che ormai spazia da una lingua all´altra senza pudore e vergogna....Il tutto è talmente naturale da diventare spiazzante!
Certo la lingua evolve, ma quando si vive all´esetero il processo si accellera e il risultato è sorprendente soprattutto per chi ci ascolta... avete mai visto le facce un po´ interdette di certi interlocutori  quando con covinzione raccontiamo che abbiamo schedulato un appuntamento dal dentista????
Treccani a me, mi faccio una rilettura!!