lunedì 26 settembre 2016

Qualche idea per socializzare più in fretta!

Uno dei grossi scogli che gli espatriati incontrano atterrando in un nuovo Paese è sicuramente l´integrazione, o meglio la ricostruzione di una vita sociale soddisfacente. C´è molta solitudine in espatrio e spesso uscirne è molto più complicato di quel che possa sembrare. Difficile in un nuovo contesto trovare sostegno  e guida per muovere dei primi traballanti passi che porteranno al ricreare una vita sociale soddisfacente. Chi non vive l´espatrio non sa esattamente quali siano le difficoltà e può sottovalutare la fatica di chi invece sta vivendo il cambiamento in prima persona. La forza dobbiamo trovarla in noi stessi e in chi fa parte della nostra avventura. Il sostegno lo troveremo solo in chi ci è già passato e sa cosa vuol dire e soprattutto sa cosa fare e non fare.
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Ammetto che in 20 anni sono quasi sempre riuscita a ricreare una vita sociale abbastanza rapidamente. La prima volta è stata la più complicata, in seguito avevo in come un piccolo manuale d´istruzioni che nelle tappe successive mi ha aiutato a riprodurre formule vincenti e ad accantonare atteggiamenti che non mi portavano a nulla.
Per prima cosa le difficoltà variano non tanto da Paese a Paese quanto dal se si evolve o no in un ambiente con molti espatriati o in uno con soli locali. Se siamo  immersi in un mondo ¨normale¨ cioè a stragrande maggiornaza di locali, magari poco nomadi, fare breccia è più dura, ma non impossibile: ci sono riuscita nella campagna normanna, ne deduco che si possa ovunque. I locali hanno il vantaggio di avere il loro mondo già costruito e in teoria possono non essere interessati ad integrarvi. Hanno amici di sempre, magari famiglia vicino, e poco tampo da dedicare al coltivare nuove amicizie. Il che non vuol dire che non lo faranno, ma lo faranno forse in modo più lento. Qui subentriamo noi, sta a noi triar fuori energie e far vedere che ne valiamo la pena. Sta a noi aprire la porta di casa, proporre incontri, far vedere che abbiamo voglia di conoscerli. Il tutto ovviamente senza aspettarci dagli altri che siano come siamo noi: partiamo già dal presupposto che un locale francese, tedesco o americano, sarà agli antipodi nostri, avrà atteggiamenti e reazioni diverse, non reagirà come un italiano, italiano non è!! E proprio in questo sta il bello e il divertente, liberarci un po' dei nostri pregiudizi sociali e della nostra mentalità monoculturale e prendere il bello di quello che la nuova potrà offrirci.
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amiche in espatrio: una locale sinistra e una expat....
Nell´ambiente a dominante expat l´integrazione è senza ombra di dubbio molto ma molto più semplice. Tutti sono nuovi, non hanno amici di lunga data e famiglia vicina, tutti hanno interesse a ricreare relazioni, il che non vuol dire che non dovremo fare sforzi, ma che molto prima riusciremo a vedere dei risultati. Nel giro di poche settimane se si è nel giro di una scuola internazionale, ad esempio, a meno che veramente si sia restii al contatto, si intravvederà già un barlume di socializzazione.
Nei due casi comunqui siamo noi a dover avere l´atteggiamento giusto e positivo e soprattutto dobbiamo liberarci dei nostri meccanismi sociali, se vediamo che non si addicono al nuovo contesto, e cercare in fretta di recuperarne dei nuovi più consoni al Paese che ci accoglie. Siamo all´estero e non possiamo pensare di ritrovare negli stranieri gli stessi modi di fare propri alla nostra cultura: sta a noi adeguarci, siamo noi a dover cambiare, non in toto ma un po´.
Siamo noi a dover aprire la porta, non aspettiamo che siano gli altri ad invitarci, lanciamoci, senza avere paura, al limite non funzionerà magari subito ma alla lunga si!
Se ci chiudiamo in casa nessuno verrà a suonarci, non sono gli altri a dover venire a cercarci, siamo noi che abbiamo bisogno di ricostruire la rete sociale e quindi siamo noi a dover mostrarci in giro.
Non apspettiamoci che tutti siano calorosi come siamo noi, diamo tempo alla gente che proviene da culture diverse di mostrarci come sono, magari nel loro Paese si va meno in fretta.... adeguiamoci!
Ecco adattarsi è la parola chiave da tenere bene in mente in ogni nostra nuova tappa: adattarsi è un segno di intelligenza. Adattiamoci al nuovo Paese e ai meccanismi di socializzazione che lo dominano, adattiamoci ad una comunità internzaionale e alla ricchezza delle tante culture che la abitano.
Essere positivi: se già si parte dicendo che sarà dura (e questo vale per tutto in espatrio) sarà durissima... e si entra in un circolo vizioso dal qualce non si esce più! Diamo tempo al tempo e le cose si incanaleranno nella direzione giusta.
Passare il tempo a rimpiangere le amicizie passate non aiuterà a farsene delle nuove: le vecchie amicizie non hanno bisogno di essere coltivate quotidianamente, mettiamo le energie nelle nuove, le vecchie non se ne andranno ( e se spariscano non erano tali).
Approfittiamo dei nostri figli come viatico sociale: la scuola dei nostri bambini è il nostro parco giochi! le altre mamme sono li a portata di mano, se abbiamo la fortuna di poter accompagnare e andare a prendere i nostri bambini approfittiamone per parlare con la mamma vicino a noi che aspetta il suo di pargolo: una mamma tira l´altra!
Cerchiamo gruppi vari di attività: dalla ginnastica all´Ikebana, l´offerta è talmente ampia che ci sarà qualcosa che ci piace: questi gruppi sono fantastici per creare contatti, troveremo di sicuro qualcuno che ci corrisponde.
Approfittiamo del fatto di essere straniere per interessare gli altri: noi, il nostro Paese, la nostra cucina, la nostra cultura.... mettiamoli in mostra!
Teniamo bene presente che il successo del nostro espatrio è legato in tutto e per tutto al nostro benessere psicologico e per questo la socializzazione è fondamentale, senza qualcuno su cui contare è molto ma molto più dura!
Siamo noi ad avere in mano le chiavi della nostra serenità.... non buttiamole via, tutto sarà più brillante e potremo anche innamorarci di questa vita vagabonda (lo giuro è possibile!!)


martedì 20 settembre 2016

Tutto marketing!

Ne avevo già parlato in qualche vecchio post, ma l´argomento è per noi di tale attualità che occupa gran parte se non delle nostre comunicazioni, almeno dei nostri pensieri!
Ammissioni al college: ormai la deadline di avvicina a grandi passi, a fine dicembre i dossier saranno chiusi e per qualche mese vivremo in sospeso nell´attesa dei verdetti che cadranno al contagocce fino al primo di aprile.
L´istruzione universitaria negli Stati Uniti è molto ma molto cara, e questo sia che le Università siano pubbliche che private. Ovviamente le pubbliche hanno rette più abbordabili, ma comunque a volte altine lo stesso.
Stanford
I college, soprattutto i migliori, vogliono aggiudicarsi gli studenti più brillanti e per farlo devono vendere il loro prodotto-pacchetto corsi più vita universitaria, presentandolo sotto la luce migliore. D´altro canto poi lo studentello farà lo stesso, dovrà vendersi mettendo in luce i lati migliori della sua giovane personalità....Da una parta o dall´altra il tutto è una grossa operazione di markenting!!
Se da parte dello studente la sua operazione di marketing si limita a mettere in mostra il più possibile i suoi atout, costruendo la miglior immagine possibile, e questo come raccontavo qui spesso con il supporto del college counselor, unico capace di districarsi con allegria tra i meandri delle applications, per i college l
´operazione è complessa e direi anche costosa, e questo anche quando ti chiami Harvard o Stanford!
Per prima cosa i college devono farsi conoscere, certo alcuni non hanno bisogno di biglietto da visita, tanto sono ormai radicati nel pensiero comune come i migliori, ma la concorrenza può essere rude, molti college negli ultimi anni sono saliti nei ranking e minacciano la piazza di quelli più noti che devono comunque mantenere il loro standrd e per farlo devono poter integrare il top del panorama studentesco... sorta di circolo vizioso: con studenti brillanti il college sarà brillante e qundi anche se sei il numero uno devi attirare i migliori altrimenti passerai in seconda posizione, poi in terza, in quarta e sarà difficile reclutare i numeri uno. Detto così fa un po´ paura... ma il succo è un po´ questo.
Attenzione però con studenti brillanti non intendono studenti solo bravissimi a scuola, ma studenti con un profilo brillante, bravi intelligenti impegnati che escono dal mucchio... non secchioni puri e duri!! e questo mi piace un sacco, non si premia lo studio bieco e continuo, ma chi ha veramente le capacità. Detto questo ritorniamo all´operazione di marketing messa in atto dai college.
Diversi step. Per prima cosa quando gli studenti il secondo e terzo anno di liceo passano l´esame di preparazione al famoso SAT (rinferscatina della memoria qui), che si chiama p-sat, i loro score vengono inviati ai college che incominciano a tartassarli di plichi postali che vanno dalla cartolina semplice a brochure splendide di diverse pagine, ovviamente più lo studentello ha fatto bene, più è preso di mira. La nostra buca è piena ogni giorno, ormai i tre quarti finiscono in pattumiera direttamente.
L´altro giorno abbiamo raggiunto il culmine con all´interno della busta una specie di puzzle tridimensionale da montare che mostrava i momenti più importanti della vita studentesca in quel college.... bello si, ma necessario, non ne sono sicura....
A questa operazione postale costosissima si aggiungono i tour che i college fanno nelle varie città per presentarsi, spesso i licei con risorse infinite come il nostro organizzano riunioni apposite per i soli studenti del liceo, i quali potranno incontrare i responsabili della selezione in piccolo comitato....Tra settembre e ottobre sono molti i college che fanno tappa a Los Altos High School e negli altri licei della zona per curarsi questi studenti della Silcion Valley che sono sempre guardati con un occhio particolare dai selezionatori....
Queste presentazioni vanno messe in piedi e anche bene, perché ovviamente devono dare voglia allo studente di depositare il suo dossier in quel college, l´immagine che deve arrivare agli occhi dello studente è che quel college sia il posto giusto per lui.
Altra tappa fondamentale in questa operazione di marketing è la presentazione che viene fatta nel college stesso, che studenti e genitori vanno a visitare durante il famoso e immancabile college tour, prima di decidere dove applicare o prima di decidere dove andare, una volta ammessi nei diversi college. Nei due casi, che lo studente non abbia ancora presentato il dossier o che lo studente sia stato preso, il college deve veramente tirarsi a lucido, deve dar voglia di provarci a chi sta affrontando il lungo cammino delle admission e dar voglia di viverlo a chi ne ha la possibilità: presentazioni organizzate bennissimo, giri del campus dove ti presentano tutti gli apsetti della vita lì, compresi i ludici che sono parte intergrante della vita dello studente universitario americano.
Di fronte a questo attacco da parte dei college lo studente dall´altra parte della barricata deve pararsi della sua veste migliore e cercare anche lui di piacere molto di più dei suoi tanti compagni di percorso, la selezione è dura e solo chi sarà stato capace di vendersi per benino avrà vinto la corsa, da ambo i lati!
Nella speranza che ognuno trovi il posto che calza a penello e lo rende felice!



venerdì 16 settembre 2016

Diverse buone ragioni per cui non si dovrebbe mai partire in espatrio.

Diciamocela tutta non tutti sono fatti per l´espatrio. La vita intorno al mondo, lo spostarsi continuo, aeroporti e addii non si addicono a tutte le personalita! Inutile imporsi un ritmo che non ci corrisponde, meglio prima di partire farsi seriamente qualche domanda ed essere estremamente sinceri nelle risposte. Una volta partiti non è sempre facile tornare indietro.

Ecco alcuni buoni motivi per cui non dovreste mai espatriare
- se la scelta non è vostra al 100%, il che vuol dire che se anche non ne siete i motori, la accettate consapevoli e felici senza ombra di dubbio: farsi trascinare è sinonimo di fallimento, se non si è convinti meglio non partire non si avrà mai lo spirito giusto per adattarsi alle differenze.
- se pensate che il vostro Paese, la vostra città sia il posto migliore al mondo e che mai e poi mai potrete trovare qualcosa di anche lontanamente simile, non fate neanche le valigie: la vostra città e il vostro Paese non li troverete altrove, questo è per molti il bello dell´andare a vivere all´estero: vedere e vivere qualcosa di completamente diverso.
- se il pranzo domenicale o infrasettimanale da mamma e papà non è da mettere in discussione: forse prima dovete tagliare il cordone giocando in casa e una volta visto se funziona partire....Espatriare vuole dire vivere i rapporti con la famiglia in modo diverso, non migliore ne peggiore, semplicemente diverso.
- se la nuova lingua vi terrorizza e vi dite già che mai e poi mai riuscirete a comunicare: sarà difficile convincervi del contrario in loco, meglio partire convinti che si riuscirà anche ad imparare il cinese in sei mesi.... almeno la motivazione vi accompagnerà.
- se pensate che solo nel vostro Paese i vostri figli potranno avere la miglior educazione, affornterete già il nuovo sistema scolastico con un piede nella fossa della sconfitta.... e questo vi farà vivere male tutto il resto, sarete critici nei confronti della scuola, i vostri figli lo risentiranno e saranno coinvolti nella vostra scontentezza, entrerete tutti in un circolo vizioso di insoddisfazione deleterio per la buona riuscita dell´avventura.
- se la vostra avventura è più una fuga da qualcosa: cercate di risolvere il problema giocando in casa, non è detto che cambiando panorama i problemi si risolvano e si rischia solo di essere ancora più vulnerabili.
- Se siete critici dal primo giorno in cui scoprite il nome della nuova destinazione e non riuscirete mai a vederla rosea e bella... meglio non rischiare, di solito se si parte scontenti è molto difficile recuperare il morale. Partire postivi è l´unico modo di partenza possibile.
- se la vostra scelta di partire è puramente e semplicemente economica, beh anche in questo caso siete abbastanza destinati alla sconfitta: il lato economico può essere importante, ma non deve mai essere il motore di una scelta di vita all´estero, la base di partenza è la curiosità, la voglia di novità, e l´apertura mentale che ne deriverà.
- se avete già ancor prima di partire pianificato le date di tutti i vostri rientri,dedicando ogni minuto di ogni futura vacanza al vostro ritorno in terra natia, forse concedetevi ancora un po'di tempo prima della decisione finale, partire in un Paese nuovo vuol anche voler dire aver voglia di scoprirlo e aver voglia di scoprire ciò che gli sta intorno, se non ci si lascia andare a farlo l´esperienza lontani mancherà di un qualcosa.

Non è facile decidere di prendere il volo, e non è neppure necessario farlo, ma quando lo si fa è veramente importante essere in pace con se stessi e assolutamente convinti di come l´avventura in terra straniera sarà grandiosa.....se si riesce a partire con spirito positivo e libero da preconcetti di sicuro l´inizio sarà positivo e visto che chi ben comincia è a metà dell´opera, il resto sarà una passeggiata!

giovedì 8 settembre 2016

Keep calm.... e sopravvivi ai figli

Io non so se sono i tempi che stanno cambiando o sono io che vivendo ormai immersa in un mix di culture diverse da tantissimo tempo, non appartengo più veramente a nessun sistema di pensiero genitoriale. Forse le due cose insieme ma il risultato è lo stesso, non mi ritrovo mica più tanto in questi neo genitori troppo attenti e affannati. Neo mamma lo sono stata anch´io, neo genitori lo siamo stati anche noi. Ho però l´impressione che vivessimo l´esperienza in sé in modo molto più rilassato e soprattutto con molta, moltissima improvvisazione. Genitori non lo si nasce certo, lo si diventa e lo si diventa sbagliando e poi aggiustando il tiro la volta successiva. A rischiare di voler essere troppo perfetti dall´inizio si rischia di seguire alla letterea il libro di testo, senza accorgersi che le varianti sul tema sono troppe.
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Ho come l´impressione che oggi la genitorialità sia vissuta cin modo travagliato e sofferto, costellata da sensi di colpa, rendendo i bambini il centro del mondo e fermando il tutto per concentrarsi solo su di loro. Che i figli una volta arrivati nelle nostre vite le scombussolino in modo inimmaginabile e ne diventino per la maggior parte del tempo il nostro fulcro, su questo sono d´accordo, ma ci sono dei ma....
Anche se genitori rimaniamo adulti con una propria vita, che di colpo non può fermarsi per 15 anni per concentrarsi sui figli, anche perchè ad avere genitori che si occupano solo della prole senza più un momento per ossigenarsi sarà poi la prole stessa a patirne, soffocata da un lato e testimone dall´altro di due adulti annientati nel loro essere tali.
anche loro erano piccine una volta...
In una famiglia con bambini ci deveno essere spazi per tutti e quello ogni tanto di non fare i genitori per un paio d´ore dovrebbe essere un diritto irrinunciabile. Quando sono nate le mie bambine non avevamo programmi precisi sul come avremmo fatto o non fatto, allattamento, notti più o meno complete, riposini pomeridiani, sono stati improvvisati con varianti sul tema anche nel corso di una stessa bambina, e con ovvie modifiche tra una e l´altra.
Siamo paritti da una specie di tabula rasa, costruendo i nostri principi pian piano, senza un piano ben preciso.
Ci è venuto naturale dar loro orari abbastanza rigidi per i pasti e l´andare a letto, senza farci troppe domande sui traumi che avremmo potuto suscitare in loro mettendole a letto alle otto dopo un paio di storie e una seduta di coccole.  Non abbiamo letto e riletto libri che ci spiegavano come la luce accesa fosse importante per conciliare un sonno sereno, o come invece una porta chiusa potesse creare traumi indelebili. Abbiamo fatto come ci sembrava giusto in quello momento per l´una e per l´altra e anche per noi, per riucire a sopravvivere un po'comunque.
Non abbiamo passato mesi a cercare il nido ideale e la tata perfetta, abbiamo fatto con quello che offriva il convento e tutto sommato è andata bene. Non abbiamo passato notti insonni con l´angoscia di un primo giorno in qualche classe e in qualche scuola, convinti che tutto sommato già essere sereni ci avrebbe aiutato tutti.
Non abbiamo consultato puericultrici che ci spiegassero bisogni e ritmi, convinti che non si sono regole che si applicano a tutti i bambini: abbiamo osservato le nostre bambine e ci siamo adattati.
Non abbiamo incominciato a pensare a che tipo di scuola iscriverle a 6 anni quando ne avevano 2, sarà anche che eravamo consci che non saremmo stati a 6 anni nello stesso posto in cui eravamo a due e ci siamo sempre detti che la scuola di quartiere in linea di massima sarbbe stata la scelta migliore.... da rivedere solo in caso di problemi.
Non ci siamo neanche inquietati su apprendimenti e svuluppo linguistico, sarà anche che soprattutto nel campo numero due le ragazze sono state esplosive, ma abbiamo sempre osservato in modo rilassato ogni minimo progresso senza volerne tre di più e nemmeno due di meno per non stressarle (perchè si trovo che in questa cofusione attuale ci si altaleni tra il troppo e il troppo poco, da un lato bambini con agende da ministri e dall´altro bambini ipostimolati perché i genitori non hanno più tempo)
Non abbiamo mai messo in discussioni vaccini e consigli medici, per il semplice motivo che la scelta stessa di andare da un medico e mettergli in mano le nostre figlie voleva dire dargli fiducia.
Non abbiamo mai pensato che dovessero essere immobili come delle statue per non disturbare il mondo intorno, abbiamo eviato di convolgerle in situazioni non adatte a loro in cui non avrebbero potuto comportarsi da bambini.
Non abbiamo d´altro canto neanche mai pensato che perché bambine avessero diritto di rompere l´anima al mondo, e che tutti dovessereo essere contenti di subirne capricci e piagnistei.
Non abbiamo mai immaginato che dormissero dal primo giorno tutta la notte, che non piangessero mai o che sarebbero state una passeggiata nei campi.
Così come non abbiamo mai immaginato di dover andare a letto alle otto con loro tutte le sere, di averle sempre attaccate alle gambe e di non poter più scambiare due parole tra adulti...
Insomma abbiamo scritto la storia pagina dopo pagina con loro senza aspettative e soprattutto senza farci influenzare dalle correnti. Adesso ho un po´ l´impressione che l´essere genitori sia vissuto come una sfida, una specie di calvario in cui i figli vengono superprotetti e esposti al mondo solo in età adulta, in cui i genitori si annientano e rinchiudono in una condizione che li rende stanchi e insoddisfatti, in cui si leggono troppi libri e appena non avviene come c´è scritto a pagina 30 si va nel panico, in cui si ha paura di non seguire una corrente e se la si segue non ci si autorizza ad un certo punto a dire stop: no io con il bambino nel letto non ci dormo, no io non ho voglia di avere la tetta sguainata ogni 5 minuti, no ma montessori okay però va bene anche la pubblica dietro l´angolo.
C´è tanta insicurezza e paura di essere giudicati, quando diciamocela tutta quello di genitori è il mestiere più entusiasmante dele mondo, ma anche il più difficile, quello per il quale l´unica cosa che vale è l´improvvisazione,e solo la nostra, per quel figlio li, neanche per i successivi!
Sbaglieremo forse ma non lo sapremo mai perchè in qualsiasi modo nessuno mai ci potrà dire quale sarebbe stato il risultato avessimo fatto diverso. Non è un gioco far crescere personaggini e farli diventare adulti...ma Keep calm and do your best, questo è l´importante.(anche quando il best sono tre ore di baby sitter per andare a fare shopping!)

martedì 6 settembre 2016

La sensazione di sertirmi a casa.

Ci siamo lasciati alle spalle un week end lungo, quello di labor day, il nostro quinto labor day da quando viviamo qui. Il QUI sta diventando il posto in cui abbiamo vissuto più a lungo, una sensazione strana di radicamento....


Mi sono messa a pensare che cosa mi mancherebbe veramete se partissimo domani, se cambiassimo casa, città, Paese. È un giochino divertente perché facendolo ci si rende conto che ci si è veramente installati da qualche parte.
in ordine sparso....














La natura che ci circonda, a due metri dalla porta di casa, bella come raramente la si vede, parte del nostro quotidiano.
Il clima unico di questa valle. Mai troppo freddo, raramente troppo caldo, che ci permette di mangiare in giardino sempre e di vivere all´aria aperta (e di conseguenza di approfittare ancora di più del punto uno)
Il cielo blu che ti mette di buon umore già di prima mattina, perché anche se qualcosa non va, aiuta a relativizzare.
La sensazione di essermi impadronita di un posto, qui è casa senza ombra di dubbio, conosco strade e angoli,  mi sento a mio agio.
Gli amici con cui condividere un momento, un caffé, un pomeriggio di festa. Gli amici che ci sono se qualcosa non va, anche se non sono amici di lunga data, anche se fino a 5 anni fa non facevano parte della nostra.
La multiculturalità nella quale siamo immersi 24 ore su 24, che ci porta a condividere momenti con persone di orizzonti, lingue, culture diverse, in un mix culturale che raramente si trova altrove.
L´andare al mercato e fermarmi ogni tre passi a salutare un´amica, mentre mi muovo a mio agio tra i miei banchi (quello del mio ennesimo mercato ¨del cuore¨)
Nuotare all´aperto per 12 mesi all´anno.
Le amiche delle mie figlie che ormai sono di casa, che ho visto crescere in questi anni e trasformarsi in ragazze.
Un medico sul quale posso contare, con il quale ho intrecciato un rapporto che mi da fiducia.
Un lavoro che tutto sommato ha preso il suo ritmo, senza grandi scossoni, dopo tanta fatica ....
Una casa che sento mia,  della quale ormai ho imparato ad accendere le luci senza confondermi.
Un mondo che mi circonda che mi sa ancora stupire ogni giorno con il suo entusiasmo e la sua voglia di fare.
Un´atmosfera in perenne fibirillazione, che metterebbe le ali anche a chi non ne ha.
Serate che si riempiono con inviti, BBQ che si susseguono, cene che riempiono l´agenda e ti fanno sentire parte di un tutto.
Forse un senso acquisito di sicurezza che spesso non si ha quando ci si sposta da un Paese all´altro.
Insomma CASA......


giovedì 1 settembre 2016

Se rinasco faccio college counselor!

Forse quando anche numero tre sarà partita per vivere la sua vita nel mondo dei grandi in un super college americano, io avrò le conoscenze e i trucchi per riciclarmi in un nuovo lavoro, il college counselor!
Muoversi nei meandri delle applications ai college è una sfida non solo per noi stranieri ma per gli americani stessi, in tanti infatti mi hanno detto ¨ ma guarda che anche per noi è complicatissimo, rispetto ai nostri tempi tutto è cambiato....¨ e se per loro è complicato per chi come me che come scoglio complesso per andare all´università ha fatto la coda alla segreteria di Via Po (quella dell´Università degli studi di Torino), con fotocopia del diploma di maturità nella mano sinistra e attestato di pagamento delle tasse universitarie nella destra, beh il processo equivale a scalare un otto mila senza scarpe!!
Uno pensa dopo il primo figlio di aver capito tutto, ma non fa i conti con il fatto che il figlio numero due non vuole fare la stessa cosa di numero uno e quindi magari cambia l´approccio, gli esami richiesti (SAT subject di cui parlavo qui), la stessa lista dei college....
Ah com´era più semplice per noi la scelta, che lista e lista???, da quando sono bambina ho sempre saputo che dopo il liceo l´Università sarebbe stata quella di Torino, mica bisogno di premerci le meningi, studiare statistiche, fare confronti, visitare posti a 5000 chilometri per capire se il contesto socio-culturale-urbanistico ci sarebbe convenuto.
Così entra in campo il college counselor, la professione più gettonata della Silcon Valley, sarà anche che qui dopo il top delle High School, tutti vogliono il Top dei college e visto che tutti non ci possono entrare(nei college cercano sempre di avere le stesse percentuali di studenti da ogni Stato e area geografica), beh che la guerra abbia inizio e per combatterla il generale che guiderà la battaglia sarà il college counselor, quello che conosce trucchi e scorciatoie, che ha la frase giusta da inserire nel buco giusto e che ti alleggerisce di qualche migliaio di dollari (che poi cosa sono rispetto a quello che tireremo fuori nei successivi 4 anni....??).
Il college counselor conosce i college, li studia, li analizza, in un colpo d´occhio vede il profilo del nostro studente preferito e sa subito quale sarà il mix and match vincente (o quasi perchè poi il processo delle ammission ha comunque una parte di passaggi che ci sfuggono...). Quello sul quale si concentra è tirar fuori il meglio da quel che vede sulla carta, fondamentalemente è uno specialista di marketing che lavora sul prodotto futuro studente universitario, mettendo in luce le chiavi giuste per la campagna pubblicitaria che conquisterà, si spera, l´occhio del selezionatore. Pare passino 5 minuti, non di più sui dossier, ovvio che se non si usano le parole chiave che attirano l´attenzione, non si hanno molte chance....
Lista dei college in una mano e profilo dello studente dall´altra questo stratega delle ammissioni cercherà la combinazione migliore, mettendo molte speranze nella tasca dei genitori (svuotata nello stesso tempo dalle sue salate fatture).
Tutto questo è necessario? si e no.... forse con molto più stress e impegno studenti e genitori potrebbero cavarsela discretamente, ma come abbiamo visto con Federica certi passi devono essere fatti con attenzione e se si è poco avvezzi al sistema si rischia di inciampare e di sbattere il naso. Qui nella nostra simpatica Valle di stress e corsa sfrenata verso il successo, forse si perchè i profili dei ragazzi sono tutti molto simili, tutti high profile, chi più ne ha più ne metta e se si vuole che quello del nostro adorato pargolo si distingua dal mucchio di brillantisuperdotaticonmilleattivitàextrascolasticheesempreilsorrisosullelabraesuperpopolari, beh meglio mettersi nelle mani di un professionista!
Questa è l´America un po´consumistica, giochiamo al gioco perchè abbiamo deciso venendo qui di trascinarci dietro le nostre ragazze e trascinandole le abbiamo immerse in questo mondo che richiede di giocarne il gioco per non perdersi per strada.... diamo loro gli strumenti per uscirne come meritano e se il prezzo da pagare è quello del college counselor... ben venga... ma vi giuro tra qualche anno mi converto anch´io!!