venerdì 29 aprile 2016

Paesi e citta' a confronto...

4 anni fa mi apprestavo a caricare l´ennesimo container. Con le ragazze avremmo raggiunto Paolo, già in America e avremmo incominciato insieme una nuova avventura, l´ennesima.
4 anni nello stesso posto fa quasi strano. 4 anni a costruire cose nella stesa realtà, un record negli utlimi anni.... fa bene certo ogni tanto approfittare un po'più a lungo della stabilità, anche se siamo degli spiriti nomadi e la voglia di volare verso altri lidi è sempre lì sonnecchiante.
Francia, Giappone, India, Stati Uniti, Paesi che abbiamo amato e ai quali saremo per sempre legati.
Parigi, la Normandia, Tokyo, Chennai, la Bay area sono posti che faranno sempre parte dei nostri ricordi migliori.
Ma cosa ci siamo portati dietro di ogni posto, cosa abbiamo amato di più e cosa proprio non ci è piaciuto?
Difficile racchiudere sensazioni e sentimenti in poche parole, difficile ma divertente navagare un po' nel nostro passato.
Parigi: abbiamo adorato la città, il suo spirito aperto, la bellezza delle sue strade.... un po´ meno i parigini convinti di essere il centro del mondo, mediamente poco accoglienti. Cosa ci siamo portati dietro? il nostro trio di ragazze che a Parigi ci hanno mostrato per la prima volta i loro musini delicati. Ci siamo legati per sempre alla ville lumiere, l´ameremo  come se fosse nostra perchè ci ha regalato le sensazioni più intense della nostra vita.
La Normandia ci ha donato anni spensierati e sereni, amici stupendi e insostituibili. Tanta, troppa pioggia, giornate invernali troppo corte, una cittadina vivace ma troppo piccola forse. Ci ha insegnato a tirar fuori le unghie per costruire il nostro mondo, ad andare verso gli altri se non si vuole rimanere soli, a lanciarci in progetti senza paura di sbagliare. Ci porteremo sempre dietro i nostri pomeriggi lungo la Senna, le giornate nella vecchia piscina, il mercato del sabato con il burro più buono del mondo, la foresta dei cavallini....

Vernon
Camilla nel nostro orto a Vernon
Tokyo: non è stato amore a prima vitsa, ma già dopo una settimana ho capito che l´avrei adorata per sempre... ci tornerei domani, conscia però che forse sarebbe diverso. Tokyo è intensa e profonda,è metropoli e paesino, asettica e vivace, sorprendente e monotona, bella da toglere il fiato e inguardabile. Mai città ha scuscitato in noi tanti sentimenti belli e positivi. Ne abbiamo amato la sicurezza e la pulizia, i ciliegi in fiore, i bambini con il cappello giallo, le donne in kimono, la profonda cultura. Abbiamo faticato ad abituarci ai prezzi allucinanti (questo era prima della California, altrimenti ci sarebbe sembrato tutto normale....) alle regole di etichetta un po´ maniacali, agli ubriachi in giacca e cravatta del venerdì sera!


















Chennai: dell´India si dice che o la si ama o la si odia, non esistono vie di mezzo. Noi l´abbiamo amata intensamente e dal primo giorno, nonostante le difficoltà, la miseria circostante, il caldo torrido, la sporcizia assoluta. L´India dopo il Giappone è stata una sfida, siamo passati il tempo di un volo ( e di una vacanza) dal mondo perfetto e organizzato, al caos più totale. Sarà per questo che ci è piaciuto? forse!
Abbiamo amato l´oceano indiano, intenso e scuro, i templi meravigliosi e le loro tradizioni, gli indiani calorosi e accoglienti, la loro filosofia di vita, i mercati affollati, le mucche agli incroci, seguite dai polli e dai cani.
Abbiamo odiato l´imondizia ovunque e i bambini ai semafori con la mano tesa, la povertà assoluta e il renderci conto che certi meccanismi sociali fanno fatica a cambiare.
Ci porteremo sempre dietro: il calore della sabbia sotto i nostri piedi, lo strombettare delle macchine una sull´altra, una dietro l´altra. Il sorriso unico del nostro autista. il profumo del nan cotto nel forno tandori. Gli occhi profondi dei bambini. le donne in saree elegantissime. le stoffe colorate.




La California: è veramente un mondo a parte la Silcon Valley, ogni tanto ci chiediamo se riusciremo mai ad andare altrove, tante sono le componenti positive qui: un clima eccezionale, un mondo in costante fibrillazione, il sentimento di vivere dove si progetta il futuro. Le mille opprtunità per tutti.
Abbiamo amato molte cose, direi quasi tutto. Odiamo il sistema sanitario che fa si che qui per vivere bene si debba essere in buona salute e con dei soldi, e sperare di rimanere sempre nella giusta categoria. Non ci piace la forte pressione messa sui ragazzi, anche se  ci rendiamo conto che noi con la nostra mentalità europea possiamo fare la differenza e riequilibrare il tutto!
Il giorno in cui partiremo, se partiremo.... ci porteremo dietro il blu del cielo e il calore del sole, la libertà di cui hanno goduto le nostre ragazze, le grandi opportunità professionali che si sono aperte a noi, la gente fantasrica che abbiamo conosciuto. Il sentimento di essere venuti qui al momento giusto, con dei figli dell'e tà giusta che hanno potutto approfittare al 100% dell´universo senza confini che si apriva loro davanti.



Chissa se sul nostro cammino ci saranno ancora Paesi da scoprire e città da vivere non come turisti, da un lato ci spero, dall´altro mi chiedo se continueremo ad essere così fortunati di poter dire che viviamo o abbiamo vissuto in posti che amiamo ....
 a suivre....

lunedì 18 aprile 2016

città o campagna....

Una settimana vola in fretta, e passa ancora più alla svelta quando si è immersi in qualcosa di nuovo!
Una settimana in east coast a scorprire college e a respirare un´altra aria.... adoro la California ma meno male che ieri all´atterraggio c´erano ad attendermi il nostro solito caldo sole e quel cielo blu che colora spesso le nostre giornate. Dico meno male perchè un po´ il male di città mi è venuto, senza nulla togliere a San Francisco che rimane per me una città bellissima, ma Boston e New York hanno un qualcosa di diverso.... magari anche solo il fascino dell´essere posti in cui non vivo e di cui approfitto in tono vacanziero!
BOSTON IN FOTO
Boston college
 

Queste città hanno entrambe ed in modo diverso qualcosa di magico....
A Boston ti senti in Europa, ne respiri quasi l´aria come se fossi a Londra, ma con quel pizzico di America di cui ci siamo invaghiti. A New York sei immerso in un caos eterno, tanta gente, tante macchine, tanto rumore, ma scorci incredibili, vita che pulsa, movimento senza sosta, giorno e notte.
Ecco cosa mi cambia dalla Silicon Valley,  il movimento continuo, la gente che cammina in massa, i marciapiedi ingombri di persone anche dopo le nove di sera, i locali pieni oltre l´ora di cena, il fatto di poter scegliere di vivere anche dopo l´orario scandito dal lavoro. Qui da noi alle nove di sera sembra calare il silenzio per le strade, là c´è vita, il che non vuol dire essere obbligati a vivere a pieno ritmo 24 ore su 24, ma di avere la possibilità di farlo, di arrivare in un locale dopo le nove senza sentirti dire che la cucina chiude 30 minuti dopo.
NEW YORK in foto


La Silicon Valley pulsa di innovazione, è fertile nel produrre idee, ma si addormenta presto, oltre una certa ora deve ricaricare le batterie per poter rifare il mondo il giorno dopo. Dall´altra parte degli States il ritmo è più vicino al nostro, almeno è l´impressione che ne ho.
Adoro qui dove vivo, queto sole caldo che ti brucia la pelle, le lunghe nuotate in piscina possibili anche in inverno, la natura strepitosa che ci circonda e che ci permette di svagarci aprendo la porta di casa, il sentimento del tutto è possibile che si respira in ogni discorso, la voglia di inventare sempre presente.
NOI IN FOTO

Mi piace quell´altro mondo a 5000 chilometri da qui, quello fatto di città, di ritmo diverso, di negozi e locali ad averne quasi la nausea, di skyline che potresti osservare per ore.
Sono una cittadina prestata alla vita finta campestre della Bay Area, mi piace vivere la città ma non subirla e abitarci ai margini me lo permette... quando però mi ci tuffo in fondo sento una strana voglia di riviverla al 100%....
Forse tornerò prima o poi ad essere cittadina sempre e allora rimpiangero il giardino e la libertà di camminare per strade deserte, per sentieri solitari con come unica compagnia i rumori della campagna....

lunedì 11 aprile 2016

il college tour

Gli studenti dell´utlimo anno qui in America hanno appena avuto le tanto attese risposte per il loro accesso al college. Marzo è un mese lungo fatto di attese e speranze, il mese in cui uno dopo l´altro si concretizzano i sogni di tanti ragazzi, o , a volte con un semplice e laconico ¨non ammesso¨, questi stessi sogni si sgretolano dolorosamente. È dura l´attesa di una risposta. È duro attendere a 17- 18 anni quello che sembra essere la svolta per le proprie giovani vite.
Onestamente non credo che alla fin fine tutto si giochi con queste ammissioni, ci sono ragazzi che maturano in modo diverso e che hanno bisogno di più tempo, per loro forse ci sarà un appello, la possibilitàa di dimostrare un po´ dopo che valgono come gli altri e forse anche meglio!
Comunque questo lungo processo di attesa che conduce alle migliori Università americane, e anche semplicemente a tutte le le altre, incomincia mesi e mesi prima, forse anche anni.
Durante gli anni di liceo gli studenti devono costruirsi il loro profilo, quello che verrà valutato per entrare all´Università. Un profilo non fatto solo di voti, fatto di scelte di corsi più o meno impegnativi, di attività scolastiche ed extra scolastiche a ripetizione, di interessi coltivati con passione, di musica, di sport. Quello che deve uscirne fuori è un qualcosa che li differenzi dagli altri e che faccia dire al collge, a quel college specifico e ambito, vogliamo te piuttosto che un altro,, e ti vogliamo perchè hai un qualcosa che ti rende diverso. Lo scopo nei college non è avere una popolazione di mille cloni studiosi, ma di tante personalità complementari che interagendo tre di loro creino un ambiente dinamico e interessante.
L´anno Junior, il penultimo di High School è particolarmente impegnativo, saranno i risultati di quest´anno, sommati ai due precedenti a dare le indicazioni sul valore accademico dei ragazzi. I dossier vengono depositati entro Natale dell´utlimo anno, a volte anche un po´ prima. È l´anno degli esami nazionali che vengono presi in considerazione per posizionare lo studente rispetto ai suoi coetanei, benchè poi si sappia chiaramente che in America la scuola è a più velocità e dipende molto dalle diverse aree geografiche: gli studenti di Silicon Valley ad esempio verranno valutati come studenti di Silicon Valley, ad alto potenziale, cresciuti in scuole più competitive della media nazionale, con risultati sostanzialmente molto diversi dal resto degli States. Comunque anno duro e carico di tensione, in cui a dei ragazzini giovanissimi viene chiesto di decidere sul cosa farò da grande. A 16 anni mi avessero chiesto cosa avessi voltuo fare avrei risposto con un grande sorriso e mille idee confuse, non con le stesse idee chiare di mia figlia Chiara, 16 anni compiuti a gennaio, con la quale mi appresto a fare il College tour, il giro dei college che potezialmente lei vorrebbe frequentare e ai quali non è male andare a dare un´occhiata da vicino!
Boston College
Il college tour è un must per gli studenti del penultimo anno. Il college tour è da un lato marketing per le università, che fondamentalmente devono venderti un prodotto, e questo anche se si chiamano Harvard e Stanford, devono farti vedere che si, lì da loro ci staresti bene e saresti felice! Dall´altro lato il college tour è un modo per lo studente di fare vedere all´università che sei veramente interessato a loro, che non stai scherzando, che ti sposti, visiti, fai domande. Loro alla fine avranno il tuo nome nel sistema e quando riceveranno il dossier non sarai un totale perfetto sconosciuto.
Noi siamo a Boston, visiteremo tre college, cercheremo di capirne un po’di più, poi ci sposteremo a New York. Chiara parlerà con degli studenti, perchè il loro feedback è fondamentale. Cercheremo anche di renderci conto se la città possa essere una buona scelta per lei, valutando un college si deve valutarlo in tutti i suoi aspetti, anche guardandolo immerso nel suo universo. Un campus in città è diverso da un campus in campagna, ci sono giovani fatti per vivere nel caotico mondo cittadino ed altri che preferiscono la pace campestre.
Rientreremo a casa tra una settimana e Chiara insieme alla sua college counselor potrà fare un bilancio delle sue visite, in seguito valuteremo cos´altro visitare, consci comunque che non si possa visitare tutto e in alcuni college applicherà dopo averli apprezzati solo sulla carta.
Vedremo siamo solo all´inizio, saranno lunghi i mesi nell´attesa delle risposte. Ci siamo passati un anno fa ed eccoci rituffati adesso in questo meccanismo stressante ma necessario. Siamo sopravvissuti con la primogenita che non potrebbe essere più contenta delle sue scelte, sopravviveremo con la seconda, un po´ più ferrati questa volta, quando arriverà il turno della terza saremo quasi dei perfetti genitori americani!

mercoledì 6 aprile 2016

le mamme italiane all´estero!

Nel mio precedente post parlavo di come a volte noi italiani non siamo dei campioni a fare comunità... ovviamente le considerazioni fatte sono il frutto di 20 anni d´espatrio e dell´osservazione delle dinamiche proprie a noi italiani confrontate con quelle di altre comunità expat, rpincipalmente europee! Riflettendo penso che uno dei motivi che ci trattiene sia anche la scarsa presenza di scuole italiane nel mondo, ragion per cui ci troviamo tutti un po´ sparsi qua e là in sistemi educativi diversi. La scuola fa molto senza ombra di dubbio 
Se in modo reale questo concetto di condivisione tra concittadini ci risulta difficile da mettere in pratica, in modo virtuale osservo come il tutto sia più semplice. Ormai è un pullulare di gruppi di vario tipo, principalmente du FB, dove veramente si ha l´impressione di condividere molto, gruppi che hanno diverse funzioni, tra cui molto spessa quella di farci sentire meno soli quando soprattutto la realtà nella quale siamo immersi non ci corrisponde.
Da un po'di tempo, ho perso il conto dei mesi o anni, faccio parte di un gruppo di mamme italiane all´estero, una vera forte comunità in cui ci si confronta e ci si scontra. Siamo tutte mamme, giovani mamme e un po´ meno giovani, tutte alle prese con la magia dell´essere genitori unita alle dinamiche proprie dell´esserlo all´estero lontano da tutto e da tutti. Ci si sostiene a vicenda nelle piccole difficoltà quotidiane, siamo un po´ la mamma o la sorella che a volte per motivi di fuso non possono darci la risposta giusta che ci servi li per lì!
tempo fa ho scritto un aritcolo su questo gruppo, ve lo porpongo qui
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Essere mamma non è semplice. Essere mamma all´estero è ancora più complicato. Spesso si è soli con i propri dubbi e le proprie domande. Spesso  le tante ore di fuso non ci permettono di interagire in fretta con i nostri punti di riferimento rimasti in patria. Spesso ci si trova ad affrontare difficoltà nuove, date dal nuovo contesto, dalla nuova lingua, dalla cultura sconosciuta nella quale si è immersi.
Non è detto che subito si riescano a trovare amiche e amici con i quali come genitori possiamo confrontarci, ci vuole del tempo per ricostruire una rete sociale e i primi passi possono sembrare ancora più complicati quando, oltre a dover gestire le mille emozioni che si scatenano in noi quando cambiamo Paese, dobbiamo occuparci anche dell´equilibrio dei nostri figli.
C´è poi anche il fatto che nessuno capisce meglio i nostri stati d´animo di chi passa attraverso le stesse difficoltà quando si cambia Paese. Con questo non che una persona stanziale non possa darci una mano, ma sicuramente chi sa esattamente cosa stiamo vivendo perchè ci è passato o ci sta passando, avrà un modo diverso di darci una mano, in un certo senso più corrispondente alla nostra vita d´expat!
il web è un pullulare di gruppi. FB è terreno fertile per qualsiasi tipo di aggregazione. Ormai ci si può ritrovare tra italiani sparsi ai quattro angoli del mondo uniti dalla stessa passione( dagli scacchi alla cucina,  dallo sport ai viaggi) a chattare su facebook. Stiamo sviluppando rapidamente un diverso modo di metterci in relazione, nascono amicizie virtuale grazie proprio all´utilizzo sempre più diffuso dei social media.
Certo per niente al mondo sostituirei un caffè reale e le quattro chiacchiere che ne conseguono, con un incontro in rete…. ma a volte questi gruppi diventano veramente importanti e insostituibili.
È l caso del gruppo mamme italiane all´estero.
Marta e Beatrice, mamme, la prima a Londra, la seconda attualmente in transito in Italia ,dopo un´esperienza entrambe negli States, sono le creatici di questo gruppo che raggruppa oltre 2000 mamme sparse per il mondo. L´idea è nata ¨Perchè cercavamo informazioni su come preparare i bambini ad un trasferimento all'estero e abbiamo scoperto che non esisteva un gruppo di mamme italiane all'estero¨ racconta Beatrice.
¨ tra i mille gruppi Facebook dedicati alle più disparate comunità, nell'autunno del 2013 non ne esisteva ancora uno dedicato a chi parte con un biglietto di sola andata e la famiglia. Io e Beatrice facevamo (o meglio, facciamo) parte di un altro gruppo di mamme, e per caso ci siamo ritrovate tra i commenti di un thread. Lei era già in Wisconsin, io mi sarei spostata a breve in California e cercavo consigli e altre mamme con cui confrontarmi. Cerca e ricerca, non abbiamo trovato gruppi per tutte le mamme italiane in giro per il mondo, e quindi l'abbiamo creato noi ¨ aggiunge Marta e la scelta è stata vincente!
Essere mamma all'estero è sicuramente più faticoso e sfidante che in Italia: tutto da imparare, dai nomi delle malattie infantili alle differenze tra sistemi sanitari, spesso niente nonni su cui fare affidamento, a volte si è anche a svariati fusi orari di distanza dalla famiglia e non si può telefonare per una chiacchierata o un consiglio. Allo stesso tempo ti dà una grande libertà, sia dagli schemi tradizionali in cui bene o male si rientra in Italia, sia di prendere il buono dalle varie culture (quella originaria e quella in cui si è immersi) e creare un proprio stile genitoriale "su misura". Ti rende anche più aperta a nuove idee e in definitiva meno paurosa e ansiosa in generale. Essendo una sfida importante, ti dà una grande fiducia in te stessa. Essere mamme all´estero però può mettere a nudo molte paure, si è soli ad affrontare il mondo esterno,  spesso più complesso di quello che abbiamo lasciato alle spalle, o almeno appare come tale….
Il successo del gruppo è stato immediato.
Le mamme del gruppo sono per lo più donne sole, che hanno bisogno di compagnia, oppure mamme che cercano di informarsi su un imminente trasferimento. Sono donne toste, anche quando non si rendono conto di esserlo. Arrivano da ogni ceto sociale e sono all'estero per lavoro, per il lavoro del compagno, per amore, per caso...per mille motivi. I loro problemi sono spesso gli stessi affrontati dalle mamme italiane, ma le risposte se le devono andare un po' più a cercare perché non c'è tutta quella rete di supporto di una mamma in patria. Argomenti molto sentiti sono la distanza dalla famiglia di origine, il bilinguismo dei figli, il rapporto coi suoceri, l'allattamento e lo svezzamento (a ogni paese i suoi usi e costumi!), il senso di colpa verso i genitori che non vedono i nipoti e verso i figli che non si godono i nonni...di tutto di più! Nel gruppo le mamme cercano (e trovano) supporto alle proprie decisioni, ma anche indicazioni su faccende pratiche (come si dice sesta malattia in inglese? come fare per ottenere la copertura sanitaria quando si rientra in visita italia?) e ricerca di amicizia con altre eventuali mamme italiane residenti nella nuova nazione.
Gli spunti sono tanti, gli scambi piacevoli e utili, ogni tanto un po´ di polemica, cosa assolutamente normale quando si mettono insieme delle donne appassionate a discutere di problematiche di vario tipo!
Indubbiamente l´utilità è chiara, ogni volta che qualcuna esprime apprezzamento per il gruppo io sono felicissima. Essere mamme all'estero è difficile, anche quando ci si trova magari in una situazione idilliaca, e sapere di aver contribuito in qualche modo ad aiutare qualcun´ altra è una sensazione bellissima.
E per il futuro?
¨Nel futuro del gruppo vedo 8000/10000 utenti impossibili da gestire¨, dice Bertrice….con un po´ di paura
Il gruppo cresce e cresce di giorno in giorno, segno che è proprio vero che dall'Italia ohimé ormai si fugge in massa. Spero che continui ad essere quello che è, un posto dove ci si può sfogare senza ricevere (troppi) giudizi, dove incontrare mamme che "sanno quel che si passa" e anche un supporto pratico dove possibile.
Questo gruppo sta dando molto a tante donne che si trovano ad affrontare l´espatrio, e a tante altre che sono confrontate ad una scelta: restare o partire?. Io ne faccio parte ed ogni giorno, ad ogni scambio mi rendo conto di come gruppi come questo siano fondamentali al giorno d´oggi per dare la forza di scegliere nonostante le pressioni famigliari e sociali.
¨Il gruppo mi ha dato tante nuove amiche in giro per il mondo e soprattutto ci rimanda di giorno in giorno di quanto siano donne e persone fantastiche le mamme italiane, in patria e anche all'estero¨ dice Marta. E Beatrice aggiunge¨se fosse esistito un gruppo come questo quando lo cercavo come un assetato cerca un goccio d'acqua sarebbe stato la mia salvezza. Ho incontrato molte belle mamme con cui si è instaurato un bellissimo rapporto per ora solo virtuale, per ora!¨
Cosa aspettate ad iscrivervi?



martedì 5 aprile 2016

Quando la comunità fa la differenza

Nei miei primi anni all´estero non ho mai cercato particolarmente di frequentare gli italiani, ero agli inizi della mia vita lontano da casa e volevo tuffarmi a capofitto nel nuovo.... Pian piano negli anni e soprattutto allontanadomi molto dall¨Italia, ho trovato simpatico incrociarne qua e là, anche perchè è rilassante tirovarsi con chi ha alle spalle lo stesso bagaglio e gli stessi riferimenti culturali, Da sempre però ho constatato come noi italiani non siamo tanto capaci di fare squadra, di creare comunità solidale lontano dalla madre patria.
Oggi ad un pranzo con amiche francesi osservando le loro dinamiche mi sono detta che ci manca forse un qualcosa per poterci sentire uniti. La massa critica forse per fare comunità non c´è, ma credo anche che sia proprio una questione di atteggiamento. Noi italiani pensiamo più a noi stessi che ad un bene comune, e forse questo si riflette anche nel nostro zoppicante Paese, dove tutti fanno i loro interessi e sono in pochi a pensare a quello che potrebbe essere utile per il bene di tutti ( non ci sarebbero tanti evasori fiscali se non stessimo a guardare il nostro piccolo mondo a discapito del grande). All´estero questa forma di egoismo inconscio si riflette nell´incapacità di focalizzarsi insieme e unire le forze  per creare cose comuni utili per noi italiani e per la comunità internazionale che ci sta intorno.
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Ci sono due episodi che mi hanno colpita in questi giorni e grazie ai quali mi sono resa conto ancora una volta di come i francesi siano dei campioni nel fare squadra e nell´appoggiarsi gli uni con gli altri. Un paio di settimane fa c´è stato un enorme slancio di solidarietà per una famiglia francese installata qui, che per vari motivi sta attraversando grosse difficoltà finanziarie.... la comunità si è veramente mobilitatata per far sentire calore e presenza a questa famiglia, e non sentirsi soli dall´altra parte del mondo è veramente fondamentale.
Venerdì scorso una giovanissima mamma ha chiuso gli occhi per sempre in modo assurdo ed improvviso, lasciando un´interà comunità nello sgomento ma anche nuovamente pronta a stringersi intorno ad un uomo e ai suoi due piccoli colpiti dall´orrore di un lutto così ingiusto e inatteso. Un lutto in espatrio è qualcosa di una violenza inaudita, essere lontano da tutto e tutti può essrere insormontabile e mai come in queste occasioni la comunità che si stringe intorno è importantissima.
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Sono due tra i tanti esempi, ma sono talmente freschi e dolorosi da rimanere impressi.... ce ne sono poi tanti altri più gioiosi dove si vede la voglia di progredire e costruire insieme , quella che secondo me manca a noi italiani, ed è un peccato perchè quando ci sono  un oceano e un continente di mezzo sarebbe bello costruire insieme una bella immagine del nostro Paese anzichè frammentarla in tante piccole egoistiche imprese!