mercoledì 2 novembre 2016

Povera lingua nostra: l´italiano dell´expat di lunga data

Si parla tanto dell´italiano dei nostri figli, di quel loro continuo e allegro mescolare lingue, cosa assolutamente normale per chi nasce e cresce in contesti linguistici completamente diversi da quelli familiari. Ci soffermiamo spesso a sorridere degli strafalcioni simpatici dei nostri marmocchi...e questo anche quando hanno passato i tre anni! Ci inquietiamo delle loro reazioni all´approccio di una nuova lingua, ci facciamo mille domande sul come riusciranno a destreggiarsi anche nella nostra di lingua, che è spesso loro solo a tratti, riflettiamo su come fare perché le imparino tutte in fretta e senza traumi... ma su di noi non ci facciamo mai domande, su di noi tutto sembra scontato, su di noi l´apprendimento viene così come viene, spesso bene nonostante, si sa, dopo una certa età tanto elastici non lo siamo più (infatti in tre anni il giapponese nonostante la costanza mica l'ho veramente imparato, al di la del basic che più basic non si può!)
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E la nostra di lingua, quella con la quale siamo cresciuti, quella nella quale abbiamo studiato almeno per una buona parte del tempo, quella che chiamiamo lingua madre? Massacrata, ne esce semplicemente massacrata, zoppicante, stridente, da diventare quasi nuova, si una nuova lingua, la nostra, quella della nostra famiglia....
Quando le ragazze erano bambine spesso ci dicevamo che dovevamo fare attenzione parlando loro in italiano, attenzione a non mischiare, attenzione alla forma, insomma attenzione a trasmetter loro qualcosa di decente e non già maccheronico in partenza, perché poi ci avrebbero pensato loro a massacrare un po´ la cara lingua di Dante!
Ci siamo riusciti si e no, si nel senso che il trio parla un ottimo italiano, colorito e rafforzato da parole di origine varia ed eventuale, no nel senso che anche il nostro italiano dopo 20 anni di ornorato servizio in terra straniera ogni tanto fa un male cane alle nostre stesse orecchie.
Ogni tanto mi ascolto e mi diverto a cogliere quante parole in una frase, in un nostro dialogo non sono più in italiano o vorrebbero esserlo ma lo sono solo nel nostro lessico famigliare che ormai spazia da una lingua all´altra senza pudore e vergogna....Il tutto è talmente naturale da diventare spiazzante!
Certo la lingua evolve, ma quando si vive all´esetero il processo si accellera e il risultato è sorprendente soprattutto per chi ci ascolta... avete mai visto le facce un po´ interdette di certi interlocutori  quando con covinzione raccontiamo che abbiamo schedulato un appuntamento dal dentista????
Treccani a me, mi faccio una rilettura!!

2 commenti:

pinguino ha detto...

provo a non infilare parole tradotte dal tedesco ma ormai è una causa persa a volte, non mi vengono più in mente..penso però sia normale. Meno male la svizzera è un paese fatto d tanti stranieri, quindi qui si parla un minestrone di lingue. Quello su cui faccio però attenzione è lo scritto, almeno quello che si può correggere va corretto. per questo mi dà molto fastidio a volte leggere strafacioni sui giornali italiani, saranno anche online ma un correttore non lo possono usare?!

Giulietta Saconney ha detto...

Hai perfettamente ragione, un conto è l'orale, diverso lo scritto...si leggono cose orrende 😳😳😳😳