martedì 30 agosto 2016

Il nido che si svuota...

Un anno fa ero a New York ad aiutare Federica ad installarsi nella sua nuova vita di studentessa universitaria.



















Tra un anno sarò non so dove ad aiutare Chiara a fare lo stesso. Tra un anno rimarremo in tre, ma non ci voglio pensare.
Un anno fa rientravo in California lasciando 5000 chilometri più in là una figlia non ancora maggiorenne, un  nodo allo stomaco e uno in gola. Tra un anno forse sarà lo stesso, ma avrò il vantaggio di esserci già passata.
Qui i ragazzi se ne vanno presto, spiccano il volo appena finito il liceo, molto spesso vanno lontano, troppo lontano per condividere un week end. Ci si ritrova durante le vacanze e si cerca di recuperare. Si impara a vivere ad un altro ritmo, quello della distanza.
Quando si hanno figli piccoli sembra impossibile poter resistere lontano da loro. La prima volta che ho lasciato Federica non aveva un anno, ci siamo concessi una settimana in Mar Rosso per soffiare un po felicissimi i nonni di prendersi cura di lei. I primi giorni mi sembrava mi avessero tolto un braccio. Mi accolse al ritorno con un enorme sorriso e capì che non avrei potuto tenerla attaccata a me per sempre.
Mettiamo al mondo dei figli per vederli crescere ed è una grande soddisfazione vederli volare da soli. Certo è doloroso il distacco fisico, ma si impara a gestirne le ferite e alla fine ci si rende conto che li facciamo crescere per questo, per separarci da loro un giorno.
piccole
Mi piacerebbe ogni tanto tornare indietro nel tempo, rivederle tutte e tre piccole sulle loro biciclettine nelle strade di Tokyo, osservarle curiose scoprire il mondo con l´ingenuità dei bambini, guardarle dormire serene nei loro lettini (questo lo faccio ancora però). Poi però mi piace questa loro fase della vita, in cui cercano a tentoni l´indipendenza e inciampano nella loro voglia di libertà. È bello vederele diventare adulte, scoprire pensieri più maturi, vedere che alla fine volano si da sole, ma cercano nei nostri occhi il sostegno necessario per farlo.
Sul volo che mi riportava a casa da New York a San Francisco, un anno fa, mi sono venute le lacrime agli occhi, pensando alla mia bambina diventata grande, pensando forse al tempo che avevo perso con lei, perchè di fretta, perchè stanca, perchè presa nel mio ritmo di mamma. Ho pensato agli errori e avrei voluto poter tornare indietro e non sbagliare in nulla, anche se forse una mamma perfetta non le sarebbe piaciuta.
Frose tra un anno salirò su un altro aereo con la stessa tristezza e un nodo allo stomaco ed uno alla gola, penserò di nuovo agli errori e a quello che non ho fatto e avrei potuto fare, poi sentirò il telefono che squilla vedrò il suo visino sorridente e ascoleterò i suoi raconti entusiasti e allora al diavolo errori e rimpiannti, il risultato più grande saranno quelle ali grandi che l´aiutano a stare in volo e che sono anche un po´ merito nostro!

4 commenti:

Claudia Pessarelli ha detto...

Siamo appena tornati da una vacanza in Messico, trascorsa con nostra figlia. Bello, ma dopo 2 anni di college, e` stato il massimo che potessimo ottenere. Lei ha trascorso l'estate lavorando e facendo corsi lei nella sua citta` universitaria e dopo una settimana aveva voglia di tornare a casa sua, cosi` mi ha detto, lasciandomi basita alla sua risposta " Quando vengo da voi ormai e` "casa dei miei genitori", ma che tristezza!!! Ma come mai crescono cosi` in fretta?

Giulietta Saconney ha detto...

non so Claudia, crescono in un soffio e non possiamo che guardarli volar via....anche Federica era contenta di rientrare a New York ma mi ha detto che e' stata felice di passare un mese con noi e le sue sorelle. Costruiscono vite lontano, un po' e' colpa nostra, abbiamo dato loro il gusto di essere liberi!

NonPuòEssereVero ha detto...

Claudia per me è lo stesso: amo i miei genitori, ma casa mia è casa mia :)

NonPuòEssereVero ha detto...

Claudia per me è lo stesso: amo i miei genitori, ma casa mia è casa mia :)