mercoledì 18 maggio 2016

quando ci si esaurisce...

Anni fa una mia cara amica si svegliò al mattino e non fu capace di alzarsi dal letto, era come se il suo corpo non rispondesse a quello che era stato il richiamo quotidiano del scendere dal letto e andare in ufficio. La sera prima era andata a letto come sempre, stanca, con mille preoccupazioni, ma senza farci caso. Lei era una donna in carriera, di quelle che non mollano un minuto ma che allo stesso tempo dopo 15 ore in ufficio sono ancora capaci di sorridere ai figli, di ascoltarli, di vedere gli amici per una cena, di organizzare un week end esotico con il marito. Ad un certo punto il suo corpo ha detto stop, le batterie si sono esaurite e per recuperare energie e pensieri positivi ci ha messo due anni.
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Ieri sera sono andata ad un´interessantissima conferenza sul burn out, fenomeno che mai come qui è da tenere in forte considerazione. In questa valle soleggiata della California, in anticipo rispetto al resto del mondo di 10 anni, se non di più, dove si inventa il futuro ad un ritmo sostenuto e dove non ci si ferma mai e tutti sono brillanti, questo fenomeno è diffuso, diffusissimo, e non soltanto tra gli executive sottoposti a mille pressioni, lo è tra i ragazzi e pure tra le mamme che decidono di stare a casa ad occuparsi dei figli.
Spaventa da un lato, ma dall´altro ci aiuta a riflettere su come ad un certo punto si debba alzare il piede dall´accelleratore e se non si riesce ad essere il numero uno si può vivere felici e rilassati essendo semplicemente uno dei tanti.
Ma cos´è il burn out? essere bruciati, esauriti, scoppiati, le batterie sono a terra e non c´è mezzo di ricaricarle, non si ha più voglia di nulla, non si sentono più gli stimoli, ci si sente inutili, stanchi, senza energie. Si entra in un circolo vizioso dal quale non si può uscire senza essere aiutati, senza l´appoggio degli altri, senza staccare veramente la spina da ciò che ci rende esausti. Il processo di recupero è lungo soprattutto quando si arriva al punto di non riuscire più ad affrontare la vita di tutti i giorni, ad alzarsi da quel letto come la mia amica.
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Certo la pressione sociale, soprattutto qui in Silicon Valley, che ci vuole tutti belli, pimpanti, intelligenti, brillanti, innovativi e festaioli non aiuta a dirsi ¨piano, qui devo rallentare¨, e se chi ci sta intorno non ci aiuta ad aprire gli occhi, la cosa può diventare seria... Sono tanti gli executive qui che cadono in questa trappola e vengono tritati dal sistema, senza rendersi conto che ad un certo punto non riusciranno più ad andare avanti.... il rischio è la depressione.
Ma come fare per non raggiungere questo punto di non ritorno? ASCOLTARSI, siamo i primi a poterci aiutare. ESSERE UN PO´ EGOISTI, ritagliandoci senza sensi di colpa un po´ di tempo solo per noi. ESSERE CAPACI DI VEDERE I NOSTRI LIMITI, non pretendere la luna da noi stessi, lasciar correre con la perfezione, essere imperfetti, sbagliare.
E qui di nuovo la pressione sociale non aiuta, i manager vogliono essere i migliori, gli studenti i più brillanti, le mamme delle super mamme, e nessuno di loro è capace di chiedersi se ne vale la pena, se ammettere di non saper fare tutto, se prendere una volta ogni tanto un voto mediocre, se non essere disponibile per i figli 24 ore su 24, non sia la chiave giusta per proteggersi e sopravvivere.
Non è facile, e non lo è soprattutto qui, ammettere di aver voglia di fare un passo indietro, ma è indispensabile per proteggerre se stessi e le presone alle quali vogliamo bene!
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