domenica 13 marzo 2016

La terra trema

Ci sono dei giorni che non si dimenticano mai. Ci sono giornate che a distanza di anni ricordiamo in ogni dettaglio. Spesso sono giorni felici, ogni tanto sono i momenti tristi, rimangono impressi e indelebili nella nostra memoria e siamo capaci di rivivrli a rallentatore, di ripercorrerne i dettagli e di percepire le stesse sensazioni, senza che il tempo ne cancelli l´intensità.
Fa parte della vita.

5 anni sono passati da Fukushima, dal terremoto devastante che ha colpito il Giappone. Avremmo potutto esserci, ma eravamo già partiti, avremmo potuto viverlo in diretta, ma per fortuna le scelte della vita ci avevano portato altrove.  Quando si vive e si è vissuto in Paesi in cui la minaccia di una catastrofe naturale è violentemente presente, ci pensi e non ci pensi. Vivi il tuo quotidiano con leggerezza, ma poi ogni tanto ti blocchi e ti fa quasi male: potrebbe succederci ad ogni momento.
Sono passati 5 anni, era l'11 marzo. Atterravo a Parigi di ritorno dall´India dopo una settimana passata a Chennai a lavorare. Come sempre il riflesso di riaccendere il telefono per mandare il solito messaggio: atterrata! neanche il tempo di incominciare a scrivere che un messaggio di Paolo mi annunciava quello che era successo. Brividi nella schiena. Per noi Tokyo era ed è un mondo di affetti, una città alla quale ci sentiamo particolarmente legati. Subito il pensiero è corso a tutti loro, i nostri amici li, quelli che ancora vivevano nella grande metropoli. Sono scesa come uno zombi dall´aereo e mi sono fermata a guardare le immagini che arrivavano sulle TV dell´aeroporto direttamente dal Giappone. Paura, desolazione, attesa.... attesa del peggio che doveva ancora arrivare... attesa di capira perchè la natura si accanisse così e il mare spazzasse tutto al suo passaggio, attesa con il fiato sospeso.
Sono rientrata a casa angosciata, volevo sentire le loro voci, le voci dei nostri amici, essere rassicurata che in realtà non fosse successo nulla. Volevo saperli sereni. Ho ascoltato i loro racconti via skype, facendo mie le sensazioni di paura e disagio. Sapevo cosa voleva dire la terra che trema sotto i piedi, la paura che continui a farlo in eterno e che non ci dia via di scampo. Sapevo come il tempo si dilati quando ti senti insicuro tra le pareti di casa tua. ¨non ha mai tremato così, non ti immagini¨ sono state le parole della mia amica Clara.... e lì ho capito.
Poi c´è stato tutto il resto, oltre il terremoto. Gli stranieri sono partiti. I nostri amici gaijin sono partiti tutti, evacuati in massa. I nostri amici giapponesi sono rimasti, giusto, è il loro Paese, la loro città, non si volta le spalle al proprio mondo, questo è il solo privilegio che abbiano noi expat, recuperiamo le nostre cose e torniamo indietro.... soffrendo  ma abbiamo la scelta.
Alcuni amici non sono più tornati, non hanno avuto il coraggio, la forza, altri si, hanno sentito che lì era casa, non riuscivano a chiudere la porta e basta.
La vita ci ha messo un po´ a tornare normale, poi pian piano il ritmo è ripreso come si gira una pagina di un libro, si ricomincia leccandosi le ferite e incorciando le dita che non succeda di nuovo.
Ho passato 3 anni in Giappone a sentire la terra che tremava sotto i piedi, ci ho messo del tempo a dimenticare la sensazione che ogni piccola scossa mi procurava. Adesso in California cerco di non pensarci, di non pensare a quello che potrebbe essere se la terra impazzisse di colpo. Si impara a vivere in Paesi in cui da un giorno all'alltro si rischia di perdere tutto. Si impara, ma non ci si abitua mai. Non ci pensiamo e andiamo avanti.....

1 commento:

Mocaliana Ele ha detto...

Ho sentito un terremoto lievemente più forte qualche anno fa, veramente è una cosa che molta impressione; penso sia proprio il fatto che uno in casa propria si sente al sicuro e invece la casa ti tradisce...