mercoledì 23 marzo 2016

Integrarsi e disintegrarsi!

Le mie figlie sono nate e cresciute all´estero, in Italia non ci hanno mai vissuto, l´Italia è il loro Paese, certo, ma il loro concetto di italianità è quello che noi abbiamo cercato di trasmettere loro, così come una buona parte della nostra cultura d´origine. Non ci siamo mai preoccupate che non si integrassero culturamente nei Paesi in cui abbiamo vissuto, non abbiamo mai pensato che il fatto di essere straniere le avrebbe tagliate fuori dal mondo in cui crescevano e del qual´è indubbiamente assorbivano valori e pensieri. Le abbiamo sempre spinte ad integrarli.
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Questo vuol dire vivere e crescere all´estero, vale per loro e vale anche per noi adulti, magari all´inizio più restii ad adeguarci alle differenze, ma obbligati a farlo per veramente sentirci integrati e parte di una nuova comunità, e questo senza rinnegare da dove veniamo (Pippo Baudo fa parte del nostro background volenti e nolenti :) ....)
Una cosa che non abbiamo mai cercato di fare è stato di  ritagliarci un mondo tutto italiano, una specie di oasi impenetrabile ai valori e alla cultura del nostro Paese ospitante, per dire, adesso siamo in America e stà a noi adeguarci un po'ai sui valori, senza per questo rinnegare i nostri,  giusto quella capacità di bilanciare e adattarci necessaria quando si vive altrove.
Così non accade sempre, ci sono giovani che nascono e crescono in un certo mondo, che ne assorbono, almeno in apparenza i valori, gli usi e i costumi, che ne frequentano le scuole che dovrebbero renderli adulti responsabili, questi giovani crescono come sono cresciute le mie figlie tra radici lontane che i genitori cercano di mantenere ben salde e nuovi valori, magari neanche tanto lontani dai quelli d´origine.
Questi giovani crescono, diventano adulti  e poi si rivoltano contro il mondo che li ha cresciuti, contro i valori del mondo che li ha cresciuti. Questi giovani si armano, si mettono tre bombe in tasca e vanno a farsi saltare per aria all´aeroporto, quell´aeroporto che magari li ha visti andare e venire bambini con le valgie piene di ricordi di vacanze a ¨casa¨.
C´è da qualche parte una catena che si è spezzata, c´è qualcosa che si è rotto nel processo d´integrazione, ci sono pensieri odiosi più forti di quelli che un Paese dovrebbe riuscire ad inculcare. Paesi laici e liberi fanno crescere mostri attratti dal sangue.... dov´è la colpa di noi genitori, mamma e papà in terra straniera? siamo noi i primi a dover spingere i nostri figli verso il mondo che ci ospita e che ci tende la mano, siamo noi i primi a dover toglier loro le bende della nostra cultura e lasciarli liberi di avanzare come cittadini del mondo....

5 commenti:

La formica scalza ha detto...

mi sembra un paragone abbastanza ridicolo e ínutile quello delineato. Capirà che c'è una certa differenza tra l'arrivare in un paese da figlio di expat e arrivarci da figlio di immigrati. Il primo avrà un padre con un ottimo lavoro e generoso stipendio che permette di frequentare le migliori scuole (magari internazionali), genitori mediamente molto ben istruiti che gli mettono in mano le chiavi del mondo e gli fanno capire che nella vita deve solo capire quale sia il suo interesse o la sua passione e seguirli con determinazione. Il secondo non ha a disposizione nessuno di questi strumenti chiaramente e un muro di discrimazione attorno a sè, che in alcuni paesi non può essere superato, non importa quanto si impegni.

Giulietta Saconney ha detto...

La discriminazione può esserci anche nei confronti dei figli di expat visti come stranieri.... I soldi e gli stipendi dei genitori non c'entrano nulla, ho visto immigrati in Francia, vivere in quartieri popolari, fare di tutto per integrare i propri figli nella realtà locale, dando loro i giusti valori. I valori dipendono dal l'intelligenza non dal denaro

Mocaliana Ele ha detto...

Le tue osservazioni sono giustissime, ma la colpa non è solo dei genitori se c'è poca integrazione, in molti paesi è proprio il resto del paese che non aiuta, e penso che non è che il paese di provenienza della famiglia non faccia differenza. Questi ragazzi vorrebbero tanto integrarsi, ma rifiutano la cultura da cui provengono i genitori e non riescono a sentirsi del tutto parte di quella del paese d'adozione.

Bean far away ha detto...

Un attentato come pretesto di autocelebrazione. Brava.

Giulietta Saconney ha detto...

nessuno sceglie un attentato come pretesto a qualcosa.... i commenti devono essere costruttivi se no sono semplicemente inutili!