sabato 20 febbraio 2016

tra ospedali, assicurazioni e visite mediche....

Premetto che dal mio primo giorno negli States non sono mai stata una grande fan della medicina made in USA. Certo ci sono tantissimi medici molto competenti  e strutture all´avanguardia, anche perchè i soldi in questo sistema non mancano proprio, ma l´approccio mi lascia sempre un senso di amaro in bocca. Ho l´impressione che il più delle volte il paziente sia visto come un semplice numero, un passaggio per arrivare al montante totale di visite che le assicurazioni impongono ai medici e centri medici ad esse affilliati. Ne ho già parlato qualche hanno fa di come qui le lobby delle assicurazioni abbiano una potenza straordinaria e siano loro a fare il bello e il cattivo tempo nel sistema sanitario, oltre ad essere le prime ad opporsi a tutti i tentativi di rendere il sistema medico  abbordabile anche per chi non può permettersi assicurazioni costose o addirittura assicurazioni tout court.
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Ammetto anche che sono un po' prevenuta nei confronti del sistema stesso, le prime fatture ricevute quando eravamo qui mi hanno veramente sconvolta, 3500$ per cinque punti di sutura (700$ a punto), 15000$ per cinque ore al pronto soccorso  (3000$ all´ora), 500 $ per bruciare una verruca (ritornata la settimana dopo), 500$ la visita oculistica (abbastanza superficiale). Trovo il tutto molto esagerato e lo trovo ancora più esagerato sapendo che comunque l´ammontare delle fatture è tutto una finta, le assicurazioni non rimborsano mai realmente queste cifre, ma una parte veramente inferiore, della quale i pazienti non sono al corrente, trovandosi magari a pagare di tasca loro un co-pay (la parte minima che il paziente paga) che in percentuale non rispecchia la realtà.
Comunque ormai mi sono adeguata a tutto ciò, sobbalzo ancora alla vista delle fatture ridicole, e rido quando mi si chiedono 18$ per una pastiglia contro l´emicrania, sapendo che una scatola della stessa medicina costerebbe in Europa la metà del prezzo di quell´unica pastiglietta.
Mi sono adeguata, sobbalzo e rido... siamo ben assicurati e alla fine non ho scelta.
Quello a cui però non mi abituerò mai è la spesso poca empatia dei medici,  che appunto per la legge dei grandi numeri non hanno tanto tempo da dedicare al singolo malato come individuo.
Anche ha questo in realtà ho posto rimedio trovando qui un medico di famiglia veramente eccezionale, non è americana, ma europea, ha ripreso una parte dei suoi studi per poter esercitare in America, il che la dice lunga sulla sua passione. Nella vita di tutti i giorni e per i malanni quotidiani dei tutta la famiglia siamo a posto: tatto, empatia, capacità di ascolto, e nessun problema a passare del tempo con i pazienti, lei è quel che si dice out of network, non dipende non solo dal mio sistema di assicurazioni, ma da nessun sistema, per scelta sua dovuta proprio al non voler farsi imporre dei numeri minimi quotidiani a discapito della relazione in sé!
La mia assicurazione mi rimborsa comunque, un po´ meno che se fossi con uno dei medici del suo network, ma va bene lo stesso, io ci guadagno sicuaremente in tantissime cose!
Comunque capita che si debba andare da qualche altra parte, come nel caso del mio incidente sciistico, e a questo punto ci si ritrovi a dover fare i conti con tutto ciò he della medicina qui non mi piace.
La nurse gentile e sorridentissima (anche molto carina) che fa i tre quarti del lavoro, il medico che in tre minuti pensa di aver capito tutto (direi che non ha passato molto più tempo sul mio gionocchio), le radiografie di rito, una diagnosi buttata li, un paio di stampelle e un laconico: dalle 4 alle 6 settimane di riposo.
Ovviamente non avevo scelta e ovviamente eccomi reduce da una bella e lunga visita dal mio medico qui. Per 20 minuti ha cercato di capire come fosse successo l´incidente, per 20 minuti ha manipolato il mio ginocchio, per altri 20 minuti ha riflettuto sul da farsi. Farò una risonanza magnetica lunedì, unico modo per capire lo stato dei miei legamenti, poi come ha detto lei vedremo ....
Esattamente la visita che dovevo avere, esattamente quello che manca a molti medici qui, e non penso per cattiva volontà ma proprio per mancanza di tempo.... a meno di scegliere di fregarsene delle assicurazioni e di ridare al paziente il posto che gli spetta: quello centrale!!

4 commenti:

Claudia Pessarelli ha detto...

anche io sono sempre stata prevenuta nei confronti dei medici americani per i tuoi stessi motivi. Poi li ho visti agire in due emergenze e mi sono ricreduta. 1) mia suocera. si e` rotta il femore mentre era da noi. alle 3 era dal mio medico di famiglia-era in vacanza da noi- alle 8 sotto i ferri. anche se alla manipolazione lui aveva azzardato che il femore non fosse rotto aveva comunque fatto una radiografia che aveva evidenziato una frattura sottile come un capello. 2) una mia amica. aveva avuto problemi di vista annebbiata da un occhio per due giorni. mandata dal medico di famiglia subito dallo specialista, l'avevo accompagnata io perche` non si fidava a guidare. alle 5 eravamo dall'oculista, alle 7 era nella macchina della TAC all'ospedale e poco dopo ha ricevuto la terribile notizia di avere la sclerosi multipla. Per fortuna un tipo non aggressivo e poiche` preso cosi` in anticipo le cure che ha potuto fare le stanno permettendo una vita del tutto normale. ecco due esempi cosi`...mi hanno fatto ricredere: quanto tempo ci sarebbe voluto in Italia per arrivare alle stesse conclusioni?

Giulietta Saconney ha detto...

certo Claudia ne sono convinta anch'io, anche se credo che non sia cosi ovunque negli states, ma proprio perche' cosi cara la medicina americana e' ottima.... come ogni servizio, piu paghi meglio e'.

Paolo Della Rocca ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Paolo Della Rocca ha detto...

Cara Giulietta, posso dire che in quasi tre anni di nostra permanenza negli Stati Uniti, anche noi ci siamo fatti, volenti o nolenti, la nostra esperienza del sistema sanitarion americano.
Tralasciando la questione dei costi e delle assicurazioni, la gestione del malato secondo l'approccio efficientista e molto pragmatico degli americani porta a degli effetti controproducenti nell'ambito della sanita': come in ogni ambito, i dottori sono iperspecializzati e vi e' un dottore per ogni singolo osso del nostro corpo che difficilmente sono in grado di vedere l'insieme. Seguono protocolli, analizzano esami e test, ma raramente parlano con il paziente per sapere come si sente; l'unica ragione per parlare e' quella di avere il consenso scritto per procedere e non avere guai legali successivamente.
Siamo stati anche noi molto fortunati nel trovare un medico italiano a Boston e lui oramai ci considera l'espiazione dei suoi peccati in terra, visto che non si sottrae mai ad una chiacchierata o ad un consulto per qualcunque situazione in cui ci troviamo: dal mal di gola alla telefonata dall' Emergency Room dove il chirurgo ci sottoponeva il form per una operazione di colicestomiza ... sempre pronto ad ascoltarci e a guidarci in questo mondo freddo e asettico in cui si rischia di andare nella direzione sbagliata solo per il fatto di aver interpellato il medico sbagliato.
Recentemente stavo leggendo un libro di Tiziano Terzani, "Un altro giro di giorstra", dove lui racconta la sua esperienza di malato di cancro curato negli Stati Uniti.
"I medici che oggi escono dalle nostre universita' pensano oramai esclusivamente in termini di malattie, non di malati. Il paziente e' il portatore di un male: non e' una persona inserita in un suo mondo"
[...] le impressioni del paziente sono inutili, le immagini, le cifre, i tracciati sfornati dalle macchine nei vari esami sono molto piu' affidabili"
Ho riscontrato qui, che il medico e' cosi' specializzato che non sa neanche vedere oltre quella porzione di corpo in cui si e' specializzato e solo per quella a' in grado di trovare la cura perfetta, anche se magari non perfettamente compatibile con altri fattori a lui totalmente sconosciuti.
In America si e' piu' attenti a seguire protocolli definiti, piuttosto che ragionare su cio' che il paziente sente.