mercoledì 10 febbraio 2016

10 anni fa a Torino....

Ero su un taxi tra Iidabashi e Ichibancho, cioè tra scuola e casa, in uno di quei rari giorni in cui non inforcavo la mia bicicletta e con il mio trio di donnine scorrazzavo tra casa e scuola, pedalando allegramente nell'aria frizzante dell'inverno tokioita. Era febbraio di 10 anni fa. Ero a Tokyo. Cercavo con il mio giapponese limitatissimo di spiegare al taxista dove andare, il grosso problema di Tokyo è che anche i taxisti in realtà fanno fatica a trovare case e vie, un gran caos, ma non lo ammettono mai, quindi per evitare di metterci due giorni per andare da A a B, avevo ben imparato, da subito, quel linguaggio di base, del gira a destra e vai dritto...
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Purtroppo il dare indicazioni in giapponese, anche se assolutamente maccheronico, era un'arma a doppio taglio, così come il dichiarare subito che non ci capivo nulla di giapponese... per bloccare sul nascere qualsiasi conversazione... Ma il fatto di dire che non capisci per loro è un segno di modestia, per loro voleva dire il contrario, e via che continuavano a dialogare.... Da dove vieni, mi chiese, sono italiana gli dissi, di dove... Torino... E lì il tassista si illuminò: Torino Olympic games.... 
E lì mi illuminai anch'io. Ero a Tokyo, 10000 km più in là rispetto alla mia città, su un taxi, con un tassista reduce dalla visione, splendida, della serata di apertura dei giochi, quando le immagini di Torino, la mia Torino, erano arrivate belle e nitide in terra nipponica.
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Sono passati 10 anni. Un'articolo di Gramellini sulla Stampa di ieri dove si parlava appunto dei giochi olimpici del 2006 mi ha riportata indietro, su quel taxi, in quel preciso momento, quando non ho dovuto spiegare che Torino era al nord, tra le Alpi e Milano. Dove di colpo mi sono resa conto della potenza dei giochi per l'immagine di una città, che pur essendo sempre stata splendida, era fino lì sempre stata incapace di mettersi in mostra, di far vedere il suo bel viso, le curve sinuose delle sue colline, il lento scorrere del Pò.
Per me ormai all'estero da tanti anni c'è stato un prima e un dopo giochi olimpici. C'è stata la Torino della mia infanzia e adolescenza, bellissima e triste, sfiorata dai turisti e guardata da lontano solo come una grande città industriale del nord, un po grigia... E poi c'è stata l'altra Torino, quella capace di cogliere al volo un occasione, di ricucirsi addosso l'immagine che le rendeva giustizia, quella elegante del suo bellissimo centro, quella di città ricca di storia, pronta a prendere il futuro per mano e a non lasciarsi più scappare occasioni per mettersi in mostra.
Questa Torino del dopo mi ha conquistata, per me ormai turista nella mia città è stata una rivelazione. Incredibile come in questi dieci anni sia stata capace di cavalcare l'onda della fama che i giochi invernali del 2006 le hanno scaraventato addosso, mettendo la città e le sue montagne al centro del mondo. 
Adesso, o meglio da dieci anni, quando dico Torino in molti mi dicono che città stupenda, non più solo Fiat e Juventus, ma se stessa!

1 commento:

Claudia Pessarelli ha detto...

Quando vivevo a Torino durante gli anni universitari, Torino era davvero malinconica. La domenica era tutto chiuso,anche i bar, e i torinesi se ne stavano per conto loro, senza neanche mescolarsi a noi "altri", anche se "altri" significava magari poi solo persone che arrivavano da un'altra citta` del Piemonte. Torino, un po' snob, un po' misteriosa, tanto provinciale, specialmente rispetto a Milano...Dopo le Olimpiadi, si e` davvero trasformata, come descrivi bene tu: meno male perche` e` davvero bellissima!