sabato 31 dicembre 2016

2017!

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po' ... cantava il caro Lucio Dalla parlando di anno che viene e di anno che va...

Eccolo questo intenso 2016 ormai agli sgoccioli. Eccolo il 2017 a fare capolino dietro l'angolo con tutte le aspettative che un nuovo anno si porta dietro. Questo passaggio da un anno all'altro lo festeggeremo tra i paesaggi innevati dell'isola di Vancouver, British Columbia, Canada...in uno dei pochi momenti che il 2016 ci ha concesso di trascorrere tutti e cinque insieme fuori dalla routine e dai frenetici ritmi di vita.
2016 è stato un anno di novità e cambiamenti, di soddisfazioni e successi, ma anche un anno di tensioni e interrogativi. Abbiamo trovato qualche risposta, per altre ancora stiamo aspettando, valutando, riflettendo. È stato l'anno in cui abbiamo imparato a vivere in quattro con una figlia lontano da casa, abbiamo capito come funziona e abbiamo ritmato le nostre vite su un nuovo ritmo... Nel 2017 dovremo farlo di nuovo, sarà un nuovo passaggio, e questa volta da 4 scendiamo a tre in quella che diventa ormai la nostra inesorabile condizione di genitori di figli che pian piano, a ritmo cadenzato, prendono il volo e di famiglia che si riduce...
Il 2017 sarà un anno pieno di incognite e sfide, lo sappiamo già e siamo pronti per affrontare farle insieme e con il sorriso. Sarà l'anno che vedrà consolidarsi progetti e nascere nuove idee. Sara l'anno in cui Chiara prenderà il volo e anche se ci siamo già passati non sarà facile lasciarla andare. Sarà forse un anno di cambiamenti, ma ci siamo abituati e le sfide ci piacciono... Non siamo spiriti tranquilli e la routine sembra non appartenerci.
2016 è stato un anno doloroso per certi versi, un anno che ha visto vacillare legami  e che ha regalato notti insonni... Un anno come tanti, fatto di alti e bassi, di tante risate e di qualche lacrima, di nostalgia e di speranza.... 2017 sarà simile, altalenante, gioioso, solare, entusiasmante, costruttivo, intenso....
Non so ancora quello che ci regalerà e cosa ci porterà ma so per certo che di molto saremo noi gli artefici, saremo noi a costruircelo come vogliamo e come pensiamo sia meglio per noi....di una cosa sono sicura sarà pieno come sempre di amore e di ottimismo, poi il resto incrociamo le dita e festeggiamo con il sorriso!
Buon 2017 a tutti da noi!

mercoledì 28 dicembre 2016

Ciao Natale...

Ed ecco un altro Natale lasciato alle spalle. Un'altra festa attesa e preparata che nel giro di poco è già passato. Per settimane  abbiamo atteso gli ospiti, preparato mentalmente menù, organizzato stanze, impacchettato regali, acceso è spento lucine natalizie, fatto compere di ogni tipo. Ci siamo attesi al di là e al di qua delle barriere dell'aeroporto, ci siamo abbracciati nel ritrovarci, figli, genitori, amici. Ci siamo raccontati vite e abbiamo condiviso momenti, risate, sguardi...
Ci siamo seduti numerosi intorno al tavolo con il sorriso sulle labbra e gli occhi brillanti. Abbiamo scartato in pigiama montagne di regali ai piedi dell'albero, tanti per tutti, gatto compreso! Ci siamo riseduti a tavola ancora e ancora, abbiamo riempito è svuotato bicchieri di ottimi vini, brindato alle feste, all'amicizia, al passato e al futuro.
Abbiamo gustato ogni minuti, dal primo caffè condiviso del mattino all'ultimo sorso di rosso della sera, siamo andati a letto stanchi  e ci siamo alzati pieni di energie.
Poi ci siamo augurati Buon Natale, le foto di rito in giardino, in famiglia, in gruppo, abbiamo passato ore a tavola, abbiamo giocato  e riso a crepapelle... E poi di colpo era il giorno dopo, un Natale in più alle spalle, uno in meno davanti ... Non c'è nel suo modo di essere un Natale uguale all'altro, non esiste perché loro crescono ed ogni anno è diverso, anche se neI loro occhi, in quell'attesa curiosa, prima , e in quella gioia pura dopo ritrovo la stessa emozione di quando erano piccine, di quando ci saltavano sul letto all'alba con eccitazione urlando " è passato, è passato!"... Un po' di magia c'è sempre, ritorniamo sempre tutti un po' bambini per un giorno all'anno, e questo è bello!
Auguri a tutti da noi!

venerdì 16 dicembre 2016

Di Europa ed europei in giro per il mondo!

Ho letto cose assurde durante la campagnia per il referendum, non nelle parole dei politici, ma in quelle della gente comune.... cose campate per aria che mettono in dubbio quell´Europa che a fatica abbiamo costruito e che faticosamente ci tiene in piedi e rimane in piedi....

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Tutto ciò mi ha portato a riflessioni che con referendum, governi che crollano, battibecchi politici, non ha nulla a che fare... ma c´entra con l´Europa. Eh si perché quando si vive a 10000 chilometri dal proprio Paese, anche l´Europa diventa un po'nostra e l´europeo latente in noi viene fuori!!
Vivere a Parigi, Londra o Berlino e incontrare un italiano può farci piacere (o anche no... il piacere ho notato aumenta più gli anni di lontananza dalla madre patria si accumulano...nostalgia canaglia!!), incontrare un europeo a Tokyo, Sidney o San Francisco ci fa sentire aria di casa....
Tutto sommato quando si vive immersi in culture diverse ci si rende conto che nella nostra cara vecchia e maltrattata Europa c´è tanto di comune, nel senso che si respira poi la stessa aria. Le nostre magnifiche capitali si muovono con gli stessi ritmi (certo forse Madrid va a letto più tardi di tutte!!), offrono la stessa quantità di cultura, ci fanno sentire a casa....
E noi europei poi con differenze certo, ma sotto sotto siamo un po'simili, stesso modo di vivere famiglia, amicizie, relazioni. Saranno i miei 20 anni di avventure sulle spalle,saranno questi anni americani , in questa parte stupenda di America ma lontana veramente dall´Europa, che mi danno questo sentimento di grande famiglia allargata. Ecco noi europei siamo una di quelle famiglie vivaci, in cui si trova di tutto un po´: il figlio vagabondo e tiratardi (la Spagna??) il nonno puntiglioso e noiosetto (la Germania), il cugino casinista e disorganizzato (siamo noi???), la pecora nera sempre in cerca di soldi (la Grecia), la mamma super figa alta bella bionda (la svedese) con la zia sfigatina ma che cerca di darsi un tono (Portogallo). Il papà ha un certo stile sempre in doppiopetto (Inghilterra) mentre la zia è austera ma con classe (Polacca).... e via discorrendo...
Come in tutte le famiglie ognuno ha il proprio carattere e si litiga, si discute , magari non ci si parla per un po´ ma poi alla fine quel qualcosa di comune, quelle radici profonde che si incrociano e sovrappongono, vengono fuori...e ci sentiamo  tutti parte della stessa terra.... almeno visti da lontano!!

lunedì 12 dicembre 2016

il Natale che c'è e non c´è!

Abbiamo vissuto in Paesi dove il Natale non esisteva, o se c'era era vissuto come un vezzo occidentale. Abbiamo vissuto in Paesi dove il Natale è presente, sfavillante, prorompente, sentito.
Nei primi abbiamo cercato di ricreare dentro casa quell'atmosfera natalizia che tanto ci piace, abbiamo decorato, cantato, atteso, anche se fuori il resto andava avanti. E strano festeggiare il Natale in Paesi così, Paesi in cui mentre tu sei lì ad aprire con entusiasmo i pacchi ai piedi dell'albero, gli altri vivono la loro vita di tutti i giorni, vivono quel giorno come uno normale, scuola, ufficio, routine. Ma come per tante cose ci si abitua anche a ricrersi in proprio mondo natalizio senza badare al contorno.... anzi proprio in Paesi così dove quelle che per noi sono le nostre tradizioni non esistono o sono molto marginali, abbiamo ancora più voglia di ricrearle, ne sentiamo ancora più forte il bisogno.... fa parte della necessità degli expat di crearsi un nido pieno di sicurezze!
Natale a Tokyo quando fuori la vita continua
pochissime decorazioni in giro per Tokyo

tentativo di Natale indiano in costume o quasi

Albero di Natale in India 35 gradi....

Natale a Parigi
Per noi  è sempre stato importante portarcelo dietro questo nostro Natale, ricrearlo anche dove non c'era, quando con 35 gradi sembrava quasi strano immaginarsi un Babbo Natale con slitta e renne. Ci siamo ritagliati la nostra parentesi di abitudini anche dove era difficile farlo. Ci siamo trascinati un pino in giro per il mondo (passato ormai a miglior vita dopo anni di onorato servizio) e mille scintillanti decorazioni, ci siamo accontentati di quelle che avevamo quando trovarne non sarbbe stato possibile, ne abbiamo aggiunte di nuove quando intorno a noi l'aria di festa c'era eccome....
Un tripudio di luci nelle strade della Silicon Valley

Adesso, qui in questa America molto consumista e anche un po' bigotta, è semplice, più semplice che in Giappone o in India, qui è come da noi, o forse potenziato dalla tendenza al grandioso degli americani, tutto è eccesso, più luci, alberi enormi, decorazioni ovunque, qui dal giorno dopo Tanksgiving il Natale irrompe e occupa la scena. Le strade buie per 11 mesi all'anno si illuminano grandiosamente, nei negozi le musiche natalizie fanno da colonna sonora ai nostri passi, tutti fanno quello che facciamo noi: cercano il regalo perfetto, studiano un menu, decorano in famiglia. Il commercio dei pini va alla grande, proprio come nei telefilm americani ci si carica l''albero dei propri sogni sul tetto e via si fila a casa a renderlo veramente il nostro! E piu facile sentire il Natale quando intorno lo si respira!
E qui in California veramente non si scherza .... manca solo la neve!!

sabato 3 dicembre 2016

Il mio primo libro!

Vent´anni fa sono partita direzione Parigi, la mia vita all´estero è iniziata lì. La paura era tanta, ma avevo scelto e sapevo che non sarei tornata indietro, almeno subito....
Avevo rinchiuso certi sogni nel cassetto, e avevo aperto la porta a qualcosa di nuovo, non sapevo ancora di cosa si sarebbe trattato, ma sapevo che la mia vita avrebbe preso una direzione completamente nuova. A 27 anni hai sogni immensi, per fortuna, e gli occhi rivolti al futuro. La voglia di costruire è tanta e una nuova vita che cresceva dentro di me mi diede allora ali grandi per prendere il volo e la forza di atterrare in un posto sconosciuto dove ricostruire tutto. Una cosa allora mi aiutò a superare la nostalgia, a abituarmi al groppo in gola ogni volta che pensavo a quello che avevo lasciato, a cercare di essere felice ogni giorno: l´amore.
È stato l´amore poi ha dare il ritmo al futuro che ci si è aperto davanti. L´entusiasmo non è mai venuto meno, anzi direi che spostamento dopo spastamento è cresciuto e mi ha sostenuta ogni volta che dovevamo ricominciare da capo. Sono stata fortunata perché sono state tante le persone che ci hanno appoggiati in queste scelte di vita vagabonda, pochi quelli che ci hanno giudicato in modo ¨cattivo¨, e innumerevoli quelli che hanno seguito le nostre avventure passo dopo passo, partecipando ai nostri cambiamenti. Attraverso il blog ho raccolto pensieri e stati d´animo da condividere, all´inizio solo con gli amici più stretti e con le nostre famiglie, poi con i tanti lettori che pian piano si sono appassionati ai miei racconti. La mia collaborazione ormai più che decennale con expatclic, mi ha poi veramente aperto le porte a tutte le problematiche legate all´espatrio, alle mille domande che chi sceglie come noi di partire si fa, alle mille risposte che non trova. La nostra vita poi immersi in comunità espatriate ci ha fatto toccare con mano sentimenti e emozioni  spesso propri solo a chi vive lontano, non sempre in Paesi super accoglienti, non sempre in situazioni di super confort emotivo.
Pian piano mi sono chiesta come avrei potuto rendere indelebili certi sentimenti, far si che la nostra esperienza di famiglia potesse essere utile a chi si trovava a dover scegliere tra partire è restare, a chi era lì a pesare i pro e contro di una partenza verso mete lontane.
Certo sono conscia che il nostro sia stato un percorso estremamente positivo, le difficoltà ci sono state, tante e affrontate con forza, ci sono stati momenti di dubbio, in cui ci siamo chiesti se stessimo facendo le scelte giuste, ci sono stati momenti di nostalgia, ma c´è stata soprattutto tanta positività, tanto voler vedere roseo anche nei momenti difficili e soprattutto c´è stata la capacità di guardare tutti nella stessa direzione, tutti,prima noi due e poi noi 5!

E allora mi sono detta che avrei dovuto metter tutto ciò nero su bianco, cercando di dare gli spunti giusti a chi esita o a chi si trova immerso nei primi momenti all´estero... ho incominciato a scrivere, cosa che adoro fare, ho scritto per mesi e mesi, spinta dal sostegno incondizionato di Paolo e delle ragazze, e anche dalle parole degli amici appassionati dai miei racconti di vita vissuta.
Dopo un´anno e mezzo finalmente il prodotto dei miei sforzi è incarnato in 200 pagine che spero daranno a chi esita la voglia di provarci e prendere il volo, e a chi è già partito rapide risposte ai tanti dubbi, che noi abbiamo avuto cammin facendo e ai quali ci siamo risposti per forza di cose da soli!
È stato un piacere immenso scrivere questo libro, spero veramente che possiate leggerlo con lo stesso entusiasmo con cui l´ho scritto!
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Manuale pratico dell´espatrio


lunedì 28 novembre 2016

il vuoto.....

Ci si ritrova con il sorriso eccitato all´aeroporto, lo sguardo fisso verso il cartellone degli arrivi, gli occhi rapidi alla ricerca del volo tanto atteso, la mano sul telefono pronta ad afferrarlo al primo bip, la voglia di abbracciarli tenuta dentro per settimane, mesi, il cuore che batte forte perché se anche sono grandi per noi rimangono cuccioli da coccolare, anche se per poco, abbracci, baci, commozione, emozione. I giorni insieme volano troppo in fretta e ci si ritrova di nuovo nello stesso aeroporto, questa volta un po'meno allegri ma pur sempre felici, mani che si agitano, abbracci affettuosi, ultime raccomandazioni, sorrisi, baci che volano, sguardi che si rincorrono, schiene giovani che si allontanano, voltarsi ancora una volta, parole sussurrate... si torna alla vita normale, a quella alla quale ci si è abituati per forza, quella in cui loro non ci sono, ma ci sono poi sempre... si imparano ritmi diversi, si toglie un piatto, un bicchiere, un tovagliolo... ci sarà una risata in meno in casa che si mischia alle altre, si cercherà qualcosa in una stanza rimasta vuota, ci sarà sempre una traccia di un passaggio, una maglietta dimenticata lì, un bicchiere appoggiato sulla scrivania, lo spazzolino da denti ancora umido....
Si impara a vivere con quel vuoto che un figlio lascia quanda prende il volo, quel vuoto che ad ogni suo ritrono sembra svanire per poi ripresentarsi prepotente e doloroso. Si impara con il tempo a godere di ogni piccolo momento, si rischia a volte di volerli troppo perfetti e speciali i pochi attimi passati insieme, quando il più semplice e non avere attese, viverli così come si presentano, leggeri, con tutto l´amore che si portano dietro.
Solo quando i figli incominciano a lasciare il nido ci si rende conto di come il nostro spazio sia il loro, di come la casa risuoni delle loro voci, delle loro risate, delle grida, di come ogni centimetro sia pieno di loro del movimento delle loro mani, dei loro corpicini agili che ti girano intorno come folletti... Questa notte mi sono svegliata così di soprassalto, ho pensato prima a Federica che avrebbe ripreso in tarda mattinata il suo volo per New York, poi ho pensato a Chiara che tra pochi mesi sarà anche lei pronta a volare con le sue ali, ho pensato a noi, alla casa sempre più vuota, a quelle vocine che per anni ci hanno accompagnati fino a sera, a quando non vedevo l´ora che si spegnessero per poter tirare il fiato, a quando avrei dato non so cosa per un po'di silenzio, 5 minuti di pace.... Non tornerei indietro perché è bello vederle grandi  e indipendenti, anche se ci sono momenti in cui fa male.....

sabato 19 novembre 2016

Thanksgiving....

La festa del Ringraziamento è alle porte, per gli Americani è una festa estremamente importante, sentita quasi quanto il Natale. Le famiglie si riuniscono per stare insieme, si scambiano doni e condividono un pasto sontuoso che dura ore e ore.
La tradizione di Thanksgiving risale al lontano 1623 quando in seguito ad un raccolto particolarmente favorevole il Governatore della colonia fondata dai Padri Pellegrini a Plymouth nel Massachusetts emise un ordine in cui invitava i pellegrini e le loro famiglie a riunirsi e ringraziare  Dio per il raccolto.
I Padri Pellegrini lasiaronol´Inghilterra in quanto perseguitati per le loro idee integraliste e arrivarono sulle coste americane a bordo della famosa Mayflower. Sbarcarono agli inizi dell´inverno,decimati dal viaggio e dalle malatie e si ritrovarono a mettere piede in un territorio particolarmente inospitale, abitato dai nativi americani. Alla fine del primo inverno la situazione fu disastrosa, la terra che tentarono di coltivare non produsse i frutti sperati e se non fossero intervenuti gli indigeni a dar loro una mano, l´inverno successivo sarebbe stato catastrofico. Furono proprio gli abitanti locali ad insegnare ai Pellegrini come coltivare e quali animali allevare... tra questi il famoso Tacchino, ormai piatto nazionale della festa del ringraziamento (che sfiga tutto sommato saremmo stati tutti più felici se avessero messo su allevamenti di cinghiali!!).
Proprio per ringraziare per i frutti di questo duro lavoro i Pellegrini istituirono la festa del Ringraziamento, invitando a quella prima festa gli indigeni grazie ai quali avevano potuto sopravvivere in un territorio per loro ostile.
Alcuni anni dopo venne redatto un proclama ufficiale in cui non solo si ringraziava Dio per la buona salute della comunità tutta, ma anche per festeggiare la vittoria contro quegli indigeni  pagani che tanto gentili erano stati con loro e grazie ai quali erano sopravvissuti, ma che ad un certo punto erano stati sottomessi e decimati...
La tradizione si estese pian piano nei secoli a tutti gli Stati Americani ed oggi si festeggia in America (sempre il quarto giovedì di novembre) e in Canada (in una data diversa).
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In questo giorno si ringrazia per quello che si ha, con un occhio al passato e uno al futuro e direi che può essere veramente il momento per fermarci a riflettere sul senso di questa festa e su come tutto sommato gli uomini dalla storia traggano ben pochi insegnamenti!!
Allora un gruppo di poveretti, perseguitati nel loro Paese natio, attraversò l´oceano per arrivare in una terra sconosciuta i cui abitanti pur avendo tutte le ragione per scacciarli li accolsero alla fin fine dando anche loro una bella mano per non morir tutti di fame e di stenti.... ma nonostante tutto i nuovi arrivati si sentirono in dovere di mostrare di essere i più forti... dimostrando ben poca riconoscenza e tanta prepotenza. Nonostante tutto i pochi momenti di genitlezza tra i due popoli sono passati alla storia, tanto da festeggiarne ancora oggi il senso originale.  Nei secoli gli esseri umani hanno continuato ad invadersi, ad emigrare, ad impossessarsi con forza di terre non loro, a partire alla ricerca di pace, a sbarcare tra persone ostili, a cercare di ricostruire cose lontano dalla propria patria, a veder persone arrivare da fuori e impossessarsi del loro mondo, tutto con naturalezza, come se sopprusi e violenza fossero normali, come se massacri e lacrime non scalfissero i cuori.
Ecco ogni giorno quando si apre il giornale si leggono orrori e ci si chiede perché siamo incapaci di conservare ciò che abbiamo, perché siamo sempre pronti a lottare per quel che abbiamo e iimpermeabili nello spartirlo,perché siamo capaci di sederci intorno ad un tavolo il giorno del Ringraziamento nei nostri bei vestiti e davanti a piatti fumanti come se tutto filasse liscio, mentre invece basterebbe incominciare dal proprio piccolo mondo ad essere un po' più aperti e tolleranti, aprire la propria porta di casa e il proprio cuore, che equivale a far spazio nel nostro Paese anche a chi è molto più debole di noi.... insegnamolo ai nostri figli nella speranza che un giorno lo insegnino ai loro e via così....
Happy Thanksgiving!


giovedì 17 novembre 2016

Tanto per parlare...

Ieri ero alla posta, come sempre solita coda.
La signora davanti a me mi sorride e mi rivolge la parola, si parla del più e del meno. Arriva il mio turno, l'addetto allo sportello fa una conversazione standard, che sfocia poi in qualcosa di più, attendendo la stampa del francobollo ad hoc per la mia grossa busta.
Scene di ordinaria amministrazione, gli americani adorano queste micro conversazioni da fare con sconosciuti e tra sconosciuti per ammazzare il tempo.
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Quando sono arrivata qui i primi tempi mi sembrava strano che la cassiera del supermercato mi facesse così tante domande e che poi le domande fossero sempre le stesse... ma questo l'ho capito con il tempo, illudendomi all'inizio che la conversazione fosse preparata ad hoc su di me e che, chissà, la mia faccia ispirasse simpatia alla signorina o al giovanotto di turno... Queste micro conversazioni sono come delle formule di educazione, ci si scambia banalità sul tempo e sullo spazio, consci che a nessuno dei due conversanti freghi nulla della risposta dell'altro... il tanto per parlare si applica benissimo a questi scambi.
Spessissimo in coda da qualche parte la mia maglia, la mia giacca o le mie scarpe sono state il punto di partenza per un rapido scambio di battute... Adesso dopo anni di pratica a volte mi becco quasi ad essere io quella che intavola la serie di futilità e la cosa mi fa dire che il rivolgermi ad uno sconosciuto è divantato ormai parte del mio vivere quotidiano, faccio esattamente come il popolo che mi ospita, ne ho integrato i meccanismi e me li trascineo dietro per sempre ormai.
Se all'inizio la cosa mi lasciava basita adesso trovo che sia un bel modo di penetrare un po' di più nel pensiero degli altri, nel senso che non che da questi rapidi scambi venga fuori molto, ma comunque si riesce ad avere una piccola percezione di certi pensieri che sono propri al Paese che ci ospita: in poche parole ogni piccolo scambio mi arricchisce...
Anche in questi ameni dettagli, in queste "stupide" assimilazioni, ci si rende conto che dopo qualche anno in un posto si entra veramente a farne parte, certi  meccanismi ci diventano familiari... normale per me che qualcuno mi chieda come stò o mi parli del più o del meno, anche se questo qualcuno non l'ho mai visto e mai lo rivedrò... normale anche che adesso mi stupisca se non viene fatto e che la gente fuori dgli States pensi che sono strana quando chiedo alla cassiera come ha passato la giornata....il prezzo dell'integrazione è alto da pagare!!



mercoledì 9 novembre 2016

The day after...

L´America, almeno quella in cui vivamo noi, quella ¨studiata¨, si è svegliata stordita questa mattina.... Come dopo una sbronza di quelle secche si cerca di rimettersi in piedi e di andare avanti...l´amaro in bocca e un nodo allo stomaco, ma non c´è scelta.
Oltre al discutibile sistema elettorale, che sarebbe da rivedere in toto, i risultati di questa notte devono fare riflettere e non solo gli americani ma il mondo intero. Lo scontento è ovunque, ne abbiamo avuto un assaggio con il Brexit, anche quella mattina l´Europa si alzò stordita e incrdula, ne avremo forse un richiamo tra sei mesi quando saranno i francesi a dover cacciare incubi neanche torppo lontani di un´estrema destra al potere, ci si deve interrogare, trovare risposte concrete, soluzioni rapide.
L´America che conosco io non corrisponde certo a questo voto, non corrisponde all´odio per le minoranze che ne sta dietro, alla miseria e alla sottocultura... e forse ancora di più questa America istruita e super tollerante, oggi si sente persa... non se l´aspettava: si è avvicinata alle elezioni fiduciosa, ha fatto male.
Adesso si deve reagire, respirare a fondo e cercare di capire, svegliarsi dall´incubo e asciugare le lacrime, proprio perché quell´altra America ha bisogno di questa, ancor di più adesso.
Il mondo intero deve mettersi in questione, trovare risposte e cercare alternative....
Le realtà a molteplici velocità non funzionano lo si è capito: ho sempre pensato al contrasto stridente negli Stati Uniti tra certe zone di serie A e le tante fanalino di coda, senza possibilità di riscatto, hanno vinto loro però, se di vincitori si può parlare... ha vinto l´America bigotta che vorrebbe tornare indietro, anti aborto, anti matrimonio tra omosessuali, anti progresso, con la pistola nella mano destra e 100 chili di Hamburger stra unto nella sinistra.
Dai nostri tavolini della Silicon Valley, davanti ai nostri piatitni di quinoa e kale, dove la libertà è un diritto e  dove si naviga vent´anni piu in là rispetto al resto del mondo, non dimentichiamoci che basta guidare qualche ora per ritronare indietro nel tempo, per vedere un´altra faccia dello stesso Paese, quella che si è espressa tristemente ieri e che nei prossimi 4 anni avrà come paladino un arrogante individuo con i capelli gialli a cespuglio....
Come ha detto Obama ieri sera il sole sorgerà ancora domani...era splendente oggi nella Baia di San Francisco, pronto a scaldarci un po'il cuore e a continuare ad andare avanti, per i nostri figli,per il loro futuro!

domenica 6 novembre 2016

Il voto americano.

Come si sveglierà l´America mercoledì mattina? Come si sveglierà il mondo una volta usciti i risultati di queste elezioni americane ricche di polemiche? Da mesi e mesi ci si interroga spaventati e si ascoltano impotenti le esternazioni di un pagliaccio pericoloso. Certo sull´altro piatto della bilancia non c´è nulla di allettante... si è arrivati al punto di dover scegliere il male minore. In queste elezioni non si vota per qualcuno, si vota contro qualcuno e nel migliore dei casi ci si troverà per i prossimi 4 anni ad accettare come presidente una persona che in realtà in altre circostanze non sarebbe arrivata così lontano.
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Noi non votiamo, per l´ennesima volta e l´ennesimo Paese non votiamo, spettatori impotenti di scelte che ci toccheranno da vicino ma sulle quali  purtroppo non abbiamo voce in capitolo. Questa volta avremmo voluto, consci che ogni voto intelligente potrà fare la differenza.
Ma com´e possibile che si sia arrivati a questo punto, come è possibile che la più grande potenza al mondo abbia da scegliere tra un pagliaccio con manie di protagonismo e una persona che qualche scheletro nell´armadio se lo trascina dietro rumorosamente?
Ne abbiamo avuto uno noi in Italia di personaggio così, con quel modo di fare arrogante e misogino, con battutine volgari e atteggiamenti ben lontani da quelli che ci si aspetta da un futuro presidente. Ma noi siamo l´Italia e abbiamo fatto del male solo a noi stessi, abbiamo toccato il fondo, ma da soli... Gli Stati Uniti sono tutt´altro.  Entrambi i figuri (quello nostrano e l´americano) hanno fatto leva su un popolino ignorante, terreno fertile alle loro ideologie... ma questo popolino ha molto ma molto più peso di quello che si possa pensare...e fa paura!
Tra 48 ore, poco più, sapremo se dovremo tapparci il naso e chiudere gli occhi per i prossimi 4 anni.... queste elezion per tanti motivi hanno già fatto storia ....
incrociamo le dita!

mercoledì 2 novembre 2016

Povera lingua nostra: l´italiano dell´expat di lunga data

Si parla tanto dell´italiano dei nostri figli, di quel loro continuo e allegro mescolare lingue, cosa assolutamente normale per chi nasce e cresce in contesti linguistici completamente diversi da quelli familiari. Ci soffermiamo spesso a sorridere degli strafalcioni simpatici dei nostri marmocchi...e questo anche quando hanno passato i tre anni! Ci inquietiamo delle loro reazioni all´approccio di una nuova lingua, ci facciamo mille domande sul come riusciranno a destreggiarsi anche nella nostra di lingua, che è spesso loro solo a tratti, riflettiamo su come fare perché le imparino tutte in fretta e senza traumi... ma su di noi non ci facciamo mai domande, su di noi tutto sembra scontato, su di noi l´apprendimento viene così come viene, spesso bene nonostante, si sa, dopo una certa età tanto elastici non lo siamo più (infatti in tre anni il giapponese nonostante la costanza mica l'ho veramente imparato, al di la del basic che più basic non si può!)
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E la nostra di lingua, quella con la quale siamo cresciuti, quella nella quale abbiamo studiato almeno per una buona parte del tempo, quella che chiamiamo lingua madre? Massacrata, ne esce semplicemente massacrata, zoppicante, stridente, da diventare quasi nuova, si una nuova lingua, la nostra, quella della nostra famiglia....
Quando le ragazze erano bambine spesso ci dicevamo che dovevamo fare attenzione parlando loro in italiano, attenzione a non mischiare, attenzione alla forma, insomma attenzione a trasmetter loro qualcosa di decente e non già maccheronico in partenza, perché poi ci avrebbero pensato loro a massacrare un po´ la cara lingua di Dante!
Ci siamo riusciti si e no, si nel senso che il trio parla un ottimo italiano, colorito e rafforzato da parole di origine varia ed eventuale, no nel senso che anche il nostro italiano dopo 20 anni di ornorato servizio in terra straniera ogni tanto fa un male cane alle nostre stesse orecchie.
Ogni tanto mi ascolto e mi diverto a cogliere quante parole in una frase, in un nostro dialogo non sono più in italiano o vorrebbero esserlo ma lo sono solo nel nostro lessico famigliare che ormai spazia da una lingua all´altra senza pudore e vergogna....Il tutto è talmente naturale da diventare spiazzante!
Certo la lingua evolve, ma quando si vive all´esetero il processo si accellera e il risultato è sorprendente soprattutto per chi ci ascolta... avete mai visto le facce un po´ interdette di certi interlocutori  quando con covinzione raccontiamo che abbiamo schedulato un appuntamento dal dentista????
Treccani a me, mi faccio una rilettura!!

lunedì 31 ottobre 2016

Alla prossima volta...

In quasi 20 anni di vita in giro per il mondo mi ritengo estremamante fortunata, abbiamo tantissimi amici che sono stati capaci di seguirci ovunque, che saltano su un treno, che si imbarcano sul primo volo e che vengono a scoprire il nostro mondo, felici di condividerlo con noi e noi con loro. Piacere allo stato puro. Gioia infinita.
Solo chi come noi vive lontano sa quanto questi momenti siano importanti. Solo chi si sottopone agli stessi dolorosi addii, sa quanto siano unici i momenti da condividere con chi ha la voglia e il tempo di venire a trovarci da una parte all´altra del mondo.
L´attesa di un aereo che atterra con le persone alle quali vuoi bene, è ricca di sensazioni forti. Non ti sembra vero di poter finalmente condividere un po´ di vita, di coinvolgerli nella tua, di far loro scoprire il mondo che racconti attraverso le pagine del blog, attraverso messaggi e conversazioni sempre troppo brevi. Vivere la nostra città, la nostra casa, il nostro quotidiano con chi viene a trovarci è un momento unico di pura felicità, il solo modo per poter veramente trasmettere qualcosa della nostra vita lontani, di quella vita che ci siamo costruiti e che amiamo ma che ci allontana spesso dalle tante persone alle quali vogliamo bene....
10 giorni a condividere emozioni, preceduti da quei giorni in cui prepari tutto nel dettaglio per paura di dimenticarti qualcosa. 10 giorni in cui scopri qualche aspetto nuovo del tuo mondo perché lo fai anche attraverso gli occhi di chi ti è venuto a trovare, attraverso le sensazioni che provano loro quando guardano per la prima volta quello che per te è diventato normale, quando vivono i primi istanti del tuo quotidiano che per loro è scoperta e per te normalità. Una normalità che diventa speciale nel momento in cui la condividi.
10 giorni ad aprire gli occhi al mattino sapendo che la giornata sarà intensa, perché ricca di scoperte da fare insieme. 10 giorni volano purtroppo e quando il conto alla rovescia accellera in modo doloroso, senti che avresti voluto fare di più, fare meglio, scoprire ancora.....
10 giorni che aspetti come i bambini il Natale, perché ogni nuova visita, ogni nuovo visitatore porta con sé una ventata di gioia indescrivibile, e proprio come il Natale passano in un lampo. Il tempo vola quando ci si diverte, è una di quelle frasi da vecchietti saggi, ma è pura verità.
Eccoli di spalle al di là del vetro che divide me dai controlli di sicurezza.... solo 10 giorni fa li aspettavo saltellante davanti alla porta degli arrivi conun bel sorriso in viso, e adesso ripartono, tornano nel loro mondo questo amici preziosi che come tanti altri prima e sicuramente molti ancora in futuro, hanno condiviso dei fantastici momenti con noi, il mio sorriso è più pallido, il momento degli addii è sempre il meno piacevole di tutti. Quando vedi una schiena che si allontana, un ultimo sguardo che si incrocia, una parola sussurrata da lontano che cerchi di interpretare come l´ultimo ciao, ogni volta ti rendi conto che non ti abituerai mai a veder partire, non ti abituerai mai a salutare sapendo che passeranno mesi prima del prossimo vero abbraccio, ci convivi con questi dolorosi istanti perhé fanno parte del gioco, di questa vita scelta e voluta, ma dolorosa in questi piccoli momenti.... però queto è il prezzo da pagare per splendidi momenti passati insieme....
buon viaggio amici, alla prossima!!

mercoledì 26 ottobre 2016

Adrenalina del cambiamento

Una delle cose che adoro di più dei questa vita d´expat è l´adrenalina del cambiamento, quando nell´aria c´è anche solo una piccola probabilità di destabilizzarci un po´, mi piace! Sarò normale? forse no! c´è chi ci mette anni e anni a trovare solidità dopo uno spostamento e che alla sola idea di ripartire ha l´orticaria che l´assilla giorno e notte. C´è chi invece si nutre di questo continuo partire, andare, muoversi da una parte all´altra del mondo, come se fosse solo  questo movimento continuo a darci una reale stabilità.
Non fraintendetemi, mi piace radicarmi da qualche parte, mi piace sentirmi a casa, come mi sento adesso, quel sentimento di essermi appropriata profondamente di tutto, quel vedere strade, case, paesaggi sconosciuti all´inizio che pian piano sono diventati parte di me, del mio mondo. Soffro per il distacco dalle persone che amo, con le quali ho costruito una vita nuova. Mi addolora chiudere una porta di casa e farlo per sempre: ho sempre versato una lacrima con quell´ultimo giro di chiave, ogni volta un voltar pagina su un periodo della nostra vita. Ma non sono mai state lacrime profondamente tristi, non sono mai stati distacchi violenti e non voluti, non mi sono mai sradicata con forza....ma piano piano.
Penso che dopo qualche anno sedentaria a godere di un posto e ad appropriarmene il mio spirito girovago tiri un campanellino d´allarme, chiamandomi a rapporto e chiedendomi: ci si ferma o si continua?
Per il momento il concetto di fermarmi da qualche parte mi fa strano, il vedermi anno dopo anno sempre nello stesso posto mi intristisce: c´è troppo da scoprire la fuori, ci sono troppi mondi da rivIviere ancora un po´ dall´interno. E poi appunto c´è quella adrenalina assurda, quel brivido folle che ti percorre quando incominci ad ipotizzare una partenza e sai che dovrai partire da zero, lo zero totale. Quando internet diventa il tuo alleato numero uno nella ricerca spasmodica di informazioni, quando cerchi di immaginarti tra altre quattro mura, quando sai che forse vagherai attraverso strade nuove e sarà stupore ad ogni angolo.
Non nasciamo girovaghi ma lo diventiamo di partenza in partenza forse perché impariamo ad atterrare sicuri in ogni nuovo aeroporto e ci prendiamo gusto ad essere l´ultimo arrivato, quello che vaga alla ricerca di un supermercato, quello che scopre il tutto con gli occhi curiosi di un bambino. Credo che sia proprio la grande possibilità che ci è data di stupirci ancora di fornte ad una nuova cultura che impariamo a conoscere che ci dà le ali per aver voglia di prendere il volo di nuovo.
Quando rientrai in Francia dopo il Giappone e l´India, benché fosse un nuovo spostamento, una nuova cittadina (anche se sempre nei dintorni di Parigi) una nuova scuola, quello che mi mancò veramente fu la scoperta di un nuovo nuovissimo e sorprendente. Era un Paese in cui avevo già vissuto e non avevo molte aspettative, sapevo cosa avrei trovato sul mio cammino.... Ho cercato comunque di cercare le differenze con il periodo precedente, esercizio fondamentale per nutrirmi di qualcosa di nuovo. Nulla però di paragonabile a quello che avevo vissuto prima e che ho poi vissuto arrivando in America, quel non sapere dove andare, come muovermi, quale prodotto comprare per questo e quello, quel perdersi tra una strada e l´altra e guardarsi intorno smarriti.... questo lo si prova solo quando si è vergini di un posto, quando lo si scopre all´atterraggio, quando ogni passettino è una scoperta, quando il telefono non squilla mai perché non si conosce nessuno... E poi pian piano il telefono squilla, non si ha più bisogno di navigazione per muoversi nella città, ogni angolo contiene un ricordo, le stagioni si susseguono e ci rivediamo nello stesso posto dell´anno precedente, con lo stesso ritmo....Allora abbiamo voglia di un pizzico di novità.... e quell´adrenalina in circolo....

lunedì 17 ottobre 2016

Tanti auguri a me!

tanti auguri a me!
Eccoci, un'altro anno e andato... un nuovo compleanno, un anno in più nel contatore... un anno di esperienze e incontri, un anno di amicizie e scoperte, un anno intenso e pieno di sorprese.
Non me li sento addosso tutti questi anni che si accumulano elegantemente sulle mie spalle. Mi guardo e non mi sembra possibile che siano gia cosi tanti. Mi ricordo di tanti compleanni come se fosse ieri: i miei 10 anni e l'attesa che incominciasse la festa, quel doppio numero che mi faceva sentire grande. I 18 che mi hanno dato le ali, i 20, 30, 40... tutti li, candeline soffiate che si sommano e si moltiplicano, amici che ti abbracciano, telefono che suona, messaggi, parole. Il sorriso dei miei amori.
Tutto sommato mi piace guardare indietro e vedere che bella lunga strada che ho fatto. Ammetto che ho un po' paura del tempo che passa, di questo essere sempre piu adulti, di questa vita che cambia, la casa che si svuota, loro che prendono il volo tuffandosi a capofitto a costruire il loro futuro, del quale faro parte ma un po' di nascosto, un po' nella'ombra.
Non riesco proprio a sentirmeli tutti però, non mi sembra che nulla sia cambiato in me negli ultimi 20 anni, se non in meglio, piu sicura, piu tranquilla, piu capace di tirare il fiato... ma non tanto diversa, le stesse energie ma meglio dosate, le stesse idee un po' pazze, la stessa voglia di divertirmi, ma alla fin fine più libera... pare che sia cosi quando i figli crescono!
Mi guardo allo specchio, qualche ruga, ma non sta poi male... qualche capello bianco che la sapienza del mio parrucchiere arriva a nascondere con classe. Mi guardo e vedo piu saggezza nei miei occhi, saranno le esperienze fatte, sarà lo stupendo esercizio quotidiano dell' essere madre, sarà questa vita vagabonda che mi ha dato tanto, saranno loro 4, i miei compagni di avventura che mi ricordano ogni giorno quanto l'amore sia potente.
47 candeline sulla mia torta.
47 anni di esperienze che tutte sommate mi hanno resa quella che sono.
47 gradini, uno dietro l''altro sui quali sono inciampata e mi sono rialzata.
 47 autunni, inverni, primavere ed estati, un susseguirsi di stagioni in Paesi diversi con colori propri.
Buon compleanno a me, alla bambina che ero e alla donna che sono diventata....non vado oltre (oggi mi sono beccata a guardare delle culline e pensare " che bello quando le ragazze avranno un pupino mi divertirò da matti a comprar loro cose"...aiuto aiuto!!! forse un po'invecchio anch´io!!)

giovedì 13 ottobre 2016

cosa da l'espatrio ai nostri ragazzi (e anche a noi)?

Stavo leggendo or ora uno scambio su uno dei tanti gruppi di cui la rete pullula sul cosa dà e non dà la vita all'estero a noi e ai nostri ragazzi, ma soprattutto a questi ultimi che ci trasciniamo dietro in scelte che non sono le loro, verso mete che forse non avrebbero preso in considerazioni, standosene tranquillamente accoccolati in un posto pieno di sicurezze.
le mie piccole viaggiatrici a Tokyo
Non potrò mai sapere come sarebbero state le mie ragzze se anziché scegliere di vivere in giro per il mondo fossimo stati tranquillamente nella nostra città vivendo protetti tra famiglia ed amici di sempre. Sarebbero sicuramente state aperte e curiose, perche noi lo siamo e avremmo con energia cercato di trasmetterlo loro, ma sarebbero anche state molto diverse, ne sono sicura.
Nei loro pochi anni di vita e di esperienze, che sono poi gia tanti tutto sommato, si sono trovate tante volte a dover tirare fuori le unghie e ad adattarsi: grande palestra per affrontare il mondo una volta diventate adulte. Essere sempre i nuovi a scuola, al parco, al corso di musica e in palestra, aiuta bambini e ragazzi ad aprirsi... per la legge della sopravvivenza se non lo facessero non si integrerebbero e se non si integrarssero rimarrebbero sempre i bambini nuovi che nessuno vuole invitare a giocare al pallone. Non è mai cosi perché sanno, come noi adulti, che se non fanno uno, due o tre passi verso gli altri sarà dura.
Si adattano ai nuovi meccanismi sociali e li assimilano alla stessa velocità in cui assimilano la nuova lingua, e adattamendo su adattamento si creeranno un vero bagaglio di capacità di interazione un po' con tutti, da qualsiasi mondo provengano. E questo è importante... quanti adulti non sanno relazionarsi con persone che vengono da culture lontane, incapaci di capire che non tutti reagiscono come reagiamo noi europei o noi italiani, e che non e né giusto né sbagliato, semplicemente diverso. I bambini sono piu semplici, si fanno meno domande, non vedono la differenza come un ostacolo e ci si buttano a capofitto (soprattutto quando vedono che i genitori cercano nel loro angolino di fare lo stesso).
Una volta diventati grandi questi bambini saranno a loro agio in tante situazioni, anche quelle che ci portano fuori dalle nostre zone di confort sociale.
I bambini guardano il mondo con altri occhi, liberi da filtri e per questo, nel loro vivere immersi in culture diverse, sono piu pronti ad assorbire in toto le novità... poi pian piano elimineranno elementi che si adattano meno al loro modo di essere e ne aggiungeranno nuovi magari derivanti da un successivo spostamento. La personalità sarà forgiata in questo modo come un grande puzzle dato da elementi che derivano da culture diverse, e sarà una personalità unica o comunque solo propria a bambini che hanno vissuto situazioni molto simili.
Quando si parla di Third Culture Kids, dai quali poi derivano i Third culture Adult, ci si riferisce proprio a questi bambini che non sono il frutto di nessuna cultura ma di un mix di tante e non possiamo negare che questo sia grandioso, un enorme regalo.
Aggiungiamo poi il fatto che vivere in un contesto diverso spinge anche ad essere molto piu tolleranti, anche solo per il semplice fatto che siamo noi gli stranieri e dobbiamo imparare noi a convivere con qualcosa di nuovo, non sarà certo il mondo che ci circonda che si adatta al nostro modo di fare, questo è un altro grande regalo che i nostri figli riceveranno: la tolleranza verso la differenza!
Certo anche chi viaggia molto può in un certo modo essere sottoposto, chiamamoli così, agli stessi stimoli, ma non sarà mai lo stesso: vivere un Paese non è come percorrerlo da turista, viverlo vuol dire impossessarsene un po'!
Tempo fa avevo postato un bellissimo scritto di mia figlia maggiore, allora 17enne in cui parlava proprio di questa vita senza radici, e alla fin fine di quanto di positivo questa vita le ha dato... ne riposto un estratto qui che dice piu di tante parole che noi adulti possiamo mettere insieme....per me le sue parole sono la ricompensa più grande e mi fanno dire che abbiamo scelto di sradicarle si tante volte ma alla fine abbiamo fatto bene, che bel risultato!
"France, Japan, India… as I got dragged from place to place in a chaos of airplanes, packed belongings and lost friends. I wish it was a blur to me, how it hurts when you leave a life to start another. Like ripping a page out of the book to start writing a new story.My life felt like a mountain of discarded first drafts, crumpled and sad growing every year as I change houses and schools. But then I settled in somewhere and I forgot, I let my guards down, started to build things: new friends, new house, new place. Foolish child I never learned that everything I built would be taken away. And It hurts, it hurts like crazy when your blurry eyes catch that last glimpse of your best friend as the car drives away. It hurts when the emails stop coming and you find yourself stranded, forgotten in this new place. It hurts when you see others moving on in some separate dimension, as they find a new friend to replace you. I sound bitter, angry, sad but I’m not, at least not anymore. I used to be, a lot. But with time I learned to cope with it.
Moving means a lot of pain but it also means a lot of joy. I would have never experienced so many crazy things if my parents didn’t decide that our family doesn’t need to settle down in some boring little town… When I think about everything I would have missed out on, I’m thankful. Without my crazy family, I would never have watched Tom and Jerry in Japanese or known that a monkey still owns my little sister’s bathing suit . I wouldn’t know that being patted on the head by a massive elephant sends shivers down your spine. I would have never heard whales singing and certainly wouldn’t have filmed a commercial for an Indian TV channel (the video still exists and is, to this day, my greatest shame). I’m almost a grown up now, in a few years I’ll leave my parent’s home and build a new life for myself. I’m not scared anymore. Experience has taught me that life is an adventure, you can choose to focus on the bad moments or you can just keep going. I believe in clean slates because it doesn’t mean that I have to rip out all of the previous pages of the book, just that I get to write something new."

lunedì 10 ottobre 2016

Le tipologie d´expat....

Mille tipologie di expat. Mille profili diversi. Mille modi di affrontare un nuovo Paese, un nuovo spostamento, una nuova cultura.
Specchio di una società in continuo movimento: ci si sposta per tanti motivi diversi tra loro, spinti da impulsi che ci appartengono e da aspirazioni diverse. Si reagisce a questi spostamenti in modo proprio perché diversi sono i motivi e le aspirazioni che ci spingono a spostarci... ma ci sono delle caratteristiche comuni.
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Ci sono i CONVINTI, quelli che non ritornerebbero indietro neanche morti, che ormai si sono radicati altrove e neanche la bomba atomica li riporterebbe in patria: sono per principio contro tutto quello che il loro Paese propone, che si tratti di biscotti o di idee politiche poco importa, rfiutano per principio. Non si può assolutamente discutere perché tanto per loro il loro Paese è l´ultima ruota del carro e anche le vacanze hanno mete migliori...
Ci sono i PIAGNUCOLOSI: si lamentano sempre e per tutto, che sia del nuovo o del vecchio Paese, eterni insoddisfatti amano fare le vittime, ma facevano la stessa cosa a casa loro, quindi alla fin fine non è cambiato nulla.
Ci sono i CRITICI, quelli che il nuovo Paese fa veramente schifo, e che cosa si ha da fa per campa´... il confronto con la madre patria è continuo, quello che hanno lasciato alle spalle manca troppo, quello che hanno lasciato è insostituibile, non saranno mai più felici... contano i giorni... Sorge spontaneo chiedersi per quale motivo tanto sacrificio, perché si impongono un tale supplizio? forseaderiscono alla filodsofia hindù dell´ essere ricompensati in un´altra vita.
Ci sono i SACCENTI quelli che anche al primo espatrio sanno già tutto e che insegnano anche a te ormai navigato come fare per ambientarti, integrarti, muoverti nei meandri del nuovo. Tu non osi neanche commentare e li ascolti nei loro deliri di onnipotenza... prima o poi torneranno da te con la coda tra le gambe appena si renderanno conto che non tutto è così scontato!!
Ci sono i NOSTALGICI, non è che non amino il posto nuovo, ma vivono immersi in una velata nostalgia, il posto precedente manca sempre un po´, si viveva sempre un po´ meglio, era molto più facile fare amicizie, ma con loro si sta tranquilli, una volta che una città o un Paese, diventano EX, tutto cambia, saranno belli, bellissimi, indimenticabili.... semplicemente vivono un po' sfasati... contenti loro.
Ci sono i SOCIAL quelli che arrivano ed è già come se abitassero da anni, non perché sanno tutto ma perché conoscono tutti e realmente... si sono mossi benissimo dietro le quinte del loro sbarco nel nuovo mondo che sono accolti come se ci avessero sempre vissuto... questo avviene spesso con un po´ di anni di espatrio alle spalle, quando ai 4 angoli del pianeta si hanno amici che hanno sicuramente un contatto nella nuova città... e alla fine non si ha quasi tempo per consocere qualcuno di veramente nuovo!
Ci sono quelli che hanno la VOCAZIONE, dal primo giorno di vita erano votati all´espatrio: pratici, curiosi, aperti a tutto, nulla li spaventa, dalla foresta amzzonica alle pendici dell´Himalaya sono sempre pronti. La vita è un´avventura e più è dura più è divertente!
Ci sono gli ORGANIZZATI quando partono è come se non dovessero più scoprire nulla... si sono talmente preparati che è come se avessero vissuto in loco già 10 anni... in realtà odiano le sorprese devono prevedere tutto solo che in espatrio l´imprevedibile è dietro l´angolo e l´organizzato preso alla sprovvista non regge a lungo!
Ci sono gli INSTABILI dopo 3 mesi hanno già fatto il giro, cercano la felicità da qualche parte ma appena si posano hanno l´impressione di esseresi sbagliati e che solo rimanendo in costarnte movimento troveranno il loro Paradiso. Si nutrono dell´attesa continua per una nuova partenza, fanno carte false per partire al primo richiamo,saltano sul primo posto disponibile e poi magari si lamentano che l´azienda li trasferisce on 12 mesi.
Ci sono gli INSICURI, hanno paura di tutto: la nuova lingua, la nuova scuola, il nuovo lavoro. E anche quando si ambientano troveranno altre paure...in primis quella di dover ripartire.
Ci sono QUELLI CHE CONTANO I GIORNI  questi vanno oltre gli scontenti e i notstalgici, questi non si lamentano neanche più fanno le tacche sul mio e pregano che passi in fretta... lo fanno in silenzio, con lo sguardo perso nel vuoto e ti danno un´ansia...
Ci sono QUELLI CHE SI SONO FATTI CONVINCERE e spesso sono donne. Hanno detto di si a volte e molto spesso non si sono neanche fatte fare la domanda o chi gliel´ha fatta non ha atteso la risposta. Sono in un posto che non hanno scelto a fare una vita che non avrebbero voluto ma fanno finta di essere felici, di averlo scelto loro ¨ ma mio marito non si muoverebbe mai senza il mio appoggio al 100%¨ e ci credono solo loro perché tu quando le guardi hai già capito e quando guardi il marito anche....
Ci sono QUELI CHE ADORANO ESSERE STRANIERI da qualche parte, non essere parte completa di un posto, viverlo con leggerezza, sapendo che quando ci si stufa, nei limiti del possibile, si torna a casa.
Ci sono QUELLI CHE NON HANNO SCELTA perché vengono da Paesi in cui non avrebbero mai potuto realizzarsi e hanno energie da vendere per andare a provarci altrove, ma non criticano il proprio Paese perché non ha dato loro grandi opportutinitá né elogiano il nuovo che ha aperto loro le porte: nel mondo globale nel quale viviamo tutto sembra normale!
Ci sono QUELLI CHE Ẽ COME SE NON FOSSERO MAI PARTITI: vivono all´estero come a casa, frequentano solo conterranei, mangiano solo prodotti del proprio Paese, anche a costo di farsi chilometri per reperirli, hanno la doppia antenna satellitare per captare la TV nostrana, fanno vacanze solo nel proprio Paese perché magari viaggiando rischiano di doversi aprire un po´ ai locali e aiuto la lingua.... praticamente se chiudono gli occhi possono avere l´impressione di nonessersi mai mossi.
E ci sono QUELLI CHE SI NUTRONO DI ADRENALINA DA PARTENZA che dopo due e tre anni stanziali incominciano a sentire il bisogno di muoversi e scoprire nuovi orizzonti, che adorano l´eccitazione mista a paura quando ci si prepara a ripartire... che forse un giorno dovranno fermarsi e prevedono già sei mesi lì e sei altrove: la sedentarietà li spaventa....
Io direi che appartengo molto a quest´ultima categoria, e voi?

domenica 2 ottobre 2016

Amore

Lui e lei, novant'anni, poco meno o poco più. Lei lo spinge con il sorriso sulla sedia a rotelle, lui composto, fragile, quasi bambino nella sua poca autonomia. Vicini mano nella mano il tempo di un concerto, poi lei riprende il suo posto di guida per riportarselo verso casa, non dopo essersi accertata che sia comodo, avergli rimesso gambe e piedi al loro posto perché non si affatichi nel farlo da solo. Amore solo amore.... Mi intenerisce.
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A vent'anni non ci si proietta mai così lontano.... Poi si invecchia pian piano e si pensa che alla fine sarà quasi bello invecchiare insieme. Si osservano loro queste coppie tenere che passeggiano per mano, schiene curve, gambe stanche, capelli color neve. Sarà bello e non impossibili se si è capaci di resistere al susseguirsi degli anni, se si è capaci di continuare a tenersi per mano ostacolo dopo ostacolo, ad accettare corpi che cambiano e il ticchettio incessante del tempo che passa. Si riuscirà se si saprà andare oltre la passione travolgente di una gioventù che non torna, vedendo qualcosa di ancora migliore nei mille passi che si sono fatti insieme. Amore è costruire passo dopo passo un rifugio solido nel quale si è se stessi, sapere appoggiarsi anche quando si è stanchi e stufi, sapere ascoltarsi quando si è arrabbiati, saper ridere sempre e sapersi sorridere, regalarsi un gesto gentile, una carezza, una parola... Guardare con gli stessi occhi la strada che si è fatta, e farlo con gioia, guardare insieme davanti anche se il percorso si accorcia, inesorabilmente dopo ogni passo.
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È facile gettare la spugna al primo ostacolo, è più semplice non andare oltre la prima travolgente passione, è più rilassante dirsi che non ci sono sforzi da fare, perché il cuore batte a mille e l'idea di non respirare l'aria dell'altro ci distrugge.... Ma cosa si perde a non continuare ad andare avanti, la complicità che si instaura quando si è costruito un mondo, quando gli anni si sommano, si moltiplicano, non si contano più....
Penso che sia bello arrivare così insieme al traguardo della vita, voltandosi ogni tanto a ricordarsi come si era quando ci si correva incontro a perdifiato sui binari della stazione, all'uscita di un aeroporto, senza nostalgia ma con tenerezza per l'amore tenero dei primi anni, diventato grande e adulto e più forte ad ogni tappa della vita, perché ogni tappa ci regala un tassello nuovo e tutti insieme alla fine saranno il nostro quadro, la nostra storia.
Lei gli sistema i piedi al loro posto, lui le sorride e ci sono 60 e più anni di sorrisi racchiusi in uno solo....si allontanano fragili ma forti, vorrei essere così anch'io un giorno, fragile per gli anni accumulati ma forte per quello che inisieme siamo riusciti a costruire, nonostante il tempo che scorre, spalle curve ma occhi che si guardano felici.

lunedì 26 settembre 2016

Qualche idea per socializzare più in fretta!

Uno dei grossi scogli che gli espatriati incontrano atterrando in un nuovo Paese è sicuramente l´integrazione, o meglio la ricostruzione di una vita sociale soddisfacente. C´è molta solitudine in espatrio e spesso uscirne è molto più complicato di quel che possa sembrare. Difficile in un nuovo contesto trovare sostegno  e guida per muovere dei primi traballanti passi che porteranno al ricreare una vita sociale soddisfacente. Chi non vive l´espatrio non sa esattamente quali siano le difficoltà e può sottovalutare la fatica di chi invece sta vivendo il cambiamento in prima persona. La forza dobbiamo trovarla in noi stessi e in chi fa parte della nostra avventura. Il sostegno lo troveremo solo in chi ci è già passato e sa cosa vuol dire e soprattutto sa cosa fare e non fare.
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Ammetto che in 20 anni sono quasi sempre riuscita a ricreare una vita sociale abbastanza rapidamente. La prima volta è stata la più complicata, in seguito avevo in come un piccolo manuale d´istruzioni che nelle tappe successive mi ha aiutato a riprodurre formule vincenti e ad accantonare atteggiamenti che non mi portavano a nulla.
Per prima cosa le difficoltà variano non tanto da Paese a Paese quanto dal se si evolve o no in un ambiente con molti espatriati o in uno con soli locali. Se siamo  immersi in un mondo ¨normale¨ cioè a stragrande maggiornaza di locali, magari poco nomadi, fare breccia è più dura, ma non impossibile: ci sono riuscita nella campagna normanna, ne deduco che si possa ovunque. I locali hanno il vantaggio di avere il loro mondo già costruito e in teoria possono non essere interessati ad integrarvi. Hanno amici di sempre, magari famiglia vicino, e poco tampo da dedicare al coltivare nuove amicizie. Il che non vuol dire che non lo faranno, ma lo faranno forse in modo più lento. Qui subentriamo noi, sta a noi triar fuori energie e far vedere che ne valiamo la pena. Sta a noi aprire la porta di casa, proporre incontri, far vedere che abbiamo voglia di conoscerli. Il tutto ovviamente senza aspettarci dagli altri che siano come siamo noi: partiamo già dal presupposto che un locale francese, tedesco o americano, sarà agli antipodi nostri, avrà atteggiamenti e reazioni diverse, non reagirà come un italiano, italiano non è!! E proprio in questo sta il bello e il divertente, liberarci un po' dei nostri pregiudizi sociali e della nostra mentalità monoculturale e prendere il bello di quello che la nuova potrà offrirci.
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amiche in espatrio: una locale sinistra e una expat....
Nell´ambiente a dominante expat l´integrazione è senza ombra di dubbio molto ma molto più semplice. Tutti sono nuovi, non hanno amici di lunga data e famiglia vicina, tutti hanno interesse a ricreare relazioni, il che non vuol dire che non dovremo fare sforzi, ma che molto prima riusciremo a vedere dei risultati. Nel giro di poche settimane se si è nel giro di una scuola internazionale, ad esempio, a meno che veramente si sia restii al contatto, si intravvederà già un barlume di socializzazione.
Nei due casi comunqui siamo noi a dover avere l´atteggiamento giusto e positivo e soprattutto dobbiamo liberarci dei nostri meccanismi sociali, se vediamo che non si addicono al nuovo contesto, e cercare in fretta di recuperarne dei nuovi più consoni al Paese che ci accoglie. Siamo all´estero e non possiamo pensare di ritrovare negli stranieri gli stessi modi di fare propri alla nostra cultura: sta a noi adeguarci, siamo noi a dover cambiare, non in toto ma un po´.
Siamo noi a dover aprire la porta, non aspettiamo che siano gli altri ad invitarci, lanciamoci, senza avere paura, al limite non funzionerà magari subito ma alla lunga si!
Se ci chiudiamo in casa nessuno verrà a suonarci, non sono gli altri a dover venire a cercarci, siamo noi che abbiamo bisogno di ricostruire la rete sociale e quindi siamo noi a dover mostrarci in giro.
Non apspettiamoci che tutti siano calorosi come siamo noi, diamo tempo alla gente che proviene da culture diverse di mostrarci come sono, magari nel loro Paese si va meno in fretta.... adeguiamoci!
Ecco adattarsi è la parola chiave da tenere bene in mente in ogni nostra nuova tappa: adattarsi è un segno di intelligenza. Adattiamoci al nuovo Paese e ai meccanismi di socializzazione che lo dominano, adattiamoci ad una comunità internzaionale e alla ricchezza delle tante culture che la abitano.
Essere positivi: se già si parte dicendo che sarà dura (e questo vale per tutto in espatrio) sarà durissima... e si entra in un circolo vizioso dal qualce non si esce più! Diamo tempo al tempo e le cose si incanaleranno nella direzione giusta.
Passare il tempo a rimpiangere le amicizie passate non aiuterà a farsene delle nuove: le vecchie amicizie non hanno bisogno di essere coltivate quotidianamente, mettiamo le energie nelle nuove, le vecchie non se ne andranno ( e se spariscano non erano tali).
Approfittiamo dei nostri figli come viatico sociale: la scuola dei nostri bambini è il nostro parco giochi! le altre mamme sono li a portata di mano, se abbiamo la fortuna di poter accompagnare e andare a prendere i nostri bambini approfittiamone per parlare con la mamma vicino a noi che aspetta il suo di pargolo: una mamma tira l´altra!
Cerchiamo gruppi vari di attività: dalla ginnastica all´Ikebana, l´offerta è talmente ampia che ci sarà qualcosa che ci piace: questi gruppi sono fantastici per creare contatti, troveremo di sicuro qualcuno che ci corrisponde.
Approfittiamo del fatto di essere straniere per interessare gli altri: noi, il nostro Paese, la nostra cucina, la nostra cultura.... mettiamoli in mostra!
Teniamo bene presente che il successo del nostro espatrio è legato in tutto e per tutto al nostro benessere psicologico e per questo la socializzazione è fondamentale, senza qualcuno su cui contare è molto ma molto più dura!
Siamo noi ad avere in mano le chiavi della nostra serenità.... non buttiamole via, tutto sarà più brillante e potremo anche innamorarci di questa vita vagabonda (lo giuro è possibile!!)


martedì 20 settembre 2016

Tutto marketing!

Ne avevo già parlato in qualche vecchio post, ma l´argomento è per noi di tale attualità che occupa gran parte se non delle nostre comunicazioni, almeno dei nostri pensieri!
Ammissioni al college: ormai la deadline di avvicina a grandi passi, a fine dicembre i dossier saranno chiusi e per qualche mese vivremo in sospeso nell´attesa dei verdetti che cadranno al contagocce fino al primo di aprile.
L´istruzione universitaria negli Stati Uniti è molto ma molto cara, e questo sia che le Università siano pubbliche che private. Ovviamente le pubbliche hanno rette più abbordabili, ma comunque a volte altine lo stesso.
Stanford
I college, soprattutto i migliori, vogliono aggiudicarsi gli studenti più brillanti e per farlo devono vendere il loro prodotto-pacchetto corsi più vita universitaria, presentandolo sotto la luce migliore. D´altro canto poi lo studentello farà lo stesso, dovrà vendersi mettendo in luce i lati migliori della sua giovane personalità....Da una parta o dall´altra il tutto è una grossa operazione di markenting!!
Se da parte dello studente la sua operazione di marketing si limita a mettere in mostra il più possibile i suoi atout, costruendo la miglior immagine possibile, e questo come raccontavo qui spesso con il supporto del college counselor, unico capace di districarsi con allegria tra i meandri delle applications, per i college l
´operazione è complessa e direi anche costosa, e questo anche quando ti chiami Harvard o Stanford!
Per prima cosa i college devono farsi conoscere, certo alcuni non hanno bisogno di biglietto da visita, tanto sono ormai radicati nel pensiero comune come i migliori, ma la concorrenza può essere rude, molti college negli ultimi anni sono saliti nei ranking e minacciano la piazza di quelli più noti che devono comunque mantenere il loro standrd e per farlo devono poter integrare il top del panorama studentesco... sorta di circolo vizioso: con studenti brillanti il college sarà brillante e qundi anche se sei il numero uno devi attirare i migliori altrimenti passerai in seconda posizione, poi in terza, in quarta e sarà difficile reclutare i numeri uno. Detto così fa un po´ paura... ma il succo è un po´ questo.
Attenzione però con studenti brillanti non intendono studenti solo bravissimi a scuola, ma studenti con un profilo brillante, bravi intelligenti impegnati che escono dal mucchio... non secchioni puri e duri!! e questo mi piace un sacco, non si premia lo studio bieco e continuo, ma chi ha veramente le capacità. Detto questo ritorniamo all´operazione di marketing messa in atto dai college.
Diversi step. Per prima cosa quando gli studenti il secondo e terzo anno di liceo passano l´esame di preparazione al famoso SAT (rinferscatina della memoria qui), che si chiama p-sat, i loro score vengono inviati ai college che incominciano a tartassarli di plichi postali che vanno dalla cartolina semplice a brochure splendide di diverse pagine, ovviamente più lo studentello ha fatto bene, più è preso di mira. La nostra buca è piena ogni giorno, ormai i tre quarti finiscono in pattumiera direttamente.
L´altro giorno abbiamo raggiunto il culmine con all´interno della busta una specie di puzzle tridimensionale da montare che mostrava i momenti più importanti della vita studentesca in quel college.... bello si, ma necessario, non ne sono sicura....
A questa operazione postale costosissima si aggiungono i tour che i college fanno nelle varie città per presentarsi, spesso i licei con risorse infinite come il nostro organizzano riunioni apposite per i soli studenti del liceo, i quali potranno incontrare i responsabili della selezione in piccolo comitato....Tra settembre e ottobre sono molti i college che fanno tappa a Los Altos High School e negli altri licei della zona per curarsi questi studenti della Silcion Valley che sono sempre guardati con un occhio particolare dai selezionatori....
Queste presentazioni vanno messe in piedi e anche bene, perché ovviamente devono dare voglia allo studente di depositare il suo dossier in quel college, l´immagine che deve arrivare agli occhi dello studente è che quel college sia il posto giusto per lui.
Altra tappa fondamentale in questa operazione di marketing è la presentazione che viene fatta nel college stesso, che studenti e genitori vanno a visitare durante il famoso e immancabile college tour, prima di decidere dove applicare o prima di decidere dove andare, una volta ammessi nei diversi college. Nei due casi, che lo studente non abbia ancora presentato il dossier o che lo studente sia stato preso, il college deve veramente tirarsi a lucido, deve dar voglia di provarci a chi sta affrontando il lungo cammino delle admission e dar voglia di viverlo a chi ne ha la possibilità: presentazioni organizzate bennissimo, giri del campus dove ti presentano tutti gli apsetti della vita lì, compresi i ludici che sono parte intergrante della vita dello studente universitario americano.
Di fronte a questo attacco da parte dei college lo studente dall´altra parte della barricata deve pararsi della sua veste migliore e cercare anche lui di piacere molto di più dei suoi tanti compagni di percorso, la selezione è dura e solo chi sarà stato capace di vendersi per benino avrà vinto la corsa, da ambo i lati!
Nella speranza che ognuno trovi il posto che calza a penello e lo rende felice!



venerdì 16 settembre 2016

Diverse buone ragioni per cui non si dovrebbe mai partire in espatrio.

Diciamocela tutta non tutti sono fatti per l´espatrio. La vita intorno al mondo, lo spostarsi continuo, aeroporti e addii non si addicono a tutte le personalita! Inutile imporsi un ritmo che non ci corrisponde, meglio prima di partire farsi seriamente qualche domanda ed essere estremamente sinceri nelle risposte. Una volta partiti non è sempre facile tornare indietro.

Ecco alcuni buoni motivi per cui non dovreste mai espatriare
- se la scelta non è vostra al 100%, il che vuol dire che se anche non ne siete i motori, la accettate consapevoli e felici senza ombra di dubbio: farsi trascinare è sinonimo di fallimento, se non si è convinti meglio non partire non si avrà mai lo spirito giusto per adattarsi alle differenze.
- se pensate che il vostro Paese, la vostra città sia il posto migliore al mondo e che mai e poi mai potrete trovare qualcosa di anche lontanamente simile, non fate neanche le valigie: la vostra città e il vostro Paese non li troverete altrove, questo è per molti il bello dell´andare a vivere all´estero: vedere e vivere qualcosa di completamente diverso.
- se il pranzo domenicale o infrasettimanale da mamma e papà non è da mettere in discussione: forse prima dovete tagliare il cordone giocando in casa e una volta visto se funziona partire....Espatriare vuole dire vivere i rapporti con la famiglia in modo diverso, non migliore ne peggiore, semplicemente diverso.
- se la nuova lingua vi terrorizza e vi dite già che mai e poi mai riuscirete a comunicare: sarà difficile convincervi del contrario in loco, meglio partire convinti che si riuscirà anche ad imparare il cinese in sei mesi.... almeno la motivazione vi accompagnerà.
- se pensate che solo nel vostro Paese i vostri figli potranno avere la miglior educazione, affornterete già il nuovo sistema scolastico con un piede nella fossa della sconfitta.... e questo vi farà vivere male tutto il resto, sarete critici nei confronti della scuola, i vostri figli lo risentiranno e saranno coinvolti nella vostra scontentezza, entrerete tutti in un circolo vizioso di insoddisfazione deleterio per la buona riuscita dell´avventura.
- se la vostra avventura è più una fuga da qualcosa: cercate di risolvere il problema giocando in casa, non è detto che cambiando panorama i problemi si risolvano e si rischia solo di essere ancora più vulnerabili.
- Se siete critici dal primo giorno in cui scoprite il nome della nuova destinazione e non riuscirete mai a vederla rosea e bella... meglio non rischiare, di solito se si parte scontenti è molto difficile recuperare il morale. Partire postivi è l´unico modo di partenza possibile.
- se la vostra scelta di partire è puramente e semplicemente economica, beh anche in questo caso siete abbastanza destinati alla sconfitta: il lato economico può essere importante, ma non deve mai essere il motore di una scelta di vita all´estero, la base di partenza è la curiosità, la voglia di novità, e l´apertura mentale che ne deriverà.
- se avete già ancor prima di partire pianificato le date di tutti i vostri rientri,dedicando ogni minuto di ogni futura vacanza al vostro ritorno in terra natia, forse concedetevi ancora un po'di tempo prima della decisione finale, partire in un Paese nuovo vuol anche voler dire aver voglia di scoprirlo e aver voglia di scoprire ciò che gli sta intorno, se non ci si lascia andare a farlo l´esperienza lontani mancherà di un qualcosa.

Non è facile decidere di prendere il volo, e non è neppure necessario farlo, ma quando lo si fa è veramente importante essere in pace con se stessi e assolutamente convinti di come l´avventura in terra straniera sarà grandiosa.....se si riesce a partire con spirito positivo e libero da preconcetti di sicuro l´inizio sarà positivo e visto che chi ben comincia è a metà dell´opera, il resto sarà una passeggiata!

giovedì 8 settembre 2016

Keep calm.... e sopravvivi ai figli

Io non so se sono i tempi che stanno cambiando o sono io che vivendo ormai immersa in un mix di culture diverse da tantissimo tempo, non appartengo più veramente a nessun sistema di pensiero genitoriale. Forse le due cose insieme ma il risultato è lo stesso, non mi ritrovo mica più tanto in questi neo genitori troppo attenti e affannati. Neo mamma lo sono stata anch´io, neo genitori lo siamo stati anche noi. Ho però l´impressione che vivessimo l´esperienza in sé in modo molto più rilassato e soprattutto con molta, moltissima improvvisazione. Genitori non lo si nasce certo, lo si diventa e lo si diventa sbagliando e poi aggiustando il tiro la volta successiva. A rischiare di voler essere troppo perfetti dall´inizio si rischia di seguire alla letterea il libro di testo, senza accorgersi che le varianti sul tema sono troppe.
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Ho come l´impressione che oggi la genitorialità sia vissuta cin modo travagliato e sofferto, costellata da sensi di colpa, rendendo i bambini il centro del mondo e fermando il tutto per concentrarsi solo su di loro. Che i figli una volta arrivati nelle nostre vite le scombussolino in modo inimmaginabile e ne diventino per la maggior parte del tempo il nostro fulcro, su questo sono d´accordo, ma ci sono dei ma....
Anche se genitori rimaniamo adulti con una propria vita, che di colpo non può fermarsi per 15 anni per concentrarsi sui figli, anche perchè ad avere genitori che si occupano solo della prole senza più un momento per ossigenarsi sarà poi la prole stessa a patirne, soffocata da un lato e testimone dall´altro di due adulti annientati nel loro essere tali.
anche loro erano piccine una volta...
In una famiglia con bambini ci deveno essere spazi per tutti e quello ogni tanto di non fare i genitori per un paio d´ore dovrebbe essere un diritto irrinunciabile. Quando sono nate le mie bambine non avevamo programmi precisi sul come avremmo fatto o non fatto, allattamento, notti più o meno complete, riposini pomeridiani, sono stati improvvisati con varianti sul tema anche nel corso di una stessa bambina, e con ovvie modifiche tra una e l´altra.
Siamo paritti da una specie di tabula rasa, costruendo i nostri principi pian piano, senza un piano ben preciso.
Ci è venuto naturale dar loro orari abbastanza rigidi per i pasti e l´andare a letto, senza farci troppe domande sui traumi che avremmo potuto suscitare in loro mettendole a letto alle otto dopo un paio di storie e una seduta di coccole.  Non abbiamo letto e riletto libri che ci spiegavano come la luce accesa fosse importante per conciliare un sonno sereno, o come invece una porta chiusa potesse creare traumi indelebili. Abbiamo fatto come ci sembrava giusto in quello momento per l´una e per l´altra e anche per noi, per riucire a sopravvivere un po'comunque.
Non abbiamo passato mesi a cercare il nido ideale e la tata perfetta, abbiamo fatto con quello che offriva il convento e tutto sommato è andata bene. Non abbiamo passato notti insonni con l´angoscia di un primo giorno in qualche classe e in qualche scuola, convinti che tutto sommato già essere sereni ci avrebbe aiutato tutti.
Non abbiamo consultato puericultrici che ci spiegassero bisogni e ritmi, convinti che non si sono regole che si applicano a tutti i bambini: abbiamo osservato le nostre bambine e ci siamo adattati.
Non abbiamo incominciato a pensare a che tipo di scuola iscriverle a 6 anni quando ne avevano 2, sarà anche che eravamo consci che non saremmo stati a 6 anni nello stesso posto in cui eravamo a due e ci siamo sempre detti che la scuola di quartiere in linea di massima sarbbe stata la scelta migliore.... da rivedere solo in caso di problemi.
Non ci siamo neanche inquietati su apprendimenti e svuluppo linguistico, sarà anche che soprattutto nel campo numero due le ragazze sono state esplosive, ma abbiamo sempre osservato in modo rilassato ogni minimo progresso senza volerne tre di più e nemmeno due di meno per non stressarle (perchè si trovo che in questa cofusione attuale ci si altaleni tra il troppo e il troppo poco, da un lato bambini con agende da ministri e dall´altro bambini ipostimolati perché i genitori non hanno più tempo)
Non abbiamo mai messo in discussioni vaccini e consigli medici, per il semplice motivo che la scelta stessa di andare da un medico e mettergli in mano le nostre figlie voleva dire dargli fiducia.
Non abbiamo mai pensato che dovessero essere immobili come delle statue per non disturbare il mondo intorno, abbiamo eviato di convolgerle in situazioni non adatte a loro in cui non avrebbero potuto comportarsi da bambini.
Non abbiamo d´altro canto neanche mai pensato che perché bambine avessero diritto di rompere l´anima al mondo, e che tutti dovessereo essere contenti di subirne capricci e piagnistei.
Non abbiamo mai immaginato che dormissero dal primo giorno tutta la notte, che non piangessero mai o che sarebbero state una passeggiata nei campi.
Così come non abbiamo mai immaginato di dover andare a letto alle otto con loro tutte le sere, di averle sempre attaccate alle gambe e di non poter più scambiare due parole tra adulti...
Insomma abbiamo scritto la storia pagina dopo pagina con loro senza aspettative e soprattutto senza farci influenzare dalle correnti. Adesso ho un po´ l´impressione che l´essere genitori sia vissuto come una sfida, una specie di calvario in cui i figli vengono superprotetti e esposti al mondo solo in età adulta, in cui i genitori si annientano e rinchiudono in una condizione che li rende stanchi e insoddisfatti, in cui si leggono troppi libri e appena non avviene come c´è scritto a pagina 30 si va nel panico, in cui si ha paura di non seguire una corrente e se la si segue non ci si autorizza ad un certo punto a dire stop: no io con il bambino nel letto non ci dormo, no io non ho voglia di avere la tetta sguainata ogni 5 minuti, no ma montessori okay però va bene anche la pubblica dietro l´angolo.
C´è tanta insicurezza e paura di essere giudicati, quando diciamocela tutta quello di genitori è il mestiere più entusiasmante dele mondo, ma anche il più difficile, quello per il quale l´unica cosa che vale è l´improvvisazione,e solo la nostra, per quel figlio li, neanche per i successivi!
Sbaglieremo forse ma non lo sapremo mai perchè in qualsiasi modo nessuno mai ci potrà dire quale sarebbe stato il risultato avessimo fatto diverso. Non è un gioco far crescere personaggini e farli diventare adulti...ma Keep calm and do your best, questo è l´importante.(anche quando il best sono tre ore di baby sitter per andare a fare shopping!)

martedì 6 settembre 2016

La sensazione di sertirmi a casa.

Ci siamo lasciati alle spalle un week end lungo, quello di labor day, il nostro quinto labor day da quando viviamo qui. Il QUI sta diventando il posto in cui abbiamo vissuto più a lungo, una sensazione strana di radicamento....


Mi sono messa a pensare che cosa mi mancherebbe veramete se partissimo domani, se cambiassimo casa, città, Paese. È un giochino divertente perché facendolo ci si rende conto che ci si è veramente installati da qualche parte.
in ordine sparso....














La natura che ci circonda, a due metri dalla porta di casa, bella come raramente la si vede, parte del nostro quotidiano.
Il clima unico di questa valle. Mai troppo freddo, raramente troppo caldo, che ci permette di mangiare in giardino sempre e di vivere all´aria aperta (e di conseguenza di approfittare ancora di più del punto uno)
Il cielo blu che ti mette di buon umore già di prima mattina, perché anche se qualcosa non va, aiuta a relativizzare.
La sensazione di essermi impadronita di un posto, qui è casa senza ombra di dubbio, conosco strade e angoli,  mi sento a mio agio.
Gli amici con cui condividere un momento, un caffé, un pomeriggio di festa. Gli amici che ci sono se qualcosa non va, anche se non sono amici di lunga data, anche se fino a 5 anni fa non facevano parte della nostra.
La multiculturalità nella quale siamo immersi 24 ore su 24, che ci porta a condividere momenti con persone di orizzonti, lingue, culture diverse, in un mix culturale che raramente si trova altrove.
L´andare al mercato e fermarmi ogni tre passi a salutare un´amica, mentre mi muovo a mio agio tra i miei banchi (quello del mio ennesimo mercato ¨del cuore¨)
Nuotare all´aperto per 12 mesi all´anno.
Le amiche delle mie figlie che ormai sono di casa, che ho visto crescere in questi anni e trasformarsi in ragazze.
Un medico sul quale posso contare, con il quale ho intrecciato un rapporto che mi da fiducia.
Un lavoro che tutto sommato ha preso il suo ritmo, senza grandi scossoni, dopo tanta fatica ....
Una casa che sento mia,  della quale ormai ho imparato ad accendere le luci senza confondermi.
Un mondo che mi circonda che mi sa ancora stupire ogni giorno con il suo entusiasmo e la sua voglia di fare.
Un´atmosfera in perenne fibirillazione, che metterebbe le ali anche a chi non ne ha.
Serate che si riempiono con inviti, BBQ che si susseguono, cene che riempiono l´agenda e ti fanno sentire parte di un tutto.
Forse un senso acquisito di sicurezza che spesso non si ha quando ci si sposta da un Paese all´altro.
Insomma CASA......


giovedì 1 settembre 2016

Se rinasco faccio college counselor!

Forse quando anche numero tre sarà partita per vivere la sua vita nel mondo dei grandi in un super college americano, io avrò le conoscenze e i trucchi per riciclarmi in un nuovo lavoro, il college counselor!
Muoversi nei meandri delle applications ai college è una sfida non solo per noi stranieri ma per gli americani stessi, in tanti infatti mi hanno detto ¨ ma guarda che anche per noi è complicatissimo, rispetto ai nostri tempi tutto è cambiato....¨ e se per loro è complicato per chi come me che come scoglio complesso per andare all´università ha fatto la coda alla segreteria di Via Po (quella dell´Università degli studi di Torino), con fotocopia del diploma di maturità nella mano sinistra e attestato di pagamento delle tasse universitarie nella destra, beh il processo equivale a scalare un otto mila senza scarpe!!
Uno pensa dopo il primo figlio di aver capito tutto, ma non fa i conti con il fatto che il figlio numero due non vuole fare la stessa cosa di numero uno e quindi magari cambia l´approccio, gli esami richiesti (SAT subject di cui parlavo qui), la stessa lista dei college....
Ah com´era più semplice per noi la scelta, che lista e lista???, da quando sono bambina ho sempre saputo che dopo il liceo l´Università sarebbe stata quella di Torino, mica bisogno di premerci le meningi, studiare statistiche, fare confronti, visitare posti a 5000 chilometri per capire se il contesto socio-culturale-urbanistico ci sarebbe convenuto.
Così entra in campo il college counselor, la professione più gettonata della Silcon Valley, sarà anche che qui dopo il top delle High School, tutti vogliono il Top dei college e visto che tutti non ci possono entrare(nei college cercano sempre di avere le stesse percentuali di studenti da ogni Stato e area geografica), beh che la guerra abbia inizio e per combatterla il generale che guiderà la battaglia sarà il college counselor, quello che conosce trucchi e scorciatoie, che ha la frase giusta da inserire nel buco giusto e che ti alleggerisce di qualche migliaio di dollari (che poi cosa sono rispetto a quello che tireremo fuori nei successivi 4 anni....??).
Il college counselor conosce i college, li studia, li analizza, in un colpo d´occhio vede il profilo del nostro studente preferito e sa subito quale sarà il mix and match vincente (o quasi perchè poi il processo delle ammission ha comunque una parte di passaggi che ci sfuggono...). Quello sul quale si concentra è tirar fuori il meglio da quel che vede sulla carta, fondamentalemente è uno specialista di marketing che lavora sul prodotto futuro studente universitario, mettendo in luce le chiavi giuste per la campagna pubblicitaria che conquisterà, si spera, l´occhio del selezionatore. Pare passino 5 minuti, non di più sui dossier, ovvio che se non si usano le parole chiave che attirano l´attenzione, non si hanno molte chance....
Lista dei college in una mano e profilo dello studente dall´altra questo stratega delle ammissioni cercherà la combinazione migliore, mettendo molte speranze nella tasca dei genitori (svuotata nello stesso tempo dalle sue salate fatture).
Tutto questo è necessario? si e no.... forse con molto più stress e impegno studenti e genitori potrebbero cavarsela discretamente, ma come abbiamo visto con Federica certi passi devono essere fatti con attenzione e se si è poco avvezzi al sistema si rischia di inciampare e di sbattere il naso. Qui nella nostra simpatica Valle di stress e corsa sfrenata verso il successo, forse si perchè i profili dei ragazzi sono tutti molto simili, tutti high profile, chi più ne ha più ne metta e se si vuole che quello del nostro adorato pargolo si distingua dal mucchio di brillantisuperdotaticonmilleattivitàextrascolasticheesempreilsorrisosullelabraesuperpopolari, beh meglio mettersi nelle mani di un professionista!
Questa è l´America un po´consumistica, giochiamo al gioco perchè abbiamo deciso venendo qui di trascinarci dietro le nostre ragazze e trascinandole le abbiamo immerse in questo mondo che richiede di giocarne il gioco per non perdersi per strada.... diamo loro gli strumenti per uscirne come meritano e se il prezzo da pagare è quello del college counselor... ben venga... ma vi giuro tra qualche anno mi converto anch´io!!