giovedì 29 ottobre 2015

E sono 46!

Sono già 46, da non crederci!
torta di compleanno

Sono 46 e non mi sembra vero!
46 e non mi sento poi tanto diversa rispetto a 20 anni fa. Certo tre figli in più e vent'anni di vita alle spalle ti cambiano un po' ma non del tutto, non completamente, almeno nel mio caso.
Mi spaventavano i 40 anni prima di arrivarci, e con 6 anni di bilancio alle spalle, posso dire che sono gli anni migliori, senza nessuna ombra di dubbio. Gli anni della consapevolezza, in cui si raggiungono tanti equilibri come donne, come madri e amche come mogli. Non si vive più nella costante ricerca di migliorarsi, ci si accetta con pregi e difetti, non si vuole  più costantemente dimostrare cosa valiamo, cosa siamo capaci di fare ...
Sappiamo accettare i fallimenti conmaggiore distacco e i successi come fantastiche conquiste.
Non abbiamo bisogno di mostrarci diverse da quello che siamo, abbiamo imparato ad amarci cosi  e ad amare anche quello di noi che non ci piaceva. Siamo pronte a fare dei compromessi molto più di prima, abbiamo imparato con gli anni che la vita non è bianca o nera ma ricca di sfumture. 

festeggiata!!
Abbiamo imparato a fare delle scelte, senza troppi rimpianti, abbiamo conquistato tante sicurezze, è per questo siamo più libere nelle nostre scelte.
Abbiamo molta più liberta, o almeno ce l'ha chi come me ha figli ormai adolescenti. Abbiamo energie da vendere perchè  devo constatare che non è un palla dire che i 40 sono i nuovi trenta!...
Anni fa, quando ancora i 40 erano lontani, e i 46 sembravano lontanissimi, lessi un articolo dove si parlava proprio di tutto questo, di come a 40 anni la donna fosse più consapevole di molte cose, più serena e in pace con se stessa, più libera, meno legata allo sguardo altrui e svincolata da mille incombenze legate ai figli piccoli. Mi sembrava fossero le solite cose campate li per aria da una giornalista desiderosa di conquistare un pubblico femminile terrorrizzato da questo passaggio anagrafico inevitabile. Adesso invece posso dire che mi rivedo al 100 per cento in quelle parole, lei non contava cucche, diceva la verita'!
Alla fine benche faccia un po paura vedere gli anni che avanzano, trovo che la maturita' che ci si conquista faccia un gran bene. Forse è una questione di testa, il fatto di dirsi che tutto sommato non potendo andare contro il tempo è importante metterci il cuore in pace e farlo con entusiasmo, trovando in ogni step successivo tutto il positivo che ci puo' essere...
Sentirsi sempre giovani, avere mille idee, alzarsi dal letto con grinta ogni mattina, continuare ad essere curiosi e a fare progetti, per me sono stati la chiave giusta di questi ultimi anni, e lo saranno di sicuro per i prossimi ... spero!!
intanto i festeggiamenti si protraggono ancora.... tutto sommato anche questo aiuta!




lunedì 26 ottobre 2015

Chips, burro di noccioline & co

L'altro giorni sono andata al liceo per un paio d'ore di volontariato. Qui negli States, come ho già raccontato più volte, i genitori sono super stimolati, spinti, invitati a partecipare alla vita della scuola, del club sportivo, o di chi piu ne ha più ne metta. Io quando le girls erano piccine mi sono sempre, compatibilmente con il mio poco tempo libero, offerta per diverse attività ed uscite. L'ho sempre fatto con piacere per me e vedendo che le bambine erano contente.
Pian piano però mi sono resa conto che crescendo avevano, giustamente, molta meno voglia di avermi tra i piedi... E così ho limitato di molto la mia presenza a scuola e non senza grandi sensi di colpa soprattutto qui dove ho l'impressione che i genitori siano molto più pronti al sacrificio figliale rispetto a me!!
Comunque per pagliare un po' proprio ai sopra citati sensi di colpa ho accettato con piacere l'invito di un'amica a dedicare qualche ora del mio tempo alla scuola.
Il mio compito andare all'ora di pranzo ( ogni tanto) a vendere  nel negozietto della scuola dove gli studenti possono comperare generi di conforto all'ora di pranzo ( a me non darebbero nessun conforto ma tanté... )
Beh la fiera della porcheria galoppante è assicurata!
Sono rimasta stupita di come in una scuola come la nostra in una delle aree piu ricche degli Stati Uniti, dove i diplomati di Stanford e Yale sono ad ogni angolo di strada, dove le case a 4 milioni di dollari si vendono come noccioline, dove la media degli score SAT sfiora il 2000, mentre nel resto del Paese gira intorno al 1500, dove c'è cultura, nei negozi si compra organic, i bei ristoranti vanno a gonfie vele... Beh nel negozietto del liceo c'è il peggio di quello che la sottocultura alimentare puo mettere in tavola,se di tavola si può parlare!!
È cosį per un'ora ho osservato ragazzini nutrirsi di chips e biscotti ipercalorici, mangiare gelati zeppi di grassi idrogenati, assapporare panini grandi come un pugno farciti di burro di noccioline per un totale di 650 calorine caduno!
In realtà quello che mi fa tremare non sono i chili di troppo che questi ragazzini prima o poi so troveranno addosso, sono i danni che questi alimento fanno dall'interno,molto più difficili da combattere che la lancetta della bilancia!
Due cose mi consolano in tutto questo, la prima vedere che le mie ragazze apprezzano tutto sommato, le mie sanissime lunch box, per nulla attratre dall'orrida offerta della scuola, la seconda che le due mamme americane erano quasi più inorridite di me di fronte a tutto ciò!
Mi dico che forse  qualcosa potrà cambiare... 
eliminando questi orrendi prodotti dal mercato
questi son kit per prepararsi il linch da soli per i bambini... l'orrore

lunedì 19 ottobre 2015

Blogosfera expat!

Essere blogger ti stravolge letteralmente la vita, nel senso che nessuna azione diventa più fine a se stessa, nessuna passeggiata, gita fuori porta o spettacolo domenicale, tutto diventa interessante per scrivere, raccontare, analizzare e soprattutto fotografare!
Ogni tanto mi dico che prima o poi mi farò arrestare o come minimo aggredire dai poveretti che capitano nel mio mirino... Cerco di trattenermi come quando l'altro giorno ho incrociato sulle strisce pedonali un elemento che vagava praticamente vestito da carnevale.... Non ho avuto il coraggio di puntargli addosso il mio click.... Ma me ne sono morsicata le mani!
Il blogger osserva tutto e ficca il naso nelle cose. Il blogger è estremamente curioso e guarda il mondo con occhi scrutatori. Ogni piccola cosa mi fa dire: ecco potrò scrivere, raccontare, dare il mio punto di vista.
Ormai di blogger in rete se ne trovano a bizzeffe, ognuno con le sue particolarità, ma credo tutti accomunati dallo stesso occhio indagatore... Diventa quasi una deformazione professionale!
I blogger expat poi spuntano come funghi, ognuno con la sua carica di energie, pronto nella sua missione di far scoprire al mondo intero il suo mondo, e quanto più questo è esotico, quanto più c'è materia sulla quale lavorare.
Penso che ormai questi blog d'expat, nati un po' per gioco, come il mio, abbiano una vera e propria utilità sociale, quella di mostrare al mondo di futuri expat che tutto è possibile, che non si deve aver paura di fare quel benedetto salto nel buio, paura di prendere quell'aereo e trasferirsi dall'altra parte del mondo.
E non è tutto rosa e fiori quello che si racconta nei blog, non si vuole per forza convincere all'acquisto del prodotto espatrio, si vuole forse semplicemente convincersi da soli che si è fatta un'ottima scelta e che nonostante mille difficoltà si sopravvive, si vive, si è felici.
Siamo tutti uguali noi blogger, pronti a difendere il nostro pezzo di terra, pronti a far vedere al mondo che lontano dal nostro Paese riusciamo comunque a trovare molte cose positive, senza nascondere agli altri i dolori dell'essere expat...
Ed è proprio per questo che vaghiamo con occhi curiosi, la macchina fotografica in tasca ( o l'iPhone in mano) e la mente viva pronta a captare tutto...
E poi interpretiamo e restituiamo al web il nostro mondo, filtrato dalle nostre emozioni.
 E tra di noi c'è una certa solidarietà, attraversiamo gli stessi mari in tempesta, ci adattiamo all'inadattabile, ci sentiamo vicini e parte di uno stesso mondo!
Ogni tanto ormai quando parlo di qualche nuova amica conosciuta in rete via i nostri blog, parlo delle mie amiche di blog e mi piace un sacco!

mercoledì 14 ottobre 2015

ricomincio da zero.....

Ci sono un sacco di cose complicate in questa vita d'expat. Spostarsi spesso, cambiare Paese, città, contesto, amici, lavoro, non è sempre semplice da gestire.
Questo itinerare continuo però ci da molto. Ritrovarsi ogni volta ad incominciare da capo, anche se è complicato, è estremamente stimolante.
Lamp_goed_idee.png (268×320)
Ritrovarsi ad evolvere in un contesto nuovo può aprire le porte a nuove possibilità e spesso anche dare la forza per buttarsi in avventure che in un contesto normale non avremmo mai preso in considerazione. È difficile cambiare lavoro o ambito professionale quando si rimane sempre nello stesso contesto. A volte la stessa pressione sociale fa si che non ci si avventuri al di là di sentieri tracciati o del proprio ambito di competenze conosciuto. Molto spesso si pensa che avendo studiato per fare questo o quest'altro non si possa pensare a nulla di diverso.
La paura dell'essere giudicati da chi ci sta intorno prende il sopravvento: ma come hai studiato tanti anni per poi metterti a fare bamboline all'uncinetto? Beh non tutti hanno la forza di fregarsene rispondendo con un: eh si è proprio per questo che le faccio così belle e sono felice!
Quando però si parte, tutto cambia. Il contesto non sarà più lo stesso e la nuova sfida può dare ali giganti per prendere il volo professionalmente verso terreni sconosciuti.
Cosa meglio dell'espatrio per tirar fuori sogni dal cassetto e rimettersi in gioco anche a forza di stravolgere completamente tutto quello che abbiamo fatto prima?
Certo il giudizio sulle nostre scelte da parte di chi ci sta lontano può spaventare anche a distanza, ma i chilometri che mettiamo tra noi e il passato aiutano a fare tabula rasa senza la paura di essere presi per pazzi....
In realtà poi io sono convinta che nella vita non è detto che si debba rimanere legati a scelte fatte a 18 anni, il momento in cui si sceglie il proprio percorso di studi, e questo anche se non ci si muove di un isolato dal posto in cui si è nati.... Anche se poi non so cosa ne sarebbe stato di me se avessi avuto un compagno di vita stanziale ....
Fatto sta che invece in questa vita d'expat e nelle sue diverse tappe ho sempre trovato la forza e l'energia per dei progetti interessanti.... E ammetto che prima di arrivare qui in America e prima di chiudere la mia attività precedente mi chiedevo se le energie del reinverntarmi non fossero ormai ridotte ad un lumicino...
Ed invece eccolo il mio nuovo progetto, nato anche grazie ad un incontro con una ragazza un po' come me, piena di idee e di voglia di realizzarle...
Eventi italiani LLC ha partorito il suo primo bebè http://siliconvalleyitalianfestival.com
Carino vero?


venerdì 9 ottobre 2015

10 ottobre 1997

18 anni sono volati. È come se fosse ieri. 18 anni da mamma.18 anni da quando siamo diventati genitori.
Paris XII, 10 ottobre...
La vita cambia con la nascita di un figlio. La vita cambia con ogni nascita. Ogni nuova piccola vita aggiunge qualcosa alla coppia che siamo.
Quando nasce un primo figlio di colpo però si passa dall'essere in due ad essere famiglia. Cambia tutto, Cambiano le responsabilità, cambiano i sogni, cambia il modo di pensare. Non si pensa più per due, ma per tre, per quattro per cinque.
Diventare genitori è ogni volta una magia incredibile. Diventare genitori per la prima volta è un tuffo nella felicità pura ed insieme un salto nel vuoto.... si imparerà pian piano tenendolo in braccio quel tenero fagottino appeno nato. Grazie a lui giorno dopo giorno muoveremo passi incerti verso il nostro essere mamma e papà.
18 anni fa quando di colpo ti ho guardata piccola e fragile sul mio petto sono diventata mamma, per la prima volta.
Eravamo increduli di fronte a te così piccola e indifesa. Ci sembrava impossibile che fossi veramente nostra.
Ti avevamo attesa per 8 mesi, avevi avuto fretta fin dall'inizio di mostrarci il tuo musino curioso. Ti ho guardata negli occhi, quei tuoi piccoli occhi vivaci, e per la prima volta ho provato cosa vuol dire essere veramente felice, la gioia allo stato puro impersonificata in tre chili scarsi.
18 anni di te, a guardarti crescere vivace e curiosa, inesauribile, chacchierona, sensibile. 18 anni ad imparare giorno dopo giorno ad essere genitori grazie a te e con te.
Passa troppo in fretta il tempo, mi sembra ieri che ti tenevo per mano mentre muovevi i primi passi incerti al parco lungo la Senna. Ti rivedo pedalare veloce sul tuo triciclo mentre con il mio pancione cercavo di starti dietro. Mi sembravi già così grande allora. Mi avessero detto di immaginarti a 18 anni non avrei potutto sperare di meglio che la splendida 18 enne di oggi.
Hai 18 anni oggi. Ripenso per forza ai miei di 18 anni, a quel sentirmi grande, a quel senso di onnipotenza che si ha quando si ha la vita davanti tutta da costruire. Non so se sono gli anni più belli, crescendo capirai che ce ne sono tante di fasi stupende nella vita, che ogni età ti offre esperienze meravigliose. Adesso ti sembrerà di avere il mondo il mano, ed è bello che sia così. Non sei più una bambina,  Hai consapevolezze e qualche responsabilità. Pian piano queste ultime aumenteranno, pian piano diventerai adulta.
Los Altos CA, graduation day...
Mi sembra incredibile  di avere già una figlia così grande. Mi sembra incredibile che anno dopo anno le candeline siano aumentate così in fretta sulla tua torta, mi sembra incredibile osservarti adesso cercando di ritrovare nel tuo viso i tratti della bambina che sei stata.
Ogni tanto mi dico che sarebbe bello tornare indietro nel tempo, tenervi ancora in braccio piccole e indifese, ripercorrere strade con voi per mano alla scoperta del mondo. Mi piacerebbe forse chiudere gli occhi per rivivere certe fasi entusiasmanti della vostra crescita, solo per un attimo.
Poi però mi piace il dialogo di oggi, vederti camminare da sola, osservarti da lontano con i tuoi splendidi 18 anni. Mi piace questa mia nuova fase da mamma di un figlio ormai giovane adulto. Ho ancora tanto da imparare, farò sicuramente di nuovo mille errori, continuerò a sbagliare, inciampando nei piccoli problemi, ne pagherai forse le conseguenze di questo mio goffo procedere, ne pagherai le conseguenze come è sempre stato, perchè sei la prima e ai primi il duro compito di aprire la strada e tenerci per mano come mamme e papà.
Quel 10 ottobre del 1997 a Parigi sono diventata mamma per la prima volta, ho sentito il calore del tuo corpicino sul mio petto e quella sensazione è entrata in me come uno dei momenti magici della mia vita.
Buon compleanno amore mio!




mercoledì 7 ottobre 2015

Perche' lo rifarei e perche' dovreste farlo!

18 anni e mezzo di vita all'estero.... guardarmi indietro mi impressiona quasi. Non sono certo più la ventisettene spaventata che partiva con mille paura per Parigi. I miei quasi (sigh sigh) 46 anni e le mille avventure vissute mi hanno indubbiamente cambiata, in meglio spero....
Riflettere su questa vita che da 18 anni mi entusiasma e impegna è un bel gioco che forse potrebbe aiutare chi si appresta a fare le stesse scelte


Dire che non cambierei una virgola alle scelte fatte può sembrare presuntuoso, ma è sincero. Non tornerei indietro per nulla e non mi pento di nessuna delle decisioni prese. Ce ne sono state di più facili e di più sofferte, ma non ne rimpiango nessuna. Sarà che sono tutte state prese al momento giusto per noi, per la nostra famiglia, per la fase di vita delle nostre fanciulle, e per noi stessi.
così di getto penso a 5 cose che in questi anni non mi sono piaciute.... forse ce ne sono un po'di più ma mica poi tante ( e questa la dice lunga)
non parlo ovviamente dell'essere lontani dalla famiglia e dagli amici, quello è il prezzo che purtroppo pagano tutti gli expat... con il tempo, l'ho detto e ridetto, ci si abitua, si punta alla qualità più che alla quantità, ma certo in fondo in fondo il vuoto rimane sempre, si impara solo a convivere.
Allora 5 cose che ho trovato faticose:
1) la poca libertà di muovermi in India. Un autista può sembrare un super lusso da invidiare, ma vi assicuro che è un incubo del quale si sogna di liberarsi. Il mio era adorabile certo, ma durante il nostro periodo indiano ho passato più tempo con lui che con qualsiasi altro membro della famiglia. Lui sapeva tutto delle mie giornate, anche prima che io ne fossi al corrente.... gli autisti parlano tra loro...
2) la difficoltà di comunicazione i primi tempi in Giappone, non che poi io fossi fluente in giapponese, ma con il tempo ho imparato ad accontentarmi. Non capire e non comunicare è una tortura almeno per chi come me ha bisogno di contatti umani.
3) il vivere nella paura che succeda qualcosa a chi ci è lontano.... non ci si abitua mai e si cerca di relativizzare, ma non è semplice.... gli anni passano e purtroppo nessuno ringiovanisce...
4) non essere stata fisicamente presente nei momenti più belli o dolorosi delle persone a cui voglio bene. Veder un neonato via skype e abbracciarlo a 10 mesi ti da un senso forte di distanza.
5) spiegare il perchè delle nostre scelte, vedere che c'è sempre chi non capisce il nostro modo di vivere, chi pensa che ci imponiamo separazioni dolorose per chissà quali sogni di carriera.... constatare che alla fine ci si capisce molto soprattutto tra chi fa la stessa vita.

le 5 cose alle quali non potrei più rinunciare
1) il ritmo frenetico di questa vita, sempre di corsa, sempre alla scoperta di una novità, super proiettati verso il futuro.
2) l'essere straniera in un posto: per me è super eccitante! forse ho manie di egocentrismo, o forse ormai mi sono semplicemente abituata allo stupore misto ad ammirazione quando racconto la nostra vita.
3) l'ambiente internazionale nel quale evolviamo: aperto, curioso, unico. All'interno di questo ambiente ci ritroviamo con chi come noi non fa più parte di una sola cultura ma di tante diverse, non siamo più italiani, francesi, tedeschi, giapponesi, ma un mix di culture diverse radicate in noi.
4) la non routine che tutto sommato questa vita ci dà, e questo anche quando ci si radica per un po'. Non siamo capaci di proiettarci in un futuro pianificato, proprio perchè l'adrenalina del cambiamento è radicata in noi
5) la voglia di rimettermi in gioco che mi viene ogni volta che cambiamo posto, le energie che alla fine ritrovo sempre immutate, i tanti progetti che sono lì pronti per vedere la luce del sole...
questa lista credo potrebbe continuare all'infinito....
Penso che la chiave del successo della propria esperienza di espatrio (come un po'per tutto nella vita), stia tutta nell'essere positivi, e questo dall'inizio.
L'espatrio non funzionerà mai se si parte con tanti troppi dubbi e privi di quel giusto spirito di avventura che ci dà ali enormi! Soprattutto poi l'espatrio sarà una catastrofe se la scelta non dipende da noi, molto spesso c'è chi controvoglia si fa trascinare nell'avventura, l'insuccesso è assicurato!
Buon viaggio!!




lunedì 5 ottobre 2015

gite scolastiche

Quando ero alle scuole elemetari per 5 anni non ho mai preso una boccata d'aria nel cortile della scuola. la ricreazione la fecevamo in classe e al massimo nel corridoio. Alle medie e Liceo non è andata meglio. Attraverso le miei figlie e la loro esperienza scolastica in diversi Paesi del mondo ho scoperto, con un po'di invidia, intervalli all'aria aperta e questo con qualsiasi tempo: sotto la neve o con 40 gradi. Quei 15 minuti passati a scorrazzare in spazi più o meno ampi li ho sempre trovati preziosi per bambini e ragazzi. Mi sono mancati. Come mi sono mancate fantastiche gite, quei momenti di vita di classe in cui di colpo si lasciano i banchi di scuola e le sue 4 mura e ci si ritrova a scoprire insegnanti e compagni in contesti nuovi.
campo all'Himalaya
serata intorno al fuoco

Ne ho fatte di gite certo, ma non reggo il confronto con le mie adorate fanciulle.
Oggi Camilla, terza media, è partita per 5 giorni a Yosemite. 5 splendide giornate immersi nella natura travolgente di uno dei parchi naturali più belli del mondo. Se penso che in trerza media la mia di gita fu alla Certosa di Pavia in giornata, behogni commento è superfluo.
È anche vero che le mie fanciulle hanno avuto la fortuna di frequentare scuole in cui la gita era vista come parte integrante del programma didattico. La gita era prevista più o meno ogni anno e più o meno lontana, lunga e articolata. La gita era un momento di scoperta e di approfondimento di tematiche viste in classe, adattate così in modo più ludico. Se giocando si impara è uno dei principi ai quali credo di più, penso porprio che in gita si possa imparare molto.
In Francia si fanno molte classi  chiamate di découverte, dove appunto si scopre qualcosa e lo si approfondisce, marine, montane o campestri che siano. Chiara ne ha fatta una in quinta elementare al mare, con attività ludico ricreative legate alla Bretagna, tra cui anche la scoperta della sua cucina, oltre che un corso di vela.
Certo la gita scolastica è un grosso impegno per gli insegnanti, ed è comprensibile che non tutti siano disposti a sacrificare del tempo libero per occuparsi dei propri scolaretti o studentelli.
In questo Federica e Chiara sono state più fortunate di Camilla, la quale era dalla sua prima elementare in India che non partiva per più giorni. Allora andò a Pondichery, un paio d'ore da Chennai, partì felice con la sua valigina, fiera di essere libera per la prima volta e di fare una cosa da sola.
Camilla in partenza 






saline di Pondichery

Chiara alla stessa età andò ad Hakone, bellissimo lago giapponese e quelle giornate se le ricorda ancora dopo quasi 10 anni (ne parlava proprio l'altra sera)
Chiara all'Himalaya
Per lei poi ci fu la gita all'Himalaya, assolutamente incredibile, 10 giorni all'avventura, partendo dal viaggio che si rivelò abbastanza incredibile dall'inizio. L'aeroplanino con il quale dovevano trasfersi da Delhi alle pendici dell'Himalaya ebbe un guasto e i nostri piccoli eroi dovettero percorrere la stessa strada in pulmino, con sostanza non prevista in alberghetto indiano di dubbia pulizia. Fu straordinario per questo gruppo di ragazzini che abituati al loro mondo expat un po'ovattato si sono di colpo ritrovati ad osservare realtà nuove e lontane dalla loro quotidianità.
Ed in questo trovo stia tutto il valore di una gita di questo tipo.
Federica e Chiara rientrano felici all'aeroporto di Chennai
Successivamente classe de mer e gita a Washington, in terza media... che di nuovo con la mia Certosa di Pavia non ha confronto!!
Federica ha viaggiato un sacco quando eravamo in Giappone. Durante i suoi tre anni al Liceo franco-giapponese, ha fatto sempre almeno una bella settimana di gita. Il primo anno partì alla scoperta del Giappone e della cultura giapponese con diverse tappe in località varie. L'anno successivo fu il turno della settimana sciistica con anche qui attività di vario tipo tra cui lunghe passeggiate con le racchette (ci fu poca neve in quel periodo....). L'ultimo hanno ha chiuso le elementari, e la sua permanenza scolastica in Giappone, con un viaggio da sogno di 10 giorni ad Hokkaido. Ci andarono in nave per contenere i costi (il liceo francese aveva una politica rigida sulle gite che non dovevano superare una certa cifra. Non è così ovunque). L'avventura incominciò così per quei 90 ragazzini che dormirono su una nave in rotta verso Hokkaido sdraiati sui tatami.
Federica con il top marrone sul ponte della nave per Hokkaido
Straordinario, semplicemente straordinario.
Mi ricordo che ogni sera potevamo ascoltare un messaggio registrato dai ragazzi, era emozionante sentire l'entusiasmo nelle loro piccole voci.
Federica all'Himalaya
Poi ci fu l'Himalaya anche per lei e una volta rientrata in Europa ebbe la fortuna da Parigi di partire per ben du e volte alla volta dell'Italia.
Ogni nuovo viaggio ha dato loro qualcosa di più. Ogni gita è stata un piccolo passo nella conquista dell'autonomia. Ogni rientro a casa un fiume in piena di racconti con gli occhi brillanti. Un sottolineare la capacità di essere autonome e di potersela cavare. E alla fine è reciproco. Loro partono e si ritrovano a dovers gestire un pochino senza poter far leva su di noi. E noi a casa ci ritroviamo senza di loro, a chiederci cosa stanno facendo, a pensare alla super avventura che stanno vivendo, ad attendere con ansia il loro rientro per sentire i loro fantastici racconti.
La gita scolastica è un modo diverso di vivere la scuola, una finestra sul mondo, una parentesi per imparare in modo meno canonico e per imparare soprattutto l'autonomia e la vita in comunità. Durante una gita i legami tra compagni diventano più forti, proprio perchè si condivide un qualcosa fuori dalla porta della scuola.
Vedere anche gli adulti-insegnanti sotto una luce diversa è importante per creare dei rapporti meno distaccati.
Sarebbe carino che anche solo per un paio di giorni la gita diventasse parte integrante dei programmi di qualsiasi scuola, per dare a loro il gusto della scoperta misto alla libertà di non averci tra i piedi e a noi genitori la spinta per lasciarli volare un po', ho ragione?


sabato 3 ottobre 2015

È successo di nuovo....

È successo di nuovo. Un pazzo armato è entrato in un'università e ha fatto fuori delle vittime innocenti. Il Presidente Obama per l'ennesima volta ha ripetutto le stesse cose. E per l'ennesima volta purtroppo nulla cambierà. Tra una settimana, un mese o un anno saremo di nuovo qui a leggere orrori del genere con le lacrime agli occhi, pensando che forse un giorno potrebbe toccare a noi o alle persone alle quali vogliamo bene, di ritrovarsi lí in mezzo alla follia.
È incredibile come in questa grande America si possa morire cosí per caso semplicemente perchè la lobby delle armi è troppo forte. Semplicemente perchè non si ha la forza di andare contro un'industria che detta legge, al di là di qualsiasi logica.
Da tre anni viviamo qui e da tre anni ogni volta che le sirene sfrecciano veloci vicino a casa mi chiedo se non sia successo qualcosa...
Quando guardo l'aria di libertà intorno alle scuole delle mie figlie ho quasi paura, qualsiasi pazzo potrebbe entrare e sparare su 4  innocenti ragazzini senza nessuna difficoltà.
La libertà individuale e la democrazia la si paga cara qui negli States. Come un genitore che perde un figlio in modo così crudele possa accettarlo in silenzio? come una moglie che perde un marito, un uomo una compagna, un Paese i suoi cittadini? Come fanno i politici ad accettare ed essere incapaci di prendere delle decisioni vere?
Ogni volta lo stesso dibattito, ogni volta un Presidente impotente che implora di fare qualcosa, ogni volta lacrime e dolore, vite spezzate che non hanno più futuro, ragzzini che avevano la vita davanti, sogni da realizzare, progetti da costruire, persone da amare.
Mi fa rabbia.
Abbiamo scelto di vivere in questo Paese, ma non possiamo accettare tutto questo, non possiamo per i nostri figli, e soprattutto per tutte quelle vittime innocenti che non hanno un futuro per il quale sorridere e gioire, giorno dopo giorno.....