mercoledì 30 settembre 2015

Tesla



il lancio della precedente macchina l'avevo vissuto da lontano, noi ancora in Europa, Paolo qui a raccantarmelo!


avevo seguito a distanza per mesi i passi che precedevano quel lancio, per noi ancora più importante, perchè se tutto fosse andato bene non ci saremmo morsicati le mani per la scelta azzardata di mollare tante sicurezze e seguire con entusiasmo l'avventura americana! I mesi successivi all'uscita di model S furono stressanti professionalmente ma entusiasmanti per noi tutti, appena sbarcati in California, mi ricordo ancora le urla di entusiasmo delle bambine ogni volta che ne incrociavamo una. Poi pian piano è diventata routine. La California è invasa dai Model S. La Start up di allora è diventata un'azienda con 12000 persone e noi non siamo per nulla pentiti della nostra scelta!
Ieri il lancio di Model X, evento veramente in grande per presentare quella che ancora una volta è una bellissima macchina! Il risultato è li sul palco, Elon Musk in persona presenta il tutto e consegna le chiavi ai primi 5 fortunati proprietari di questa macchina che sembra il sogno di molti.
le famose porte che si aprono come ali anche in spazi minuscoli e garage bassissimi!
Certo queste auto elettriche sono il futuro se si vuole offrire ai figli dei nostri figli un mondo ¨respirabile" in cui continuare a vivere! Indubbiamete queste Tesla al di lá dell'essere delle macchine eletriche con performance da Lamborghini, hanno una marcia in piú nelle linee e in tutto ciò che offrono... stanno rivoluzionando il mondo dell'auto e noi facciamo parte di questa rivoluzione....
Che l'avventura continui!

sabato 26 settembre 2015

distanze, tecnologie, riflessioni...

Sembrava impossibile l'idea di vivere con un figlio lontano, un figlio neanche diciottenne, dall'altra parte degli States...
Pensavo a come sarebbero state prive di un qualcosa le mie giornate, a come mi sarebbe mancato infinitamente il suo sorriso, a come il silenzio attraverso la porta di camera sua sarebbe stato difficile da gestire.
E' da un mese che impariamo a vivere in 4. E' da un mese che viviamo con lei lontana, con 3 ore di fuso tra di noi, con un volo lungo 5 ore....
Tutto più semplice di quel che pensassi, tutto più semplice perchè lei è felice. Glielo leggo in faccia quando le parlo, lo capisco dai suoi racconti e dalle sue parole...
E poi ammettiamolo le tecnologie di oggi rendono le distanze praticamente inesistenti, un figlio lontano hai quasi l'impressione che non sia partito.
Penso alla mia di partenza nel 1997, quando Parigi sembrava l'altro capo del mondo, o forse lo era per me. Quando aspettavo le 6 per telefonare perché costava meno, quando non c'era skype, con c'era FB, e ci si mandava ancora le cartoline.
Tutto sommato è piu lontana lei oggi di quanto io lo fossi allora, in termini di chilometri, ma con face time e come se l'avessi di fronte a me quando bevo il mio caffé dopo pranzo. 
Mi ritrovo ad accompagnarla in giro per New York, mentre sorridente mi racconta delle lezioni appena finite, mi fa vedere la vita intorno a lei, e io le racconto di noi rimasti qui, quella stessa piccola vita che ci raccontavamo a 4 occhi e che adesso è mediata da un iphone, nulla più.
In 18 anni le distanze si sono accorciate in modo impensabile, e questo aiuta, perché francamente il contatto quotidiano è quello che serve a superare l'assenza. Potersi guardare in faccia, scrutare gli stati d'animo, semplifica tutto... non c'è il rischio di interpretare male il tono della voce, di non capire cosa succede, quando ci si guarda negli occhi tutto è piú chiaro.
Sono contenta di vedere che lei se la sbroglia alla grande da sola e che soprattutto ha voglia di condividere quello che vive con noi. Sono contenta di constatare che quando un figlio é felice noi genitori non abbiamo scelta e lo siamo anche, proprio perché il fine ultimo non è mettere al mondo dei figli per tenerli legati a noi, ma essere capaci di lasciarli andare e gioire con loro dei loro primi passi incerti verso l'autonomia.



mercoledì 23 settembre 2015

Los Altos

Ho vissuto in città diverse, ognuna ai miei occhi affascinante. Per un motivo o per l'altro ogni posto mi è entrato nel cuore: Parigi che non ha bisogno di presentazioni, con i suoi boulevards chic e la Senna silenziosa che accarezza l'Ile Saint Louis. Chennai, caotica, affollata, sporca, colorata, allegra. Tokyo semplicemente sublime. Vernon  immersa nel verde della Normandia, piccola tranquilla citta' tra Parigi e il mare. Saint Germain en Laye, il suo castello che guarda Parigi, le sue belle case da ricca cittadina di banlieu. Senza dimenticare la mia Torino, con la sua eleganza sabauda e le colline che si specchiano nel Po.
Con il mio piccolo mondo di città nel cuore sono sbarcata in Silicon Valley ormai più di tre anni fa, e me ne sono innamorata. Così diversa dal resto da non poter fare paragoni, così diversa da non avere rimpianti. Quello che mi hanno dato le altre qui non lo trovo... la stessa sensazione che provai quando passai dall'ordine della capitale nipponica al caos più assoluto della cittadina indiana: imparaganabili.
E imparagonabile è Los Altos con i suoi 60 anni alle spalle. Saint Germain aveva alle spalle 10 secoli di storia, qui neanche uno, ma non è grave, questa è l'America!
Allora ho deciso di farvela scoprire questa giovane cittadina della Bay Area, eletta la più cara degli Stati Uniti, per sfortuna nostra!!
Il centro è piccolo, ma per me molto più carino di quello della limitrofa Palo Alto. È vivace con tanti negozi e ristoranti.... anche se alle 9 di sera sembra la morte civile, ma in quanto a vita mondana anche San Francisco non scherza in tristezza... o meglio tutto avviene prima in termini di orari.... troppo presto per me più spagnoleggiante come orari che svedese!
Los Altos ha un piccolo centro e poi tutt'intorno quartieri di belle case a uno o due piani, con bei giardini curati , nonostante la siccità di questi mesi. Si vive bene in questo angolo di Bay Area, la vita è a misura di famiglie e di bambini, i ragazzi si muovono in bici, la gente riesce ancora a passeggiare...
Quale modo migliore per farvela scoprire che un video fatto passeggiando per le strade del centro?
premetto che downtown è costituito da tre strade, main, state e first, formano una specie di tirangolo...il giro lo si fa in fretta... non l'ho fatto tutto, ma un pezzettino tanto per rendere l'idea
buona passeggiata....

martedì 22 settembre 2015

il popolo di mammoni , ecco perchè

Forse ho capito perchè molto, troppo spesso, noi italiani fatichiamo a prendere il volo e 
tra mille scuse ce ne restiamo al calduccio tra le braccia di papà e mamma, senza caricarci di troppe responsabilità!
Più passano gli anni e più è difficile rendersi autonomi. 
Noi ragazzi italiani, nella maggior parte dei casi, da studenti viviamo in casa coccolati 
(dico la maggior parte perchè c' è anche chi non ha scelta e se vuole studiare deve uscire dal nido).
Lavati, stirati e nutriti con come unico compito quello di portare a termine il nostro percorso di studi.
All'estero non è così. E non parlo solo dell'estero lontano in cui vivo io! Basta 
attraversare la frontiera per vedere studentelli neo maggiorenni che si gestiscono il quotidiano.
Questi ragazzini diciottenni si trovano di colpo di fronte ad una vita da adulti, se l'organizzano e diventano autonomi, se non economicamete, almeno nella gestione della vita quotidiana. E questa è l enorme differenza tra questi adolescenti che di colpo toccano con mano quanto possa essere faticoso spremersi le meningi ogni sera per portare in tavola non dico piatti da chef ma cose commestibili, e gli altri adolescenti che mettono i piedi sotto il tavolo tutte le sere, apprezzando le fatiche degli altri!
Certo poi ci sono quelli che nonostante faccia comodo hanno voglia di mettersi in gioco e 
finiti gli studi si tuffano da soli nella vita d 'adulto... Ma tanti altri si trascinano a mo di tanti Tanguy(il film francese che ebbe parecchio successo, dando alla generazione di ultra trent'enni ancora in casa il nome di generazione Tanguy) con genitori che di nascostofanno riti vodoo per farli andare via!
Perchè queste riflessioni? Perchè ieri la mia universitaria mi diceva quanto fosse dura 
studiare tanto, seguire le lezioni e contemporaneamente occuparsi di tutti il resto e me loraccontava facendo la spesa al supermercato!
Benvenuta nel mondo dei grandi e una volta che ci sei dentro impossibile fare un passo
indietro! 


venerdì 18 settembre 2015

Decidere di partire....


101.jpg (620×413)
Ieri sera rientravo da una riunione a San Francisco, ascoltando canzoni di Vecchioni che mi riportavano alla memoria momenti di vita passata, molto passata...


ho incominciato a pensare a come a volte mi sembri strano ritrovarmi qui dove sono adesso, a come ci sono momenti in cui mi dico ¨ma sono proprio io ad aver vissuto questa vita girovaga¨
Incredibile pensare come un giorno sia iniziato tutto. Incredibile come ci si dica ¨dai andiamo¨ e si impacchettino paure e sogni per catapultarsi dall'altra parte del mondo....
C'è sempre un qualcosa che da il via alle danze e che ci fa dire che è il momento di partire...., la mancanza di prospettive, la curiosità, la ricerca di un mondo che non troviamo vicino a casa, la voglia di costruire un futuro che si allontani dalle righe tracciate dagli altri, la spinta a mettersi in gioco.
Tutti quelli che sono partiti sono partiti spinti da un qualcosa: la paura di rimanere in un posto che non ci corrisponde più, la paura di costruirvi qualcosa destinato all'insuccesso, la paura che i nostri figli non abbiano garanzie per un futuro migliore. La voglia di vedere cosa c'è al di là, la voglia di novità, la ricerca di adrenalina.
Si decide di prendere il volo per tanti motivi. Non è una scelta facile. Non è una scelta che si fa alla leggera. È una scelta importante. 
Decidere di partire quando si è soli o in coppia, è ben diverso dal partire in famiglia. Quando si coinvolgono i figli il gioco si fa più duro, non mettiamo solo più in bilico le nostre di vite ma anche le loro, la scelta è molto più complicta.
Due adulti che decidono di fare rotta verso nuovi lidi, coinvolgono solo le proprie scelte, corrono il rischio per se stessi, non dico che sia più semplice decidere di partire, ma è diverso. Quando si coinvolgono le vite di bambini e ragazzi, sono tutti gli equilibri di una famiglia che vengono scombussolati, il rischio che non funzioni è molto più alto. Non ci si dovrà adattare in due al nuovo, ma in tre,quattro, cinque.... 
La prima partenza per noi è stata fatta in due, poi sono arrivate le successive dove i figli sono stati coinvolti, ed ogni volta abbiamo valutato le età diverse che portavano con se esigenze diverse, che implicavano anche reazioni più forti da parte loro. È facile spostare un bambino di tre anni, se i genitori sono felici, il bambino sarà felice. Altra cosa spostare un adolescente incazzato e umorale, mal disposto a sradicarsi dalle sue certezze, anche i genitori più motivati non l'aiuteranno a cambiare idea.
Ogni spostamento implica una scelta e un'attenta riflessione. A volte di primo acchito c'è l'entusiasmo per una nuova proposta, l'idea di una nuova sfida, quella scossa di adrenalina al pensiero di rimettersi in gioco e rituffarsi in un mondo tutto da costruire, ma non è sufficiente.... si deve ragionare a mente fredda, capendo veramente se il nuovo posto sarà adatto a noi, se un nuovo cambiamento sia veramente necessario in questo preciso momento. Il che non vuol dire che poi magari sei mesi dopo si possa essere di nuovo pronti.
Ci siamo trovati di fornte molte volte ad una scelta, ogni volta i primi giorni sono stati caotici e poco chiari, poi pian piano a mente lucida siamo riusciti a valutare meglio i pro e i contro, per noi e per loro.
A caldo ad esempio in California non ci sarei mai venuta, non era in quel momento quello che cercavo per una nuova avventura, poi a mente fredda invece ho valutato il potenziale di questo posto nuovo, ho pensato a cosa poteva essere meglio per le mie figlie, ho ragionato proiettata verso il futuro e non legata a quelle che erano le mie necessità del momento. Solo così ho capito che poteva essere il posto giusto in questa precisa fase della nostra vita, così come i posti precedenti lo erano stati nelle altre fasi.
La vita è fatta di scelte complesse, una dopo l'altra .... e mi ritrovo qui sulla 101 tra San francisco e Palo Alto a cantare Vecchioni e a stupirmi ancora del come siamo arrivati in questa parte di mondo: si si è proprio la nostra vita quella che sto guardando!

venerdì 11 settembre 2015

New York

Non ho mai scritto niente sull'11 settembre, anche perchè ogni anno da 14 anni gli articoli ovunque si susseguono. Non ho mai scritto nulla ma ci ho sempre pensato, quest'anno ancora di più. Con una figlia a New York penso a quei genitori come me che 14 anni fa avevano li i loro figli, in quella residenza universitaria non poi tanto lontana da ground zero, penso all'angoscia, alla paura, al terrore, alle domande senza senso che si saranno fatti in quelle ore. Immaginare un figlio lì, in quel momento, tra polvere e orrore da fine del mondo.
Sono passati 14 anni in una città che non è più stata la stessa, in un mondo chenon è più stato lo stesso. Sono passati 14 anni e oggi in quella città ci vive mia figlia, ne respira l'aria, si impregna di odori e rumori, la fa sua. 14 anni fa erano i primi giorni del suo secondo anno di scuola materna, allora abitavamo in Normandia. Era una bimbetta di quasi 4 anni, allegra e serena. Me lo ricordo quel giorno come se fosse ieri. Come me, se lo ricordano tutti. Ci sono giorni così, in cui ognuno di noi è capace a distanza di anni di dire dov'era e cosa stava facendo. Mi ricordo lo stupore e l'orrore negli occhi delle altre mamme all'uscita di scuola, mentre tutto stava succedendo.... i bambini percepivano la tensione nell'aria, incominciavano a fare domande.
Andai al parchetto con alcune amiche, Federica per mano con i codini ballerini, Chiara nel passeggino e Camilla al caldo nella mia pancia. Cercavamo a mezze parole di capire l'incomprensibile. Non c'erano iphone e smatphone per navigare veloci su internet. Chi aveva visto le prime immagini alla televisione ci descriveva l'orrore.
Andai a casa e chiamai Paolo, ero inquieta. Non ho acceso la TV per non spaventare le bambine, ma ho spiegato loro con parole semplici cosa stava succedendo. La radio ripeteva notizie ed era importante che capissero anche loro, benchè piccole e fragili. Il giorno dopo a scuola le maestre spiegarono ai bambini cos'era successo, li lasciarono esprimere e fare domande. Ci fu un minuto di silenzio e poi ognuno fece un disegno sull'accaduto, importante mettere su carta quel che si prova....
Federica ne parlò per giorni e giorni, voleva capire. Abbiamo cercato di dare risposte adatte, e forse abbiamo cercato di trovare quelle giuste anche per noi stessi.
Oggi lei è a New York. New York è la sua città. Una città stupenda che da 14 anni cerca di ricostruirsi.  Una città che ha ritrovato il sorriso, anche se un velo di tristezza lo velerà per sempre.


giovedì 10 settembre 2015

gita scolastica

indubbiamente sono bravi ad organizzare e far divertire.... questo è quello che mi sono detta salendo in macchina dopo la riunione di preparazione alla gita a Yosemite che Camilla farà ai primi di ottobre. Vorrei quasi andarci anch'io se non fosse che 5 giorni di campeggio tra gli orsi mi danno  l'insonnia al solo pensiero, non gli orsi ma l'idea di campeggiare!

Ormai dopo tre anni di riunioni di scuola americana dovrei esserci abituata alla loro capacità di coinvolgere e entusiasmare, anche se tutto sommato trovo bella l'idea di stupirmi sempre ancora un po'.
La scuola parte in gita, gli 8 graders vanno a Yosemite, tutti quanti, 300 ragazzini tra i 13 e i 14 anni, una bella logistica. 6 pulmann lasceranno il parcheggio della scuola all'alba del 5 ottobre per 5 giorni di hicking in uno dei posti più belli del mondo.
Sono mesi che lo staff lavora all'organizzazione della gita, la prima riunione di informazione l'abbiamo avuta marzo scorso. Tutto è preciso, accurato, dettagliato e tutto ci è presentato in modo divertente e scarpe da camminata ai piedi! Eh si perchè erano ¨vestiti " in tema, mica si scherza, come le mamme girls scout con il bermuda al ginocchio alla preparazione del campo annuale.
E vi dico di più per due settimane, dico ben due , i ragazzi dovranno andare a scuola con le scarpe da camminata e per ben due giorni durante l'ora di PI, cioè ginnastica, andranno in giro per Los Altos, simulando una camminata. Speriamo solo che non continui il caldo orrido di questi giorni, perchè poveri con calzettone e scarpone mi fanno sudare al solo pensiero.
Comunque così facendo eviteranno scarpe che fanno male e bolle qua e là, che rischierebbero di rallentare i programmi, anche perchè in programma ci sono una buona decina di chilometri al giorno di camminate.... torneranno disintegrati ma felici.
Al momento delle domande nel teatro gremito (come sempre la partecipazione dei genitori è quasi totale) e decorato in stile hawaiano (domani sera c'è il primo ballo dell'anno) ho teso le orecchie perchè le domande dei genitori mi intrigano sempre, soprattutto da quella gita a Hokkaido di Federica in quinta elementare quando una mamma ha chiesto se sulla nave (avevano deciso di andarci in nave da Tokyo) c'erano salvagenti per tutti.... mah come può venire in mente 1 che non ce ne siano 2 di pensare ai salvagenti (io avevo fatto corna scaramantiche all'idea del traghetto che affonda con l'allegra scolaresca del liceo franco giapponese).
Oggi non si è parlato di salvagenti, meno male, ma una mamma era preoccupata su cosa i bambini mangiassero dopo cena ( qui ci vorrebbe un emoticon tipo faccia da somaro sardo), cioè in che senso dopo cena???? perchè su figlia mangia sempre tra la cena e l'andare a letto, uno snack.... mi sono voltata per guardare la mamma, l'ho cercata con gli occhi.... anche lei credo che di snack ne mangi dopo cena, anche più di uno viste le dimensioni....
forse non facendoli cenare alle 5 si risolverebbe il problema dell'obesita in US....
siamo stari congedato nell'allegria e nel buon umore con il caloroso invito di andare a casa e organizzarci una vacanza negli stessi giorni che ai nostri figli ci pensano loro!!....anche agli altri ha detto una mamma uscendo? anche al gatto, ho pensato io, così sarei proprio free!!

mercoledì 9 settembre 2015

ricordarsi di alcune prime volte

Rispondevo alle domande di un intervista qualche giorno fa, una mi ha particolarmente fatto riflettere, quella sui ricordi più intensi legati ai Paesi in cui abbiamo vissuto.
Difficile scegliere.
Tokyo
Ogni Paese in cui abbiamo vissuto corrisponde ad una fase della nostra vita e della nostra crescita come famiglia. Ogni ricordo è un misto di sentimenti legati ad un luogo e a momenti particolari.
Spesso le persone incontrate sul nostro percorso hanno reso certi momenti speciali e indelebili.
Le amicizie intrecciate da una parte all'altra del globo sono state fondamentale nel costruire questi ricordi che ci seguiranno ovunque e per sempre, e oltre alle amicizie le tante persone che sono entrate a far parte della nostra vita per brevi parentesi.
Tra tutti i ricordi penso che le prime volte abbiamo un posto speciale. Il primo arrivo nel nuovo paese, quelle prime sensazioni che non torneranno più, perchè dopo tutto diventerà più scontato, più famigliare.
Quando si atterra in un nuovo aeroporto di fornte a noi si apre un mondo veramente sconosciuto, e questo anche quando magari un Paese lo si è già visitato come turista, atterare per andarci a vivere è un'altra storia!
Sapere che siamo li per ricostruire casa, affetti, amicizie, esperienze di vita ci porta a guardarci intorno con occhi nuovi, un po' turisti e un po' pionieri, pronti non solo a scoprire ma anche a paritre alla conquista di questo mondo al quale volenti o nolenti dovremo adattarci.
case rotte
Di tutti gli arrivi in aeroporto quello che ha veramente lasciato un segno è stato l'arrivo a Chennai, Tamil Nadu, India del Sud. Un caldo umido da togliere il fiato, un odore di spezie misto a sporcizia da soffocare, una folla di saree colorati e di mani che reggevano cartelli con dei nomi scritti sopra, e noi a cercare il nostro di cartello. E poi gli occhi di Ramesh, brillanti e simpatici, non lo sapevamo ancora che lui sarebbe diventato il nostro autista. La corsa in macchina fino in albergo, una cena speziatissima con Camilla che mangiava spalancando la bocca e sventolandola con la mano. Gli occhi cuirosi delle bambine che scrutavano quello che ci stava intorno, strade mezze dissestate e pile di immondizia  e la voglia che sorgesse il sole per partire alla scoperta della nostra nuova città.


Un ricordo che rimane sempre indelebile è la prima volta a scuola, con quell'apprensione che ogni volta mi assale chiedendomi se saranno felici e sorridenti all'uscita! ho imparato negli anni che alla fine loro, il mio fantastico trio, è sempre capace di adattarsi dal primo momento, non ricordo un primo giorno finito senza entusiasmo.
Il primo giorno più indelebile è sicuramente quello di Tokyo, era anche il nostro primo vero grande salto, perchè la Francia era stata quasi una passeggiata in discesa che con un tuffo finale ci ha catapultati in Giappone. Beh eravamo gia andate fino a scuola nei giorni precedenti il primo, per memorizzare quella strada che ancora oggi potrei fare ad occhi chiusi talmente poi è diventata nostra. Quella discesa verso scuola fatta in fretta con le campane della scuola davanti che suonavano l'ingresso dei bambini giapponesi nelle loro divise perfette.
Chiara con il vestitino chiaro da la mano ad una nuova amichetta, il musino di Camlla fa capolino!
Mi ricordo le loro faccine un po'preoccupate mentre ci avvicinavamo alla scuola e la folla di mamme e bambini. Mi ricordo quelle nuove come me che si guardavano intorno e i primi timidi approcci, le liste appese per capire dove andare, Chiara che non era sulla lista, Federica come sempre tranquilla ma solo in apparenza. Camilla che varcava la porta di una scuola per la prima volta, lei ormai pronta da un pezzo per la materna. Tutti i bambini raggruppati nel cortile, faccine che si scoprono a vicenda, maestri sorridenti che raggruppano le truppe. Io li a vederle andare via e poi naturalmente a mettermi a chiacchierare con altre nuove come me....ritornare a casa con la voglia di essere già li , di nuovo all'uscita, a stringerle tra le braccia per capire se veramente era stato tutto okay.
Un altro primo bel ricordo è anche il mio primo metter piede in un supermercato, la prima spesa insomma o il primo tentativo. Qui direi che ho due ricordi precisi, e in un certo sendo legati l'uno all'altro. Il primo più recente è il nostro arrivo qui a Los Altos, il mio primo giorno alla ricerca di un supermercato, una passeggiata a piedi io, con Camilla e Chiara che mi seguivano in bici. Procedevamo alla cieca lasciandoci casa alle spalle e avventurandoci nel quartiere. senza nessuna certezza su quello che avremmo trovato. L'arrivo davanti a Whole Foods e un sospiro di solievo entrando.... ancora più profondo proprio perchè memore di quella mia prima spesa in India quando uscita dal supermercato (chiamarlo super ha qualcosa di strano...) mi sono venute le lacrime agli occhi dall'angoscia, non c'era niente di niente. Mi rivedo girare tra le tre file di scaffali di prodotti polverosi cercando di scovare qualcosa che potesse servire, mi vedo avventarmi su del latte Nestlé a lunga conservazione e una scatoletta di Nesquik, dicendomi che almeno la colazione delle piccole poteva essere in qualche modo assicurata...
Sono sempre fermamente convinta che un Paese dica molto attraverso i prodotti che si trovano nei suoi supermercati, l'America di Whole Foods esprime il benessere, l'India di Five Stars lo esprime molto meno, benche sullo sfondo ci sia un'idea di un futuro piu florido.
Un'altro primo ricordo indelebile è il primo pic-nic. Strano ma è così. A noi il pic-nic del week end è sempre piaciuto. Quando abitavamo in Normandia era un classico, in campagna o sulla spiaggia ne abbiamo fatti a centinaia. Arrivati in Giappone l'abbiamo visto subito come una bella fuga dalla città, avremmo capito dopo, neanche tanto dopo, che la vera fuga dalla città la si trova nei mille parchi sparpagliati qua e là nella città stessa, diventati poi il nostro terreno di pic- nic. Quel primo pic-nic fu una catastrofe, avevamo voglia di fare bene, di renderlo speciale per loro e per noi. La voglia di sottolineare che anche se eravamo 10000 mila chilometri più in là niente era cambiato rispetto ai prati normanni. Guidammo per ore, perchè ai Tokioiti piace avventurarsi fuori città la domenica, per fare quello che loro chiamano il drivu (da drive giapponesizzato). Abbiamo fatto inconsciamente il nostro primo drivu per finire in un posto raccapricciante, a fare il pic-nic a mezzo metro dalla macchina e a qualche spanna da un povero cigno di plastica che fungeva da pedalò, sulla riva di un lago che apprezzammo più tardi.
primo pic-nic giapponese

Una memorabile catastrofe per il nostro goffo tentativo di ricostruire qualcosa di simile al passato... per fortuna i pic-nic successivi sono stati tutti uno più bello dell'altro, soprattutto sotto i sakura in fiore.
Tuffarsi nei primi ricordi è un bell'esercizio, ripercorrerne le sensazioni con la memoria fa bene. Ogni primo ricordo di un qualcosa di vissuto ha un gusto tutto speciale, non lo si scorda mai!

venerdì 4 settembre 2015

essere genitori...

Prendo spunto dall'ennesimo scambio, un po' acido, di propositi tra un gruppo di mamme, per riflettere un po' e forse far riflettere sull''essere genitore e sull''importanza di non ergersi a tuttologi della genitorialità, ma di rimanere modesti e mantenere un profilo terra a terra....
Sono mamma ormai da quasi 18 anni, il che non fa di me una professionista nel settore, ma sottolinea come da appunto più o meno 6570 giorni io mi barcameni tra problematiche legate ai figli, che vanno da problemi di nanna, ruttino e compagnia, a compiti di vario genere fino al più complicato esercizio dell''analisi della complessa personalità adolescenziale.
Da quasi 14 anni sono anche triplamente mamma, il che nuovamente non fa di me un eroe ben lungi  (una Santa ogni tanto), ma mi rende abbastanza ferrata in materia gestione problematiche moltiplicate per tre.
mamma nel 2002
A questo aggiungerei che da sempre sono mamma expat, il che non aggiunge nulla al mio essere mamma, ma mi ha messa di fronte al vero senso dello "sbrogliarsela da sola" perchè volenti o nolenti anche i più fantastici dei nonni non hanno il dono dell''ubiquità, quindi benchè disponibili, è meno facile che siano presenti sempre quando ne abbiamo bisogno.
Il mio curriculum mammesco in giro per il mondo si è arricchito negli anni di mille e più esperienze, sono diventata abile nella gestione di attività varie, di bambini moccolosi e piagnucolanti e da un po'di anni anche di adolescenti umorali.... ma non per questo penso di aver acquisito ormai la laurea che mi permetta di insegnare agli altri la gestione dei propri figli.... non ne ho la presunzione.
Mi piace ricordarmi sempre di una frase del mio papà: "quello dei genitori è l'unico mestiere per il quale non si studia ma lo si impara veramente sul campo", aggiungerei anche che con ogni figlio sembra quasi ci si debba di nuovo specializzare tante sono le differenze. Ogni bambino è diverso e anche all'interno di una stessa famiglia, pur dando per praticità linee guida uguali per tutti , le variazioni sul tema sono tante e molteplici. Io, o meglio noi, perchè non si è mamma senza un papà che accompagni nella crescita, non siamo stati e siamo gli stessi genitori per le nostre tre figlie, quello che abbiamo applicato con l'una l'abbiamo adattato con l'altra e modificato con la terza.
Ogni bambino è diverso. Ogni situazione è diversa. Ogni tappa della crescita è poi ancora ulteriormente diversa. Insomma un bel casino e proprio per questo non ci si può proporre come conoscitori assoluti del bene e del male dell'essere genitori, maestri ferrati in materia educativa, giudici impietosi nei confronti di chi muove i primi passi o di chi semplicemente fa diverso da noi.
Quello che si nota negli ultimi anni è ad esempio un fiorire continuo di blog dove si parla dell'essere mamma, papà, genitori, generalizzando una materia ingeneralizzabile,  proprio per la sua particolrità. Ci sono correnti che si accaniscono e lottano per un posto di migliore, in cosa non si sa. Ognuno sotiene una causa che non porta a nulla: il tutto ecologico,  il metodo rigido, il co sleeping, l'allattamento fino a 20 anni, la scuola a 7 anni, i corsi di russo e cinese dalla culla, il non sgridare, lo sgridare, il coccolare, la punizione.... in un caos infinito che non tiene conto di un'unica e sola cosa:  allevare un figlio viene dal cuore! Il cosa fare o non fare è quasi un istinto,  non si deve essere perfetti, ma semplicemente normali, sbaglieremo certo, ma sbagliando s'impara, e  se anche non si impara tutto non è grave. 
mamma nel 2015
È importante capire che essere stanchi non è una colpa, così come non lo è avere energie da vendere nonostante una prole numerosa, che prendersi due ore per respirare anche con un bebè a casa è un sacrosanto diritto, che svezzarlo a 5 mesi è una scelta e non merita la corcifissione, cose come allattarlo fino a due anni. Siamo tutte mamme diverse, con dei figli diversi uno dall'altro e unici, nessuna di noi può dare consigli camuffati da critiche e giudizi,  ognuna di noi è libera di  fare un errore e soprattutto di decidere cosa fare senza essere giudicata.

mamma e papa nel 2004
Confrontarsi con gli altri è importante, farsi cadere dall'altro con la presunzione di essre perfetti è veramente stupido, soprattutto in un campo in cui la perfezione non esiste, ma si gioca soprattutto sull'improvvisazione e le varianti sul tema!



martedì 1 settembre 2015

Considerazioni sul mal mangiare e le sue drammatiche conseguenze....

Gli Stati Uniti sono un mondo di obesi ce ne rendiamo forse meno conto nella nostra California così attenta a quello che si mette in tavola, ma il problema rimane di dimensioni spropositate in tutto il paese. Si cerca di correr ai ripari combattendo l'obesità dei bambini e dando ai genitori le chiavi per una corretta alimentazione.
La strada da fare è in salita, nelle zone culturalmente meno evolute non è semplice infondere il gusto del mangiar sano ed equilibrato, contando anche che nutrirsi bene costa e in questo paese a più velocità, dove non esiste una cultura dell'assistenza a chi ne ha bisogno e vige la legge dell'ognuno pensa per se, c'è chi i soldi per mangiare sano proprio non li ha.
Ma non dovrebbe essere una priorità, soprattutto qui dove se ci si ammala è un problema per chi non può permettersi una buona copertura assicurativa? Sembra un circolo vizioso perché queste persone sono più a rischio e difficilmente forse potranno curarsi nel modo corretto, proprio per gli stessi motivi per cui mangiano robaccia anziché roba sana.
Che fare?
Certo il tutto bio, il senza l'ombra di un ormone, e tutta una serie di prodotti che portano ad un bell'equilibrio nel piatto esistono ma sono cari.
Le strutture sportive invece ci sono e la popolazione già giovanissima è spinta a praticare sport in modo anche spropositato. Quindi la possibilità di smaltire ciò che si mangia c'è e il problema da risolvere è quello degli alimenti, dei loro costi e di quello che vi si trova all'interno. Ormoni, antibiotici e porcate varie, alle quali io posso permettermi di fare attenzione andando a cercare solo cose che costano il doppio proprio per evitare i rischi, ma tanti troppi non possono ...
Sto scrivendo schiacciata contro il bracciolo del mio sedile, su un volo Delta che mi riporta a casa da New York, di fianco a me una coppia, occupano i loro due sedili e un pezzo del mio, tanto che il bracciolo che divide me da lui non lo si può mettere giù. Mi sono chiesta come potessero attribuire un posto così, cioè il mio, a qualcuno.... Sei ore sono lunghe schiacciata in due terzi del mio sedile. Il volo è pieno, e cerco di sopravvivere.
Credo che lui non possa neanche passare dalla porta delle toilette, deve pesare 200 chili, non ho mai visto nulla di simile. Di viso sembra giovane, forse neanche trent'anni.... Si è bevuto sprite e coca cola insieme alla sua compagna, si è ingozzato di un po' di porcate, già un'oretta dopo il decollo...
Si infila un film dietro l'altro mettendo in bocca cose, specchio forse della sua quotidiana attività, l'unione che uccide, popcorn e TV, da eliminare in toto se si vuole salvare il salvabile nelle generazioni future di questa America ricca e piena di contrasti!
PS appena finito di scrivere queste poche righe una hostess è venuta a propormi un posto dove stare più comoda....contemporaneamente ha lanciato uno sguardo confuso al grosso signore, poi ha scosso la testa e abbiamo sorriso tutte e due!