domenica 30 agosto 2015

Riflessioni da NYU MOM!

bye bye sister!
Eccomi qui sul mio aereo di ritorno per San Francsico.
Sono stati tre giorni intensi quelli a New York. Tre giorni emotivamente densi.
Sono stata felice nonostante il carico di emozioni. Riparto ancora più felice dopo aver visto la gioia negli occhi di mia figlia.
Non ci siamo fermate un attimo in questi tre giorni, abbiamo scarpinato come matte alla ricerca delle ultime cose per installarsi nella sua residenza universitaria. Avevo voglia di semplificarle il dopo. Ho cercato di fare tutto, rendendomi conto che alla fine avrei dovuto invece lasciarla un po' più libera di organizzarsi lei...non è mai facile rendersi conto che si ha un figlio che diventa adulto, che di colpo il nostro bambino sa volare da solo e, pur avendo sempre bisogno di noi, non siamo più necessari in tutto.

Aver affittato un appartamentino a due passi dal dormitorio ci ha semplificato la vita e ci ha tuffate da subito in quello che sarà il suo mondo per i prossimi quattro anni. L'east village e tutta la sua vivacità ci hanno conquistate. Un pullulare di ristoranti, locali, vita, gente ovunque fino a tardi la sera, un senso di libertà.
Abbiamo scoperto insieme il suo nuovo quartiere, importante per lei muovere i primi passi tenuta dalla mia mano sicura, importante per me rendermi conto che la sto lasciando in un posto fenomenale!
NYU non ha un vero è proprio campus, il suo campus è la città. Edifici vari sono sparpagliati qua e là nel Village.
Rispetto agli altri campus i ragazzi vivono veramente la città ne fanno parte pur avendo i loro spazi 100% NYU: dormitori, ristoranti, palestre incredibili( roba da matti dovrei fare un post solo sulla piscina).


Siamo arrivate preparate e eccitate al moving day, la folle giornata in cui gli studenti si installano nei dormitori...
Incredibile per chi arriva dall'Europa e non ha mai toccato con mano la vita nelle università americane.
Tutto era organizzato alla perfezione . Il dormitorio di Federica è su Third Avenue quasi all'incrocio di 14th. A cinque minuti da Union Square, a 5 da Washington Square....insomma il centro del mondo.
Il più grande dormitorio per freshman ( studenti del primo anno) degli States, con i suoi 950 studenti e i suoi 14 piani nel cuore di Manhattan.
il cortile interno

la facciata
Un edificio imponente e ordinato con un cortile centrale con tavolini e sedie. Un ambiente piacevole, appartamentini spaziosi ad ogni piano.
Quello di Federica ha due camere, un bagno, una cucina e un salottino, la vista è simpatica, l'appartamento molto luminoso.

Torniamo al moving day. Una schiera di studenti del secondo e terzo anno erano lì per aiutare, grandi carrelli disponibili per ammassare valigie e oggetti vari. Noi siamo state fortunatissime, la ragazzina con carrello che ci ha dato una mano ha fatto uno strappo alla regola ed è venuta fino all'appartamento dove abbiamo caricato i nostri tre valigioni e i molteplici acquisti dei giorni precedenti. Primo sospiro di sollievo da parte mie, ero inquietissima per il trasbordo del tutto. Abbiamo fatto il check in presto, quasi per caso....stavamo cercando un posto per fare colazione. Quando passando davanti ai dormitori abbiamo visto che si potevano già recuperare le chiavi.... Un'ora dopo c'era già un'ora di coda, mentre noi stavamo già installando il tutto nel suo nuovo nido.... La pancia vuota ma super energiche lo stesso ( una cosa che odio e patisco è saltare la colazione ma l'eccitazione era tanta e ho retto fino all'una!! Poi la necessità del pasto si è imposta)

Ad ogni piano della residenza c'è una specie di responsabile, un ragazzo o una ragazza del terzo o quarto anno, il compito deve essere quello di far mantenere le regole, ma direi anche di dare all'inizio una mano nella creazione delle relazioni. Il piano era stato tutto decorato, in modo veramente carino, le porte delle varie stanze, la parete di fronte agli ascensori, i muri del corridoi. Ambiente indubbiamente molto, ma molto accogliente.
decorazioni nel corridoio

Federica è stata la prima ad entrare nell'appartamento, le sue tre coinquiline sono arrivate più tardi... Prima Luisa, Argentina di Beunos Aires che viene da Londra, Thalia in arrivo diretta da Singapore, e Audrey cinese del New Jersey.
Arrivare per prima ci ha dato la possibilità di giostrarci meglio negli spazi comuni per installare il tutto, abbiamo fatto squadra, io disfavo valigie e lei si è tuffata nella decorazione, cosa importantissima.
Le altre ragazza sono arrivate una dopo l'altra, intanto 6th floor si animava sempre di più, ragazzi genitori, pacchi e pacchetti, chiacchiere, risate, emozione. Il primo impatto con le altre ragazze, almeno con le prime due conosciute già via FB, è stato ottimo... La terza corrispondeva alle aspettative, un po' strana.... L'unica con la quale non erano riuscite ad avere scambi prima dell' installazione. Ad NYU non si possono scegliere i compagni di stanza, così in altre università. Sono le scuole a mettere insieme le persone, in base ad un questionario che i ragazzi compilano online. C'è sempre un po' di apprensione all'inizio.
Con Luisa e Thalia sono stati subito baci e abbracci, come il ritrovarsi tra vecchie amiche, e i genitori di entrambe mi sono piaciuti un sacco, tanto che all'ora di pranzo insieme agli argentini siamo usciti per il lunch, chiacchierando piacevolmente delle nostre vite, expat anche loro da sempre come noi, tre figli, la ragazza è la seconda che parte al college.
Dopo pranzo Federica è tornata alle sue attività decorative, sempre più contenta ed eccitata, ed io con lo stesso stato d'animo sono andata alla riunione di benvenuto per i genitori... Che dire, nonostante tre anni di scuola americana, con il loro modo incredibile di accogliere, non ho ancora finito di emozionarmi e stupirmi.
la sua camera

Sono abili in questo gli americani, sanno coinvolgere, dire le parole giuste e soprattutto toccare le corde giuste in queste occasioni, un discorso molto umano del rettore, che ci ha parlato più come un genitore come noi che una figura distante. Se c'è un problema, ci ha detto, io sono qui questa la mia email.
60000 dossier di applicazione quest'anno, un record, 6000 studenti ammessi, di che essere fieri. Una percentuale altissima di studenti stranieri, la più alta in un università americana. Questa multiculturalità è stata fin dall'inizio una delle cose che è piaciuta alla nostra cittadina del mondo, e come darle torto, nel mélange linguistico e culturale si trovano stimoli incredibili, le possibilità di scambio sono tantissime!
Ci hanno parlato del distacco e l'hanno messo in scena con un piccolo e simpatico sketch in cui un figlio sembra quasi scazzato  e desideroso di veder andare via la mamma, ed ogni volta che lei si voltava per andarsene lo si vedeva tendere le mani e chiamare mamma.... Perché siamo onesti è proprio così, hanno voglia di volare con le loro ali, noi fatichiamo a lasciarli andare, ma alla fine anche loro un po' faticano a staccarsi ma non lo danno troppo a vedere....
Il tempo poi per stare con Federica è volato via veloce, un giro al supermercato tanto per lasciarle una base di spesa alla quale non pensare nei prossimi giorni che saranno frenetici.
L'ho lasciata dopo un lungo abbraccio, senza neanche una lacrima.... L' ho salutata alle sette meno cinque, lei aveva prima una riunione di benvenuto del suo piano, poi una festa, la prima di una serie che sarà lunghissima...
Sono rientrata a casa dicendomi che era fatta, che ce l'avevo fatta a lasciarla andare senza troppa emozione.... Forse i tre giorni passati insieme hanno dato a me delle ampie ali per volare da sola e in autonomia.
Ho sorriso camminando e osservando New York vivace intorno a me.

Ho trascorso la serata con la mia amica Meital, mia compagna in questa avventura, anche lei lasciava sua figlia a NYU, la prima delle sue quattro. È stato bello condividere questo con lei, con loro. Due madri e due figlie quasi adulte nella stessa delicata fase di passaggio.
NYU MOM

Bello non ritrovarsi sole in questa ultima sera. Ogni tanto ho pensato alla mia grande bambina, mi sono chiesta cosa stesse facendo, che emozioni intense provasse....
Adesso per lei ci saranno tre giorni di scoperta del suo nuovo mondo,  molti eventi social e poi dal 2 l'inizio delle lezioni, ancora una volta ho comperato per lei matite e quaderni, esattamente come nei 12 anni precedenti!
Adesso torno a casa, dopo quasi 14 anni con te figli in casa, ripassiamo a due. Il vuoto si farà sentire certo, ma è la vita, godiamoci i suoi successi, le sue scoperte, e poi cinque ore di volo non sono poi così tante se proprio la voglia di vederla fosse così pressante!
Good luck amore mio!

mercoledì 26 agosto 2015

controsensi americani e una nuova perla di business

Ogni tanto gli americani mi lasciano veramente stupefatta, ci sono nei loro comportamenti controsensi incredibili.... poi forse loro vedono la stessa cosa in noi italiani, chissà.
Qui i genitori sono al 100% devoti alla causa figli, ma questo fino al giorno in cui finiscono il liceo, poi basta. Nel senso che per molti, ovvio non per tutti, una volta che il proprio figlio è arrivato alle porte dell'Università, beh, può cavarsela da solo.... si sono dedicati ad ogni singola attività, hanno passato ore sui campi di calcio, baseball, tennis, al bordo della piscina, hanno fatto il tifo con qualsiasi tempo, hanno campeggiato con gli scout e sono partiti all'avventura con il club amici degli animali... hanno partecipato alle riunioni, addobbato la palestra per il ballo, servito pasti caldi all'ora di pranzo, amnimato le classi più incredibili... e alla fine di colpo li salutano e li lasciano andare...
ce ne sono che fanno far loro scatoloni e svuotano le stanze, ancor prima che abbiano preso la porta di casa, come se il solo fatto di andare al college non garantisse più loro un vero posto ufficiale tra le quattro mura domestiche...
Adesso forse da noi in Italia si tende questi figli ad accudirli un po' troppo, talmente tanto da non farli smuovere dal divano di casa. Però esistono le vie di mezzo. Un figlio di 18 anni che prende la strada del college non necessariamente lo si considera partito per sempre, in cuor proprio si sa che un ritorno a casa sarà abbastanza inverosimile, però da lì a considerarlo fuori del tutto, proprio no!
In questo trovo la grande differenza tra noi (italiani) e loro (americani) questo taglio netto tra il prima e il dopo, una rottura senza sfumature, un salto da un estremo all'altro.... non esiste quel dolce passaggio che ti fa diventare grande pian piano.... sei fuori casa ma rimani sempre un figlio di cui occuparsi, non ti accompagnerò più al tennis e non prenderò freddo a bordo campo, però la tua stanza sarà qui ad aspettarti, il tuo letto sarà il tuo letto, la nostra casa la tua...
Epoi ci sono i controsensi, l'altro giorno abbiamo ricevuto una lettura, che oltre ad un controsenso dimostra come in America tutto diventi un business, in questa lettera con coupon allegati ci spiegavano come per rendero meno duro l'impatto al college dei nostri ragazzi potremmo abbonarci ad un servizio di pacchi di sopravvienza da inviare loro in una serie di occasioni. Se ci sia abbona il primo è gratuito ed è quello di inizio anno accademico, ne seguono poi tutta una serie, da Halloween a San Valentino, una trentina di dollari per scaricarsi la coscienza, pare a me....  della serie sei fuori casa, camera tua è trasformata in atelier taglio e cucito per la mamma, ma ti pensiamo con un pacco prepensato da altri....

ad ogni evento il suo pacco
perchè tutto sommato si può essere impegnatissimi, lavorare 15 ore al giorno, ma se si ha voglia di mandare un pacco che venga dal cuore, forse non cè bisogno che ci pensi un servizio apposito, immaginato comunque da un genio(perchè per me chi ha pensato di fare business su questo è un genio!), ma la nostra testa amorevole di genitore può arrivarci da sola...
L'America del consumismo prende il sopravvento anche sui sentimenti, brutto tutto sommato!

lunedì 24 agosto 2015

Packing o l'arte di far stare tutto in poco spazio!!

7 traslochi alle spalle, tantissimi viaggi con valigie da preparare dove far stare tutto e il contrario di tutto.
Anni di vacanze in barca dove le cose vanno stipate bene in spazi ridotti.
Il mio ordine a volte un po' maniacale che mi spinge a volte ad eccessi, il mio impilare per colori, per forme, per stagioni....
e una è quasi fatta

Tutti serve quando ci si deve rimboccare le maniche e impacchettare il mondo da mettere in valigia per portarsi al college non solo ciò che serve, ma anche quello che fa casa, che nei momenti tristi ( mumuth come li chiamiamo noi) aiuterà a sentirsi meno soli!!( e Paolo le ha giustamente preparato un kit mummuth da aprire solo in caso di estrema necessità, non vi svelo il contenuto ovviamente, perchè è sorpresa....)
Certo che se la signorina andasse a portata di macchina, tutto sarebbe più semplice da impacchettare
Le 5 ore di voli e il numero limitato di valigie ci impongono di far stare il tutto in 4 valigioni, piu bagagli a mano, ma contando che un paio di cosette dovrò portarle anch io per quei giorni che passerò a New York, sul mio di bagaglio a mano cerchiamo di non contare!

Allora cerchiamo di imballare il tutto in modo logico, il che, in teoria dovrebbe rendere più facile anche lo spacchettamento, Abbiamo comprato dei sacchetto da aspirare che togliendo aria e comprimendo i vestiti come sardine aiutano a utilizzare bene gli spazi! 
sacchetti
E cosį d' incanto 7 giacche si sono ridotte ad unacartina compatta tipo prosciutti sotto vuoto!
aspirati!!
Qua e là ho sparso sacchettini profumati e anti tarme!
Le borse (sul numero di borse e scarpe da portare è una lotta) le abbiamo riempite di cose, qualche oggetto, posate, piatti e bicchieri regalati da nonna Mirella, le tazzine di Sonia, l'angioletto vinto ad una tombola in Toscana che da sempre rappresenta il nonno Pierre, inseparabile.
qualche foto, qualche ricordo
Pian piano le valigie si riempiono e il suo dressing si svuota, nello stesso tempo le liste delle cose da comperare in loco si allungano, ogni volta ci viene in mente qualcosa che avevamo dimenticato.
selezione di libri letti e riletti
La mia vita negli ultimi 18 anni è stato un imballare e uno sballare continuo, un inmaginarmi senza fine cosa ci servirá subito, cosa più un la nel tempo, e anche cosa non servirà più!
E adesso che abbiamo trovato un po di stabilità nel nostro continuo itinerare, eccomi a continuare questo sfinente esercizio dell imballa/ sballa....se rinasco un un'altra vita faccio il traslocatore!!!

domenica 23 agosto 2015

piercing e tatuaggi mancati....

Qualche mese fa Federica ha espresso il desiderio di farsi un taruaggio... Essendo minorenne il consenso dei genitori è d' obbligo. Per tutta una serie di motivi non siamo d' accordo. Il fatto di aver vissuto in diverse parti del mondi ci ha aperto gli occhi su come ogni cultura percepisca in modo diverso questo tipo di cose, e spesso in modo negativo.
per i lobi....
Abbiamo messo un veto, pur consci che a 18 anni farà poi quel che vuole semza chiederci il permesso!
Dal tatuaggio è passata al piercing, con la richiesta di un buco sulla cartilagine dell' orecchio, niente di irrimediabile.
oggetti vari da infilarsi ovunque!
ad ognuno il suo....


Quando sarà stufa potrà toglierlo, abbiamo detto di si e cosį l' ho accompagnata in un posto per farselo fare e mi sono tuffata nel ¨diabolico¨ mondo dei piercing!
Ce n' è per tutti i gusti ( a volte molto dubbi per me) e soprattutto per tutti i posti ( anche i più dolorisi e nascosti, ma proprio tanto nascosti)

Visto che l' operazione buco è durata non poco, nel frattempo si sono aggiunte Chiara per un secondo buco e le amiche, io con fare curioso mi sono aggirata tra le bacheche dove erano esposti oggetti di ogni foggia e lunghezza da farsi applicare un po ovunque!
diimi quale indossi e ti dirò chi sei....

Iphone alla mano ho immortalato teche affollate da questo ben di Dio, sotto lo sguardo severo delle mie ragazze che mal sopportano il mio fotografare stranezze in abbondanza e senza pudore alcuno!
La cosa che più mi ha colpita sono i cerchi di molteplici dimensioni che si applicano nei lobi per ingrandirli. Forme e materiali vari, colori che toccano tutta la gamma possibile, dimensioni dal micro al macro, e quando dico macro parlo veramente di qualcosa di grande!
Allora la domanda mi sorge spontanea, ma quando non si hanno più 20 o 30 anni( perchè direi che i 30 sono i nuovi 20) è poi bello ritrovarsi con un lobo pendulo che dondola sulle spalle? Qualcuno ha la risposta?
diametri diversi

venerdì 21 agosto 2015

Spirit day !

Oggi alla middle school di Camilla è spirit day, una di quelle invenzioni da scuola americana, che insieme a pigiama day e tante altre mi affascinano nel loro non prendersi sul serio e sdrammatizzare i rapporti troppo rigidi tra studenti e insegnanti.
Ho depositato eccezionalmente Camilla a scuola, doveva essere li prima perchè fa parte del gruppo di leadership che organizza questo tipo di eventi.
Ci ha accolti al drop off la vice preside vestita in giallo e blu dalla testa ai piedi, i colori della scuola, con in testa un casco da vichingo, i vikings sono il simbolo della scuola. Tutto intorno un tripudio di faccine dipinte , di tutù in tinta, di magliette della scuola, giallo e blu ad ogni angolo.

Mi affascina questa capacità di creare spirito di gruppo, questo modo che hanno loro di fare team building già a scuola proprio come nelle aziende, perchè creando un piacere di stare insieme si spinge sicuramente a studiare e imparare meglio e con allegria.
Mostrare anche gli insegnanti in modo meno autoritario e più a portata di mano, pronti a ridere e scherzare mettendosi all'altezza dei ragazzini, è, a mio avviso, un buon modo per creare un rapporto di fiducia.
In ogni occasione, che sia a scuola o nelle varie attività, gli americani hanno questa capacità di creare spirito di squadra, ci si sente parte di qualcosa, di una comunità, di una scuola, di una squadra, come anche di una chiesa, di un'azienda e o di un gruppo di lettura. Ovviamente poi il tutto si mescola, faccio parte di una scuola: ne sono fiero. La mia scuola fa parte di una comunità: ne sono fiero. La mia comunità è inserita in un contesto territoriale: ne sono fiero.... alla fine del tutto sono fiero di essere americano. Io non lo sono ovviamente, ma mi coinvolgono, tanto da poter dire che sono fiera anch'io di fare parte di questo insieme.
Ma non si avanza meglio con questo spirito positivo e costruttivo? forse servirebbe anche a noi Italiani un colpetto di spirit day ogni tanto per essere più positivi e meno critici.... proviamo?

lunedì 17 agosto 2015

pensieri liberi!

"Non mi piacciono i saluti, non mi piacciono le partenze" mi ha detto oggi la mia amica al momento dell'ultimo abbraccio sulla porta di casa, al momento di salutarci dopo tanti bei giorni passati insieme. Salutarci sapendo che ci rivedremo tra un anno, che passeranno lunghi mesi, resi meno duri da messaggi e momenti su skype, ma sempre lunghi mesi...
"non ci sarebbero arrivi se non ci fossero le partenze" le ho risposto io, ormai forse troppo abituata a questo continuo altalenarsi di abbracci e lacrime trattenute all'ultimo ciao. È vero comunque che ogni arrivo gioioso nostro o degli altri  sarà inevitabilmente seguito da un arrivederci, da un separarsi doloroso, previsto, ma doloroso.
gli arrivi che siano in posti nuovi o nel proprio vecchio mondo, che siano nostri in patria o delle persone alle quali vogliamo bene, da noi, a trovarci nel nostro mondo dall'altra parte del mondo, sono sempre gioiosi, festosi, angosciati a volte, quando si tratta di un primo sbarco per vivere da qualche parte... le partenze hanno anch'esse tutta una serie di emozioni che si trascinano dietro, sentimenti contrastanti, paure di lasciarsi alle spalle sicurezze, lacrime e ultimi cenni di mano...
Adoro arrivare da qualche parte, che sia anche un semplice ritorno a casa dopo una bella pausa vacanziera. Adoro arrivare in Italia e ritrovare tutto quello che mi è mancato. Adoro sbarcare da amici accolta da sorrisi e abbracci che durano ore, seguiti da chiacchiere che non finiscono mai. Adoro arrivare in un posto nuovo, scoprire strade e luoghi, immaginarmi la mia nuova vita li. Adoro arrivare all'aeroporto e guardarmi intorno cercando subito di capirci qualcosa.
Adoro vedere amici e parenti arrivare da noi, quell'eccitazione quando si scruta il fondo della strada per veder sbucare l'auto che ci riporterà per qualche giorno a rivivere insieme sprazzi di vita. Adoro aspettare stoica di fronte agli arrivi internazionali, trattenendo il fiato ad ogni apertura di porta.
Adoro partire per un posto nuovo proprio perchè so che ci sarà un arrivo sorridente e felice.
Partire però si trascina sempre dietro nostalgia e una punta di dolore. Dolore per cosa ci si lascia alle spalle, nostalgia per un mondo fatto di cose e persone che anche per brevi parentesi e diventato il nostro. Vedere gli altri partire lascia un vuoto in fondo al cuore, fa salire le lacrime agli occhi mentre mille ricordi degli ultimi giorni scorrono veloci.
Partire, dirsi un addio che poi è un arrivederci. Partire scuotendo la mano fino all'ultima curva. Partire dopo essersi abbracciati forte, sapendo che alla fine 10000 km non sono niente. Partire sapendo che poi ci saraàun arrivo, nostro o di chi amiamo. Partire portandosi dietro ricordi che non svaniranno mai. Partire e lasciar partire convinti che stiamo facendo la cosa giusta, vivendo la vita giusta.....

lunedì 10 agosto 2015

privazioni gastronomiche e sogni proibiti!

Una delle cose alle quali ci si deve abituare di più quando si arriva in un nuovo Paese sono le abitudini alimentari. questo è il momento in cui veramente ci si rende conto che il nostro modo di mangiare è influenzato in modo profondo dalle nostre origini. C'è poco da fare rimaniamo italiani anche dopo vent'anni all'estero, e questo anche se adoriamo scoprire sapori nuovi ed esplorare cucine esotiche.
Noi siamo sempre stati estremamente curiosi e con grande entusiasmo siamo sempre partiti alla scoperta dei piatti e degli alimenti che in nostro nuovo Paese poteva offrirci. E questo avviene anche quando partiamo in vacanza in un posto nuovo, scoprirne la cucina e capire cosa la gente mette nel piatto, può dare le chiavi di lettura che mancano per capire un Paese fino in fondo: dimmi cosa mangi e ti diro' chi sei!
Non mi privo mai durante le  vacanze di un giretto al supermercato, per vedere cosa si trova e cosa la gente compra.
Nella mia cucina mischio ormai da anni sapori vari, presi qua e là e adattati a volte al nostro palato. Non mi sono mai tirata indietro nello sperimentare qualcosa di nuovo, con entusiasmo  e curiosità.
Ma mi rendo conto che nonostante tutto ci sono dei sapori che dopo un po' ci mancano e che abbiamo voglia di ritrovare. I nostri sapori italiani, quelli legati alla nostra infanzia, quelli che con forza abbiamo trasmesso ai nostri figli in quel tentativo un po' goffo di dar loro un po' di radici anche a tavol. I sapori che abbiamo scoperto pian piano nel nostro itinerare e che adesso sono diventati parte delle nostre abitudini: lo stupendo pane francese, con gli incredibili formaggi ( il comté del nostro formaggiaio normanno ha viaggiato per anni sotto vuoto tra un continente e l'altro), il pesce crudo giapponese, presentato da me in molteplici variazioni, dal classico sashimi a versioni più ardite.
I curry indiani con quella ricchezza di sapori e profumi che per pochi momenti, tipo madeleine di Proust, mi rituffano indietro al nostro periodo indiano.
Fondamentalmente il nostro vivere quotidiano è una continua ricerca di sapori che più o meno facilmente riusciamo a trovare o a ricreare nel nostro nuovo chez nous, ma ci sarà sempre una cosa di cui abbiamo una gran voglia che non troveremo subito, o che non avrà lo stesso genuino sapore.
Cosa ci manca quando siamo qui?
La salsiccia fresca del macellaio della nonna, quella piemontese che si mangia cruda.( un piacere abdare a comperarla visto tutti i complimenti che mi fa il macellaio!)
la prima cosa che mangiamo arrivando a Torino
il lardo ...
Un buon carpaccio di carne, con qualche scaglia di parmigiano.
I ramasin, prugnette piccolissime, da mangiare tipo ciliegie senza fermarsi mai.
semplicemente buoni
La mozzarella di bufala, che qui si trova e non si trova.(ottima la Garofalo, ma non sempre sicuri di trovarla)
I baci di dama


I gianduiotti ad un prezzo ragionevole
I formaggi francesi tutti, eravamo troppo ben abituati nei nostri anni francesi ad avere sempre pronti all'uso degli splendidi plateau.
Ottimi paté e ovviamente il foie gras ( anche se pagando poi si trova tutto...)
La baguette uscita dal forno, bella fragrante e assolutamente insostituibile ( da un po' qui riesco a trovarla esattamente come in Francia, costa semplicemente il triplo)
questa e' la baguette che compero qui!
La focacciacome in Liguria (certo la facciamo buonissima ogni tanto, ma ci vuole tanto tanto tempo)
Le capesante da mangiare crude senza sbattermi per chilometri fino al supermercato giapponese dove mi tuffo per un attimo nella mia vita di allora
Quel sentimento di soddisfazione quando entro in un supermercato in cui tutto quello che mi manca è lì senza dover andare in mile posti diversi....

Ma poi mi rendo conto che ci sono delle cose che mi mancano anche degli States quando sono via
La carne buonissima da mangiare alla griglia, c'è poco da fareil sapore e' ottimo!
I BBq ribs
La clam chowder
I calamari fritti come li fanno qui!
Certi loro piatti che osano un po' gli accostamenti e ti propongono sapori interessanti
La nostra vita d'expat anche a tavola è un alternarsi di momenti di puro piacere in cui si ritrovano sapor amati,  e di momenti di separazione in cui si sogna di ritrovarli:
il solito ritmo di vita di chi vive lontano tra arrivi e partenze, anche nel piatto!

martedì 4 agosto 2015

beh allora vado...

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beh allora vado...ma dove? parto per il college....
non ci credo, ci siamo quasi....
neanche un mese alla partenza e sento che il tempo filerà via troppo, ma troppo velocemente...
nella mia testa faccio e disfo liste di cose da fare, di cose da comperare....
ci sono tutte le visite mediche, neanche partisse in guerra... ma insomma preferisco che parta con il tagliando completo appena fatto e il rinnovo dell'ultimo vaccino... e poi conosco il mio pollo che al primo malanno avrà un regresso di almeno una decina d'anni, meglio vederla partire in forma.
dentista: fatto, in bonus abbiamo anche tolto i 4 denti del giudizio (oggi freschi freschi, per quello ho tempo di dedicarmi al blog sto allerta su possibili lamentele....)
oculista: fissato
allergologo: previsto
check up più vaccino in attesa di conferma data....
intanto ho fatto scorta di un po' di medicine da darle con adeguate spiegazioni di utilizzo, per evitare che mi cihami alle tre di notte nel panico per il mal di pancia.... tutelo il mio sonno!
da comprare abbiamo un sacco di roba, anche perchè andando dall'altra parte degli States non è che si possa darle cose di casa...
Adesso che conosciamo la configurazione del dormitorio possiamo incominciare a farci delle idee du cosa serve (tantissimo) e cosa non serve (pochissimo). Lei avrà un appartamento, due stanze, living room con cucinina e bagno, saranno in 4.
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Ci hanno mandato una lista di cosa non possono avere: tostapane, okay, candele, okay, animali, ovvio, droga e alcol, strano???, armi, ma pensa noi avevamo già il suo bazuka pronto in valigia (qui ci starebbe bene un emoticon con la lingua!)
la cucina è fornita di forno, placche e frigo, ci vuole il resto, pentole, piatti, bicchieri, insomma un po' come quando si mette su casa... e il lavastoviglie ha chiesto una delle sue sorelle c'è? e come no! "guarda che sta andando al college in un dorm per studenti mica al grand hotel¨ ( anche se il prezzo dell'alloggio potrebbe far più pensare al secondo che al primo). Sogna di avere una nespresso per il caffè del mattino.... è mia figlia, ha capito tutto, la giornata non può incominciare nel verso giusto senza un espresso...
Ci vogliono lenzuola, asciugamani, piumone, cuscini....
poi si deve pensare a come vuole decorare la stanza, è importantissimo, porterà un po' di cose di camera sua, è come quando si parte in espatrio, è importante ricreare casa con oggetti che ci aiutano in fretta a farlo...
Vestiti, libri, computer.... mi sa che dovrò aiutarla a scegliere tra le mille scarpe e le molteplici borse (in questo è proprio italiana mia figlia, fashion victim!) la vedo male sbarcare nell'appartamentino con tutto il suo armamentario, se le altre tre sono come lei vivranno come in un negozio di vestiti!
Penso e ripenso a tutto quello che c'è da fare da qui alla sua partenza.... forse un modo come un altro per non pensare alla grande rivoluzione in famiglia, al prima e al dopo del suo trasferimento a New York, al vuoto indescrivibile... ma questo ve lo racconterò più avanti ...
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domenica 2 agosto 2015

Aloha!

Vacanze in famiglia ad Hawaii quest'anno. Organizzate un po' all'ultimo con la voglia di ritrovarci tutti e cinque insieme per questa vacanza con un sapore un po' particolare.... Sappiamo che a fine estate Federica prenderà il volo per vivere la sua vita dall'altra parte degli States, certo di vacanze in famiglia c'è ne saranno ancora tante altre, almeno spero, ma sarà sempre diverso d'ora in poi.

Non avevamo mai considerato le Hawaii come una metà per le nostre vacanze, io mi aspettavo una specie di orrore stile Costa Brava trasferito nel bel mezzo del Pacifico. È anche vero che abbiamo visitato posti talmente belli che ormai, come dicono i francesi, mettiamo la barre très haute quando si tratta di località marine...

L'idea di Hawaii è venuta così, pensando ad un posto rilassante, non toppo lontano ( 5 ore di volo da SF a Honolulu, alle quali abbiamo aggiunto un'ora per Big Island), con non troppo fuso orario( 3 ore da SF, che alla fine per noi donne si sono sommate alle 9 accumulate con il rientro dall'Europa, per un totale di 12... Il che ci ha permesso di essere sull'attenti e pronti a varcare la soglia di casa alle nove del mattino, orario assolutamente prossimo all'alba per il trio di adolescenti che ci portiamo dietro).
La scelta è caduta su Big Island come un'isola che potesse offrirci diverse cose da fare.... Big Island è di gran lunga l'isola più grande dello Stato di Hawaii, un nome una garanzia!  in continua espansione visto l'attivo vulcano che " vomita " periodicamente lava...

Il posto è spettacolare, ce ne siamo resi conto subito lungo la settantina di miglia percorse la prima sera dall'aeroporto di Hilo a Waikoloa Village dove avevamo affittato una bellissima casa con vista mozzafiato ( questa mattina chiudendo le valigie ho guardato ancora una volta lo stupendo paesaggio che ha fatto da cornice ad ogni mio risveglio e ad ogni nostra colazione, dicendomi che questo paesaggio splendido mi sarebbe mancato). 70 miglia percorse in un misto di paesaggio che vanno dalla distesa di lava alla foresta, dalla terra bruciata all'oceano con le sue. Il,e gradazioni di blu, in un susseguirsi di emozioni che hanno poi dato il ritmo alla nostra scoperta dell'isola nei giorni successivi.

Splendide le spiagge di sabbia finissima, ce n'è per tutti i gusti, per gli amanti del dolce far niente e per i surfisti sfegatati. Notevole Makalawena beach, un piccolo paradiso tropicale al quale si giunge dopo una passeggiata tra le colate di lava.


Noi abbiamo cercato una via di mezzo, votandoci con entusiasmo al body surf oltre che a tuffi e capriole nelle onde, per ore e ore in un mare caldissimo.(spiaggia preferita per i neofiti del body surf che siamo quella di Hapuna Beach in South Kohala)


Qualche spot per snorkelling non male, soprattutto in north Kohala ne abbiamo trovato uno carino a Lapakahi State Historical Park, un villaggio di pescatori abbandonato ormai da tempo del quale sussistono le vestigia, testimoni di una vita semplicissima. Il tratto di mare davanti al villaggio è piacevole da esplorare, una parte è vietata all'accesso in quanto settore marino protetto, la parte di destra invece esplorabile facendo attenzione alle correnti.

Diversi angoli da scoprire lungo tutta la costa, a noi piace avventurarci in sentieri non battuti, spesso, molto spesso si scoprono piccole perle lontano dai percorsi turistici e ci si ritrova ad Hawi seduti a mangiare piacevoli piatti dal gusto gipponizzante, chiacchierando in giapponese con il gestore americano che come noi ha lasciato nel Paese del Sol Levante una parte di cuore ( qui ci sarebbe da fare una digressione su come a volte la vita porti la gente in posti improbabili a incrociarne il destino di altre...).

Bellissima la strada che percorre l'isola da nord a sud con viste mozzafiato sull'oceano. Paesaggi che cambiano in modo improvviso, dal verde al lunare man mano che ci si avvicina a Volcano, Halema' uma' u il vulcano sempre in attività, casa, secondo il credo dei nativi hawaiani, di Pele, la dea del fuoco. Abbastanza spettacolare scrutarne il cratere, contemplarne i dintorni ricoperti di lava accumulata nei secoli, respirarne i vapori dei geyser.


Bellissimo paesaggio anche quello offerto dalla Waipii o Valley, dove però ci siamo limitati ad osservarne l'incredibile bellezza solo da fuori, i turisti non sono molto ben visti nella zona, pare ci sia una colonia di autoctoni abbastanza incazzosa ( e dedita al farsi le canne autonomi nella produzione di marijuana) verso chi cerca di penetrare nel loro territorio. L'unico modo sarebbe stata una passeggiata guidata a cavallo, purtroppo i nostri tentativi di prenotazione sono caduti nel vuoto, avremmo dovuto muoverci tempo prima, e qui si vede il limite del turista fai da te che pensa di esser furbetto ma alla fine si scontra sempre un po' con la sua organizzazione Fantozzi!

Va bene lo stesso, abbiamo assaporato il panorama e ci siamo rifatti con una cena in un ristorante degno di nota, in un posto sperduto, Waimea, ma che vale la pena cercare perché il delirio gustativo che ne segue è indimenticabile.... Merriman's https://www.merrimanshawaii.com/kapalua/... se capitate nei paraggi ve lo consiglio, vale il viaggio!
Abbiamo passato splendide giornate, con un sole caldissimo e un cielo blu, che ogni tanto si velava o diventava minaccioso, regalandoci anche qualche goccia di pioggia, ma nulla di drammatico.
Abbiamo ricaricato le batteria e a 15 giorni dall'inizio della scuola siamo pronti a rituffarci nel nostro ritmo. Devo dire che ormai ci siamo abituati a queste brevi vacanze all'americana, quasi quasi ci siamo dimenticati di come fossero piacevoli quelle tre/ quattro settimane di vacanze in famiglia, adesso riusciamo a rinchiudere il piacere di stare insieme in pochissimo tempo, cercando il più possibile di tenere lo stress e il lavoro al di fuori di questa breve parentesi, direi che con la pratica ci stiamo riuscendo!