giovedì 30 aprile 2015

moda e modi !

Da quando vivo negli States sono abituata ad essere fermata per strada da gentili signore che mi complimentano per scarpe e vestiti, ieri però sono rimasta sorpresa.... nuotavo tranquillamente e la mia vicina di corsia mi ha fermata per complimentarsi sulle mie pinne....eh si le mie pinnette da allenamento che uso alla fine delle mie molteplici vasche per gli ultimi 15 minuti.... era talmente entusiasta alla viste delle mie decathlon da 20 euro che mi ha anche chiesto di provarle e ci ha fatto allegramente un giro!
Devo dire che qui quando ci si veste un po' bene non si passa di certo inosservati, la massa veste casual e spesso al limite del sciattone. E non è certo un problema di soldi nella ricca e evoluta Silicon Valley, è una configurazione mentale che fa si che ai vestiti ci si pensi poco.... in compenso però uncghie e capelli sono sempre perfetti, segno che una certa volontà di mettersi in risalto esiste, ma non passa dai vestiti.
Questo però non impedisce loro di essere sensibili alla nostra moda europea e di apprezzarne le sfumature, altrimenti non si prenderebbero la briga di fermarti sul marciapiede dilungandosi in complimenti su quello che indossi. Ma allora perchè non ci provano anche loro? difficilmente avrò risposta. Con questo comunque non voglio generalizzare, ci sono anche donne e uomini molto ben vestiti, allo stile europeo, e noi subito li notiamo.
Tempo fa Chiara tornando a casa parlandomi della mamma di un'amica mi ha detto "era talmente ben vestita che mi sono chiesta se fosse veramente americana...¨ come si dice: la verità esce dalla bocca dei bambini....
non è raro quindi incontrarne, ma la massa non segue, e rispetto a tutti gli altri Paesi in cui ho vissuto ho sentimenti confusi rispetto a questo atteggiamento del vestirsi un po`scazzati...
da un lato trovo che sia bello poter andare in giro vestiti con due stracci addosso senza la paura di essere giudicati, è piacevole poter circolare senza agghindarsi troppo ed essere naturali al massimo.... dall'altro però si corre il rischio di cadere nello sciatto ....Essere curati e ben vestiti soprattutto quando ci si ritrova in contesti lavorativi e di relazioni sociali per me è una forma di rispetto verso le persone che ci stanno intorno e con le quali interagiamo.... presentarci in scarpe da ginnastica e canotta sportiva ad una cena anche se tra amici per me è difficile da capire.... andare a lavorare in infradito con la scusa che siamo in California è inconcepibile.... indossare stivali da cow boy con l'abito da sera, è semplicemente orrido...
È vero che le persone non le si giudica dall'apparenza, ma a volte la corazza esterna può dire già un po' e presentarsi bene è un buon punto di partenza....
comunque se sono capaci di apprezzare scarpe ( e pinnette) vuol dire che forse nel fondo potrebbero, con una buona operazione di marketing. mettersi ¨sulla retta via¨.... e
 aprire qualche boutique un po' carina , dove magari in un angolo mettere anche qualche pinnetta!!

mercoledì 22 aprile 2015

Noi e loro.... Generazioni a confronto

Quanto eravamo diversi noi adolescenti negli anni ottanta dai nostri figli adolescenti oggi?
Sotto tanti punti di vista c'è un mondo tra noi e loro, pensiamo soltanto a tutti i progressi che la tecnologia ha messo nelle nostre case e tra le nostre mani, ma in fondo in fondo le fragilità sono le stesse, con direi in più, per loro, un mondo molto complesso da gestire.
Ero bambina negli anni settanta, giocavo all'elastico, alla settimana, a strega tocca colore e rialzo. Andavo ai giardinetti in skate e mi fermavo al bar a comperare il ghiacciolo. La mamma mi raggiungeva un po' più tardi, tanto per gettare un occhio. C'erano dei pericoli, certo, ma se ne parlava meno o forse non si viveva nell'incubo del "se succede qualcosa"
Ero adolescente negli anni ottanta, l'epoca delle Timberland, del Monclair, dei jeans con le toppe e le calze a rombi. Sulla scia del "tempo delle mele" sognavamo l'amore che fa battere il cuore, lo trovavamo ogni tanto, e spesso inseguivamo il sogno per anni.
Negli anni novanta sono diventata adulta, sono diventata mamma, moglie, sono partita e ho costruito la mia vita lontano dall'Italia.
Ho attraversato, tra infanzia e primi passi nell'età adulta, anni incredibilmente veloci nei progressi, emozionanti. Ho tenuto in mano i primi video giochi dove il giocatore di tennis era un bastoncino e quelli di calcio un gruppo di bastoncini, doveva essere il Natale del 79 quando lo trovammo ai piedi dell'albero. Ho avuto un computer per scrivere la mia tesi di laurea, era il 93 e un cellulare tantissimi anni dopo, di quelli enormi che sembravano più walkie-talkie che altro... Internet in casa è arrivato più tardi, dovevano essere i nostri primi anni Normanni, le email, la macchina foto  numerica.... E via rapidamente, prima Skype poi il resto,  FB &Co....tutto pian piano è diventato parte integrante della mia vita pur rimanendo vivo il ricordo della TV senza telecomando, quando con mia sorella litigavamo per chi si scollava dal divano per alzare il volume di Happy Days
Le mie figlie sono nate tra la fine degli anni novanta e gli inizi del 2000, quando è nata Chiara si passava all'euro abbandonando di colpo le vecchie lire, i vecchi franchi e creando scompiglio nelle menti dei più anziani!
Le mie figlie non hanno vissuto una mono realtà come l'ho vissuta io, hanno avuto la fortuna- sfortuna di confrontarsi con mondi diversi, di prenderne qualcosa di nuovo ogni volta, assorbendone elementi. Hanno giocato all'elastico,  alla settimana, a strega tocca colore, con nomi nuovi e in posti più esotici rispetto ai miei giardinetti torinesi, ma l'hanno fatto nello stesso modo. Hanno fatto le corse in bici e giocato a nascondino all'uscita di scuola, esattamente come la loro mamma tanti anni prima.
Sono state bambine negli anni 2000 e sono adolescenti adesso, chi più all'inizio, chi più alla fine di questa delicata fase della loro vita. E qui tutto si complica. Sono nate con tutte le tecnologie pronte per l'uso, il telecomando sul divano, la Wii a sostituire i miei bastoncini tennisti degli anni settanta, internet che ti collega al mondo e wikipedia a sostituire l'album delle mie ricerche. Io ritagliavo religiosamente le figurine in fondo all'album, loro fanno copia incolla di immagine trovate sul net.
Sono nate con un cellulare in mano, come se fosse un oggetto normale, o meglio una prolunga delle loro braccia. Non immaginano neanche quanto potesse essere dura parlare al telefono attaccati ad un filo che era a sua volta attaccato al muro. Non l'immaginano perché per loro in casa il cordless è un oggetto normale, anzi quasi fuori moda.... Non l'immaginano perché per loro il telefono ha una funzione diversa rispetto all'uso che ne facciamo noi: non serve per comunicare a voce ma per altri tipi di comunicazione.
Sono i figli delle tecnologie avanzate, per loro è impossibile ripensare ad un mondo senza tutto questo.... Lo è già per noi che abbiamo rapidamente dimenticato  la nostra vita di prima, senza tutte queste piccole cose che ci semplificano le relazioni stesse!
Ma in sostanza questi adolescenti  quanto sono diversi?
Osservo le mie figlie e mi dico che per certi versi hanno una vita molto più complicata, vivono in mondi che vanno molto più in fretta, dove la competizione regna sovrana e dove è difficile stare al passo. Vivono con molte più paure rispetto alla nostra generazione, perché sembra ormai che i pericoli siano ovunque ad ogni angolo di strada. Vivono in una tensione continua verso dei risultati impossibili, mentre tutto sommato noi eravamo molto, ma molto,più rilassati.
Ma in fondo in fondo le paure sono esattamente le stesse. Sono le stesse le domande che si fanno e le risposte che non trovano, hanno il cuore che batte forte come l'avevamo noi per il biondino del terzo banco, ma anziché scrivere dei cuori sulla carta li scrivono su whatsup... Guardano al futuro con mille sogni nella testa, che sono esattamente gli stessi che avevamo noi, ma semplicemente in un mondo che sembra diventare ogni giorno più piccolo, dove le distanze si annullano quasi. Vogliono costruire delle cose, e hanno mille più strumenti di noi forse, ma la stessa anima fragile.
Si sentono indipendenti ma nello stesso tempo hanno paura di volare da soli, noi volevamo volare ma essere indipendenti era più complicato. Hanno amiche e amici del cuore con i quali passare ore a messaggiarsi, esattamente come noi passavamo ore al telefono bisbigliando segreti, ma proprio come noi poi si ritrovano a fare e disfare il mondo a quattr'occhi perché sanno che nessuna tecnologia sostituirà il contatto umano.
Hanno gli occhi brillanti carichi di emozioni perché nonostante il progresso che li circonda sanno ancora emozionarsi di fronte ad un fiore che sboccia... Proprio come noi....
Nonostante tutto tra me, liceale torinese degli anni 80, e le mie ragazze, liceali in Silicon Valley oggi, non c'è un mondo di mezzo...stessi occhi sognanti e desiderosi di scoprire il mondo, stessa passione che le spinge verso il futuro, stessa voglia di fare, disfare, costruire .... nonostante il progresso!!

mercoledì 15 aprile 2015

Dimmi che felpa porti e ti dirò chi sei!

Prima di arrivare in America credo che le mie figlie possedessero si e no una o due felpe a testa, intese come maglie un po più pesanti da usare per le attività ludico ricreative. Diciamo che con l'arrivo di Abercombie in Europa, e noi all'epoca ervamo a Parigi,  avevano avuto un momento di gloria nel loro guardaroba, era la moda la felpa con la scritta davanti, dietro, sulle maniche, la si indossava,  o meglio loro preadolescenti degli anni duemila la indossavano come status...

Poii siamo arrivati qui ed eravamo chiaramente sotto forniti in felpe e felponi rispetto all'americano medio o comunque a qualsiasi abitante del posto dedito ad attività di vario tipo.


Tre anni dopo non so più dove metterle le felpe, ne abbiamo di tutti i colori, ( non di tutte le dimensioni perchè oltre la XS non andiamo in famiglia). Ne abbiamo con scritte di vario tipo e di vari colori. Con una sola scritta o molto scritte. Ne abbiamo per lo sport e per il canto, per la High School e per la Middle School... ogni occasione è buona per avere una felpa e la felpa è un must.
Ormai direi che le collezioniamo, perchè anche se le girls non cambiano tipo di attività, ne misure in modo netto e sensibile, cambia però l'anno e anno nuovo, felpa nuova.

Così non solo abbiamo il nuoto 2013, abbiamo anche il 2014 e il 2015, e lo stesso vale per la ginnastica, il tennis, gli scout, il coro....

Intorno alla felpa poi ruotano una serie infinita di altri gadget da mettersi addosso, dal t-shirt, al pantalone, dal cappellino, alla spilla... non nego che con il pantalone, anch'esso in felpona faccio fatica (e gi`àa felpa mi dava un po' di ortiaria agli inizi)... per fortuna le mie fanciulle in questo sono rimaste molto ma molto europee e, tranne cause di forza maggiore, raramente si infilano il pantalone fuori casa... per una taglia extra small nel pantalone tra l'altro potrei infilarne due di figlie, quindi non vi dico come sono grazziosine  in questo pantalone per loro extra large.
Adesso abbiamo già aggiunto la felpa del college, d'obbligo dopo il campus tour....

Insomma tra vent'anni ripercorrerò in felpe la storia della nostra vita e quando sarò vecchia con mano tremante dirò ai nipotini ¨guarda guarda la tua mamma nel 2012 era nel coro della scuola, brava la mia bambina...." con una lacrima d'accompagnamento!

 




...¨ 

martedì 14 aprile 2015

intorno al maiale!


Cochon 555 è una manifestazione gastronomica intorno al maiale. 5 cuochi preparano 5 piatti, rigorosamente con un qualcosa che deriva dal maiale, anche solo lo strutto. Il vincitore andrà alla finale nazionale ad Aspen, dove non posso che immaginare il tripudio gustativo.
Ieri siamo stati inviatati a partecipare, assaggiare e votare. Per un paio d'ore abbiamo gustato alcuni ottimi piatti, accompagnati da buoni vini della zona, e assaggino di vario tipo, dai salumi prodotti in America ma nella pura tradizione italiana, ai formaggi che francamente mi hanno stupita: buonissimi.
I piatti presentati erano di vario tipo, dai raviolini cotti in un brodetto con un retrogusto di soja, al crostino di chorizo, fino a quello che per noi era il piatto migliore: ceviche di maiale, fenomenale!




















E intorno ai piatti ufficiali, mille piccoli assaggi, dal bacon croccante alla mortadella.


E mentre piacevolmente ci dilettavamo in assaggi e contro assaggi, nel bel mezzo della sala, un professionista del coltello ci ha fatto vedere come il maiale viene tagliato in pezzi, la prima a cadere sotto la lama è stata la testa del maialozzo e, a seguire, tutto il resto.... Spettacolo che mi lascia un po' perplessa, sul quale però da carnivora che sono tendo a chiudere gli occhi, tanto il risultato finale, cioè nel piatto, mi alletta!

Simpatico pomeriggio fatto di incontri gustativi e non solo!





venerdì 10 aprile 2015

Ciao... Buon viaggio

Ieri mattina ho accompagnato all'aeroporto la mia diciassettenne. Partenza per New York dove trascorrerà due giorni con Paolo, che l'ha raggiunta lì diretto dalla Cina, ( eh si siamo una famiglia di viaggiatori) per visitare il campus della sua futura Università.
Ho salutato mia figlia e stando lì ad osservarla passare i controlli di sicurezza, ho pensato a come tra qualche mese tutto questo per noi sarà routine. Diventerà normale accompagnarla ad SFO e farle ciao con la mano mentre lei si allontana con la sicurezza dei suoi anni, con il sorriso e la gioia negli occhi, proprio perché ha tutto davanti, mentre noi siamo lì fermi dietro di lei a vederla andare.
È il destino di tutti i genitori veder crescere i figli e vederli partire, è il nostro destino di espatriati avere sempre qualcuno da salutare con il groppo in gola e gli occhi li un po' lucidi, perché, siamo onesti, fa sempre un po' male dire ciao alle persone che si amano.
Sarò io la mamma dall'altra parte che cerca di sorridere, sarà lei la figlia che va sicura, ma con in fondo al cuore un po' di tristezza.
Tante volte ho salutato partendo e mi sono lasciata alle spalle un mondo di affetti, tante volte ho sorriso all'uscita di un aeroporto ritrovando le persone a cui voglio bene. Mi piacciono gli arrivi, il ritrovarsi quel sorridersi felice quando le porte dell'aeroporto si aprono sulla gente in attesa. Mi piace anche partire, pur sapendo che c'è sempre qualcuno da salutare. sono vent'anni che mi alleno in questo esercizio delicato del fare ciao con la mano sforzandomi di apparire il più felice possibile.
Diventando madre ho capito tante cose, diventando madre di una figlia pronta a spiccare il volo, capisco il dolore inflitto ogni volta ai miei genitori, sottoposti ad un distacco che forse avrebbero voluto in fondo, in fondo, meno profondo.
Certo noi genitori dobbiamo essere felici in questo gioco della crescita, che porta i nostri figli a muovere i primi passi in autonomia nella vita e noi a rimanere li fermi a salutarli. È un processo naturale che "colpisce" tutti prima o poi, anche chi non è nomade come noi. Ma quando si vive come abbiamo vissuto e si danno ai figli orizzonti giganteschi, dove Australia, Italia, America sono un tutt'uno in pochi passi, un po' come per me era la Sicilia rispetto a Torino, allora il distacco avviene prima e ci si deve abituare ad immaginarsi un ragazzino neanche maggiorenne che si avvia da solo verso l'autonomia .
Insegnano molto gli arrivi e le partenze: insegnano ad approfittare di ogni momento insieme perché poi ci si dovrà salutare, insegnano a salutare senza lacrime, perché poi ci si ritroverà, insegnano ad avere il cuore che batte forte quando si arriva, tanto si è emozionati e contenti di tritrovarci, proprio perché non è quotidianità. Insegnano anche a lasciar andare senza paura di perdere chi si ama, perché l'amore non lo si conta in minuti che si passano insieme, ma nel forte abbraccio e nell'emozione quando ci si ritrova.... 

mercoledì 8 aprile 2015

organizzazione vacanze

Il tempo vola, siamo già ad aprile, un paio di mesi e la scuola sarà agli sgoccioli, un paio di mesi e finalmente un po' di meritato riposo per tutti.
Come ogni anni arriva il momento di organizzare le vacanze e quando si vive dall'altra parte del mondo ci si deve spremere le meningi per accontentare tutti e rendere le vacanze piacevoli e non solo un tour de force!
Per noi passare un periodo in Europa non è mai stato da mettere in discussione, su questo non c'è compromesso che tenga, fa bene a me e fa bene alle mie ragazze, un tuffo nella nostra cultura, un saluto agli amici, il ritrovarsi con le persone che ci sono mancate. Siamo fortunati perchè possiamo farlo senza rinunciare poi a delle vere vacanze in famiglia. Da sempre, da quando le bambine sono piccolissime il giro in Italia l'ho fatto da sola, privilegiando altre mete, più esotiche, per la nostra vacanza familiare annuale. Da quando viviamo negli States le poche vacanze di Paolo non ci darebbero comunque la possibilità di andare tutti e cinque insieme in Italia e di fare anche altro, il tempo è per lui troppo limitato. 
Organizzo quindi vacanze in due fasi, una prima per me e loro, una sorta di pellegrinaggio europeo durante il quale in 5 settimane cerchiamo di fare il pieno di tutto e tutti (valigie comprese....), e una fase due di vacanze alla scoperta di un posto nuovo, più o meno lunghe e più o meno lontane a seconda del tempo a disposizione.
mare mare mare.....
L'anno scorso, l'ammetto, avevo trovato il mio tour europeo abbastanza faticoso, abbiamo cambiato casa ogni settimana, trascinandoci dietro i nostri valigioni tra amici e parenti.... certo abbiamo visto tutti ma con una qualità che mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.... avevo sempre l'impressione di essere di passaggio, con quel continuo fare e disfare le valigie, senza veramente poter godere degli altri in pace. Certo il tempo è sempre un po' tiranno, passa troppo in fretta e cinque settimane filano veloci per fare tutto.... ma insomma basta organizzarsi un po' meglio senza dover per forza macinare chilometri ogni tre giorni.
Quest'anno mi sono detta che ridurre gli spostamenti e i cambi di casa avrebbe giovato a me e a loro, quindi l'idea è quella di posare armi e bagagli da qualche parte e chi ha voglia di venirci a trovare potrà farlo. L'idea poi ancora più brillante è quella di prender casa al mare dove va anche mia cugina, in modo da ritrovarci li e in modo che le nostre ragazzine coltivino quel legame forte che è stato il nostro. Piantare le tende per un paio di settimane di fila in un posto in cui tutti possano essere autonomi e trovare i loro spazi di divertimento, mi rende già rilassata in partenza. Ridurre anche il tempo da passare in città tra caldo e figlie annoiate non mi dispiace affatto...

In un paio di giorni ho quasi chiuso i programmi e direi che tutti sembrano contenti, nonna compresa che si unirà a noi per il soggiorno al mare. La fanciulla grande parte per la sua vacanza post maturità a fare il pieno di esperienze in autonomia, primo assaggio di libera assoluta prima di partire al college dall'altra parte degli States. Ci raggiungerà dopo, solo a fine percorso, in fase forse recupero energie dopo 20 giorni di bagordi.... Io avrò il tempo di vedere un po' di amici tra Francia e Inghilterra, prima di sbarcare in Italia costume da bagno alla mano, in posizione tuffo e relax
Per la fase due siamo ancora in fase organizzativa, ma direi che anche li tutto fila liscio.... siamo molto in anticipo rispetto ai nostri tempi normali, sarà che la voglia di vacanze è sempre tanta,e organizzarle aiuta a rilassarsi di riflesso.
E voi come vi organizzte per accontentare tutti?
 


mercoledì 1 aprile 2015

in dirittura d'arrivo: sulla via del college


15 lunghi giorni di marzo... 15 giorni aspettati con ansia. 15 giorni vissuti quasi in sospeso, nell'attesa di risposte che cadevano così, una dietro l'altra.
gceoppLMi.jpg (2400×1577)

Dopo l'enorme incredibile stress della preparazione dei dossier per il college, è arrivato il momento delle risposte. Si fanno attendere, Ogni giorno può essere quello buono, abbiamo qualche data precisa, per altre non si sa può essere il 15 il 20, e anche il 1 aprile. Ci si precipita sul computer, si apre una mail, si clicca su un link...l'attesa è più o meno rapida, gli occhi corrono veloci.... Il verdetto è lì nero su bianco, a volte è un congratulation in grassetto che ti fa sorridere, ridere, piangere di gioia.... A volte un no ma detto in modo gentile, altre volte ancora può esserci un forse.
Noi siamo estremamente fieri della nostra ragazza, ha avuto ciò che voleva, ciò per cui ha lottato. In cuor mio sapevo che ce l'avrebbe fatta, ma avevo paura quasi solo a pensarlo.... Mai portasse un po' sfiga!!!
In questi mesi così stressanti mi sono chiesta tante volte se avessimo fatto bene a tuffarla a quasi 15 anni in un nuovo sistema scolastico, quando nell'altro tutto filava liscio... Mi sono chiesta se non avevamo rischiato di buttare all'aria i suoi sogni sottoponendola a questo cambio violento. Razionalmente poi avevo fiducia in lei. Sapevo che non si sarebbe lasciata spaventare e mi ripetevo che in qualsiasi modo se la sarebbe cavata.
In questi 15 giorni ne ho avuto la dimostrazione, è stata presa in alcune delle migliori università, ha
realizzato il suo sogno di essere ammessa all'Universita di New York, ce l'ha fatta e noi non possiamo che essere estremamente fieri di questa ragazzina, che in questi suoi primi 17 anni di vita ha imparato a non dare nulla per scontato, ha imparato a rimettersi in gioco, a scalare montagne e attraversare oceani con tantissima volontà. L'abbiamo trascinata nelle nostre scelte, mettendo un po' di caos nella sua vitam
di bambina e adolescente, e lei ha saputo venirne fuori a testa alta.
1012px-New_York_University_Seal.svg.png (1012×1024)



Adesso è il momento delle scelte, ma le sue, sarà lei a decidere dove sarà casa per i prossimi anni, sarà lei da sola a costruire il suo futuro, le abbiamo dato delle ali, spero grandi e spero solide, il più bello è lì davanti....
Saranno mesi un po' più calmi adesso a goderci insieme a lei i suoi successi e a vederla diventare ancora un po' più grande, poi arriverà il momento di vederla partire....ma adesso non ci penso e mi godo anch'io i mille preparativi che precedono il grande salto!