giovedì 26 febbraio 2015

cucina e scoperte

Scoprire un paese attraverso la sua cucina è una delle cose che mi entusiasma di più. Quello che si mette in un piatto ci rappresenta e rappresenta la cultura nella quale siamo cresciuti. Un paese si mette a nudo attraverso la sua tradizione gastronomica, scopre lati interessanti e fondamentali da scoprire per capirlo fino in fondo.(a volte anche in piatti poco riusciti si può leggere un qualcosa di interessante)
Mercato del pesce Tokyo
La mia passione per la cucina, unita alla mia voglia di scoprire sempre qualcosa di nuovo, mi ha portata in quest 18 anni a mettere il naso in ricette di ogni tipo, per poi mischiarle tra loro, amalgamare sapori e profumi di provenienze diverse.
anatra laccata - Cina
Adoro i libri di cucina ed ogni viaggio è l’occasione per arricchire la mia collezione. Adoro sfogliarli e prendere spunto per idee sempre nuove. Non sono capace di seguire ricette alla lettera, né forse di riprodurle sempre uguali, ogni volta aggiungo qualcosa di diverso, ogni volta un piatto rispecchia quello che provo in quel determinato momento.
frutta per strada in India
Vivere questa vita d’expat, mi ha indubiamente portata a vivere dall’interno culture diverse e la scoperta della tradizione gastronomica di un paese per me ha fatto parte al 100% dell’íntegrazione delle mie culture ospitanti. A questo ho poi unito i nostri molteplici viaggi intorno al mondo, con ogni volta l’occasione di scoprire un sapore nuovo, un modo diverso di portare in tavola un qualcosa di conosciuto. La mia curiosità si è nutrita di mille dettagli, anche solo passeggiando per i mercati e i supermercati, toccando con mano cosa c’è e non c’è di disponiblie per allettare le nostre papille. Viggiare assaporando i piatti di un paese è uno dei grandi piaceri che mi sono concessa e mi concedo e al quale non potrò mai rinunciare.
Negli anni mi sono allettata ad insegnare i trucchi della cucina italiana, scoprendo pian piano di essere veramente dotata in questa trasmissione di valori.
La cosa pero`che mi arricchita di più è stato frequentare a mia volta corsi di cucina, soprattutto in Giappone, dove per tre anni ho diligentemente seguito le lezioni di cucina giapponese che la fantastica Hiroko preparava ad uso e consumo della comunità expat. Nei tre anni ci ha dolcemente accompaganti ad approcciare sapori sempre più insoliti per noi, in un proggressivo allontanarsi da ciò che le nostre papille riconoscevano come familiare.
Conservo gelosamente i mie appunti e le mie ricette di quegli anni.
Oggi ho avuto il piacere di recuperare un po`di quelle sensazioni grazie alla mia amica Halina che mi ha invitata a partecipare al suo corso di cucina giapponese.
i sushi perfetti della mia amica Halina
prensiamo appunti....
Ero eccitata come una bambina questa mattina, all’idea di rivevere quei momenti di scoperta entusiasta.
È stato veramente simpatico ritrovarmi ad arrotolare sushi e a scoprire l’utilizzo del tofu per fare un dolce al cioccolato. Basta poco per recuperare sensazioni, come una madelaine di Proust il brodo di dashi, con il suo inconfondibile profumo, mi ha riportata diecii anni indietro!
la prossima tappa sarà un giro al supermercato giapponese, ce l’ho in programma da tempo, soprattutto perchè so che è il posto migliore per trovare il pesce crudo e le mie marinate di salmone che mischiano sapori indiani mi mancano un sacco!








domenica 22 febbraio 2015

settimane bianche in giro per il mondo!

Eccoci qui in volo dopo una bella settimana bianca, anzi dovrei dire blu e gialla, più che bianca, visto che il sole brillante in un cielo assolutamente libero da nubi, è stato il leitmotif dei nostri sette gironi a Park City. La neve comunque c’era, forse non abbondante come negli anni passati, ma era lì e ne abbiamo goduto appieno, con belle sciate e anche qualche fuori pista niente male.
Ennesima settimana bianca, l’utlima di tante che si sono susseguite anno dopo anno, con le bambine sempre più ragazze, con il piacere sempre più crescente di sciare tutti e cinque insieme, senza vincoli vari di scuole di sci e annessi e connessi. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui dovevamo districarci tra baby sitter, scuole di sci, nido sulle piste, e spaccarci schiena e gambe in spazzanevoni galattici per stare dietro ai nani…
sono volati questi anni di settimane bianche da una parte all’altra del globo, con sci e scarponi che si sono fatti un paio di giri del mondo nei nostri container e hanno avuto il loro momento di gloria all’aeroporto di Chennai, India del sud, quando mi sono presentata al check in con 5 paia di sci, scarponi e caschi per tutta la famiglia…. du jamais vu per il personale indiano!
Ma non è certo di queste belle settimane bianche che si sono susseguite negli anni che ho voglia di parlare. L’altro giorno seduta al ristrorante sulle piste riflettevo tra me e me a tutte le stazioni sciistiche nelle queli abbiamo messe i piedi, con i loro pregi e difetti, e mi immaginavo il posto ideale che racchiudesse tutto quello che ho adorato nei diversi posti. Esercizio inutile e divertente!
Okkaido
La neve più bella e abbondante è stata sicuramente quella del Giappone, tra Okkaido e le Alpi giapponesi. Qualcuno ci disse che avremmo avuto la fortuna di sciare sulla neve più bella del mondo… non ne siamo forse stati lontani.
Ma la cosa più bella i paesaggi, quelli di sicuro indescrivibii, soprattutto il Fujii san a fare da sfondo ai primi passi sulla neve della nostra Camilla, Sciare con alle spalle questo splendore da cartone animato, faceva dimenticare la mediocrità delle piste del Fujii-ten, la minuscola stazione ai piedi del Fujii.
I corsi di sci migliori per le bambine direi anche in Giappone, almeno sapevano farle divertire senza stress…. i peggiori per loro quelli francesi, come in tutti gli sport i cugini d’oltralpe  non sciano per il piacere di farlo, ma per la medaglietta di fine corso che sancirà davanti al mondo l’abilità del marmocchio in campo sciistico…. estremamente importate al momento del ritorno a scuola e in ufficio per far vedere a tutti che mica si scherza quando si fa qualcosa!!
Il comprensorio che mi è piaciuto di più è forse proprio Park City, con una buona scelta di piste e fuoripista per tutti i gusti e tutti i livelli, e anche un ottimo servizio sulle piste, per dare indicazioni alle povere pellegrine come me che dopo tre anni nello stesso posto ancora confondono una seggiovia con un’altra. Il peggiore il Fujii-ten, ma non aveva pretese di essere bello… solo simpatico, con la sua vista da cartolina! (in compenso sia ad Okkaido che a Nozawa Onsene e a Minakami le piste sono splendide)
Park City
La palma d’oro nell’organizzazione family friendly va senza ombra di dubbio ai francesi, ma questo ormai è noto, loro fanno tanti bambini e in cambio ovunque trovano strutture adeguate alle loro famiglie numerose. Qui non ce n’è per nessuno… Nidi per accogliere i piccoli sulle piste con mille attività di approccio alla neve, corsi di sci per i piccolissimi in aree apposite con percorsi divertenti ( finchè non escono dal recinto ludico possono sciare per il piacere di farlo, e poi dopo, quando affrontano il duro mondo di skylift e affini che vengono sottoposti alla legge della stelletta!).
video

e arriviamo a quello che mi sta più a cuore, la parte gastronomica della giornata sciistica, perchè diciamolo, si scia , ci si diverte, ma tutto questo sport apre l’appetito e all’ora di pranzo mangiare qualcosa di buono fa piacere…. e qui entrano in gioco tanti ma, perchè francamente, senza voler essere sciovinista, come si mangia sulle piste italiane, non si mangia in nessun altro posto (stesso discorso vale per l’autogrill…)
Bardonecchia
Ma vogliamo paragonare la focaccina al lardo con l’hamburger con bacon e formaggio mediocre? ma vogliamo affiancare la nostra polenta e salsiccia con la soba fumante di giapponese memoria?
La prima volta che in Giappone sono entrata in un ristorante sulle piste, mi sono detta che ci son proprio abitudini che si radicano in noi, l‘odore di zuppa giapponese e la vista di onigiri ( riso avvolto nelle alghe, una sorta di panino) accettabili in ogni altra situazione, non si avvicinavano per nulla alla mia idea di pasto montano, succulento e energetico.
Park city
Anche qui in America il pasto sulle piste mi lascia perplessa, specchio assoluto delle loro peggiori abitudini alimentari, tutto è grasso, unto e in porzioni assolutamente esagerate. La cosa forse più commestibile il chili con carne, ma anche qui vogliamo paragonarlo allo spezzatino con polenta?
Comunque si sopravvive lo stesso e alla fine anche sciando si impara qualcosa di nuovo sul paese che ci ospita, sulle sue abitudini, sui suoi difetti e sui suoi pregi. Scivolando tra una pista e l’altra, scivoliamo un po`di più nella sua essenza e ne facciamo volenti o nolenti sempre più parte….anche se la goduria assoluta della mia focaccina a Pian del Sole  rimane insostituibile da una parte o dall’altra del globo! ( se poi è seguita da un espresso, non c’è storia…..)



sabato 14 febbraio 2015

Non sarò mai una vera mamma americana!

Dopo la prima riunione delle girls scout, un buon annetto e mezzo fa, pensavo veramente di aver fatto la prova del fuoco del genitore americano: allora mi ritrovai in una specie di cerchio di mamme in bermuda di cui una con chitarra, a preparare, a mia insaputa, il campo successivo. E vai che ti canto una canzone... E mi guardavo intorno attonita. Io vestita in civile. Senza scarponi da montagna e soprattutto assolutamente terrorizzata all'idea di una notte in campeggio....(. Non mi dilungo qui sulle mie avventure da campeggiatrice, che già giovincella mi lasciavano perplessa, e che crescendo si sono dimostrate incompatibili con il mio essere e con la mia schiena. Mi piace essere comoda, e alla mia schiena dai dischi consumati, ancora di più). Pensavo li in mezzo al cerchio, intorno ad un ipotetico fuoco, di avere visto il "peggio" dell'implicazione genitoriale alla causa figli.... E invece NO!
Riunione del club di softball di Camilla l'altra sera, meeting di tutte le squadre in una grande sala, e già li avevo l'impressione e di essere un alieno sbarcato chissà dove.... La riunione continua a gruppi, squadra per squadra, genitori e figli come da programma. Migriamo verso un aula, dietro il nostro cartello, dark green, la nostra squadra, dico nostra perché al momento dell'iscrizione non chiedono solo quella della fanciulla devota alla causa softball, ma anche quella del genitore devoto alla fanciulla....prima fregatura di avere tre figlie femmine è che necessariamente chiederanno la presenza della mamma... Quindi iscritta anch'io...argh sono terrorizzata, ma sto al gioco. Mi siedo un po' in punta alla sedia, come se volessi tenermi pronta per una possibile fuga. La riunione comincia, ragazzine da una parte e genitori dall'altra.... E qui esce fuori ormai la indole della blogger, assisto alle prime battute come in trans, già penso al post da scrivere, perché francamente per me è un altro mondo. Mi balza persino in mente l'idea di scattar due foto, ma i vicini mi osservano, con grandi sorrisi, siamo genitori della stessa squadra, dobbiamo già volerci bene. 
Una leader mamma più devota delle altre è la team mamma, credo che lo faccia di lavoro, sembra una macchina da guerra... Ma le altre mamme non sono da meno, vogliono far vedere che sanno già tutto. Anticipano, commentano, rispondono a domande non ancora fatte. Io sono sempre in punta di sedia, allibita, faccio finta di prendere appunti sull iPhone, tanto per darmi un'aria di mamma professionale. Arriva il mio turno, si effettivamente mi sono segnata per le merende, non avevo scelta tra assistente coach e merende ho scelto merende, ovvio.... In realtà sorrido come se ormai facessi la mamma-merenda da vent'anni! La leader mamma insiste sull'importanza di merende sane... Forse non ha capito che non ha bisogno di spiegarmi che non devo portare patatine, non mi sarebbe neanche venuto in mente...e l'acqua, insiste sull'acqua, giocheranno al sole, al caldo  dovranno bere... Beh insomma mi sembrerebbe scontato, forse non lo è....
Ho sorriso tutto il tempo.... Ma dentro era il panico...sono stata pinzata, hanno tre incontri a settimana tra allenamenti e partite, aiuto!
Usciamo dalla riunione, Camilla è carica a mille certo che son proprio bravi a inculcarti lo spirito di squadra..., ci sediamo in macchina e lei mi guarda radiosa e dice " stai diventando una vera mamma americana", sorrido anche a lei e la butto lì sul fatto che dovrò comperarmi la mitica sedia pieghevole per guardarmi relax le partite da bordo campo. Io sono ironica ovviamente. Lei annuisce dicendomi ottima idea! Aiuto ho creato un ' american girl!

mercoledì 11 febbraio 2015

la prima sensazione...


Da ieri su un forum francese qui nella Bay area di cui faccio parte, assisto ad un simpatico scambio di mail su quelle che sono state le prime impressioni mettendo i piedi a San Francisco e in questa simpatica baia!

Mi è venuto spontaneo riflettere su quelle prime dolci e meno dolci impressioni al mio arrivo nei diversi posti in cui abbiamo vissuto. Spesso si dice che la prima impressione è quella che conta, e in espatrio si sa come sia importante partire con il piede e l'entusiasmo giusto. Quello che ci balza agli occhi, al naso e al cuore nei primi attimi, nei primi giorni è talmente fondamentale per dare il ritmo al seguito della storia, tutto rimarrà lì indelebile a ricordarci sempre com'è stato quel primo arrivo, quel primo giorno, quel primo impatto.
Quando sono arrivata in Francia la prima volta, quello che mi ha subito colpito e mi è subito piaciuto, è stato vedere come tutti, soprattutto le donne, le giovani mamme come me, fossero naturali e senza fronzoli, eleganti e belle con un semplice t-shirt e un bel paio di jeans, senza bisogno di tirarsi a lucido per andare a comperare il pane alla panetteria dell'angolo! Mi è piaciuta la spontaneità con cui i nostri coetanei francesi tiravano su i figli, come se passare da due a tre , a quattro fosse la cosa più naturale del mondo senza doversi stare a piangere addosso( questo l'ho integrato all'istante). Mi ha colpita l'arroganza di certi francesi convinti di essere migliori solo perché tali, chiusi e ottusi. Mi ha lasciata perplessa la scortesia galoppante, per cui nessuno mai si fermava a dare una mano ad una mamma con passeggino. 
Uno dei ricordi più netti: il gusto fenomenale del panino ai crauti del venditore austriaco vicino a Avenue des ternes.... Passeggiavo portando in giro la mia pancetta vitale e mi fermavo a concedermi il lusso di un panino un po'intenso da digerire,,,,me lo ricordo! La folla di turisti ovunque, bello quando sei un turista, faticoso quando ci vivi. La Senna cupa e le splendide case che vi si specchiano. 
tetti francesi

La prima sensazione? Sono nella città più bella del mondo, con l'uomo della mia vita e un esserino piccolo in pancia, cosa altro posso desiderare? La seconda sensazione?la città sarà anche bellissima, ma i suoi abitanti mica tanto simpatici! La terza? Aiuto dove sono le mamme, solo bambinaie di colore a Parc Monceau!
                         
Il Giappone certo in fatto di prime impressioni e di sensazioni che ormai si sono radicate in me è stato fortissimo.
La prima cosa che mi ha colpito è la pulizia assoluta, ovunque. L'ordine e la gentilezza. I kawaii (carino) urlati con gioia alle mie bambine, la musica delle cinque che ha scandito le nostre cinque ogni giorno per tre anni, il venditore di patate dolci e le sue urla per strada, le mamme giapponesi tutte vestite uguali che accompagnavano a scuola le loro bambine in divisa alla marinara, i fili elettrici orrendi ovunque, alla fine non li guardi neanche più, tanto fanno parte del paesaggio. Tokyo la notte, illuminata, bellissima. La vista meravigliosa dal nostro salone, con gli alberi del parco imperiale a fare cucù . Le aree fumatori sui marciapiedi, i cappellini gialli degli scolari e le loro curiose cartelle di cuoio. I cani vestiti di tutto punto e i passeggini per portarli a passeggio. I bar a sushi, i pachinko. I primi giorni a Tokyo sono stati un flusso continuo di imput nuovi, di sensazioni indescrivibili, credo di essermene innamorata già quel primo giorno, quando con un sole a picco, spingendo il passeggino di Camilla, con Federica e Chiara che si guardavano intorno stupite, ho percorso tutta Otsuma dori, fino a Shinjuku dori, poi ho svoltato a destra cercando con gli occhi il simbolo della mucca, quello del supermercato. Sono entrata e mi sono tuffata in un mondo in cui non capivo nulla, in cui ero diversa, ma quel primo giro al supermercato a cercare di capire quale fosse il latte, non l' ho mai dimenticato. La prima sensazione? Sono straniera sono diversa me lo si legge in faccia. La seconda? Le toilette dei giardini asettiche. La Terza? La folla che avanza compatta nella stessa direzione, se uno si ferma si fermano tutti....io avanzo, sono gaijin
Tokyo tower
L'India è soprattutto odore per me, l'India è intensa olfattivamente, arrivare all'aeroporto di Chennai ti resta impresso nelle narici in modo gradevole, è un misto di spezie, di umido, di bestie e di vita, un leggero sottofondo di sporcizia, ma non disturba! L'India per me è quella folla umana fuori dall'aeroporto con i cartelli in mano. Donne nei sari o in kurta, uomini con i baffi curati. L'India è il caos più totale, talmente incredibile da adorarlo subito, l'India sono le mucche che spuntano ovunque, la gentilezza infinita della gente, la miseria assoluta e gli occhi brillanti dei bambini, il contrasto tra chi ha tutto e chi non ha nulla. I primi giorni sono li fissi nella mia memoria con le sensazioni forti che mi hanno lasciato, la prima passeggiata a Marina beach, bagnata dalle acque scure del golfo del Bengala, con la miseria devastante che ti stringe il cuore. I nan cotti nel forno tandori, il curry super piccante. Mi ha colpito questo mescolarsi di tutto, ricchi e poveri. Odori e profumi. Alimenti estremamente speziati e frutta dolcissima. Caos più totale e tranquillità quasi zen. La prima sensazione? Troppo sporco. La seconda? Troppo caldo. La terza? Adoro il caldo e allo sporco ci si abitua: amo l'India.
splendida India
Quando siamo rientrati in Europa dopo i nostri anni asiatici, la cosa che mi ha colpito subito è stata la maleducazione nei negozi, sempre e ovunque ( e devo dire che la cosa continua a colpirmi), il malumore costante della gente, il lamentarsi sempre, per il tempo, per le tasse, per la scuola, per i servizi. L'arroganza al volante, la difficoltà ad attraversare sulle strisce perché nessuno ti lascia passare. Poi certo c'è anche del positivo, i negozi splendidi. I supermercati dove trovi tutto, i mercati bellissimi e carissimi. La prima sensazione? C'è la faro ad abituarmi di nuovo. La seconda? C'è comptoire des cottoniers, sopravviverò. La terza? Sei triste, un giro a Monoprix e passa tutto.
Ultima prima volta gli Stati Uniti, il mio primo giro a Palo Alto mi ha lasciato l'amaro in bocca, queste case ordinate, con i loro bei giardini curati. Le pattumiere parcheggiate con ordine e i macchinoni sul driveway. Mi son venuti i brividi all'idea di chiudermi in un mondo così.... Ho ovviamente abbondantemente cambiato idea. Le dimensioni di tutto, dalle lavatrice ai carrelli del supermercato, dalle tazze di caffè alle porzioni al ristorante. Dalle macchine alle persone stesse. tutto grosso, tutto tanto, tutto imponente. E i supermercati con quantità incredibili di porcherie e cibi pronti all'uso, e gli orari assurdi, per cui non capisci se pranzano, cenano, fanno merenda e soprattutto ti chiedi se alle otto di sera avranno fame. I popcorn al cinema e le sale praticamente vuote. La gente che va in giro conciata che te lo raccomando e il pigiama day.
San Francisco
I genitori devoti alla causa sportiva dei figli e le strutture incredibili delle scuole pubbliche. La fila di armadietti al liceo, proprio come nei film. L'assenza totale di illuminazione stradale. La prima bella sensazione: arrivare da Whole foods e tirare un sospiro di sollievo, avremmo mangiato. La seconda? Entrare da Safeway e uscirne depressa per la quantità cosmica di porcate. La terza? La cortesia falsa di tutti per strada, al supermercato, alla posta, mille domande sorridenti, solo perché si fa! 

P{osti diversi, sensazioni diverse, globalmente direi tutte piu positiche che negative....e comunque tutte mi sono rimaste dentro, sono parte di me!

La prossima, chissa?








lunedì 9 febbraio 2015

Cucinando.....

Una delle cose più appassionanti della mia vita d'expat è la scoperta della cultura del mio nuovo paese
attraverso la cucina. Quello che si mette in tavola la dice lunga su usi e costumi, il modo di cucinare e di presentare sono lo specchio di un Paese. 
In un piatto ci si mette molto di più di quello che in realtà balza agli occhie alle papillec' è una storia profonda da leggere tra un boccone e l' altro. 
Viaggiando sono sempre stata, e lo siamo tutti in famiglia, estremamente sensibile alle scoperte alimentari,
la novità in tavola mi piace e mi conquista subito, sperimentare sapori nuovi e nuove combinazioni di sapori lo trovo arricchente e stimolante. Ogni nuovo posto mi ha aperto e mi apre le porte verso delle novità che poi a casa riproduco e porto in tavola, magari mescolandole tra loro, per creare sapori che diventano un po` nostri, la nostra scoperta del mondo, il nostro vivere girovago, quello che veramente abbiamo assimilato in questi anni.
I libri di cucina che riporto in valigia spesso dopo un viaggio, sono anch'essi il simbolo di quanto per noi sia importante la cucina di un paese, quanto entri a far parte del nostro essere, e non solo quando ci viviamo, ma anche solo il tempo di una vacanza.
scout all'opera
Ci sono cibi capaci di riportarmi per un momento indietro nel tempo, un sashimi delicato mi fa chiudere gli occhi e ritrovare di colpo immersa nella mia Tokyo, così come il profumo fragante dei nan mi catapulta a Chennai con una voglia pazza di curry! Questi si sommano ai sapori della mia infanzia, che mi proiettano in ricordi teneri di un tempo passato, L'altro giorno presa da nostalgia mi sono in fretta e furia precipitata a preparare degli gnocchi alla romana, per cogliere in un attimo il ricordo di quelli fumanti che adoravo da bambina....
scout pronte per impastare

Proprio con l'idea di trasmettere cultura italiana attraverso i nostri piatti, moltissimi anni fa e per tanti anni mi sono dilettata in corsi di cucina, agli adulti e ai bambini. Soprattutto a Tokyo ho fatto dei miei corsi di cucina per bambini un appuntamento mensile fisso. Mi sono divertita a comunicare a questi piccoletti il mio amore per le cose buone e nello specifico per la cucina italiana. Ho trovato straordinario vedere con entusiasmo bimbetti che sapevano a stento leggere, concentrarsi con passione su gnocchi e compagnia! I bambini che amano cucinare mi piacciono, diventeranno per forza adulti amanti della buona tavola, sapranno trasmettere questo piacere ai loro figli, inculcheranno loro l'importanza del mangiare sano e del piacere di stare insieme intorno ad una tavola imbandita.
anche una lemon pie
tutti a tavola
Ho smesso da anni i miei corsi di cucina, la nostra vita da globetrotter mi ha messo davanti altre sfide, ma ho sempre continuato a condividere la gioia di essere ai fornelli con le mie ragazze, che adorano a loro volta cucinare, devo dire con molta creatività.... e questo di sicuro gliel'ho insegnato io: invento sempre un po', incapace di seguire una ricetta alla lettere o di avere veramente tutti gli ingredienti, per cui cambio, assaggio, aggiungo!
Ieri dopo tanti anni mi sono ritrovata per un paio d'ore con 26 ragazzine desiderose di imparare ad insegnare a fare le tagliatelle. È stato bello, emozionante, di colpo ho rivisto visetti curiosi seduti nella mia cucina in Normandia o attorno al mio tavolo a  Tokyo, di colpo ho rivissuto quel piacere profondo di comunicare una passione, non tanto per le tagliatelle, quanto per la cucina stessa, per l'importanza di farlo, per sé e per le persone alle quali vogliamo bene.
corsi di cucina a Tokyo
                                                                                                                                                                                                                                                                                                              
Mi sono entusiasmata perché ho visto occhi luccicanti e divertiti, perche'come sempre i bambini stupiscono con la loro curiosità, perché  anche in un paese come gli Stati Uniti in cui la cultura alimentare è poca o rara, ti rendi conto che c'é chi invece ha voglia di imparare e si appassiona nel vedere come sono fatte le cose.
E poi mentre ero li che impastavo e raccontavo, tra queste ragazzine sorridenti e incuriosite, sentivo di raccontare un po' d'Italia, di quell'Italia che da qui sembra tanto lontana, e loro avevano una gran voglia di scoprirla anche così, girando la manovella della mia Imperia, infarinando le tagliatelle, e alla fine degustandole con entusiasmo
¨ÄMAZING¨ è stato il commento finale loro su quello che avevano nel piatto
¨AMAZING¨ è stato quello che ho pensato io, guardando quello che si può trasmettere semplicemente impastando farina e uova!
E mi è già venuta voglia di ricominciare!!!











domenica 1 febbraio 2015

relazioni sociali

Feste e festeggiamenti di gennaio sono ormai dietro di noi (dalle 12 di oggi). Sono state settimane dense di pranzi (forse ho esagerato, tra le 10 e le 20 persone ogni settimana per tutto il mese, i vicini devono pensare che non abbia molto da fare...), cene, sleepover per grandi e piccini! Bello ovviamente avere gente per casa, belle le risate delle ragazze e la complicitá che si è instaurata con le amiche incontrate in questi primi anni americani. Proprio oggi Chiara mi diceva quanto sia incredibile il numero di relazioni create in questo nostro itinerare, quanti amici sparsi intorno al mondo con i quali abbiamo condiviso una fetta di vita. È vero che in famiglia mettiamo sempre tante energie nel ricostruire relazioni e nel mantenerle. Uno degli insegnamenti che con forza ho cercato di trasmettere alle mie cucciole è l'importanza nella vita di essere circondati da persone che ci vogliono bene e alle quali vogliamo bene, in quello scambio continuo di attenzioni reciproche cosi importante per vivere sereni.
A parte questo gli incontri di questi giorni mi hanno portate a certe riflessioni, frutto anche di una bellla chiacchierara con un'amica non americana ma installata qui da sempre, che da un lato si sente completamente parte di questa cultura americana, mentre dall'altra mantiene lo sguardo un po distaccato di chi comunque ha un retaggio culturale diverso.
I rapporti sociali e le relazioni che si instaurano sono fortemente legati al retaggio culturale nel quale siamo cresciuti. Noi italiani, come spagnoli e francesi, ad esempio, abbiamo all'incirca lo stesso modo di creare relazioni e di conseguenza lontano dal nostro paese abbastanza in fretta ¨cadiamo¨ gli uni sugli altri creando rapporti in un batter d' occhio.
Gli asiatici hanno altri meccanismi, ma una volta che li conosci è abbastanza facile annullare le distanze, e anche nei loro paesi. Gli indiani sono aperti e sorridenti, i giapponesi una volta che sei entrato nel loro mondo sono adorabili... Entrambi poi quando scoprono che nel loro paese ci hai vissuto subito sono apertissimi, diventi uno dei lori. 
Qui posso veramente dire che ho amici che vengono da tutto il mondo(molto di più che nelle tappe precedenti della nostra vita) e stessa cosa vale per le mie ragazze, con un solo punto interrogativo, non tanto per loro ma soprattutto per me: gli americani.
Gli americani al primo incontro ti scatenano una scarica di adrenalina entusiasta, subito pensi di aver trovato i più simpatici amici del mondo, quelli che ti saranno compagni di mille avventure. I primi tempi qui ero carica a mille, dicendomi che sarebbe stato facilissimo integrarmi con loro.... tutti sono super friendly, tutti sono pieni di complimenti, tutti ti rivolgono la parola con facilità.... ma poi ci si ferma li, con gli americani non si va molto oltre. Certo ci sono eccezioni, ovviamente come ovunque, ma sono rare. Gli americani vivono in compartimenti stagni, nel senso che se li incontri al softball e ci parli per ore, ad ogni partita ad ogni allenamento, la tua relazione sarà legata a quel contesto, e non ne uscirà mai, almeno nel 90% dei casi. La loro vita sociale si divide nei diversi mondi nei quali evolvono e lo stare iniseme è globalmente dettato da una necessità: lapartita di calcio, la messa della domenica, il gruppo del bridge, quello della ginnastica. Nei diversi contesti la relazione esiste, ma quando si torna a casa e si va altrove la relazione non ne esce e rimane confinata nel suo contesto d'origine. Difficile combinare di vedersi per un caffè con la mamma del softball,a meno che sia per discutere di cose legate al softball; complicato organizzare una cena a fini esclusivamente ludici con il gruppo della ginnastica, a meno che sia il pranzo annuale della ginnastica o a meno che in esso ci siano delle non americane o delle americane che hanno vissuto sufficientemente altrove per aver acquisito i nostri meccanismi sociali più easy!
Fondamentalmente il relazionarsi qui è legato ai contesti nei quali ci si conosce e dai quali si fa fatica ad uscire. Cosa strana per  me, pronta sempre ad invitare qualcuno che mi è simpatico dopo il primo incontro. 
All'inizio mi dicevo che forse il problema era legato alla lingua, ma in realtà non è cosi, il mio inglese è sufficientemente fluido per permettermi di interagire senza problemi, e lo vedo nei diversi contesti di relazione solo con gli americani, e non è neppure una mancanza di volontà, sono all'estero da troppi anni ormai e abituata a evolvere in contesti culturali diversi come se niente fosse... addirittura per i miei primi sette anni all'estero ho eviatato di stare con italiani, proprio per la voglia di tuffarmi in qualcosa di culturalmente più lontano rispetto a quello che conoscevo. Ho capito parlando con altri stranieri e devo dire anche con americani che hanno vissuto fuori dagli States per qualche anno, che è proprio un modo di porsi, con relazioni molto meno profonde di quelle alle quali siamo abituati noi. In queste non c'è nulla di giusto né di sbagliato, semplicemente abitudini diverse. Basta averlo capito e non cercare di forzare le cose, se relazione ci sarà verrà naturalmente...
Comunque oggi, quando le mamme delle amiche di Camilla sono venute a prenderle dopo lo sleepover, le due con le quali ho chiacchierato a lungo davanti alla porta erano una israeliana e l'altra spagnola, le americane li scaricano e li recuperano in corsa, saltando a pié pari quella sana adorabile abitudine di noi mamme europee di chiacchierare tra due porte per ore...al di fuori di qualsiasi contesto pre definito!
Anche in questo sta la ricchezza di vivere all'estero, abituarsi a queste differenze, capirne il perchè e adeguarsi... per fortuna in Silicon Valley, quest angolo d'America cosi multiculturale, c'è una tale varietà di origini che ognuno può trovare affinità e stringere legami forti, costruendo una vera babele delle relazioni, ognuna con i suoi meccanismi!