mercoledì 28 gennaio 2015

ulteriori riflessioni da giramondo sulla scuola

Ormai dopo tanti anni fuori dall'Italia ci sono tante cose del mio Parse che conosco solo più attraverso parole e racconti di chi in Italia ci vive. I pochi giorni che passo a Torino servono solo per recuperare affetti troppo lontani, non ho nè tempo nè voglia di utilizzarli per capire come l 'Italia funziona.
Certo l'immagine che ci arriva all 'estero non è delle più lusinghiere, ma quale paese riesce ad uscire vincente in piccole descrizioni? Pochi e poi la percezione che alla fine si ha è sempre legata al nuovo contesto in cui viviamo e se ci piace, per forza, influenzerà l'immagine che ci arriva del nostro.
scolarette giapponesi

 L'altro giorno seguivo un dibattito tra expat su uno di quei tormentoni classici per chi vive in espatrio: il sistema scolastico. E qui ci si rende conto che esistono due fazioni, da un lato i sostenitori del sistem italiano come culturalmemte superiore agli altri, su che basi non si sa! ( mi sembrano tanto somiglianti ai cugini francesi per i quali qualsiasi sistema diverso dal loro è semplicemente inferiore). Dall' altra ci sono quelli che giurano ormai solo più per il nuovo sistema, facendo tabula rasa di tutto il resto, annebbiati ormai da quello che vivono e senza riuscire a fare un po'di analisi oggettiva. Io in realtà sono più tra questi ultimi, nel senso che sono talmente entusiasta del sistema americano, che forse lo sopravvaluto un po'... cosa che devo dire non facevo prima con il francese, del quale ho sempre, senza problemi criticato certi aspetti.
scolarette europee

In ogni modo però mi dico che se in ogni paese più o meno sviluppato intorno al globo , escono da scuole, licei e Università, persone preparate e aperte e anche un buon numero di ottusi e ignoranti, non sarà che alla fine tutti i sistemi producono gli stessi brillanti risultati e contemporaneente gli stessi insuccessi? Cambiano solo ritmi e metodologie, ma chi può dire quale sia migliore se alla fine il punto d 'arrivo è lo stesso?
Difficile giudicare un sistema senza averne una visione d'insieme. I programmi sono molto diversi e anche i ritmi. Ma se non si studia la storia dalla terza elementare e la si incomicia solo più avanti, non è detto che il tempo perso senza questa importante materia non possa essere ampiamente recuperato dalla maggiore maturità con la quale, un po più grandi,  la si affronta? Ma se si rimane a scuola 4 ore al giorno e alla fine i programmi sono completi, non vuol forse dire che non sempre sono necessarie 8 ore chini sui libri per essere ben preparati?
e se non si soffoca sotto la mole di compiti, forse semplicemente è perchè gli insegnanti sono capaci di spiegare e far applicare tutto in classe, dando a bambini e ragazzi la libertà di fare altro nelle ore libere?
Valutare un sistema scolastico non è semplice, soprattutto se non si ha la fortuna di viverlo dall'inizio alla fine, così come confrontarlo con gli altri è complicato, perchè anche qui o li si conosce in toto o si rischia di avere una visione falsata. 
Stanford University 
Forse se si affrontasse la scuola con meno stress e si prendesse come misura della sua validità l'entusiasmo dei nostri figli, la loro capacità tangibile  ad affrontare i piccoli problemi quotidiani, la loro curiosità che si nutre delle piccole scoperte quotidiane, veicolate dalla scuola stessa, potremmo veramente coglierne gli aspetti importanti.
Onestamente ho capito che il sistema scolastico americano mi sarebbe piaciuto  quando mia figlia maggiore è rientrata a casa da scuola, al secondo anno di liceo, appena catapultata in questo nuovo sitema, dicendomi ¨ mamma finalmente ho l'impressione di imparare, non mi annoio più¨ e prima dal punto di vista accademico il sistema era ottimo senza ombra di dubbio, ma forse arido in energie positive.
trasmettere entusiasmo dovrebbe essre la base di tutto, al di là dei programmi e del tempo passato sui libri.
essere studente in US
Con questo vivere all'estero dovrebbe anche insegnare a guardare oltre quello che è il nostro universo culturale, aprirsi alle altre culture, con pregi e difetti, aiuta ad integrarsi. Non vuol dire voltare le spalle alle nostre origini, ma semplicemente accettare che si può fare diversamente e non è un dramma....sopravviverò al fatto che due delle mie figlie abbiano studiato malissimo il latino, solo una abbia avuto un'idea vaga del greco, e che la terza crescerà allegramente senza quella cultura classica che è alla base della nostra scuola italiana!

domenica 25 gennaio 2015

Nonni a distanza


Qualche giorno fa leggevo il posto di mammacongelo, lei riece sempre a farmi ridere, nel quale parlava del rapporto tra il suo piccolino e i nonni, rapporto a distanza, come quello di tanti bambini expat, fatto di pochi momenti insieme in cui si concentra tutto e lunghi mesi a farsi cucù via Skype.
Un paio di giorni dopo seguivo, in uno scambio tra mamme,  preoccupazioni e considerazioni sui rapporti tra nonni e nipoti quando ci si ritrova ad essere separati da chilometri, montagne e oceani.
Certo tutti gli expat diventando genitori si sono fatti domande sul come gestire le relazioni tra i propri figli e la propria famiglia di origine, tutti gli expat  si sono chiesti come i propri bambini avrebbero considerato nonni, zii e cugini a distanza. Normale, la distanza spaventa. La non quotidianità anche.
Abbiamo già paura noi del come i nostri rapporti con chi è rimasto a casa saranno nel tempo, del come si svilupperanno, figuriamoci come ci preoccupano i rapporti dei nostri figli, che dovremo anche guidare nel mantenerli.
la nonna al mare con Federica e Chiara
 Quando si parte c'è l'entusiasmo,che ci acceca un po', ma poi si comincia a riflettere su tutti quegli affetti lontani, che ci mancano, che vorremmo lì a portata di mano.
Quando aspettiamo un figlio la distanza diventa ancora più difficile da gestire, come coinvolgere la nostra famiglia lontana in tutte le trasformazioni che nel giro di nove mesi ci porteranno ad essere genitori? Come sentirli vicini? E poi quando un bambino arriva, come condividere con loro il momento più bello della nostra vita?
Io sono stata fortunata, i miei sono sempre stati pronti a fare un salto a trovarmi, e alla nascita delle mie figlie sono sempre arrivati nel giro di pochissimo, non privandosi per nulla del piacere di stringere al petto quell'esserino fragile che avevo appena messo al mondo. Me li ricordo sbarcati a Parigi con mia sorella e la maggiore dei miei nipotini venuta anche lei per vedere la cuginetta per la prima volta. Sono arrivati la sera e al mattino erano lì alla maternità a coccolare me e Federica. Così fu anche per Chiara che hanno preso in braccio a poche ore dalla nascita, arrivati diretti  in clinica con gli occhi lucidi di emozione. Così hanno fatto per tutti i loro nipotini, sei (tra me e mia sorella) nati lontano ma non per questo da non godersi fino in fondo.
i 6 con la nonna estate 2005
i 6 con la nonna estate 2014
Certo i rapporti con questi bambini che crescono in città diverse e in mondi diversi non saranno ricchi
 di quotidianità, ma sicuramente potranno esserlo qualitativamente. Ci vorranno energie da parte 
nostra e da parte dei nonni, ma sono le stesse energie da tirar fuori in qualsiasi rapporto anche se si vive a tre passi... Non si deve dare per scontato che ci si ami semplicemente perché c'è un legame di sangue, anche se è innegabile che i nostri figli questo legame lo sentiranno, come non amare i genitori della loro mamma e del loro papà? non sarebbe possibile. Ma i rapporti intensi vanno oltre l'amore, e i bei rapporti possono costruirsi anche senza vivere nel giro dell'isolato.
Io ho avuto la fortuna di avere dei nonni presenti e me li ricordo, mia nonna paterna ha vissuto in casa con noi, i materni vivevano qualche portone più in la. La mia infanzia è stata nutrita dalla loro presenza, da quell'affetto puro e slegato da qualsiasi aspetto educativo che solo i nonni sanno dare. Mi ricordo il nonno che veniva a babysitterarci la sera, con il quale tutti i divieti imposti da papà e mamma svanivano in un soffio, televisione a gogo e niente di quegli orari serali un po' rigidi che ci venivano giustamente, normalmente imposti.
la nonna in India
la nonna a Tokyo al tavolo delle principesse!
Ovviamente diventando mamma ho fortemente voluto che le stesse relazioni si instaurassero con i miei genitori, e questo nonostante Parigi, Tokyo, Chennai, San Francisco, al di la dello spazio e dei chilometri. Ci ho creduto e ci hanno creduto i miei genitori, sapendo vivere momenti splendidi con le 
loro nipotine anche se concentrati nel tempo. Mia figlia maggiore che ha potuto godere di mio padre solo per pochi anni, mantiene adesso,a 17 anni,un ricordo vivo del loro rapporto, dell'amore reciproco che si sono dati. Nei suoi primi cinque anni e mezzo di vita, lui nonostante la distanza e il lavoro che lo assorbiva, ha saputo occuparsi di lei e delle sue sorelle costruendo qualcosa e lasciando il segno.
Mia mamma ha continuato da sola questo percorso, creando prima con le mie cucciole bambine e adesso con le ragazze che sono diventate, un legame bello e intenso, fatto di complicità e di tutti quegli ingredienti che ci vogliono per costruire un bel rapporto
Certo è sempre stata pronta a fare la valigia e raggiungerci ovunque, anche per poter vivere un po' la nostra quotidianità, perché anche questo è importante, poter vedere i propri nipoti evolvere all'interno del loro mondo, vederli in azione nel loro quotidiano, osservarli con gli amichetti, andarli a prendere a scuola. Tocca anche a noi genitori spingere i nostri figli a creare questi rapporti nutriti non dal tempo passato insieme ma da qualcosa di più profondo. Le energie devono mettercele un po' tutti, ma non è me più complicato ne più difficile rispetto a quello che ci si dovrebbe trovare a costruire abitando nella stessa città, semplicemente diverso il libretto di istruzioni, che sarà quello di intensi momenti passati insieme e di lunghi mesi di contatti via Skype, per i quali non è detto che bambini e ragazzi siano poi tagliati... Perché se i nonni stoicamente stanno dietro lo schermo a fare ghili ghili e picci Pucci, i bambini non hanno la pazienza di star lì a parlare ad uno schermo....ma non importa basta proporglielo sempre. E poi non servono chiacchierate di due ore, basta un minuto, un sorriso.
Le mie ragazze riescono a far vedere di tutto alla nonna via Skype, sfilano con il vestito per la festa, mostrano il regalo ricevuto... E così hanno l'impressione che lei sia un po' qui, e la mia mamma vive un po' della loro vita anche al di la delle settimane che passa ogni anno da noi  e del periodo estivo che passiamo insieme.
Complessivamente penso che i rapporti vicini o lontani che siano vadano costruiti e alimentati con gesti e parole, senza dare mai per scontato che si deve stare bene insieme soltanto perché deve essere così!
la nonna e Chiara a San Francisco
Per costruire rapporti intensi non serve essere fisicamente vicini, si può esserlo mentalmente, ci si può sentire partecipi gli uni delle vite degli altri anche quando tante ore di volo dividono i nostri mondi. Per questo nonni e nipoti possono vivere in città diverse ma creare rapporti intensi e adorabili connessini, proprio perché lo vogliono e investono energie in tutto questo.
Non ci sono consigli utili da dare a chi parte per la prima volta lontano dalla propria famiglia ed ha paura che i propri bambini non riescano a considerare i nonni come tali, non creino quel rapporto giusto che ci deve essere. Unico consiglio metteteci un po' di energia, ottimismo ed entusiasmo, e chiedete a nonni e bambini di fare lo stesso, raccontate le vostre vite, Fatevi raccontare le loro. Rendeteli partecipi delle vostre piccole gioie quotidiane, di quel che succede, a casa, ai giardini, a scuola, e chiedete loro di fare lo stesso, incrociate i vostri mondi e create occasioni per tuffarvi gli uni in quello degli altri....godete ogni momento insieme con allegria senza pensare a chilometri, aerei, fusi .... E poi Skype farà il resto!
e questa canzone di Francesco Guccini ben riassume l'importamza dei rapporti tra nonni e nipoti, tra generazioni che si incrociano e si vogliono bene!

giovedì 22 gennaio 2015

Martin Luther King e solidarietà

Lunedi era Martin Luther King day, una giornata dedicata non solo alla memoria di Martin Luther King, ma anche una giornata, da diversi anni, trasformata anzichè in un giorno di vacanza in uno di solidarietà verso chi è meno fortunato. Molti lavoratori anzichè prendersi un giorno di riposo si dedicano ad un'opera di volontariato, lo scopo  donate their time to make a difference on this day.
Bellissimo ovviamente, con dei ma ovvi però. Ci sono qui in America mille e piu associazioni che si occupano di chi e povero, abbandonato, senza casa, gli stessi liceali partecipano a gruppi di questo tipo organizzati a scuola, mia figlia Chiara organizza compleanni per bambini poveri, mia figlia Federica si occupa di animali abbandonati. insomma nei giovani è inculcato questo dover tendere la mano al prossimo e l'importanza di farlo...fantastico, ma...anche qui ci sono dei MA...
e adesso spiego i miei dubbi, certo è importante insegnare, sensibilizzare, creare occasioni per aiutare gli altri, spingere i giovanissimi a guardare al di la del proprio naso, ma se poi la società stessa sembra vivere e avanzare nonostante tutto  e passando di fianco a vite che si perdono sotto scatoloni di cartone, ha senso? come si può predicar bene e razzolare male? perchè sono questi gli Stati Uniti, un paese dell'individualismo dove alla fin fine non frega niente a nessuno del senza tetto morto di freddo, di fame e di stenti dietro casa.
Qui tutto questo stride. Qui in Silicon Valley dove si vendono come noccioline case da 4 milioni di dollari, la miseria fa macchia.... e la si nota, accidenti se la si nota...
Camminare per strada a San Francisco ogni volta mi dà un pugno nello stomaco, mai visti cosi tanti senza tetto. In centro a Palo Alto ce ne sono ad ogni angolo, chi chiede l'elemosina e choi non ha neanche la forza di chiedere. Ad ogni semaforo poveretti mostrano cartelli dove chiedono due soldi per mangiare...e alle loro spalle, Google, Apple e tutto questo mondo qui dove di soldi ce ne sono e anche tanti.
Fa riflettere perchè la solidarietà sembra arenarsi da qualche parte e non riuscire a vincere quella che secondo me e la grande piaga dell'America di oggi: il contrasto stridente tra chi ha tutto e chi non ha niente, tra chi cerca di 
ripararsi come può e chi si tuffa allegramente in piscina, tra chi ha un futuro tutto in salita e chi, invece, ce l'ha in 
discesa.
E non è solo l'America degli immigrati clandestini, che forse poveretti alla fine tra un lavoretto in nero e un'altro campano meglio di tanti americani, di quella classe medio bassa che se perdono il lavoro perdono tutto. Perchè l'america è così, il paese delle grandi possibilità, ma anche quello in cui nel giro di poco puoi passare da tutto a niente, se perdi il lavoro e non hai le spalle coperte, se ti ammali e non puoi pagare le cure. Tutto è instabile, fragile.
I contrasti di questo paese, nel quale noi siamo dei privilegiati, ma non per questo testimoni silenziosi, mi spaventano. Mi spaventa vedere come più che altrove essere nati nel posto giusto al momento giusto sia fondamentale. Poche le possibilità di riscatto quando si parte dal basso. Pochissime le vie d'uscita.
Mia figlia maggiore tra pochi mesi partirà per il college, le abbiamo lasciato carta bianca per fare le applications dove le piace, universita pubbliche e private che siano, sapendo che ci troveremo ad affrontare tuition da capogiro. Sogna New York, Chicago, Boston, ha lavorato duro e noi le offriamo tutto su un bel piatto d'argento per premiarla. La figlia della signora che viene ad aiutarmi in casa ha la stessa eta della mia, e qui da pochissimi mesi, finalmente 
ricongiunta a sua mamma dopo anni separate lei in Salvador la mamma a lavorare in California. Ovviamente non parla una parola d'inglese, ha l'aria sveglia e carina. Ha due figli, l'ultima nata a dicembre, il pirmo poco piu grande.
Ha due bambini ed è una bambina. Ha un futuro tutto in salita, e ancora di più in questa America delle opportunità, per lei non ci sarà scelta, pulira i pavimenti a casa di qualcuno, nella speranza che siano i suoi figli a riscattarsi  e a fare quel salto che il sogno americano sembrerebbe offrire a tutti, ma nelle favole, non nella storia vera! Mia figlia ha la stessa età sua, dipenderà da noi ancora a lungo pur spiccando il volo che la porterà a costruirsi il futuro dei suoi sogni, un po grazie anche a questa America in cui noi europei bianchi e super diplomati l'abbiamo portata a vivere, stendendole un tappeto rosso sul quale camminare verso il futuro.
Riflettiamo a queste differenze, ma non solo il tempo di un giorno di volontariato, di un'ora di club a scuola, di un momento in cui guardiamo con tristezza quell'uomo che dorme sotto fogli di giornale.

mi piace questa canzone che una mia amica ha messo su FB qualche giorno fa!

mercoledì 21 gennaio 2015

idee geniali!

un paio d'anni fa avevo parlato in un post della famosa bambola American girls, gioia e delizia delle bambine americane, un concetto incredibile di bambola somigliante a grandi linee alla bambina che la sceglierà con tutta una serie gadget che vanno dai vestiti all'attrezzatura sportiva. Intorno alla bambola poi c'e' il negozio grandioso dove non solo la si acquista e la si veste, ma la si puo portare dal parrucchiere, a bucare le orecchie, a pranzo e via dicendo...
In questo geniale mondo consumisto che è l'America il fondatore-creatore delle American Girl non e da solo, ieri ho scoperto un altro negozio geniale, Build a bear, dove, come ben detto nel nome, ci si costruisce il proprio orsacchiotto, in varie tappe.
Rispetto alla bambola ha il vantaggio di essere molto piu economico e pur avendo mille accessori che vanno dal vestito di carnevale alla tuta da sci, rimane nei limiti della decenza.
Il concetto è fantastico
il bambino sceglie l'orso che vuole, o meglio il peluche, venduto vuoto, privo di imbottitura.
orsetto vuoto...
Scelto il peluche deve scegliere il cuore che riempirà di, chiamiamoli, concetti o sentimenti: simpatia, amore, passione per lo sport, ecc, che serviranno a creare il carattere dell'orsetto del cuore.


il cuore
i sentimenti
nello step successico l'orsetto sarà riempito di imbottitura e il cuore verra inserito al suo interno.
macchina per imbottire
Successivamente si sceglieranno vestiti e gadget.
prove d'abbigliamento
       

Fase finale il certificato di nascita, verrà scelto il nome e come un certificato vero ci sarà anche il nome della sua mamma o del suo papà, il felice bambino proprietario.

Il tutto viene inscatolato in una bella scatola a forma di casetta.
Sono rimasta affascinata dall'idea, trovo bello che un bambino possa appropriarsi del suo orsacchiotto e vederlo veramente diventare vivo, immaginarsi il cuore che batte e sentirlo animato dai mille sentimenti scelti per lui.

Non stò a dire che il negozio è carino ed invitante, che ovviamente viene voglia di comprare questo o quel gadget, e magario anche di ritornarci per adottare un nuovo amico.
Vendono perfino un passaporto



che si puo far tamponare in tutti i negozi Build a Bear sparsi negli States e anche in giro per il mondo,
Io mi sono divertita un sacco e Camilla, grande appassionata di peluche, è rientrata a casa con Lina, orsetta multicolore!

mercoledì 14 gennaio 2015

Sopravvivere alle mie teens!

Inizio d'anno intenso come sempre a casa nostra.... Due compleanni nei primi 13 giorni dell'anno ci permettono di prolungare feste e festeggiamenti . Eccoci qui un anno in più per Chiara e Camilla, io smetto di soffermarmi sulla cosa perché mi spaventa, come vola il tempo? Mi sembra incredibile che quel nanerottolo biondo con la faccia da birbante abbia già tredici anni e sia entrata ufficialmente nel mondo dei teens, mi sembra impossibile che quelle frugoletta dalla lacrima facile ne abbia 15, per non parlare della grande che con il suo modo di fare quasi adulto ricorda ormai vagamente la pupattola chiacchierona e iperattiva.
Chiara e Camilla
Ma è possibile che non mi sia accorta della velocità stratosferica alla quale sono cresciute le mie fanciulle? Ma mi sembra ieri o poco più che cercavo un po' di pace in cucina dopo la corvée del metterle a letto la sera e adesso invece la stanchezza psicologica ha preso il posto di quella fisica e quasi rimpiango certi momenti.
13 anni fa in sala parto l'ostetrica alla vista della nostra terza fanciulla ci ha guardati ridendo e dicendo" sarà dura all'adolescenza, tre femmine!" Avevamo sorriso, avvolti dalla gioia assoluta che si ha in quei momenti, come potevamo immaginarcela l'adolescenza noi che in braccio tenevamo un frugoletta con pochi minuti di vita e a casa visualizzavamo addormentati nei loro lettini le sorelle maggiori, quella che aveva compiuto due anni pochi giorni prima e quella, che a noi sembrava già proprio grande, che di anni ne aveva 4 e un paio di mesi...
Ed eccoci invece, tutte e tre ci sono dentro, e si vede. Non mi lamento certo, ma mi viene da sorridere adesso quando vedo mamme affannate con due o tre bimbetti piccini, mi dico sempre tra me e me che quell'eta sarà tanto faticosa fisicamente ma nulla di paragonabile con l'adolescenza.
Mesi fa scrissi sul blog a proposito di una conferenza sull'adolescenza alla quale ho partecipato, mi ha permesso di capire molto e di cercare ogni tanto di mettermi al posto loro. Non è mai facile per gli adulti che siamo diventati tornare indietro ai nostri 15 anni. Non fa male ogni tanti fare uno sforzo di memoria e ripensare a quanto sia difficile diventare grandi e

lo sia  sopratutto a quell'età, a metà strada tra l'infanzia e l'età adulta, in cui ci si forma come persone. Penso che rispetto a noi, alla nostra di generazione, sia molto più difficile essere adolescenti adesso, tutto va più in fretta, le pressioni sociali sono più forti, i ragazzi tra di loro non sono teneri, e non lo erano già trent'anni fa! Non penso sia un modo di trovar loro delle scuse, ma sicuramente, anche se dall'esterno sembra un periodo fantastico, non sia la fase più facile della vita!

Con questo quell'immagine apparsa davanti agli occhi della mia ostetrica il 13 gennaio 2002, che ci vedeva alle prese con tre adolescenti ruspanti, me l'avesse fatta vedere anche a me.... Beh forse avrei passato tredici anni con le mani nei capelli!
                                  
Ma no scherzo le adoro quelle tre stupende rompiscatole!

mercoledì 7 gennaio 2015

Je suis Charlie

Qualche settimana fa, un po' prima di Natale ho pubblicato un post, la mia letterina personale a Babbo Natale, chiedevo utopicamente, me ne rendo conto, un mondo in cui tutti si vogliono bene e imparano a convivere con le differenze, un mondo in cui ci si tiene per mano, al di là di tutto, al di là dei pensieri, delle credenze, delle origini e del colore.
E poi mi sono svegliata questa mattina e ho capito che la mia non era solo utopia, ma follia pura, come potevo pensare che fosse possibile, come potevo immaginare che di colpo ci si volesse tutti un po' più bene.
Quello che è successo oggi a Parigi è atroce, non ci sono parole per dire lo sconcerto e l'orrore. Questi uomini e queste donne si sono alzati questa mattina e sono usciti di casa come tutti noi per fare il loro lavoro, quello che facevano con passione, allegria e ironia. Nello stesso tempo altri tre uomini si sono alzati e sono usciti di casa, armati come in guerra e spinti da non si sa quale ideale.... Non si può pensare che un Dio possa armare una mano e farci sparare all'impazzata, non si può immaginare che l'odio spinga a spezzare vite per difendere follie.
Non c'è Dio che permetterebbe questo. Non c'è fede o ideale che arma una mano e fa sparare all'impazzata. Insegnamolo nostri figli, non restiamo indifferenti. Adesso ho paura dell'odio che possa portare altri a compiere simili orrori, ho paura della stupidità che porterà gli ignoranti a fare di tutta l'erba un fascio, a colpevolizzare una fede, per colpa di un gruppo di pazzi che con essa non hanno nulla a che vedere.
Discutevo con le mie ragazze, scioccate come me, e mi parlavano di commenti spuntati qua e là in rete, commenti tendenti a giustificare un atto del genere, commenti che escono da giovani bocche, fragili e purtroppo facilmente influenzabili, commenti che non dovrebbero esistere, che non dovremmo leggere.

Spero che in Francia, in Europa, nel mondo tutto ciò non porti a derive razziste, a accuse ingiustificate, spero anche che tutto ciò non ci pieghi ma ci faccia alzare la testa.... JE SUIS CHARLIE

domenica 4 gennaio 2015

memoria di un 5 di gennaio

Me li ricordo nitidi e precisi i primi giorni dell'anno, 15 anni fa. Non potevamo muoverci per le vacanze di Natale, il bebé della pancia, così lo chiamavamo, non avrebbe mostrato il suo musetto prima dei primi di febbraio, ma visti i precedenti, era meglio non allontanarsi troppo dal mio dottore di fiducia. Natale a casa con i miei genitori venuti a trovarci, capodanno con amici, un primo gennaio nebbioso e freddo in Normandia dove mi rivedo a passeggiare lungo la Senna seguita o preceduta da una nanerottola in giacca rossa a cavallo del suo triciclo.
Un 2 e un 3 tranquille io e Federica, nido chiuso e papà in ufficio. Il 4 hanno riaperto e depositata Federica sono andata alla mia visita mensile, tutto a posto mi ha detto il dottore, cerchi di non strafare  e vedrà che questa volta ce la farà a tirare più avanti, non era un gran veggente il mio dottore, bravo, bravissimo, ma mi ha sottovalutata.
5 gennaio 2000 
Piccolo shopping a Boulogne Billancourt con un'amica, tanto per approffittare di un po' di tempo libero dopo la visita e sapendo che Federica l'avrebbe recuparata un'altra amica e tenuta fino al mio rientro. Stavo comprando due nuove tutine taglia nouveau né da DPAM quando è squillato il telefono, era il mio papà che con voce un po' anisosa voleva avere notizie della visita e avere illuminazioni suoi miei programmi, neanche potessi decidere io quando far venire al mondo il mio mostrino ( in realtà mi ci è voluta la terza gravidanza per capire che invece con la forza di volontà si riesce anche ad indursi un parto.... ma è un'altra storia!)
l'interesse di mio padre non era tanto dettato dalla voglia di conoscere il nipotino numero 5,(tanto ormai mia sorella un paio di mesi prima gli aveva regalato la gioia, dopo figlie e nipoti femmine, di stringere in braccio un maschietto, il mio bebé poteva anche essere l'ennesima bimbetta smorfiosa lui era nonno felice.... ovviamente scherzo, forse in cuor suo sperava in un'altro maschietto) quanto dall'organizzare i suoi impegni professionali per poter correre sereno con la mamma ad abbracciarmi e a stringere in braccio questo nuovo gioiello.
lo rassicurai dicendo che poteva tranquillamente lavorare ancora un po', che stavo benone e non prevedevo nulla di strano per le settimane successive.
Sono rientrata a casa con il buio,che nell'inverno normando cala prestissimo, ho recuperato la mia piccina e ci siamo avviate mano nella mano a casa, io, lei e la pancia....
certo mi sentivo un po' stanca, con qualche contrazione in più, ma era tutto normale, avevo guidato, camminato e anche fatto un rapido corso preparto con la mia ostetrica, una cosa velocissima, anche perchè con me ha capito subito che le tecniche di rilassamento non avrebbero trovato terreno fertile....
Mi sentivo così così e ma soprattutto avevo la netta impressione che la serata e la nottata sarebbero state ben meno tranquille del previsto.
Quando verso le 11e mezza ho svegliato Paolo che sonnecchiava già, dicendogli che avevo più contrazioni del solito, mi ha detto,conoscendomi bene, di stare tranquilla e dormire... quando dopo 10 minuti dopo essermi fatta una doccia l'ho richiamato, dicendogli che secondo me era arrivato il momento, mi ha risposto che tanto saremmo andati fino alla clinica per niente, dormi e stai tranquilla. Non è però stato difficile farlo alzare di scatto.... quando mi ha chiesto ¨ma scusa ogni quanto le hai queste benedette contrazioni¨, candidamente gli ho risposto ¨3 minuti¨,in un attimo era vestito, chiavi della macchina in mano e valigia nell'altra!
piccolo particolare, e la bambina? quella che dorme beata e pacifica di là nel suo lettino, quella che con molta probabilità tra qualche ora si ritroverà, a due anni, ad essere la nostra grande e ne porterà il peso e la reponsabilità per tutta la vita? beh io non sono una grande organizzata, ma il dove mettiamo Federica quando dobbiamo andare a partorire era una cosa che mi agitava le notti da tempo. Tutto era stabilito, i nostri amici Dominique e Frederic l'avrebbero accolta anche alle tre di notte. Allora ecco si telefona, li svegliamo, e cinque minuti dopo parcheggio l'auto davanti a casa loro. Ho guidato fino lì mentre Paolo teneva la piccola in braccio, abbiamo eviatato che la portassi io, per non partorire tra ruelle Malot e la cattedrale (10 metri), era meno rischioso per me guidare tra una contrazzione e l'altra.
Comunque il quell'occasione ho visto come i bambini, se devono dormire, non si svegliano per nulla al mondo. Lei ha continuato a dormire, avvolta dai suoi sogni e ignara di come noi avremmo proseguito la serata.
E poi via una volta depositata nelle braccia calorose dei nostri amici, siamo corsi rapidi verso la Clinique du Belvedere, dove l'ostetrica, già allertata, ci avrebbe attesi con tutta la combricola che ci avrebbe accompagnati nelle successive 5 ore.
Devo dire che non mi aveva mica presa sul serio, convinta che fosse la tipica falsa allerta da mamma angosciata.... si è ricreduta nel giro di cinque secondi e nel giro di 10 ha chiamato il ginecologo, il quale si è presentato in sala parto dicendomi ¨ Madanme, mi sembrava di averle detto di aspettare ancora 15 giorni¨ e si effettivamente . (devo dire che ha imparato a conoscermi e per la nascita di Camilla, quando gli hanno detto al telefono che sembrava non fossi lontana dal parto, è rientrato dal week end campestre per non essere loontano, dichiarando ¨madame Cerruti elle va nous le faire en 10 minutes le troisieme, je préfere étre sur place)
Poi il resto è stato un attimo, quattro chiacchiere con l'ostretica, una messa a punto tra di noi sui nomi, Niccolò e Chiara in cima alla lista ,una specie di task force in sala parto, perchè a 36 settimane e tre giorni non si sa mai che tipo di bebè ci si presenti davanti, e via.
Mi ricordo quel marcantonio dell'anestesista steso a metà sulla mia pancia che mi diceva ¨ allez ma petite dame¨. "E'una bambina" mi ha detto Paolo con gli occhi lucidi , ancora prima che l'ostetrica e il ginecologo all'unisono, annunciassero ¨une fille¨
E poi eccola tra le mie braccia la mia piccola Chiara, sembrava una bambola, rosea e tonda. Il nostro primo incontro faccia a faccia, tenero e sorprendente come solo quando ci si incontra cosi può essere.
Sono passati 15 anni da quel freddo 5 gennaio alle 5 e 50 del mattino, quando di colpo sono diventata una doppia mamma, quando di colpo le nostre responsabilità di genitori si sono moltiplicate. La gioia e l'eccitazione hanno preso il sopravvento su qualsiasi paura, come solo quando si stringe un bebé, il proprio bebé tra le braccia può succedere.
E adesso 15 anni dopo è incredibile come sia nitido il ricordo di quelle 24 ore che hanno preceduto lo stringere il mio cucciolo tra le braccia per la prima volta.
Dicembre 2014 a San Diego
Buon compleanno mia stupenda Chiara!




sabato 3 gennaio 2015

Tradizioni da scoprire

Una cosa che mi piace tantissimo del vivere in questo angolo multiculturale di mondo, è il miscuglio di culture e tradizioni che ne derivano. Qui tutti vengono da orizzonti diversi, si portano dietro il loro bagaglino di usi e costumi e lo sommano, mischiano, fondono con quello degli altri e tutto ciò senza perdere la propria identità. È vero che qui la tolleranza verso le differenze regna sovrana, si respira aria di libertà nelle proprie azioni, nella zona di San Francisco essere diversi non è qualcosa di negativo proprio perché la differenza non esiste, cancellata dalle varie identità che convivono gioiosamente in tutta la Baia.
Adoro questo posto anche per questo, per il senso di libertà e per la scoperte stimolanti che quasi quotidianamente ci si pongono davanti. Non si vive in una semplice routine dove si sa cosa pensano e cosa fanno i vicini, come vivono e come festeggiano. Qui il semplice fatto di vivere in una via dove in ogni casa ci sono famiglie che vengono da posti diversi e seguono tradizioni legate alle loro origini, ti da una visione ampissima del mondo! Per Natale ci si rende subito conto di chi lo festeggia e di chi no, le luci e le decorazioni che rallegrano le facciate delle case sono lì ad indicarlo, e se non ci sono, si sa che ci saranno altre tradizioni altrettanto belle che verranno rispettate.
L'altro giorno,  1 gennaio, siamo stati invitati ad un housewarming, occasione per soffermarmi sull'origine di questa tradizione e non solo, occasione anche per assistere a qualcosa di nuovo. Infatti gli amici dai quali siamo stati invitati son ebrei e la cerimonia è stata veramente interessante.
Ma andiamo per gradi. Il termine housewarming ha radici lontane, la tradizione voleva che gli invitati arrivassero ognuno con il suo ceppo di legno per lanciare il primo fuoco nel camino della casa e scacciarne eventuali spiriti. In Francia si parla di pendaison de la crémaillère , e l'origine è medievale. Alla festa venivano invitati tutti coloro che avevano contribuito alla costruzione della casa e l'ultima cosa che veniva installata di fronte a tutti era la crémaillère una sorta di gancio nel camino al quale veniva sospeso il pentolone per cucinare, per poter preparare il pranzo per ringraziare tutti della collaborazione.

Nella tradizione ebraica sullo stipite destro della porta d'ingresso viene attaccata una mezouza, di forma rettangolare con all'interno dei versi della Torah. La mezouza costituisce una fonte di protezione divina per la casa e i suoi abitanti.

La Posa della Mezouza è preceduta da una benedizione
Baroukh ata A-do-naï Élo-heinou Mélèkh haolam achère kidéchanou bémitsvotav vétsivanou likbo’a mézouzah.
Tu sia benedetto, nostro Dio eterno, Re dell'universo, che ci ha santificati con i suoi Mitsvas e ci ha ordinato di mettere una Mezouza (spero di aver fatto una traduzione abbastanza corretta....)


video

La benedizione è stata seguita da canti tipici della tradizione ebraica. 
Grazie a Judith e Marc per averci invitati a partecipare a questa cerimonia!