mercoledì 9 settembre 2015

ricordarsi di alcune prime volte

Rispondevo alle domande di un intervista qualche giorno fa, una mi ha particolarmente fatto riflettere, quella sui ricordi più intensi legati ai Paesi in cui abbiamo vissuto.
Difficile scegliere.
Tokyo
Ogni Paese in cui abbiamo vissuto corrisponde ad una fase della nostra vita e della nostra crescita come famiglia. Ogni ricordo è un misto di sentimenti legati ad un luogo e a momenti particolari.
Spesso le persone incontrate sul nostro percorso hanno reso certi momenti speciali e indelebili.
Le amicizie intrecciate da una parte all'altra del globo sono state fondamentale nel costruire questi ricordi che ci seguiranno ovunque e per sempre, e oltre alle amicizie le tante persone che sono entrate a far parte della nostra vita per brevi parentesi.
Tra tutti i ricordi penso che le prime volte abbiamo un posto speciale. Il primo arrivo nel nuovo paese, quelle prime sensazioni che non torneranno più, perchè dopo tutto diventerà più scontato, più famigliare.
Quando si atterra in un nuovo aeroporto di fornte a noi si apre un mondo veramente sconosciuto, e questo anche quando magari un Paese lo si è già visitato come turista, atterare per andarci a vivere è un'altra storia!
Sapere che siamo li per ricostruire casa, affetti, amicizie, esperienze di vita ci porta a guardarci intorno con occhi nuovi, un po' turisti e un po' pionieri, pronti non solo a scoprire ma anche a paritre alla conquista di questo mondo al quale volenti o nolenti dovremo adattarci.
case rotte
Di tutti gli arrivi in aeroporto quello che ha veramente lasciato un segno è stato l'arrivo a Chennai, Tamil Nadu, India del Sud. Un caldo umido da togliere il fiato, un odore di spezie misto a sporcizia da soffocare, una folla di saree colorati e di mani che reggevano cartelli con dei nomi scritti sopra, e noi a cercare il nostro di cartello. E poi gli occhi di Ramesh, brillanti e simpatici, non lo sapevamo ancora che lui sarebbe diventato il nostro autista. La corsa in macchina fino in albergo, una cena speziatissima con Camilla che mangiava spalancando la bocca e sventolandola con la mano. Gli occhi cuirosi delle bambine che scrutavano quello che ci stava intorno, strade mezze dissestate e pile di immondizia  e la voglia che sorgesse il sole per partire alla scoperta della nostra nuova città.


Un ricordo che rimane sempre indelebile è la prima volta a scuola, con quell'apprensione che ogni volta mi assale chiedendomi se saranno felici e sorridenti all'uscita! ho imparato negli anni che alla fine loro, il mio fantastico trio, è sempre capace di adattarsi dal primo momento, non ricordo un primo giorno finito senza entusiasmo.
Il primo giorno più indelebile è sicuramente quello di Tokyo, era anche il nostro primo vero grande salto, perchè la Francia era stata quasi una passeggiata in discesa che con un tuffo finale ci ha catapultati in Giappone. Beh eravamo gia andate fino a scuola nei giorni precedenti il primo, per memorizzare quella strada che ancora oggi potrei fare ad occhi chiusi talmente poi è diventata nostra. Quella discesa verso scuola fatta in fretta con le campane della scuola davanti che suonavano l'ingresso dei bambini giapponesi nelle loro divise perfette.
Chiara con il vestitino chiaro da la mano ad una nuova amichetta, il musino di Camlla fa capolino!
Mi ricordo le loro faccine un po'preoccupate mentre ci avvicinavamo alla scuola e la folla di mamme e bambini. Mi ricordo quelle nuove come me che si guardavano intorno e i primi timidi approcci, le liste appese per capire dove andare, Chiara che non era sulla lista, Federica come sempre tranquilla ma solo in apparenza. Camilla che varcava la porta di una scuola per la prima volta, lei ormai pronta da un pezzo per la materna. Tutti i bambini raggruppati nel cortile, faccine che si scoprono a vicenda, maestri sorridenti che raggruppano le truppe. Io li a vederle andare via e poi naturalmente a mettermi a chiacchierare con altre nuove come me....ritornare a casa con la voglia di essere già li , di nuovo all'uscita, a stringerle tra le braccia per capire se veramente era stato tutto okay.
Un altro primo bel ricordo è anche il mio primo metter piede in un supermercato, la prima spesa insomma o il primo tentativo. Qui direi che ho due ricordi precisi, e in un certo sendo legati l'uno all'altro. Il primo più recente è il nostro arrivo qui a Los Altos, il mio primo giorno alla ricerca di un supermercato, una passeggiata a piedi io, con Camilla e Chiara che mi seguivano in bici. Procedevamo alla cieca lasciandoci casa alle spalle e avventurandoci nel quartiere. senza nessuna certezza su quello che avremmo trovato. L'arrivo davanti a Whole Foods e un sospiro di solievo entrando.... ancora più profondo proprio perchè memore di quella mia prima spesa in India quando uscita dal supermercato (chiamarlo super ha qualcosa di strano...) mi sono venute le lacrime agli occhi dall'angoscia, non c'era niente di niente. Mi rivedo girare tra le tre file di scaffali di prodotti polverosi cercando di scovare qualcosa che potesse servire, mi vedo avventarmi su del latte Nestlé a lunga conservazione e una scatoletta di Nesquik, dicendomi che almeno la colazione delle piccole poteva essere in qualche modo assicurata...
Sono sempre fermamente convinta che un Paese dica molto attraverso i prodotti che si trovano nei suoi supermercati, l'America di Whole Foods esprime il benessere, l'India di Five Stars lo esprime molto meno, benche sullo sfondo ci sia un'idea di un futuro piu florido.
Un'altro primo ricordo indelebile è il primo pic-nic. Strano ma è così. A noi il pic-nic del week end è sempre piaciuto. Quando abitavamo in Normandia era un classico, in campagna o sulla spiaggia ne abbiamo fatti a centinaia. Arrivati in Giappone l'abbiamo visto subito come una bella fuga dalla città, avremmo capito dopo, neanche tanto dopo, che la vera fuga dalla città la si trova nei mille parchi sparpagliati qua e là nella città stessa, diventati poi il nostro terreno di pic- nic. Quel primo pic-nic fu una catastrofe, avevamo voglia di fare bene, di renderlo speciale per loro e per noi. La voglia di sottolineare che anche se eravamo 10000 mila chilometri più in là niente era cambiato rispetto ai prati normanni. Guidammo per ore, perchè ai Tokioiti piace avventurarsi fuori città la domenica, per fare quello che loro chiamano il drivu (da drive giapponesizzato). Abbiamo fatto inconsciamente il nostro primo drivu per finire in un posto raccapricciante, a fare il pic-nic a mezzo metro dalla macchina e a qualche spanna da un povero cigno di plastica che fungeva da pedalò, sulla riva di un lago che apprezzammo più tardi.
primo pic-nic giapponese

Una memorabile catastrofe per il nostro goffo tentativo di ricostruire qualcosa di simile al passato... per fortuna i pic-nic successivi sono stati tutti uno più bello dell'altro, soprattutto sotto i sakura in fiore.
Tuffarsi nei primi ricordi è un bell'esercizio, ripercorrerne le sensazioni con la memoria fa bene. Ogni primo ricordo di un qualcosa di vissuto ha un gusto tutto speciale, non lo si scorda mai!

Nessun commento: