venerdì 11 settembre 2015

New York

Non ho mai scritto niente sull'11 settembre, anche perchè ogni anno da 14 anni gli articoli ovunque si susseguono. Non ho mai scritto nulla ma ci ho sempre pensato, quest'anno ancora di più. Con una figlia a New York penso a quei genitori come me che 14 anni fa avevano li i loro figli, in quella residenza universitaria non poi tanto lontana da ground zero, penso all'angoscia, alla paura, al terrore, alle domande senza senso che si saranno fatti in quelle ore. Immaginare un figlio lì, in quel momento, tra polvere e orrore da fine del mondo.
Sono passati 14 anni in una città che non è più stata la stessa, in un mondo chenon è più stato lo stesso. Sono passati 14 anni e oggi in quella città ci vive mia figlia, ne respira l'aria, si impregna di odori e rumori, la fa sua. 14 anni fa erano i primi giorni del suo secondo anno di scuola materna, allora abitavamo in Normandia. Era una bimbetta di quasi 4 anni, allegra e serena. Me lo ricordo quel giorno come se fosse ieri. Come me, se lo ricordano tutti. Ci sono giorni così, in cui ognuno di noi è capace a distanza di anni di dire dov'era e cosa stava facendo. Mi ricordo lo stupore e l'orrore negli occhi delle altre mamme all'uscita di scuola, mentre tutto stava succedendo.... i bambini percepivano la tensione nell'aria, incominciavano a fare domande.
Andai al parchetto con alcune amiche, Federica per mano con i codini ballerini, Chiara nel passeggino e Camilla al caldo nella mia pancia. Cercavamo a mezze parole di capire l'incomprensibile. Non c'erano iphone e smatphone per navigare veloci su internet. Chi aveva visto le prime immagini alla televisione ci descriveva l'orrore.
Andai a casa e chiamai Paolo, ero inquieta. Non ho acceso la TV per non spaventare le bambine, ma ho spiegato loro con parole semplici cosa stava succedendo. La radio ripeteva notizie ed era importante che capissero anche loro, benchè piccole e fragili. Il giorno dopo a scuola le maestre spiegarono ai bambini cos'era successo, li lasciarono esprimere e fare domande. Ci fu un minuto di silenzio e poi ognuno fece un disegno sull'accaduto, importante mettere su carta quel che si prova....
Federica ne parlò per giorni e giorni, voleva capire. Abbiamo cercato di dare risposte adatte, e forse abbiamo cercato di trovare quelle giuste anche per noi stessi.
Oggi lei è a New York. New York è la sua città. Una città stupenda che da 14 anni cerca di ricostruirsi.  Una città che ha ritrovato il sorriso, anche se un velo di tristezza lo velerà per sempre.


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