martedì 22 settembre 2015

il popolo di mammoni , ecco perchè

Forse ho capito perchè molto, troppo spesso, noi italiani fatichiamo a prendere il volo e 
tra mille scuse ce ne restiamo al calduccio tra le braccia di papà e mamma, senza caricarci di troppe responsabilità!
Più passano gli anni e più è difficile rendersi autonomi. 
Noi ragazzi italiani, nella maggior parte dei casi, da studenti viviamo in casa coccolati 
(dico la maggior parte perchè c' è anche chi non ha scelta e se vuole studiare deve uscire dal nido).
Lavati, stirati e nutriti con come unico compito quello di portare a termine il nostro percorso di studi.
All'estero non è così. E non parlo solo dell'estero lontano in cui vivo io! Basta 
attraversare la frontiera per vedere studentelli neo maggiorenni che si gestiscono il quotidiano.
Questi ragazzini diciottenni si trovano di colpo di fronte ad una vita da adulti, se l'organizzano e diventano autonomi, se non economicamete, almeno nella gestione della vita quotidiana. E questa è l enorme differenza tra questi adolescenti che di colpo toccano con mano quanto possa essere faticoso spremersi le meningi ogni sera per portare in tavola non dico piatti da chef ma cose commestibili, e gli altri adolescenti che mettono i piedi sotto il tavolo tutte le sere, apprezzando le fatiche degli altri!
Certo poi ci sono quelli che nonostante faccia comodo hanno voglia di mettersi in gioco e 
finiti gli studi si tuffano da soli nella vita d 'adulto... Ma tanti altri si trascinano a mo di tanti Tanguy(il film francese che ebbe parecchio successo, dando alla generazione di ultra trent'enni ancora in casa il nome di generazione Tanguy) con genitori che di nascostofanno riti vodoo per farli andare via!
Perchè queste riflessioni? Perchè ieri la mia universitaria mi diceva quanto fosse dura 
studiare tanto, seguire le lezioni e contemporaneamente occuparsi di tutti il resto e me loraccontava facendo la spesa al supermercato!
Benvenuta nel mondo dei grandi e una volta che ci sei dentro impossibile fare un passo
indietro! 


9 commenti:

Emily ha detto...

È anche vero che spesso i nostri universitari non hanno una famiglia abbastanza abbiente per pagargli un'università lontana da casa. Quindi devono restare a casa con i genitori se vogliono fare l'Università. Quindi ci andrei piano con i titoli di "bamboccioni". In più, e questo l'ho visto di persona avendo preso la specialistica in Italia e il master all'estero, le pretese delle università anglosassoni sono molto minori di quelle delle università italiane. Anche se a livello ufficiale ti riconoscono solo la triennale e tu hai una laurea 3+2, i laureati di primo livello inglesi e americani sanno a malapena quello che sapevo io appena uscita dal liceo scientifico. Prima che venga qualche poraccio ad accusati di essere invidiosa di te che vivi negli USA, premetto che ho lasciato l'Italia per mancanza di lavoro evivo in UK dove insegnò. L'impreparazione degli alunni è mostruosa.

Giulietta Saconney ha detto...

Emiyi non son assolutamente d'accordo, mia figlia maggiore ha incominciato il liceo in Francia con un doppio curriculum italiano e francese, era assolutamente brillante, è arrivata in America al secondo anno di Liceo e ti assicuro che il livello era veramente altissimo, certo sono conscio del fatto che noi viviamo in una zona particolarmente privilegiata, qui di le scuole sono migliori chealtrove. È uscita preparatissima ed è entrata in un'ottima università dove lavora sodo e anche qui posso dire che a me alla stessa età all'università non chiedevano le stesse cose, con riflessioni personali così profonde....
Non farei paragoni senza conoscenza di causa... Anche perché purtroppo la scuola italiana è in caduta libera. E ormai sono tanti i genitori che scelgono di mandare i figli all'estero.... Ci sarà un motivo!
Inoltre qui molti studenti non sono mantenuti dai genitori, anche se questi in teoria ne avrebbero i mezzi. i ragazzi si mettono sulle spalle prestiti incredibili!
Comunque che in ?Italia la tendenza sia di rimanere a casa fino alla notte dei tempi è un dato di fatto....

Emily ha detto...

Giulietta,
Io me ne sono andata dall'Italia proprio per non restare sulle spalle dei miei.
Ma se fossi restata, non avrei avuto molta altra scelta.
La maggior parte dei lavori che anche un giovane laureato può trovare in Italia, non pagano più di 500-600 euro al mese.
In più non mi risulta che in Italia esista il prestito d'onore, cosa diffusa in altri paesi (io ho fatto il master per l'insegnamento in UK con il prestito d'onore, e ora che guadagno abbastanza, sto restituendo i soldi a rate).
Sono laureata in fisica e posso dirti che moltissimi colleghi non trovano altro che stage con rimborso spese del pranzo, avendo una laurea specialistica.
E' proprio il sistema italiano a non favorire i giovani, a parer mio. Che poi ve ne siano alcuni che fanno scienze delle merendine e restano in casa perché non hanno voglia di fare, sarà indubbiamente vero, ma non generalizziamo.
I genitori italiani abbastanza ricchi scelgono di mandare i figli all'estero perché un titolo di studio americano o inglese è riconosciuto in tutto il mondo, un titolo italiano (spesso conseguito assai più duramente) sembra un qualcosa di serie b.
Pensa solo al fatto che da noi la durata di studio ufficiale di un corso di laurea è magari di 5 anni ma il 90% degli iscritti ce ne mette 7 a finire.
Queste amenità sono sconosciute in altri paesi, dove magari i professori non indicono una sessione d'esame per poi decidere di partire per le Maldive e lasciare gli studenti con un palmo di naso, tanto per dirne una. Il rapporto che si instaura e la disponibilità dei docenti universitari in UK non è lontanamente comparabile con quello dei docenti della Sapienza, per dirne una. La scarsa considerazione che i baroni italiani avevano di noi era chiara da subito. C'era chi ci faceva aspettare le 7 di sera dopo averci dato appuntamento la mattina alle 9, chi decideva di non presentarsi a fare lezione per non si sa bene quale motivo, chi non riusciva ad assegnarci neanche un testo di riferimento per farci impazzire meglio. E mille altre amenità. Non parlo neanche dei problemi incontrati dai ragazzi quando entravano in contatto con la segreteria didattica/amministrativa perché ci vorrebbero ore.
Per la preparazione, io vedo molti colleghi inglesi che insegnano matematica senza sapere neanche cosa sia una disequazione, li vedo fare errori grossolani perfino di spelling, colleghi americani ne ho avuti un paio ma li conosco meno, sarà diverso negli USA, ma la tanto blasonata Inghilterra ha un'istruzione superiore di bassissimo livello.
Per finire (scusami il papiro), se i ragazzi cominciano la scuola a 4/5 anni e non a 6, fanno corsi universitari per cui la durata teorica equivale a quella effettiva, hanno un anno solo di master anziché due come in Italia, è ovvio che finiscano gli studi molto prima che in Italia!

Giulietta Saconney ha detto...

concordo con te che in Italia nulla sia fatto per aiutare i giovani.... non per nulla in tanti vanno via... io sono partita in un epoca dove ancora i laureati trovavano lavoro ed erano abbastanza ben pagati, abbiamo scelto di partire perchè avevamo voglia di altri orizzonti... mi chiedo peò perchè al giorno d'oggi tanti giovani accettino il siestema e non abbiano il coraggio di prendere armi e bagagli e andare altrove. Un Paese che non punta sui giovani, li sfrutta e li sottopaga è destinato a morire!
comunque qui in America ormai sono pochi i giovani che si fermano dopo undergrad, in tanti proseguono ancora per i successivi due o tre anni in post grad e molti con tantissimi sacrifici... però almeno una volta terminato il loro percorso di studi trovano lavoro e possono anchepensare di essere autonomi, mettersi su famiglia... non fare come in Ialia dove i figli si fanno sempre più tardi anche per questo. Ti assicuro che adoro l'Italia e la formazione che ho avuto, liceo + università, è ottima.... ma non sono più sicura che sia lo stesso adesso....

Lucy ha detto...

Mi introduco dicendo che è da un annetto che seguo il tuo blog e lo trovo molto interessante, non lascio mai commenti, tuttavia ho deciso di fare un eccezione per questo post dato che trovo la tua visione su "noi ragazzi italiani" un po' troppo superficiale.
Ribadisco di non fare di tutta l'erba un fascio, quindi magari in quel "noi" sono compresi alcuni ragazzi italiani, tuttavia nella mia cerchia di conoscenze solo una parte dei ragazzi che seguono determinati corsi di laurea a numero chiuso e con frequenza obbligatoria sono dai loro genitori "lavati, stirati e nutriti con come unico compito quello di portare a termine il (loro) percorso di studi"(che per far ciò ovviamente studiano in un università vicino la loro casa natale, e sono in pochi perchè se i tuoi se lo possono permettere e vuoi andare ad un università buona devi trasferirti al nord) e stesso tipo di vita fanno quei giovani che hanno problemi di qualche sorta (depressione, morbo di crohn, disabilità varie) e che quindi, purtroppo, necessitano di attenzione.
Per gli altri, la maggioranza, è diverso. A 18 anni in media, ma in alcuni casi anche prima, non vi è più alcuna dipendenza dai propri genitori per quanto riguarda il gestire il quotidiano, l'unica cosa che non viene gestita dai figli sono le tasse e alcune cose burocratiche (che se proprio non lo sai fare vai dal commercialista).

Lucy ha detto...

“lavati, stirati e nutriti” è proprio incorretto,se ti servono panni puliti e stirati o la cena non è che ti giri ed esclami “mamma, ho fame/sete/sonno o quello che è”, ma proprio nessuno dal primo superiore (nella mia classe alle superiori si discuteva su cosa ci saremmo preparate per pranzo una volta tornate a casa,addirittura alcuni andavano a vivere da soli dai 13/14 anni perchè pendolari!) lavare e stirare lo si impara nell'adolescenza (mi ricordo ancora mia nonna che insisteva nello stirare le camicie lei stessa perchè diceva che erano complicate).
Se si vive con i propri genitori, la coabitazione cambia radicalmente dopo i 15 16 anni, si fa a turni come tra dei coinquilini e ci si divide il carico dei doveri domestici.
A parte cucinare, pulire e co. Trovo che la cosa più sfiancante siano i fratelli ancora bambini perchè si diventa a tutti gli effetti la mamma n.2 quando la preferita non c'è (quindi vai con compiti, accompagnarli in giro e fargli i servi)
Però devo darti ragione che se le figlie femmine diventano delle massaie, la maggior parte dei maschi (che vivono con i genitori o convivono), a parte cucinare, se possono non si cimentano nella nobile arte del pulire, lavare e stirare, e qui dovresti fare l'articolo perchè su questo fronte sono in pochi quelli che sono sicura lo facciano o ne siano capaci

Lucy ha detto...

I soldi? se c'è il lavoro si lavora, possibilmente part-time, sottopagati, sfruttati (call center, promoter, cameriere, membro di una band...) ma si lavora, chi non va all'università lavora a tempo pieno o in italia o in inghilterra (c'è chi una volta trasferitosi nell' UK per lavoro ora si è iscritto al college lì).
Poi le lauree umanistiche non garantiscono un piffero (a meno che uno non sia un genio nel suddetto campo) e il comune studente dovrebbe affiancare altre abilità alla laurea che lo rendano "unico" nel mercato del lavoro (coppie vincenti: economia+lingue, scienze della formazione+metodo feuerstein, letteratura+ libri,articoli) quindi c'è anche la preoccupazione: cosa affiancherò ad una laurea? Che qualificazioni dovrò prendere?
Per concludere vorrei dire magari tutti potessero andare all'università di loro scelta, alla facoltà prediletta, e fare il lavoro dei loro sogni! Ci sono tante menti eccelse in Italia che hanno o avevano le potenzialità per raggiungere obbiettivi più ambiziosi di quelli che hanno raggiunto ma si sono dovuti accontentare per colpa di come funziona l'università qui, un mio amico che è un vero genio e avrebbe voluto iscriversi a meteorologia scommetto che si sarebbe laureato con gli onori, l'avrebbe fatto se i suoi genitori avessero potuto (e avrebbero voluto) permetterselo. Ma questo non è il genere di cosa che avviene solo oggi, è sempre successo, un esempio? Mio padre non potè né scegliere quale scuola superiore fare nè frequentare l'università, a 40 anni decise che la voleva prendere la laurea, e con orari di lavoro (in banca) che lo tenevano occupato dalle 7 del mattino alle 7 di sera si è laureato nei tempi giusti in economia con 110 e lode sia alla triennale che alla specialistica.

Lucy ha detto...

Poi devi tenere conto anche delle priorità che ognuno si pone, alcuni non lasciano la casa paterna per gli affetti familiari e le amicizie, per prendersi cura di queste relazioni, perchè alla fine la cosa più importante sono le persone che amiamo, e la domanda prima di partire è “lascerei tutti (in alcuni casi la maggior parte) coloro che amo per partire per questa avventura?” e hai davanti una scelta: è più importante stare qui per amore o partire per “la gloria”"i miei sogni"? Perchè alla fine genitori, ragazzo, amici sono persone che si amano e di cui ci si deve prendere cura e potremmo già aver raggiunto il nostro sogno nel vivere in un ambiente pieno di persone che ci amano e che amiamo, e se decidessi di andare a fare la guardiana di un isola tropicale deserta (cosa che mi piacerebbe) dovrei lasciarmi indietro almeno alcuni di loro perchè non potrei portarli tutti con me. Non tutti vogliono lasciare le persone che amano e io rispetto chi sceglie di non farlo, come quei figli che si prendono cura dei genitori anziani e malati tutta la vita a costo di una brillante carriera.
Ti saluto con una citazione “Tutti vorremmo avere sia l'amore sia la libertà, ma quando otteniamo il primo perdiamo la seconda”
Luciano De Crescenzo
PS hai una bella famiglia, vi auguro tutto il bene possibile

C'è una storia di gianni rodari che sono sicura ti piacerà che, secondo la mia interpretazione, riguarda l'essere genitore http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?ritaglio=8587
ed un altra che riguarda lo scegliere di percorrere strade nuove ed inesplorate nella propria vita http://culturabile.it/wp-content/uploads/la%20strada%20che%20non%20andava%20in%20nessun%20posto.txt

Lucy ha detto...

Chiedo scusa per eventuali errori grammaticali, di battitura, dimenticanza di virgole, ma ho scritto tutto di getto.