sabato 26 settembre 2015

distanze, tecnologie, riflessioni...

Sembrava impossibile l'idea di vivere con un figlio lontano, un figlio neanche diciottenne, dall'altra parte degli States...
Pensavo a come sarebbero state prive di un qualcosa le mie giornate, a come mi sarebbe mancato infinitamente il suo sorriso, a come il silenzio attraverso la porta di camera sua sarebbe stato difficile da gestire.
E' da un mese che impariamo a vivere in 4. E' da un mese che viviamo con lei lontana, con 3 ore di fuso tra di noi, con un volo lungo 5 ore....
Tutto più semplice di quel che pensassi, tutto più semplice perchè lei è felice. Glielo leggo in faccia quando le parlo, lo capisco dai suoi racconti e dalle sue parole...
E poi ammettiamolo le tecnologie di oggi rendono le distanze praticamente inesistenti, un figlio lontano hai quasi l'impressione che non sia partito.
Penso alla mia di partenza nel 1997, quando Parigi sembrava l'altro capo del mondo, o forse lo era per me. Quando aspettavo le 6 per telefonare perché costava meno, quando non c'era skype, con c'era FB, e ci si mandava ancora le cartoline.
Tutto sommato è piu lontana lei oggi di quanto io lo fossi allora, in termini di chilometri, ma con face time e come se l'avessi di fronte a me quando bevo il mio caffé dopo pranzo. 
Mi ritrovo ad accompagnarla in giro per New York, mentre sorridente mi racconta delle lezioni appena finite, mi fa vedere la vita intorno a lei, e io le racconto di noi rimasti qui, quella stessa piccola vita che ci raccontavamo a 4 occhi e che adesso è mediata da un iphone, nulla più.
In 18 anni le distanze si sono accorciate in modo impensabile, e questo aiuta, perché francamente il contatto quotidiano è quello che serve a superare l'assenza. Potersi guardare in faccia, scrutare gli stati d'animo, semplifica tutto... non c'è il rischio di interpretare male il tono della voce, di non capire cosa succede, quando ci si guarda negli occhi tutto è piú chiaro.
Sono contenta di vedere che lei se la sbroglia alla grande da sola e che soprattutto ha voglia di condividere quello che vive con noi. Sono contenta di constatare che quando un figlio é felice noi genitori non abbiamo scelta e lo siamo anche, proprio perché il fine ultimo non è mettere al mondo dei figli per tenerli legati a noi, ma essere capaci di lasciarli andare e gioire con loro dei loro primi passi incerti verso l'autonomia.



3 commenti:

Mirella ha detto...

Sono pienamente d'accordo con te: quando i nostri figli sono felici viene naturale essere felici pure noi, anche se sono lontani e ci mancano

Mocaliana Ele ha detto...

Noi siamo l'arco e loro le frecce, no? :)

Mamme nel Deserto ha detto...

La felicità dei nostri figli è fondamentale!