mercoledì 22 luglio 2015

Cervelli in fuga.... Ma da cosa?

Ieri leggevo qualcosa su un fantomatico incentivo da dare ai così detti cervelli in fuga perché rientrino in Italia. Questa mattina lo sguardo è caduto su un articolo francese sul come spingere al ritorno in patria gli stessi cervelli ma questa volta d'oltralpe  ...
cervelli in fuga, ma da cosa?
Ma nessuno è fuggito da nulla in primo luogo, e poi se così fosse chi lo dice che un semplice incentivo potrebbe far venire a tutti la voglia di tornare?
L'espatrio non è una fuga, è dettato da qualcosa di diverso, da una ricerca di stimoli che non solo il nostro Paese non può darci, ma che  se anche potesse offrircele su un piatto d'argento non li vestirebbe nella stessa maniera.
Non si lascia il proprio Paese per fuggire da qualcosa, lo si lascia perché ci si rende conto che altrove possiamo trovare qualcosa che ci corrisponde di più, non è una fuga, è una ricerca di felicità!
Non si deve guardare all'espatrio come ad un processo di rifiuto di ciò che il nostro Paese d'origine può offrirci. In questo senso sarebbe veramente angosciante lasciare la propria terra per un posto nuovo dove ricostruire tutto. Vorrebbe dire che l'unica spinta che ci fa muovere è la voglia di mettere le distanze con il mondo conosciuto, voltando le spalle alle certezze soltanto perché non ci piace quello che ci è offerto.
L'espatrio è una scarica di adrenalina dettata da un salto verso ciò che non si conosce, è la voglia di mettersi alla prova e toccare il limite, è il bisogno di scoprire che si è capaci di mettersi in gioco. Rimanendo nello stesso posto e nella stessa vita non si potrebbero mai raggiungere gli stessi risultati, ma non perché il nostro Paese non può darci delle cose, semplicemente perché il nostro Paese e il nostro e questo è un limite già di per sé.
Chi parte cerca avventura, novità, sensazioni che fanno vibrare qualcosa in fondo al cuore.... Solo ciò che è nuovo e tutto da scoprire può darcele.... Ecco perché non esistono incentivi e idee brillanti che possano spingere chi è partito a tornare, semplicemente perché tornando mancherebbe in modo drammatico e doloroso questo perenne vivere tra eccitazione e scoperta, verrebbe meno quella spinta continua che solo un posto sconosciuto ci dà....
Forse per questo chi è espatriato vero ha difficoltà a fermarsi e a smettere di cambiare: l'eccitazione dei primi giorni è quella che da la spinta, quel sentimento di paura  che ti prende allo stomaco quando stai per salire su un nuovo aereo per una nuova destinazione, diventa un male necessario,  quel guardarsi intorno spaesati l'essenza stessa del nostro modo di vivere.
Non fuggiamo da nulla, forse solo da una routine che non ci corrisponde più!

1 commento:

Mamme nel Deserto ha detto...

Stupendo! Io non vedo l'ora di ripartire per rivivere tutta l'emozione che ti regala un espatrio!