mercoledì 22 aprile 2015

Noi e loro.... Generazioni a confronto

Quanto eravamo diversi noi adolescenti negli anni ottanta dai nostri figli adolescenti oggi?
Sotto tanti punti di vista c'è un mondo tra noi e loro, pensiamo soltanto a tutti i progressi che la tecnologia ha messo nelle nostre case e tra le nostre mani, ma in fondo in fondo le fragilità sono le stesse, con direi in più, per loro, un mondo molto complesso da gestire.
Ero bambina negli anni settanta, giocavo all'elastico, alla settimana, a strega tocca colore e rialzo. Andavo ai giardinetti in skate e mi fermavo al bar a comperare il ghiacciolo. La mamma mi raggiungeva un po' più tardi, tanto per gettare un occhio. C'erano dei pericoli, certo, ma se ne parlava meno o forse non si viveva nell'incubo del "se succede qualcosa"
Ero adolescente negli anni ottanta, l'epoca delle Timberland, del Monclair, dei jeans con le toppe e le calze a rombi. Sulla scia del "tempo delle mele" sognavamo l'amore che fa battere il cuore, lo trovavamo ogni tanto, e spesso inseguivamo il sogno per anni.
Negli anni novanta sono diventata adulta, sono diventata mamma, moglie, sono partita e ho costruito la mia vita lontano dall'Italia.
Ho attraversato, tra infanzia e primi passi nell'età adulta, anni incredibilmente veloci nei progressi, emozionanti. Ho tenuto in mano i primi video giochi dove il giocatore di tennis era un bastoncino e quelli di calcio un gruppo di bastoncini, doveva essere il Natale del 79 quando lo trovammo ai piedi dell'albero. Ho avuto un computer per scrivere la mia tesi di laurea, era il 93 e un cellulare tantissimi anni dopo, di quelli enormi che sembravano più walkie-talkie che altro... Internet in casa è arrivato più tardi, dovevano essere i nostri primi anni Normanni, le email, la macchina foto  numerica.... E via rapidamente, prima Skype poi il resto,  FB &Co....tutto pian piano è diventato parte integrante della mia vita pur rimanendo vivo il ricordo della TV senza telecomando, quando con mia sorella litigavamo per chi si scollava dal divano per alzare il volume di Happy Days
Le mie figlie sono nate tra la fine degli anni novanta e gli inizi del 2000, quando è nata Chiara si passava all'euro abbandonando di colpo le vecchie lire, i vecchi franchi e creando scompiglio nelle menti dei più anziani!
Le mie figlie non hanno vissuto una mono realtà come l'ho vissuta io, hanno avuto la fortuna- sfortuna di confrontarsi con mondi diversi, di prenderne qualcosa di nuovo ogni volta, assorbendone elementi. Hanno giocato all'elastico,  alla settimana, a strega tocca colore, con nomi nuovi e in posti più esotici rispetto ai miei giardinetti torinesi, ma l'hanno fatto nello stesso modo. Hanno fatto le corse in bici e giocato a nascondino all'uscita di scuola, esattamente come la loro mamma tanti anni prima.
Sono state bambine negli anni 2000 e sono adolescenti adesso, chi più all'inizio, chi più alla fine di questa delicata fase della loro vita. E qui tutto si complica. Sono nate con tutte le tecnologie pronte per l'uso, il telecomando sul divano, la Wii a sostituire i miei bastoncini tennisti degli anni settanta, internet che ti collega al mondo e wikipedia a sostituire l'album delle mie ricerche. Io ritagliavo religiosamente le figurine in fondo all'album, loro fanno copia incolla di immagine trovate sul net.
Sono nate con un cellulare in mano, come se fosse un oggetto normale, o meglio una prolunga delle loro braccia. Non immaginano neanche quanto potesse essere dura parlare al telefono attaccati ad un filo che era a sua volta attaccato al muro. Non l'immaginano perché per loro in casa il cordless è un oggetto normale, anzi quasi fuori moda.... Non l'immaginano perché per loro il telefono ha una funzione diversa rispetto all'uso che ne facciamo noi: non serve per comunicare a voce ma per altri tipi di comunicazione.
Sono i figli delle tecnologie avanzate, per loro è impossibile ripensare ad un mondo senza tutto questo.... Lo è già per noi che abbiamo rapidamente dimenticato  la nostra vita di prima, senza tutte queste piccole cose che ci semplificano le relazioni stesse!
Ma in sostanza questi adolescenti  quanto sono diversi?
Osservo le mie figlie e mi dico che per certi versi hanno una vita molto più complicata, vivono in mondi che vanno molto più in fretta, dove la competizione regna sovrana e dove è difficile stare al passo. Vivono con molte più paure rispetto alla nostra generazione, perché sembra ormai che i pericoli siano ovunque ad ogni angolo di strada. Vivono in una tensione continua verso dei risultati impossibili, mentre tutto sommato noi eravamo molto, ma molto,più rilassati.
Ma in fondo in fondo le paure sono esattamente le stesse. Sono le stesse le domande che si fanno e le risposte che non trovano, hanno il cuore che batte forte come l'avevamo noi per il biondino del terzo banco, ma anziché scrivere dei cuori sulla carta li scrivono su whatsup... Guardano al futuro con mille sogni nella testa, che sono esattamente gli stessi che avevamo noi, ma semplicemente in un mondo che sembra diventare ogni giorno più piccolo, dove le distanze si annullano quasi. Vogliono costruire delle cose, e hanno mille più strumenti di noi forse, ma la stessa anima fragile.
Si sentono indipendenti ma nello stesso tempo hanno paura di volare da soli, noi volevamo volare ma essere indipendenti era più complicato. Hanno amiche e amici del cuore con i quali passare ore a messaggiarsi, esattamente come noi passavamo ore al telefono bisbigliando segreti, ma proprio come noi poi si ritrovano a fare e disfare il mondo a quattr'occhi perché sanno che nessuna tecnologia sostituirà il contatto umano.
Hanno gli occhi brillanti carichi di emozioni perché nonostante il progresso che li circonda sanno ancora emozionarsi di fronte ad un fiore che sboccia... Proprio come noi....
Nonostante tutto tra me, liceale torinese degli anni 80, e le mie ragazze, liceali in Silicon Valley oggi, non c'è un mondo di mezzo...stessi occhi sognanti e desiderosi di scoprire il mondo, stessa passione che le spinge verso il futuro, stessa voglia di fare, disfare, costruire .... nonostante il progresso!!

1 commento:

Luciano ha detto...

Che emozione! Grazie.