venerdì 10 aprile 2015

Ciao... Buon viaggio

Ieri mattina ho accompagnato all'aeroporto la mia diciassettenne. Partenza per New York dove trascorrerà due giorni con Paolo, che l'ha raggiunta lì diretto dalla Cina, ( eh si siamo una famiglia di viaggiatori) per visitare il campus della sua futura Università.
Ho salutato mia figlia e stando lì ad osservarla passare i controlli di sicurezza, ho pensato a come tra qualche mese tutto questo per noi sarà routine. Diventerà normale accompagnarla ad SFO e farle ciao con la mano mentre lei si allontana con la sicurezza dei suoi anni, con il sorriso e la gioia negli occhi, proprio perché ha tutto davanti, mentre noi siamo lì fermi dietro di lei a vederla andare.
È il destino di tutti i genitori veder crescere i figli e vederli partire, è il nostro destino di espatriati avere sempre qualcuno da salutare con il groppo in gola e gli occhi li un po' lucidi, perché, siamo onesti, fa sempre un po' male dire ciao alle persone che si amano.
Sarò io la mamma dall'altra parte che cerca di sorridere, sarà lei la figlia che va sicura, ma con in fondo al cuore un po' di tristezza.
Tante volte ho salutato partendo e mi sono lasciata alle spalle un mondo di affetti, tante volte ho sorriso all'uscita di un aeroporto ritrovando le persone a cui voglio bene. Mi piacciono gli arrivi, il ritrovarsi quel sorridersi felice quando le porte dell'aeroporto si aprono sulla gente in attesa. Mi piace anche partire, pur sapendo che c'è sempre qualcuno da salutare. sono vent'anni che mi alleno in questo esercizio delicato del fare ciao con la mano sforzandomi di apparire il più felice possibile.
Diventando madre ho capito tante cose, diventando madre di una figlia pronta a spiccare il volo, capisco il dolore inflitto ogni volta ai miei genitori, sottoposti ad un distacco che forse avrebbero voluto in fondo, in fondo, meno profondo.
Certo noi genitori dobbiamo essere felici in questo gioco della crescita, che porta i nostri figli a muovere i primi passi in autonomia nella vita e noi a rimanere li fermi a salutarli. È un processo naturale che "colpisce" tutti prima o poi, anche chi non è nomade come noi. Ma quando si vive come abbiamo vissuto e si danno ai figli orizzonti giganteschi, dove Australia, Italia, America sono un tutt'uno in pochi passi, un po' come per me era la Sicilia rispetto a Torino, allora il distacco avviene prima e ci si deve abituare ad immaginarsi un ragazzino neanche maggiorenne che si avvia da solo verso l'autonomia .
Insegnano molto gli arrivi e le partenze: insegnano ad approfittare di ogni momento insieme perché poi ci si dovrà salutare, insegnano a salutare senza lacrime, perché poi ci si ritroverà, insegnano ad avere il cuore che batte forte quando si arriva, tanto si è emozionati e contenti di tritrovarci, proprio perché non è quotidianità. Insegnano anche a lasciar andare senza paura di perdere chi si ama, perché l'amore non lo si conta in minuti che si passano insieme, ma nel forte abbraccio e nell'emozione quando ci si ritrova.... 

6 commenti:

sempremamma.com ha detto...

Mio figlio 22enne per ora vive ancora in casa con noi, ma si avvicina sempre più il momento in cui deciderà di andarsene, non appena avrà un lavoro più sicuro. Son sicura che ci soffrirò, mi mancherà ma è necessario che avvenga.

Claudia Pessarelli ha detto...

Parole sagge, sono d'accordo, cerco di farlo e sono fortunata che ha deciso di non andare ancora molto lontano. Molto presto pero` sara` tempo di study abroad e poi dottorato di ricerca. La cosa bella e` che le piacerebbe venire a Stanford, quindi potremmo finalmente incontrarci!!

Mimma Zizzo ha detto...

Che bel post giulietta ! Mi Sono commossa !

mocaliana ha detto...

Brava brava! Grande lezione di vita! e d'amore!

Mìgola ha detto...

Parole tenere e bellissime...io però devo confessarti che non riesco sempre a sorridere e ci scappa la lacrimuccia...ogni volta mi autofaccio le raccomandazioni e poi, al momento fatidico...
bellissimo post.
Tantissimi auguri alla diciassettenne con il mondo davanti. Un bacio.

Sabina ha detto...

Com'è vero quello che scrivi... arrivare e partire fanno entrambi parte della vita! Certo è che passare dall'altra parte, a guardare quelle partenze con gli occhi del genitore invece che del figlio, è un bel salto... Qui ne mancano ancora parecchi di anni prima di arrivare a quel punto, ma so già che io piangerò come una fontana!!