domenica 1 febbraio 2015

relazioni sociali

Feste e festeggiamenti di gennaio sono ormai dietro di noi (dalle 12 di oggi). Sono state settimane dense di pranzi (forse ho esagerato, tra le 10 e le 20 persone ogni settimana per tutto il mese, i vicini devono pensare che non abbia molto da fare...), cene, sleepover per grandi e piccini! Bello ovviamente avere gente per casa, belle le risate delle ragazze e la complicitá che si è instaurata con le amiche incontrate in questi primi anni americani. Proprio oggi Chiara mi diceva quanto sia incredibile il numero di relazioni create in questo nostro itinerare, quanti amici sparsi intorno al mondo con i quali abbiamo condiviso una fetta di vita. È vero che in famiglia mettiamo sempre tante energie nel ricostruire relazioni e nel mantenerle. Uno degli insegnamenti che con forza ho cercato di trasmettere alle mie cucciole è l'importanza nella vita di essere circondati da persone che ci vogliono bene e alle quali vogliamo bene, in quello scambio continuo di attenzioni reciproche cosi importante per vivere sereni.
A parte questo gli incontri di questi giorni mi hanno portate a certe riflessioni, frutto anche di una bellla chiacchierara con un'amica non americana ma installata qui da sempre, che da un lato si sente completamente parte di questa cultura americana, mentre dall'altra mantiene lo sguardo un po distaccato di chi comunque ha un retaggio culturale diverso.
I rapporti sociali e le relazioni che si instaurano sono fortemente legati al retaggio culturale nel quale siamo cresciuti. Noi italiani, come spagnoli e francesi, ad esempio, abbiamo all'incirca lo stesso modo di creare relazioni e di conseguenza lontano dal nostro paese abbastanza in fretta ¨cadiamo¨ gli uni sugli altri creando rapporti in un batter d' occhio.
Gli asiatici hanno altri meccanismi, ma una volta che li conosci è abbastanza facile annullare le distanze, e anche nei loro paesi. Gli indiani sono aperti e sorridenti, i giapponesi una volta che sei entrato nel loro mondo sono adorabili... Entrambi poi quando scoprono che nel loro paese ci hai vissuto subito sono apertissimi, diventi uno dei lori. 
Qui posso veramente dire che ho amici che vengono da tutto il mondo(molto di più che nelle tappe precedenti della nostra vita) e stessa cosa vale per le mie ragazze, con un solo punto interrogativo, non tanto per loro ma soprattutto per me: gli americani.
Gli americani al primo incontro ti scatenano una scarica di adrenalina entusiasta, subito pensi di aver trovato i più simpatici amici del mondo, quelli che ti saranno compagni di mille avventure. I primi tempi qui ero carica a mille, dicendomi che sarebbe stato facilissimo integrarmi con loro.... tutti sono super friendly, tutti sono pieni di complimenti, tutti ti rivolgono la parola con facilità.... ma poi ci si ferma li, con gli americani non si va molto oltre. Certo ci sono eccezioni, ovviamente come ovunque, ma sono rare. Gli americani vivono in compartimenti stagni, nel senso che se li incontri al softball e ci parli per ore, ad ogni partita ad ogni allenamento, la tua relazione sarà legata a quel contesto, e non ne uscirà mai, almeno nel 90% dei casi. La loro vita sociale si divide nei diversi mondi nei quali evolvono e lo stare iniseme è globalmente dettato da una necessità: lapartita di calcio, la messa della domenica, il gruppo del bridge, quello della ginnastica. Nei diversi contesti la relazione esiste, ma quando si torna a casa e si va altrove la relazione non ne esce e rimane confinata nel suo contesto d'origine. Difficile combinare di vedersi per un caffè con la mamma del softball,a meno che sia per discutere di cose legate al softball; complicato organizzare una cena a fini esclusivamente ludici con il gruppo della ginnastica, a meno che sia il pranzo annuale della ginnastica o a meno che in esso ci siano delle non americane o delle americane che hanno vissuto sufficientemente altrove per aver acquisito i nostri meccanismi sociali più easy!
Fondamentalmente il relazionarsi qui è legato ai contesti nei quali ci si conosce e dai quali si fa fatica ad uscire. Cosa strana per  me, pronta sempre ad invitare qualcuno che mi è simpatico dopo il primo incontro. 
All'inizio mi dicevo che forse il problema era legato alla lingua, ma in realtà non è cosi, il mio inglese è sufficientemente fluido per permettermi di interagire senza problemi, e lo vedo nei diversi contesti di relazione solo con gli americani, e non è neppure una mancanza di volontà, sono all'estero da troppi anni ormai e abituata a evolvere in contesti culturali diversi come se niente fosse... addirittura per i miei primi sette anni all'estero ho eviatato di stare con italiani, proprio per la voglia di tuffarmi in qualcosa di culturalmente più lontano rispetto a quello che conoscevo. Ho capito parlando con altri stranieri e devo dire anche con americani che hanno vissuto fuori dagli States per qualche anno, che è proprio un modo di porsi, con relazioni molto meno profonde di quelle alle quali siamo abituati noi. In queste non c'è nulla di giusto né di sbagliato, semplicemente abitudini diverse. Basta averlo capito e non cercare di forzare le cose, se relazione ci sarà verrà naturalmente...
Comunque oggi, quando le mamme delle amiche di Camilla sono venute a prenderle dopo lo sleepover, le due con le quali ho chiacchierato a lungo davanti alla porta erano una israeliana e l'altra spagnola, le americane li scaricano e li recuperano in corsa, saltando a pié pari quella sana adorabile abitudine di noi mamme europee di chiacchierare tra due porte per ore...al di fuori di qualsiasi contesto pre definito!
Anche in questo sta la ricchezza di vivere all'estero, abituarsi a queste differenze, capirne il perchè e adeguarsi... per fortuna in Silicon Valley, quest angolo d'America cosi multiculturale, c'è una tale varietà di origini che ognuno può trovare affinità e stringere legami forti, costruendo una vera babele delle relazioni, ognuna con i suoi meccanismi!





4 commenti:

Luciano ha detto...

Te l'ho già detto, vero, che ammiro molto il lavoro che fai per socializzare, integrarti, aiutare le tue figlie a inserirsi.
Trovo che sia un lavoro impegnativo, tutti questi eventi io non li organizzo in un anno, altro che in un mese.
E impegnarsi tanto per capire gli altri e le loro culture, accettandole tutte credo che sia davvero una cosa in cui riescono in pochi.
Questo fatto che gli americani sono così tanto accoglienti, amichevoli, gioviali e poi lasciano sempre le relazioni poco profonde e circoscritte a situazioni specifiche la sto leggendo molto spesso. Da cosa dipenderà?

Giulietta Saconney ha detto...

Luciano, non so da cosa dipenda, ma indubbiamente è legato ad uno loro modo d'essere. Per il resto è vero che è una gran fatica creare mometni di socializzazione, ma quando sei expat è necessario, altrimenti rischi di vivere isolato. io poi sono una persona che ha bisogno di relazioni, non potri vivere senza, quindi ovviamente mi butto anima e corpo, e devo dire che in 18 anni all'estero ho veramente stretto belle amicizie

Lilas ha detto...

Sì, è davvero ammirevole il tuo modo di "coltivare" le relazioni!!
Le tue ragazze sono davvero fortunate ad accumulare questo incredibile bagaglio di esperienze fin da piccole, con una mamma così attiva...

Sai che, mentre leggevo del tuo rammarico per queste americane-lampo, che scodellano le figlie e poi le recuperano a razzo, con un certo dispiacere da parte tua, non potevo non ricordare quando le mie erano piccole e c'era l'obbligo della "famigerata" festa di compleanno con invitati i compagni di classe...;-).

Io vivo in un appartamento normale e intrattenere una ventina e più di bambini, evitando che si annoiassero o si spintonassero contro qualche spigolo non era facile...
Io e il marito, alla fine, eravamo esausti e, a questo punto, scattava l'arrivo delle mamme...

Normalmente la festa si faceva di sabato e loro ne avevano approfittato per andare a fare la spesa della settimana (praticamente si lavorava tutte).

Arrivavano comunque rilassate e tu, ovviamente, le invitavi a bere e mangiare qualcosa...
Figurati!! Non aspettavano altro...e l' scattava la conversazione.
Devo essere sincera, facevo buon viso, ma ero distrutta e con estremo piacere aspettavo che arrivassero quelle di stampo "americano" !!!! ;-) ;-) ;-)

E' estremamente piacevole leggere le tue "cronache" e riflessioni!

Liana ( Lilas) http://logga.me/lilas5/

Giulietta Saconney ha detto...

Ammetto Liana che quando erano piccole e vivevamo a Tokyo, e le feste si svolgevano nel nostro appartamento, cosa nuova per me che prima avevo un immenso giardino ( e anche dopo) tutte le volte speravo che i genitori arrivassero prima dell'orario indicato, cosa ovviamente mai successa... E quando arrivavamo le chiacchiere mi trovavano ormai al limite delle mie forze!