giovedì 22 gennaio 2015

Martin Luther King e solidarietà

Lunedi era Martin Luther King day, una giornata dedicata non solo alla memoria di Martin Luther King, ma anche una giornata, da diversi anni, trasformata anzichè in un giorno di vacanza in uno di solidarietà verso chi è meno fortunato. Molti lavoratori anzichè prendersi un giorno di riposo si dedicano ad un'opera di volontariato, lo scopo  donate their time to make a difference on this day.
Bellissimo ovviamente, con dei ma ovvi però. Ci sono qui in America mille e piu associazioni che si occupano di chi e povero, abbandonato, senza casa, gli stessi liceali partecipano a gruppi di questo tipo organizzati a scuola, mia figlia Chiara organizza compleanni per bambini poveri, mia figlia Federica si occupa di animali abbandonati. insomma nei giovani è inculcato questo dover tendere la mano al prossimo e l'importanza di farlo...fantastico, ma...anche qui ci sono dei MA...
e adesso spiego i miei dubbi, certo è importante insegnare, sensibilizzare, creare occasioni per aiutare gli altri, spingere i giovanissimi a guardare al di la del proprio naso, ma se poi la società stessa sembra vivere e avanzare nonostante tutto  e passando di fianco a vite che si perdono sotto scatoloni di cartone, ha senso? come si può predicar bene e razzolare male? perchè sono questi gli Stati Uniti, un paese dell'individualismo dove alla fin fine non frega niente a nessuno del senza tetto morto di freddo, di fame e di stenti dietro casa.
Qui tutto questo stride. Qui in Silicon Valley dove si vendono come noccioline case da 4 milioni di dollari, la miseria fa macchia.... e la si nota, accidenti se la si nota...
Camminare per strada a San Francisco ogni volta mi dà un pugno nello stomaco, mai visti cosi tanti senza tetto. In centro a Palo Alto ce ne sono ad ogni angolo, chi chiede l'elemosina e choi non ha neanche la forza di chiedere. Ad ogni semaforo poveretti mostrano cartelli dove chiedono due soldi per mangiare...e alle loro spalle, Google, Apple e tutto questo mondo qui dove di soldi ce ne sono e anche tanti.
Fa riflettere perchè la solidarietà sembra arenarsi da qualche parte e non riuscire a vincere quella che secondo me e la grande piaga dell'America di oggi: il contrasto stridente tra chi ha tutto e chi non ha niente, tra chi cerca di 
ripararsi come può e chi si tuffa allegramente in piscina, tra chi ha un futuro tutto in salita e chi, invece, ce l'ha in 
discesa.
E non è solo l'America degli immigrati clandestini, che forse poveretti alla fine tra un lavoretto in nero e un'altro campano meglio di tanti americani, di quella classe medio bassa che se perdono il lavoro perdono tutto. Perchè l'america è così, il paese delle grandi possibilità, ma anche quello in cui nel giro di poco puoi passare da tutto a niente, se perdi il lavoro e non hai le spalle coperte, se ti ammali e non puoi pagare le cure. Tutto è instabile, fragile.
I contrasti di questo paese, nel quale noi siamo dei privilegiati, ma non per questo testimoni silenziosi, mi spaventano. Mi spaventa vedere come più che altrove essere nati nel posto giusto al momento giusto sia fondamentale. Poche le possibilità di riscatto quando si parte dal basso. Pochissime le vie d'uscita.
Mia figlia maggiore tra pochi mesi partirà per il college, le abbiamo lasciato carta bianca per fare le applications dove le piace, universita pubbliche e private che siano, sapendo che ci troveremo ad affrontare tuition da capogiro. Sogna New York, Chicago, Boston, ha lavorato duro e noi le offriamo tutto su un bel piatto d'argento per premiarla. La figlia della signora che viene ad aiutarmi in casa ha la stessa eta della mia, e qui da pochissimi mesi, finalmente 
ricongiunta a sua mamma dopo anni separate lei in Salvador la mamma a lavorare in California. Ovviamente non parla una parola d'inglese, ha l'aria sveglia e carina. Ha due figli, l'ultima nata a dicembre, il pirmo poco piu grande.
Ha due bambini ed è una bambina. Ha un futuro tutto in salita, e ancora di più in questa America delle opportunità, per lei non ci sarà scelta, pulira i pavimenti a casa di qualcuno, nella speranza che siano i suoi figli a riscattarsi  e a fare quel salto che il sogno americano sembrerebbe offrire a tutti, ma nelle favole, non nella storia vera! Mia figlia ha la stessa età sua, dipenderà da noi ancora a lungo pur spiccando il volo che la porterà a costruirsi il futuro dei suoi sogni, un po grazie anche a questa America in cui noi europei bianchi e super diplomati l'abbiamo portata a vivere, stendendole un tappeto rosso sul quale camminare verso il futuro.
Riflettiamo a queste differenze, ma non solo il tempo di un giorno di volontariato, di un'ora di club a scuola, di un momento in cui guardiamo con tristezza quell'uomo che dorme sotto fogli di giornale.

mi piace questa canzone che una mia amica ha messo su FB qualche giorno fa!

2 commenti:

Drusilla Galelli ha detto...

Ho sempre pensato che l'America fosse il paese delle grandi contraddizioni, ma non avendola mai vissuta in prima persona non potevo confermarlo. Sono d'accordo con te, un giorno di volontariato o un club a settimana non possono di certo cambiare l'America, ma sicuro sistemare la coscienza di tanti.

mocaliana ha detto...

Grazie di queste riflessioni, bel post!