lunedì 24 febbraio 2014

Socializzazione e curiosità!


Pausa dopo sci dopo una bella giornata tra cielo blu e neve soffice...
Park City
Pausa idromassaggio e piscina con le montagne a fare da cornice, fa bene rilassarsi nell'acqua calda e distendere le gambe doloranti dopo ore di discese pazze a fare lo slalom nella neve come panna montata.
I ragazzi si divertono a saltare in piscina mentre gli adulti un bicchiere di vino in mano si godono l'acqua calda...

 

 

 
Come sempre ghiotta occasione di riflessione....
Quanto sono alla mano gli americani rispetto a tanti altri popoli con i quali il primo contatto è arduo? Se penso ai pomeriggi all'onsen ( i bagni caldi giapponesi) quando mi guardavano come un'extraterrestre con le mie marmocchie che facevano le capriole nell'acqua e nessuno osava neanche un cenno del capo o un sorriso.... o se penso ad alcune uscite di scuola con le mamme francesi a squadrarti da lontano.....Con gli americani si chiacchiera sempre dall'inizio, dal primo momento, e lo si fa perché fa parte della loro cultura, la short conversation, quella in coda al supermercato, alla posta o in qualsiasi occasione in cui si condivide da estranei un breve momento di vita....e sono situazioni che fanno bene, ti senti coinvolto, accettato...
E nell'idromassggio dopo una giornata di sci tutto diventa più semplice, si inizia timidi, almeno noi europei, il sole, la neve, le piste... E via si prosegue, la Silicon Valley, Carolina Kostner e la sua medaglia di bronzo, la follia dell'acquisizione di whats app da parte di Facebook... La nostra vita all'estero, che incuriosisce sempre....( ancor di più in America dove la stragrande maggioranza degli Americani non possiede neanche un passaporto e quindi non è mai andata al di là dei propri confini!)
E intanto una specie di pazzerellona vestita da alta montagna si mette a fare ginnastica davanti a tutti sollevando i pesi con lo zaino in spalla e il cappello calato sugli occhi.... gli americani non fanno una piega.... Si continua a parlare mentre tra noi ci lanciamo sguardi divertiti, ma sappiamo bene che i commenti saranno per dopo perché gli americani non commentano mai, non esiste lo spettegolare critico e divertito che fa parte di altre culture.... Cortesi socievoli ma mai critici gratuitamente, ognuno è come è e non lo si giudica....
Abbiamo da imparare noi italiani che spesso ci fermiamo un po' alle apparenze senza andare al di là della facciata...
Fa caldo nell'idromassaggio, è ora di uscire dall'acqua ed è anche il momento di chiudere le valige, domani si rientra a casa dopo la nostra piacevolissima parentesi sciistica nello Utah, sulle montagne di Park City, una settimana rilassante e sportiva !!

martedì 18 febbraio 2014

Sistemi scolastici e genitori agitati!

Qualche giorno fa ho scritto un articolo per Expatclic dettato da una serie di riflessioni personali che faccio ormai a giorni alterni da tempo: la scuola e i sistemi scolastici sono il grande cruccio per noi genitori expat. Spostarsi è un conto ma spostarsi con figli al seguito è spesso tutto un altro paio di maniche e lo è soprattutto quando i pargoli vanno a scuola e si cerca almeno di non sballottarli troppo da questo punto di vista...
Scegliere un sistema poi diverso da quello conosciuto suscita giustamente preoccupazioni, la paura è di scegliere male.... Ma esiste poi veramente un sistema migliore dell'altro? Non credo...


Spostarsi da un paese all'altro non è mai facile e non lo è soprattutto quando nell'avventura sono coinvolti bambini e ragazzi... Non lo è perché la preoccupazione primaria di ogni genitore si focalizza ovviamente sulla scuola, sulla ricerca della scuola migliore e possibilmente sul trovare un sistema simile al precedente, se non lo stesso....

Sappiamo come per noi italiani trovare una valida scuola italiana all'estero sia complicato, non tanto per il valido in sè quanto perché il sistema educativo italiano in giro per il mondo è estremamente ridotto. Ci sono invece sistemi che permettono di saltare da un paese all'altro in allegria sapendo che nel passaggio i nostri figli non rischiano di perdere una certa logica nel loro percorso di studi... Ci si trova a volte a fare anche la scelta di cambiare benchè in loco ci sia lo stesso sistema, un po' spinti dal provare altro un po' perché a volte un sistema scelto da noi adulti può non convenire al 100% ai nostri fanciulli, così si prova qualcosa di nuovo...
Da sempre ho in mente una bella frase che una psicologa francese mi disse a proposito della scuola" signora non si dimentichi che non è il bambino che si deve adattare alla scuola, ma la scuola che deve adattarsi ad ogni diversa personalità".... Mi piace pensare che sia possibile, ma fino a qualche anno fa l'ho sempre trovata una bella utopia, la scuola perfetta non esiste e ciò che è perfetto per un bambino o per un genitore non lo è per un altro.... Ognuno di noi cerca cose diverse proprio perché abbiamo tutti percorsi e storie diverse alle spalle, ogni bambino cresce con il suo bagaglino di esperienze e si adatterà più o meno ad un sistema scolastico.
Di sistemi scolastici ne conosco direttamente tre, uno è quello italiano, vissuto sulla mia pelle e che ho frequentato di striscio per qualche anno mentre le mie figlie erano al liceo internazionale di Saint Germain en Laye dove per qualche anno hanno avuto la fortuna di studiare un po' di italiano come in Italia ( o come dice mia figlia maggiore la sfortuna di dover sopportare Dante e Manzoni come in Italia!). Il sistema francese è stato il sistema frequentato per tanti anni dalle mie figlie, inframmezzato di un po' di liceo internazionale con predominante francofona, per poi tuffarci, o meglio tuffarle nel sistema americano, che impariamo a conoscere pian piano.
Tre sistemi molto diversi tra loro, con pregi e difetti, con rigidità e aperture, con slanci di modernità e legami con il passato duri da sradicare.... Tre sistemi che credo siano incomparabili, criticabili su certi punti e in misure diverse. I francesi tendono a ritenere il loro sistema il migliore, gli italiani vedono nel carico immenso di lavoro dato già alle elementari un elemento importante per sottolinearne il valore, gli americani visti dall'esterno sono molto criticati per l'estrema apertura e tolleranza, una scuola ludica che fa divertire ma niente di più...
Facile ritenersi i migliori e criticare gli altri, facile non essere capaci di non guardare oltre il proprio sistema, almeno non si va in terreno sconosciuto e non si rischia di scontrarsi con qualcosa di troppo nuovo.
Io sono cresciuta con un percorso scolastico abbastanza tracciato, fin da piccola sapevo che avrei fatto studi classici al liceo perché mio padre aveva da sempre sottolineato l'importanza del latino e del greco come elementi formatori di una personalità, non ho sofferto del fatto che le mie figlie crescendo in sistemi diversi dal mio non avessero questo tipo di formazione, hanno studiato un,po' di latino, alla francese le grandi, e la piccola all'americana.. e mi metto un po' le mani nei capelli se penso a come lo facciamo noi in Italia, ma faccio astrazione e mi dico che tutto sommato hanno altro per forgiare le loro personalità....
Negli anni ho cercato di prendere il buono da un sistema scolastico e poi adesso dall'altro, passando sopra lacune su certi argomenti,che sono tali per noi italiani e rigidità per me inconcepibili, stupendomi però anche sulla quantità di materie interessanti, l'approfondimento di tematiche, l'apertura al mondo che non ci sono nel nostro sistema.
In questi giorni sono confrontata con alcune problematiche comportamentali a scuola e con le soluzioni date e sono quasi spiazzata sul modo che gli americani hanno di affrontare certi problemi, come il bullismo o il disagio psicologico di certi bambini. Ci sono un attenzione e un ascolto che ti rincuorano, la scuola reagisce in frettissima senza minimizzare i problemi, si mette in azioni con i ragazzi stessi, coinvolge le famiglie e dei professionisti che possono intervenire...
Molte volte nel sistema francese ho visto minimizzare problemi e preferire non intervenire, cercando quasi di colpevolizzare i bambini e di renderli diversi agli occhi degli altri, anziché insegnare al gruppo classe a tollerare le differenze e ad aiutare un compagno più debole o in difficoltà. Qui se c'è un problema si reagisce senza mezze misure insegnando ai bambini che il loro benessere a scuola e fuori è uno degli elementi più importanti per la loro crescita.... Questo per me è un approccio fondamentale che va al di la di ogni programma o approfondimento di storia, matematica e scienze....
Tutto sommato non mi importa molto che le mie figlie leggano Cicerone capendoci poco e con accento francese ( perché i francesi leggono il latino come i francesi e le mie hanno imparato così), non mi importa che la matematica sia fatta in modo diverso e che la storia salti di palo in frasca, lasciando dei buchi nelle loro conoscenze, li colmeranno dopo, hanno tutta la vita per farlo e la curiosità necessaria! Non mi importa quasi che ci sia meno ordine e rigore nei quaderni, l'importante e che sappiano che ci vuole ordine e rigore nella vita in certi momenti e in certe situazioni, una cosa però che veramente mi sta a cuore è che vivano in una scuola aperta e tollerante, che da spazio ai ragazzi e alle loro diverse personalità, che se proprio non si avvicina all'utopia della scuola che si adatta ai bambini, non ne sia troppo lontana, che insegni loro a vivere in mezzo agli altri e ad apprezzarne culture e provenienze diverse...
Alla fine se c'è tutto ciò ogni sistema con il suo insieme di pregi e difetti formerà delle belle personcine capaci di affrontare il mondo di oggi, di essere degli adulti aperti e tolleranti, degli adulti pronti ad affrontare il mondo e la vita con il sorriso e la voglia di scoprire! Come genitori non soffermiamoci sull'apparenza, sulla mole di lavoro, sulla quantità di materie, andiamo oltre e cerchiamo di capire di cosa veramente i nostri figli hanno bisogno per crescere nel modo migliore, senza bisogno che sia la pagella a darci il risultato.....

giovedì 13 febbraio 2014

La storia dei biscotti!

per me I piu buoni, cocco e caramello
Ci siamo dopo mesi di attività scoutistica, condita da avvenimenti di vario tipo, comprensivi del mio tentativo di rendermi assolutamente invisibile per evitare di essere invitata a partecipare ad attività ludico ricreative.... mi ritengo soddisfatta della mia animazione per l'incontro bocce del mese di novembre....grosso momento di imbarazzo quando ho veramente capito che si aspettavano da me la pubblica spiegazione di regole e tecniche di gioco.... me la sono cavata tirando fuori dalla memoria le partitelle a bocce da bambina sulla spiaggia...... con Camilla che mi guardava perplessa....
Comunque dopo mesi di attività varie, tutte molto carine per la mia neo girl scout, dopo aver venduto dolcetti e abbonamenti a riviste di vario tipo, eccoci al momento clou della stagione scoutistica americana: la vendita di biscotti.

alcuni gusti...

I biscotti delle girl scout sono attesi e noti a tutti.... Ne ho avuto la prova oggi, siamo andati a vendere i biscotti in ufficio, io un po' perplessa ma desiderosa di far fuori le scatole impilate nella nostra dispensa, Camilla un po' intimidita, si chiedeva cosa avrebbe dovuto fare.... Semplicemente niente, gli americani conoscono i biscotti, il packaging, i gusti... Li aspettano quasi... Vengono sicuri verso di te chiedendoti ferrati se hai questo o quello, non si tirano indietro, anzi si accorgono anche che i biscotti sono aumentati di 50 centesimi dall'anno scorso.... ma non è un freno, ripartire con una scatola colorata è un bel gesto, lo fanno volentieri, come se fosse la normale abitudine di fine inverno....
 i piu gettonati
 
Questo mi fa riflettere su qualcosa di più ampio come in America ci sia questa abitudine a dare, donare, partecipare ad una causa nella quale si crede o si fa finta di credere, si dona per tutto e lo si fa con entusiasmo, gli americani vivono in uno Stato che da loro pochi servizi pubblici, e che li tartassa con tasse altissime, ma non importa sono sempre disposti a partecipare ad uno sforzo comune per la comunità, donano per la scuola ( e donano tantissimo, il nostro liceo raccoglie più di un milione e mezzo di dollari dai soli genitori come donazioni, una risorsa enorme che permette di avere strutture incredibili e materiale modernissimo*), si dona alla cassa del supermercato per svariate cause, si dona alla ginnastica, al nuoto , al tennis sempre convinti che quel di più possa essere utile alla comunità.... Si dona anche nelle scuola private dove già paghi un sacco, si dona perché fa parte di una mentalità che noi Europei non abbiamo, per loro è così da sempre.... E allora comprare i biscotti alla ragazzina con il gilet degli scout fa parte del gioco, fa parte di questa apertura verso gli altri che mi ha piacevolmente sorpresa....

* le donazioni sono detraibili per il 50% dalle tasse.... Ulteriore incentivo a donare...

martedì 11 febbraio 2014

Bambini e lingue

bambine al tempio in Giappone
Una delle cose che angoscia di più i neo expat con prole al seguito è l'impatto del cambiamento sui propri bambini non tanto dal punto di vista del trasferimento puro e semplice con sradicamento e perdita di punti di riferimento, quanto per l'impatto con una lingua nuova e con un nuovo sistema scolastico.... Sono anni che vedo sfilare davanti agli occhi pensieri inquieti di genitori in partenza verso nuovi lidi, terrorizzati dal sottoporre i loro pargoli ad uno sforzo linguistico che ai loro occhi d'adulti sembra un esercizio da circo...
Sono anni che mi chiedo se noi non fossimo assolutamente incosciente, non mi ricordo mai di essermi fatta domande sulla capacità assimilatoria plurilingue delle mie fanciulle ne tanto meno sull'impatto che una lingua nuova avrebbe potuto avere sulle loro piccole personalità!
ai piedi del Fujii-san
È vero che nella differenza linguistica e culturale le ragazze hanno sguazzato dalla nascita, ma anche così non mi sono mai chiesta se l'italiano ne avrebbe patito ne se avrebbero avuto ritardi nell'esprimersi e turbe psicologiche per i troppi input linguistici...
Il tutto è venuto naturalmente. L'italiano è stata da sempre la lingua di casa, quella di comunicazione tra noi genitori e di comunicazione tra noi grandi e loro bambine.
Federica la numero uno ha da subito allegramente approcciato l'italiano e il francese senza troppe perplessità, dopo mamma e papà la terza parola è stata aurevoir e la quarta attenta( la dice lunga su quanto fosse scavezzacollo e su quanto dovessi ripetergliela fin da piccina!)... Aveva 9/10 mesi ed è poi stato tutto un crescendo in cui le lingue si mescolavano allegramente quando sapeva che l'interlocutore poteva capire entrambe e si scindevano in perfetta autonomia in contesti monolingue, come il nido che era tutto francese, o in immersione totale in vacanza in Italia...
Le competenze linguistiche sono cresciute di pari passo e in modo rapido, come se di lingua ne avesse una sola, a due anni parlava come un adulto con un vocabolario preciso ed elaborato... A due anni ha anche scelto la lingua di comunicazione con la sua prima sorella, il francese, esteso poi da entrambe anche a numero tre....
corsi di sci in Giapponese
Si sono create in casa due aree linguistiche, la nostra in italiano, tra noi e con loro , e la loro in francese che a volte tendeva e tende a penetrare nell'italiana dalla quale l'abbiamo sempre respinta con energia...tollerando qualche fuoriuscita....
Rapidamente l'inglese si è aggiunto al pacchetto lingue, accolto con entusiasmo da loro e senza tante domande da noi.... E parallelamente i corsi di Giapponese che non volevano essere altro che un'infarinatura ma che in testoline così ricettive aveva terreno fertile!
spettacolo country nel deserto australiano
Ogni lingua sembrava trovare la sua collocazione e il suo contesto e soprattutto sembrava dominare in situazioni e interazioni diverse, senza mai impedire alle altre di progredire a loro modo...
Contemporaneamente l'apprendimento di lettura e scrittura sono state portate avanti senza troppe confusioni, agli inizi in francese e italiano per le più grandi, aggiungendo in seguito l'inglese scritto( in prima e terza elementare) e tutte e tre insieme per Camilla che ha sempre seguito cicli bilingue dagli inizi della materna....e anche in questo caso niente ansie, ne da parte sua ne nostra....
In realtà non mi ricordo neanche come hanno imparato, mi ricordo solo che Chiara quando stava imparando a leggere in francese, aveva 4 anni e mezzo, prima o dopo la storia serale per un certo periodo voleva fare in gioco delle parole, inventato e richiesto da lei, mi faceva scrivere sulla lavagna magica 5 parole in francese e 5 in italiano più una frase una volta in una lingua e una in un'altra.... È mi stupiva tutte le sera con l'elasticità con la quale passava nella lettura da una lingua all'altra avendone rapidamente integrato le differenze sonore....
passeggiando a Goa....

Fondamentalmente forse il fatto di non esserci posti domande ci ha fatto vivere questi apprendimenti serenamente e senza accorgercene, in modo naturale, non abbiamo mai visto come un freno possibile l'inserimento di una nuova lingua in un nuovo contesto, anzi ci siamo rapidamente resi conto di come l'elasticità mentale di questi bambini sia incredibilmente alta, di come il loro cervello in formazione sappia assimilare senza farsi domande tutte le novità proposte....
Come insegnante ho per parecchio tempo studiato il fenomeno del bilinguismo, un po' perché ci sono confrontata al quotidiano, un po' perché per anni ho animato dei laboratori linguistici per bambini piccoli, i quali venivano "sottoposti" a più lingue a partire dai tre anni, con incontri settimanali di
gioco in lingua straniera.... I meccanismi mi entusiasmano, i bambini hanno capacità di apprendimento stupefacenti, a qualsiasi età, ma ancora di più prima dei sette anni, età chiave nella quale incominciano ad affrontare la loro stessa lingua in modo critico, affrontando problemi di sintassi e grammatica prima assolutamente sconosciuti....un bambino che non conosce l'esistenza dei costrutti grammaticali imparerà la nuova lingua senza farsi domande esattamente con gli stessi
meccanismi di apprendimento della lingua madre, imparerà per assimilazione, imparerà per
ripetizione....
oggi nonostante tutto....
Poi certo successivamente può diventare più complesso, ma lo diventa soprattutto perché sono i genitori stessi a preoccuparesene, i bambini comunicano con tutti senza freni inibitori e paura di sbagliare... Siamo noi adulti a trasmettere loro le nostre paure comunicative, noi che prima di aprie bocca in una nuova lingua ci chiediamo se stiamo dicendo bene, se saremo capiti... Loro, i bambini non se lo chiedono comunicano e basta...
E una volta immersi nella nuova lingua tutti gli altri apprendimenti, lettura e scrittura verranno naturalmente e senza nulla togliere al loro italiano che progredirà anche lui di pari passi...
Anni fa sono stati fatti degli studi proprio sul consolidamento della lingua materna in bambini che vivevano i aree culturalmente meno stimolanti, l'inserimento di una lingua seconda ha aiutato proprio il consolidamento e il progredire della lingua materna....
sulle spiagge del Tamil Nadu

Capisco che sia difficile e faccia paura a noi genitori questo carico linguistico inconsueto, ma visto con gli occhi di un bambino è un gioco da ragazzi!
Sarà che mi sento forte dei mie oltre sedici anni di osservazione sulle mie figlie, dei miei nipoti ( trilingue anche loro) e dei tanti bambini e ragazzi incrociati sul nostro cammino, sarà che ho visto i risultati stupendi su quelli diventati grandi ( vero Caludia?) che mi viene proprio voglia di rassicurare chi per la prima volta si trova di fronte a frasi del tipo "oggi a scuola j'ai joué à chat with my friends"... Io ci ho fatto il callo e so che sono capaci di dire lo stesso in monolingua ...e trovo fantastica questa ricchezza!
tanti anni fa....


martedì 4 febbraio 2014

giochetti tra blogger!

Un po di tempo fa una ragazza di un altro Blog Sogno Australiano mi ha coinvolta in un giochetto di domande e risposte.... eccomi finalmente pronta per riflettere su questi 10 punti interrogativi che vogliono svelare un po del perché e del per come della mia vita d'expat
1) Perche’ hai deciso di andar via dal tuo paese?
Sono passati più di 17 anni dal giorno in cui ho preso questa decisione importante e sono ormai quasi 17 anni che sono partita... Il motivo, beh l'amore, l'amore per quello che è diventato mio marito e il papà delle mie tre splendide ragazze, cosa non si fa per amore! Un grande respiro, un nodo allo stomaco e la decisione di salire su quel l'aereo per incominciare la nostra vita insieme, lontano ma non troppo dall'Italia, e come inizio non era male!
2) Lo rifaresti?
Ad occhi chiusi e molto più serenamente rispetto a 17 anni fa, più serenamente perché ci ho preso incredibilmente gusto, mi piace un sacco scoprire nuovi posti, viverli, renderli miei, mi piace l'adrenalina del dopo trasloco, quando tutto è da costruire e non sai da che parte incominciare
3) Dove vorresti vivere VERAMENTE?
Mi piace molto il posto in cui vivo. Lo trovo stimolante, entusiasmante, adesso non vorrei vivere in nessun altro posto... Ma chissà tra qualche anno...
4) L’abitudine piu’ strana che hai acquisito?
 Ma non parlerei di abitudini, piuttosto di modi di fare, non credo di essere più molto italiana per certi comportamenti ma di esserlo per altre cose, credo di aver assimilato qualcosa di tutti i paesi in cui ho vissuto e adesso fanno parte del mio modo di essere e di pensare, del mio modo di comportarmi come persona, come mamma....
5) Quando incontri un italiano all’estero… scatta l’antipatia, l’indifferenza o la simpatia?? (Lo chiedo perche’ nei vari forum non fanno altro che insultarsi gratuitamente, quasi qualcuno rubasse la terra e l’aria con la solo presenza… mah!!)
Dipende.... Antipatia verso i turisti caciaroni, simpatia verso chi è come me! Per anni non ho né incontrato ne cercato italiani, non ne sentivo la necessità e non ne ho avuto occasione... Poi in Giappone ho incominciato a sentire il bisogno di un confronto con i miei compatrioti, ne sono nate belle amicizie.... Quando si vive così lontano in una cultura molto diversa dalla nostra un po di italianità fa bene.... Anche in America frequento piacevolmente molti italiani, è bello ritrovarsi tra di noi....si recuperano un po' di radici spesso troppo stiracchiate nei vari spostamenti! L'importante è non chiudersi in una comunità, sarebbe triste e poco costruttivo!!
6) Il cibo piu’ buono del tuo nuovo paese?
La carne alla griglia... Ma anche tante altre cose! adoro scoprire la cucina di un nuovo paese e mescolare poi le basi, i prodotti, con la mia e le altre cucine!
La visione che si ha della cucina americana non è sempre gloriosa, ma devo dire che come ovunque si può mangiare bene e si possono trovare ottimi prodotti, l'importante è non rimanere ancorati alle proprie abitudini alimentari a tutti i costi, sarebbe poco costruttivo.
7) E quello piu’ orrido?
 Mah qui di cose orride c'è ne sono parecchie.... Diciamo così di getto macaroni and cheese in scatola.... Improponibili!
8) Il tuo ultimo compleanno all’estero? Come l’hai passato?
Il mio ultimo compleanno è stato all'estero come tutti gli ultimi 17 precedenti, l'ho passato in modo molto piacevole festeggiando più volte sia con amici che con la mia famiglia
9) Dove sarai tra cinque anni?
  Chissà... Per il momento negli ultimi 10 anni non ho mai vissuto più di tre anni nello stesso posto.... Vedremo...di sicuro non voglio essere troppo lontano dalle mie ragazze, due tra cinque anni saranno già all'università, ed un'altra sull'ultimo rettilineo prima del college.... Vorrei almeno vivere nello stesso continente, senza troppe ore di fuso e di aereo tra me e loro!
10) Ad oggi la Felicita’ e’… ?
guardarmi indietro e vedere quello che abbiamo costruito io e il mio compagno di vita e di avventura in questi 17 anni, guardare le mie ragazze e rendermi conto che nonostante i mille cambiamenti stanno diventando delle personcine speciali, aperte, tolleranti, curiose...

Ho risposto di getto e sono stata al gioco e ora rigiro le stesse domande ai miei amici blogger sparsi per il mondo se hanno voglia anche loro di riflettere un po'!