lunedì 6 ottobre 2014

L'altra faccia della scuola americana: dall'autostima alla perdita di fiducia in se stessi...

Parlavo di autostima il post precedente, di come da quando i bambini sono piccini vengano spinti a credere in se e nelle proprie possibilità. È fantastico vedere come la cultura del tutto è possibile, del posso riuscirci se voglio, del ne sono capace e ce la farò, sia inculcata nei bambini e portata avanti con forza.
Poi c'è il rovescio della medaglia, e questo avviene soprattutto qui, il mondo del tutto è possibile, in cui tutti hanno successo o pensano di potercela fare,  in cui ti volti e vedi trentenni arrivati ai vertici di grandi aziende, giovani rampanti sempre con il sorriso che guidano il mondo della tecnologia, benessere spiattellato lì ad ogni angolo. Il rovescio della medaglia è però  tutto quello che ne deriva, è tutto ciò che in termini di energie si è investito per arrivare ad un certo punto, che poi rimbalza indietro a colpirti come un micidiale fresbee e ti lascia senza fiato. Sembra quasi che con determinazione si costruisca nei giovanissimi una grande autostima, per poi permettere loro di affrontare ben carichi tutto lo stress degli anni successivi.... ci sara di conseguenza una selezione naturali, i piu resistenti arriveranno al traguardo, ben solidi e sicuri di se, e gli altri?
Perché a volte quello che sembra essere il mondo perfetto, in cui si ha tutto e si è arrivati ovunque
crolla come un castello di carte, e allora non riesci più ad andare avanti e poi lo fai  lo stesso, perché sei in una spirale che non ti fa tornare indietro, ma fai fatica. Fai fatica ad andare avanti ad alzarti dal letto, la giornata da affrontare ti sembra troppo lunga e troppo pesante, quello che prima ti entusiasmava, non ti entusiasma più, anzi.... È il burn out, un misto di spossatezza e depressione, un esaurirsi violento delle proprie energie, che ti inchioda e ti impedisce di vedere la fine del tunnel.
Succede ai manager rampanti della Silicon Valley, obbligati a continuare nonostante tutto, stritolati dalla competizione e da questa continua corsa a chi arriva più lontano.
Succede agli studenti universitari schiacciati dal peso del risultato.
Succede ai giovanissimi studenti di High School che con la maturità dei loro anni devono far fronte ad enormi pressioni, forse troppe, eccessive, incomprensibili.
Ne aveva parlato diversi mesi fa del bel libro the Prize of privilege della psicologa Americana Madeline Levine, psicologa in Silicon Valley, che conosce particolarmente bene questa realtà. Lei parla proprio di questi bambini e ragazzi cresciuti qui, nel mondo del successo e del tutto è possibile.
Bambini e ragazzi con tutto, ma nei quali dentro si rompe qualcosa. La causa? Le troppe pressioni,
l'ansia da parformance, che colpisce si i manager, ma anche gli adolescenti già fragili in questa problematica fascia d'età.
Leggendo il libro qualche mese fa pensavo fosse un fenomeno diffuso, ma non mi ero resa conto in realtà di quanto ampio fosse. Adesso apro gli occhi e mi spavento. I liceali di questa soleggiata valle vivono stress inimmaginabili per me che sono stata adolescente negli anni 80. Forse i tempi sono cambiati, sicuramente si chiedeva a me adolescente e liceale di allora di essere molto meno all'altezza di quello che si chiede a questi ragazzini del 2014 tra Palo Alto e Cupertino. Come genitore mi faccio molte domande, non trovo le risposte e i punti interrogativi si accumulano nella mia mente.
Si chiede a questi ragazzini di essere brillanti, pimpanti, atletici, alla moda, sorridenti, energici, popolari. Si chiede,cioè il sistema chiede loro, di essere sempre tra i migliori, di partecipare alle selezioni per le migliori  università, di vincere la gara di nuoto e la partita di tennis. E di non cedere mai... Forse troppo in fretta ci si dimentica che hanno solo 16/17 anni, che non hanno la maturità psicologica per affrontare sfide così grandi e non hanno la solidità per prendere decisioni definitive.
Qualche anno fa qui in uno dei licei di zona ci sono stati una serie di suicidi tra giovanissimi liceali, ovviamente la cosa non ha lasciato indifferenti, ma nulla di concreto è stato fatto per proteggere i ragazzi fino in fondo.
Adesso le domande da porsi sono tante, vale la pena per crescere e diventare adulti sottoporsi a tutto questo stress? Ovviamente no, ma difficile spiegarlo agli adolescenti immersi in un tale contesto, in un'età in cui difficilmente ascoltano già di per loro!
A cosa porta questa scuola selettiva e stressante dai primi anni di Liceo? non so ancora dirlo, conosco male il sistema. Certo i ragazzi sono indubbiamente molto ben preparati, ma a che prezzo? Anch'io ero ben preparata. Ma lo stress non esisteva praticamente, tutto filava liscio senza troppe angosce, le scelte importanti avvenivano dopo l'esame di maturità en che il voto finale non implicava molto.
Qui invece non solo conta l'ultimo anno, ma anche i tre precedenti, cioè in blocco tutto il cursus liceale, che no deve avere pecche, ma anzi mille guizzi....
Certo che se uno sbaglia qualcosa o si fa prendere dal fancazzismo o adolescenziale poi si spara...
Ma allora noi genitori cosa dobbiamo fare? Difficile. Da un lato vien voglia di dire usciamo da questo meccanismo e freghiamocene, dall'altro però i nostri figli ci sono dentro e per restarci devono dare il meglio e noi dobbiamo spingerli con dolcezza a farlo.
Complicato tutto ciò!
Non so se il fenomeno sia particolarmente potenziato qui nella nostra Silicon Valley dove questi adulti in erba hanno di fronte mondi di successo, che per forza di cose danno loro voglia di farne parte, con gli stress conseguenti, e con il conseguente rendersi conto che non saranno tutti degli Steve Jobs, o se sia proprio a tutti gli Stati Uniti, e addirittura a gran parte delle culture occidentali, dove sembra che non ci sia più posto per i normali, ma solo per i bionici, e per forza di cose se è già duro esserlo a 40 anni, immaginiamo quanto impossibile sia essere invincibili a 15!

4 commenti:

Grandma's house ha detto...

Ho imparato a lasciar vivere mia figlia facendobgli fare edperienza du fallimenti e successi diventando piu' advisor che genitore e non invadere il suo mondo se non quando vedo pericoli. Tutto il contrario dei miei genitori in italia

Maddalena Sodo ha detto...

Purtroppo non credo che esista un metodo migliore di un altro. Credo che alla fine a decidere tutto sia davvero la natura di ognuno di noi. Perchè ci son giovani che si suicidano perchè nessuno ha dato loro la speranza di farcela...ci son giovani che invece si suicidano per il problema opposto, cioè gliene hanno data troppa e poi non corrispondeva a verità..Credo in realtà che la colpa non sia del sistema, ma semplicemente che ognuno di noi reagisce alla realtà che ha di fronte in un modo o nell'altro. Nelle scuole italiane, ad esempio, i ragazzi spesso non sono motivati, non vengono "rinforzati" e crescono con il pensiero che ce la farà il raccomandato. Spesso non è vero, ma la cultura generale te lo fa credere sin da bambino...per cui tu cresci con una specie di passività..Mentre c'è chi, nonostante gli ripetano che vanno avanti solo i raccomandati, si oppone e ce la fa. In sintesi, quel che voglio dire è che non c'è un sistema buono, c'è solo l'individuo che ha la capacità di adattarsi bene e di "farcela", c'è chi invece, non riesce ad adattarsi non ce la fa (per i più svariati motivi, e allora cederà (depressione, suicidio o ritiro dalle scene in generale). Ma, in fondo, credo che sia semplceimente la legge della selezione naturale trasferita dalla giungla alla società "civilizzata".C'è chi sopravvive e chi soccombe. E' bruttissimo da dire, ma è così purtroppo. Io ho un bimbo piccolo, va qui in una scuola inglese, e già in questo differente sistema, noto una grande tendenza a stressare il bambino e a sottoporlo si da 4 anni di età a dei test e interrogazioni @__@. Mi son posta la stessa domanda: e se non ce la fà? quanto ne rimarrà traumatizzato? se già a 4 anni è in competizione ? a 40 come sarà? La risposta è che dipenderà solo ed esclusivamente dalla sua natura, dal suo carattere. E' così.

Drusilla Galelli ha detto...

Il mestiere del genitore è il mestiere più difficile del mondo! La cosa si complica ulteriormente quando ti trovi a crescere ed educare i tuoi figli in un contesto culturale diverso da quello nel quale siamo cresciuti. Il tuo precedente post metteva in luce il bello di quella cultura, il fatto di poter avere sempre la possibilità di essere un vincente ma questo evidenzia il prezzo che si può arrivare a pagare nel caso in cui fallisci e quanto sia difficile rimanere sempre al top! Credo sia importante seguire un po' il proprio istinto, concentrarsi sul carattere dei propri figli che inevitabilmente dovranno scontrarsi con fallimenti e gioire dei propri successi. Insegnargli che nella vita non si vince sempre, ad accettare anche la sconfitta e magari usare proprio quella per rialzarsi a combattere!
Certo, a parole è tutto più facile, nei fatti un po' meno!!!!

Giulietta Saconney ha detto...

Avete ragione, così è la vita, ci sono vincenti e perdenti, ed è normale e giusto. Quello che più mi colpisce e come i ragazzi integrino in fretta questo sistema di stress, lo vedo con le mie che sono estremamente brillanti, ma anche molto sensibili al confronto. Pur non mettendo pressioni in casa se le mettono loro nel confronto continuo con i coetanei e nella continua voglia di essere i migliori, un bene e un male allo stesso tempo. Io a 17 anni ero molto più relax, forse perché sapevo che mi giocavo ben poco in prima battuta!