mercoledì 14 maggio 2014

Incontrarsi con le differenze

 
Nel mio post precedente ho parlato del multilinguismo nel quale siamo immersi in questa babele che è la Silicon Valley, non si riesce più a trovare una cultura dominante, tanto le diverse culture si intrecciano tra di loro con entusiasmo. E gli incontri che si fanno vanno tutti in questa direzione, mondi che si incontrano e riescono a trovare punti in comuni, personalità diverse che si ritrovano in questo essere qui a gestire le differenze. Certo, a volte, le barriere culturali sono un forte freno allo svilupparsi delle relazioni, ma in molti casi sono lo stimolo per rompere il ghiaccio ed andare oltre. La scelta di vivere in giro per il mondo è anche un po' questa, il mischiarsi ad altre culture superando ostacoli e lingue. Poi c'è il ritrovarsi con i propri conterranei, e spesso è un immenso piacere, quel conversare senza sforzi con naturalezza quel richiamo culturale che è uguale per tutti.... C'è il rischio però di chiudersi in un mondo a sé, che sopravvive anche senza tutto il resto.... e questo è l'errore da non fare...l'esperienza all'estero perde di consistenza, le viene a mancare quel l'integrazione con il resto del mondo, che la rende così unica!
Nei diversi paesi in cui ho vissuto ho visto gruppi mono linguistici e mono culturali chiudersi a riccio creando una barriera con il mondo esterno, avanzare solo e sempre tra di loro.... Il che alla fine limita molto nelle relazioni, se qualcosa non va devi fartela andare bene....
Fondamentalmente c'è chi ha abbastanza coraggio per partire lontano ma non altrettanto per ritrovarsi immerso nel nuovo... Mi ricordo quando in Giappone le prime volte andavo in piscina vicino a casa, una piscina giapponese, frequentata solo da giapponesi, in cui si parlava solo giapponese, e semplicemente iscriversi era un arrampicarsi sugli specchi. Portavo le bambine a lezione di nuoto, le riconoscevo da lontano tra tanti occhi a mandorla, mentre stoica aspettavo al di la del vetro, io, unica gaijin, straniera, tra tante altre mamme.... Ma in piscina ho fatto incontri speciali, con mamme che superavano loro stesse per scambiare due parole, e io tiravo fuori il mio giapponese stentato, ma con l'entusiasmo di relazionarsi....
Ci vuole curiosità quando si è lontani d casa, e la curiosità non è solo aver fatto il viaggio, ma anche guardar fuori dal finestrino e tendere la mano a quello che è diverso da noi, senza paura....

4 commenti:

Sabina ha detto...

La curiosità è un grandissimo stimolo per sbirciare fuori dalla propria finestra!

Paolo ha detto...

Non so ....
A volte è utile avere una comunità di riferimento a cui appoggiarsi.
Mi viene in mente la mia prima esperienza in piscina: il maestro pensava che l'unico modo per imparare a nuotare fosse quello di gettarmi in piscina senza nessuno "supporto" ... dopo poche settimane ho abbandonato per riprendere solo molti anni dopo.
Credo che avere un salvagente all'inizio renda l'impatto un po meno duro .. poi con il tempo se ne potrà fare a meno.

Giulietta Saconney ha detto...

Ma certo che una comunità di riferimento è unica e insostituibile, non deve però essere una scusa per chiudersi a tutto il resto! Per anni ho vissuto all'estero senza incontrare l'ombra di un italiano, pensavo di vivere benissimo senza e mi sbagliavo, il giorno in cui giocando al parco in Giappone qualche mese dopo il nostro arrivo a Tokyo abbiamo conosciuto i nostri primi amici italiani, beh è stato un giorno indimenticabile! Ho capito quanto importante fosse ritrovarsi con chi ha una cultura simile alla nostra, e poi parlare la propria lingua aiuta.
La ricchezza però sta nel saper anche andare oltre. Ho molti amici italiani qui, alcuni veramente amici veri, ma questo non deve impedire di creare legami con chi proviene da lingue e culture diverse!

Paolo ha detto...

assolutamente d'accordo!