martedì 11 febbraio 2014

Bambini e lingue

bambine al tempio in Giappone
Una delle cose che angoscia di più i neo expat con prole al seguito è l'impatto del cambiamento sui propri bambini non tanto dal punto di vista del trasferimento puro e semplice con sradicamento e perdita di punti di riferimento, quanto per l'impatto con una lingua nuova e con un nuovo sistema scolastico.... Sono anni che vedo sfilare davanti agli occhi pensieri inquieti di genitori in partenza verso nuovi lidi, terrorizzati dal sottoporre i loro pargoli ad uno sforzo linguistico che ai loro occhi d'adulti sembra un esercizio da circo...
Sono anni che mi chiedo se noi non fossimo assolutamente incosciente, non mi ricordo mai di essermi fatta domande sulla capacità assimilatoria plurilingue delle mie fanciulle ne tanto meno sull'impatto che una lingua nuova avrebbe potuto avere sulle loro piccole personalità!
ai piedi del Fujii-san
È vero che nella differenza linguistica e culturale le ragazze hanno sguazzato dalla nascita, ma anche così non mi sono mai chiesta se l'italiano ne avrebbe patito ne se avrebbero avuto ritardi nell'esprimersi e turbe psicologiche per i troppi input linguistici...
Il tutto è venuto naturalmente. L'italiano è stata da sempre la lingua di casa, quella di comunicazione tra noi genitori e di comunicazione tra noi grandi e loro bambine.
Federica la numero uno ha da subito allegramente approcciato l'italiano e il francese senza troppe perplessità, dopo mamma e papà la terza parola è stata aurevoir e la quarta attenta( la dice lunga su quanto fosse scavezzacollo e su quanto dovessi ripetergliela fin da piccina!)... Aveva 9/10 mesi ed è poi stato tutto un crescendo in cui le lingue si mescolavano allegramente quando sapeva che l'interlocutore poteva capire entrambe e si scindevano in perfetta autonomia in contesti monolingue, come il nido che era tutto francese, o in immersione totale in vacanza in Italia...
Le competenze linguistiche sono cresciute di pari passo e in modo rapido, come se di lingua ne avesse una sola, a due anni parlava come un adulto con un vocabolario preciso ed elaborato... A due anni ha anche scelto la lingua di comunicazione con la sua prima sorella, il francese, esteso poi da entrambe anche a numero tre....
corsi di sci in Giapponese
Si sono create in casa due aree linguistiche, la nostra in italiano, tra noi e con loro , e la loro in francese che a volte tendeva e tende a penetrare nell'italiana dalla quale l'abbiamo sempre respinta con energia...tollerando qualche fuoriuscita....
Rapidamente l'inglese si è aggiunto al pacchetto lingue, accolto con entusiasmo da loro e senza tante domande da noi.... E parallelamente i corsi di Giapponese che non volevano essere altro che un'infarinatura ma che in testoline così ricettive aveva terreno fertile!
spettacolo country nel deserto australiano
Ogni lingua sembrava trovare la sua collocazione e il suo contesto e soprattutto sembrava dominare in situazioni e interazioni diverse, senza mai impedire alle altre di progredire a loro modo...
Contemporaneamente l'apprendimento di lettura e scrittura sono state portate avanti senza troppe confusioni, agli inizi in francese e italiano per le più grandi, aggiungendo in seguito l'inglese scritto( in prima e terza elementare) e tutte e tre insieme per Camilla che ha sempre seguito cicli bilingue dagli inizi della materna....e anche in questo caso niente ansie, ne da parte sua ne nostra....
In realtà non mi ricordo neanche come hanno imparato, mi ricordo solo che Chiara quando stava imparando a leggere in francese, aveva 4 anni e mezzo, prima o dopo la storia serale per un certo periodo voleva fare in gioco delle parole, inventato e richiesto da lei, mi faceva scrivere sulla lavagna magica 5 parole in francese e 5 in italiano più una frase una volta in una lingua e una in un'altra.... È mi stupiva tutte le sera con l'elasticità con la quale passava nella lettura da una lingua all'altra avendone rapidamente integrato le differenze sonore....
passeggiando a Goa....

Fondamentalmente forse il fatto di non esserci posti domande ci ha fatto vivere questi apprendimenti serenamente e senza accorgercene, in modo naturale, non abbiamo mai visto come un freno possibile l'inserimento di una nuova lingua in un nuovo contesto, anzi ci siamo rapidamente resi conto di come l'elasticità mentale di questi bambini sia incredibilmente alta, di come il loro cervello in formazione sappia assimilare senza farsi domande tutte le novità proposte....
Come insegnante ho per parecchio tempo studiato il fenomeno del bilinguismo, un po' perché ci sono confrontata al quotidiano, un po' perché per anni ho animato dei laboratori linguistici per bambini piccoli, i quali venivano "sottoposti" a più lingue a partire dai tre anni, con incontri settimanali di
gioco in lingua straniera.... I meccanismi mi entusiasmano, i bambini hanno capacità di apprendimento stupefacenti, a qualsiasi età, ma ancora di più prima dei sette anni, età chiave nella quale incominciano ad affrontare la loro stessa lingua in modo critico, affrontando problemi di sintassi e grammatica prima assolutamente sconosciuti....un bambino che non conosce l'esistenza dei costrutti grammaticali imparerà la nuova lingua senza farsi domande esattamente con gli stessi
meccanismi di apprendimento della lingua madre, imparerà per assimilazione, imparerà per
ripetizione....
oggi nonostante tutto....
Poi certo successivamente può diventare più complesso, ma lo diventa soprattutto perché sono i genitori stessi a preoccuparesene, i bambini comunicano con tutti senza freni inibitori e paura di sbagliare... Siamo noi adulti a trasmettere loro le nostre paure comunicative, noi che prima di aprie bocca in una nuova lingua ci chiediamo se stiamo dicendo bene, se saremo capiti... Loro, i bambini non se lo chiedono comunicano e basta...
E una volta immersi nella nuova lingua tutti gli altri apprendimenti, lettura e scrittura verranno naturalmente e senza nulla togliere al loro italiano che progredirà anche lui di pari passi...
Anni fa sono stati fatti degli studi proprio sul consolidamento della lingua materna in bambini che vivevano i aree culturalmente meno stimolanti, l'inserimento di una lingua seconda ha aiutato proprio il consolidamento e il progredire della lingua materna....
sulle spiagge del Tamil Nadu

Capisco che sia difficile e faccia paura a noi genitori questo carico linguistico inconsueto, ma visto con gli occhi di un bambino è un gioco da ragazzi!
Sarà che mi sento forte dei mie oltre sedici anni di osservazione sulle mie figlie, dei miei nipoti ( trilingue anche loro) e dei tanti bambini e ragazzi incrociati sul nostro cammino, sarà che ho visto i risultati stupendi su quelli diventati grandi ( vero Caludia?) che mi viene proprio voglia di rassicurare chi per la prima volta si trova di fronte a frasi del tipo "oggi a scuola j'ai joué à chat with my friends"... Io ci ho fatto il callo e so che sono capaci di dire lo stesso in monolingua ...e trovo fantastica questa ricchezza!
tanti anni fa....


2 commenti:

kinnamomon ha detto...

Bellissimo post! :)

Giada ha detto...

wow ... era proprio un post così che mi aspettavo dal tuo blog. C'era in me un'enorme curiosità verso quale lingua le tue figlie avessero scelto per comunicare tra di loro (davo per scontato che l'italiano fosse rimasta la lingua "degli adulti" e dei genitori con le ragazze).
Dico di nuovo wow ... ho 28 anni e non nascondo di provare una sana "invidia" (ammirazione più che altro) per le tue figlie, per le esperienze che nelle loro giovani vite hanno già fatto e per il futuro sicuramente pieno di altrettante avventure!