sabato 3 dicembre 2016

Il mio primo libro!

Vent´anni fa sono partita direzione Parigi, la mia vita all´estero è iniziata lì. La paura era tanta, ma avevo scelto e sapevo che non sarei tornata indietro, almeno subito....
Avevo rinchiuso certi sogni nel cassetto, e avevo aperto la porta a qualcosa di nuovo, non sapevo ancora di cosa si sarebbe trattato, ma sapevo che la mia vita avrebbe preso una direzione completamente nuova. A 27 anni hai sogni immensi, per fortuna, e gli occhi rivolti al futuro. La voglia di costruire è tanta e una nuova vita che cresceva dentro di me mi diede allora ali grandi per prendere il volo e la forza di atterrare in un posto sconosciuto dove ricostruire tutto. Una cosa allora mi aiutò a superare la nostalgia, a abituarmi al groppo in gola ogni volta che pensavo a quello che avevo lasciato, a cercare di essere felice ogni giorno: l´amore.
È stato l´amore poi ha dare il ritmo al futuro che ci si è aperto davanti. L´entusiasmo non è mai venuto meno, anzi direi che spostamento dopo spastamento è cresciuto e mi ha sostenuta ogni volta che dovevamo ricominciare da capo. Sono stata fortunata perché sono state tante le persone che ci hanno appoggiati in queste scelte di vita vagabonda, pochi quelli che ci hanno giudicato in modo ¨cattivo¨, e innumerevoli quelli che hanno seguito le nostre avventure passo dopo passo, partecipando ai nostri cambiamenti. Attraverso il blog ho raccolto pensieri e stati d´animo da condividere, all´inizio solo con gli amici più stretti e con le nostre famiglie, poi con i tanti lettori che pian piano si sono appassionati ai miei racconti. La mia collaborazione ormai più che decennale con expatclic, mi ha poi veramente aperto le porte a tutte le problematiche legate all´espatrio, alle mille domande che chi sceglie come noi di partire si fa, alle mille risposte che non trova. La nostra vita poi immersi in comunità espatriate ci ha fatto toccare con mano sentimenti e emozioni  spesso propri solo a chi vive lontano, non sempre in Paesi super accoglienti, non sempre in situazioni di super confort emotivo.
Pian piano mi sono chiesta come avrei potuto rendere indelebili certi sentimenti, far si che la nostra esperienza di famiglia potesse essere utile a chi si trovava a dover scegliere tra partire è restare, a chi era lì a pesare i pro e contro di una partenza verso mete lontane.
Certo sono conscia che il nostro sia stato un percorso estremamente positivo, le difficoltà ci sono state, tante e affrontate con forza, ci sono stati momenti di dubbio, in cui ci siamo chiesti se stessimo facendo le scelte giuste, ci sono stati momenti di nostalgia, ma c´è stata soprattutto tanta positività, tanto voler vedere roseo anche nei momenti difficili e soprattutto c´è stata la capacità di guardare tutti nella stessa direzione, tutti,prima noi due e poi noi 5!

E allora mi sono detta che avrei dovuto metter tutto ciò nero su bianco, cercando di dare gli spunti giusti a chi esita o a chi si trova immerso nei primi momenti all´estero... ho incominciato a scrivere, cosa che adoro fare, ho scritto per mesi e mesi, spinta dal sostegno incondizionato di Paolo e delle ragazze, e anche dalle parole degli amici appassionati dai miei racconti di vita vissuta.
Dopo un´anno e mezzo finalmente il prodotto dei miei sforzi è incarnato in 200 pagine che spero daranno a chi esita la voglia di provarci e prendere il volo, e a chi è già partito rapide risposte ai tanti dubbi, che noi abbiamo avuto cammin facendo e ai quali ci siamo risposti per forza di cose da soli!
È stato un piacere immenso scrivere questo libro, spero veramente che possiate leggerlo con lo stesso entusiasmo con cui l´ho scritto!
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Manuale pratico dell´espatrio


lunedì 28 novembre 2016

il vuoto.....

Ci si ritrova con il sorriso eccitato all´aeroporto, lo sguardo fisso verso il cartellone degli arrivi, gli occhi rapidi alla ricerca del volo tanto atteso, la mano sul telefono pronta ad afferrarlo al primo bip, la voglia di abbracciarli tenuta dentro per settimane, mesi, il cuore che batte forte perché se anche sono grandi per noi rimangono cuccioli da coccolare, anche se per poco, abbracci, baci, commozione, emozione. I giorni insieme volano troppo in fretta e ci si ritrova di nuovo nello stesso aeroporto, questa volta un po'meno allegri ma pur sempre felici, mani che si agitano, abbracci affettuosi, ultime raccomandazioni, sorrisi, baci che volano, sguardi che si rincorrono, schiene giovani che si allontanano, voltarsi ancora una volta, parole sussurrate... si torna alla vita normale, a quella alla quale ci si è abituati per forza, quella in cui loro non ci sono, ma ci sono poi sempre... si imparano ritmi diversi, si toglie un piatto, un bicchiere, un tovagliolo... ci sarà una risata in meno in casa che si mischia alle altre, si cercherà qualcosa in una stanza rimasta vuota, ci sarà sempre una traccia di un passaggio, una maglietta dimenticata lì, un bicchiere appoggiato sulla scrivania, lo spazzolino da denti ancora umido....
Si impara a vivere con quel vuoto che un figlio lascia quanda prende il volo, quel vuoto che ad ogni suo ritrono sembra svanire per poi ripresentarsi prepotente e doloroso. Si impara con il tempo a godere di ogni piccolo momento, si rischia a volte di volerli troppo perfetti e speciali i pochi attimi passati insieme, quando il più semplice e non avere attese, viverli così come si presentano, leggeri, con tutto l´amore che si portano dietro.
Solo quando i figli incominciano a lasciare il nido ci si rende conto di come il nostro spazio sia il loro, di come la casa risuoni delle loro voci, delle loro risate, delle grida, di come ogni centimetro sia pieno di loro del movimento delle loro mani, dei loro corpicini agili che ti girano intorno come folletti... Questa notte mi sono svegliata così di soprassalto, ho pensato prima a Federica che avrebbe ripreso in tarda mattinata il suo volo per New York, poi ho pensato a Chiara che tra pochi mesi sarà anche lei pronta a volare con le sue ali, ho pensato a noi, alla casa sempre più vuota, a quelle vocine che per anni ci hanno accompagnati fino a sera, a quando non vedevo l´ora che si spegnessero per poter tirare il fiato, a quando avrei dato non so cosa per un po'di silenzio, 5 minuti di pace.... Non tornerei indietro perché è bello vederle grandi  e indipendenti, anche se ci sono momenti in cui fa male.....

sabato 19 novembre 2016

Thanksgiving....

La festa del Ringraziamento è alle porte, per gli Americani è una festa estremamente importante, sentita quasi quanto il Natale. Le famiglie si riuniscono per stare insieme, si scambiano doni e condividono un pasto sontuoso che dura ore e ore.
La tradizione di Thanksgiving risale al lontano 1623 quando in seguito ad un raccolto particolarmente favorevole il Governatore della colonia fondata dai Padri Pellegrini a Plymouth nel Massachusetts emise un ordine in cui invitava i pellegrini e le loro famiglie a riunirsi e ringraziare  Dio per il raccolto.
I Padri Pellegrini lasiaronol´Inghilterra in quanto perseguitati per le loro idee integraliste e arrivarono sulle coste americane a bordo della famosa Mayflower. Sbarcarono agli inizi dell´inverno,decimati dal viaggio e dalle malatie e si ritrovarono a mettere piede in un territorio particolarmente inospitale, abitato dai nativi americani. Alla fine del primo inverno la situazione fu disastrosa, la terra che tentarono di coltivare non produsse i frutti sperati e se non fossero intervenuti gli indigeni a dar loro una mano, l´inverno successivo sarebbe stato catastrofico. Furono proprio gli abitanti locali ad insegnare ai Pellegrini come coltivare e quali animali allevare... tra questi il famoso Tacchino, ormai piatto nazionale della festa del ringraziamento (che sfiga tutto sommato saremmo stati tutti più felici se avessero messo su allevamenti di cinghiali!!).
Proprio per ringraziare per i frutti di questo duro lavoro i Pellegrini istituirono la festa del Ringraziamento, invitando a quella prima festa gli indigeni grazie ai quali avevano potuto sopravvivere in un territorio per loro ostile.
Alcuni anni dopo venne redatto un proclama ufficiale in cui non solo si ringraziava Dio per la buona salute della comunità tutta, ma anche per festeggiare la vittoria contro quegli indigeni  pagani che tanto gentili erano stati con loro e grazie ai quali erano sopravvissuti, ma che ad un certo punto erano stati sottomessi e decimati...
La tradizione si estese pian piano nei secoli a tutti gli Stati Americani ed oggi si festeggia in America (sempre il quarto giovedì di novembre) e in Canada (in una data diversa).
tacchino.jpg (1389×1600)
In questo giorno si ringrazia per quello che si ha, con un occhio al passato e uno al futuro e direi che può essere veramente il momento per fermarci a riflettere sul senso di questa festa e su come tutto sommato gli uomini dalla storia traggano ben pochi insegnamenti!!
Allora un gruppo di poveretti, perseguitati nel loro Paese natio, attraversò l´oceano per arrivare in una terra sconosciuta i cui abitanti pur avendo tutte le ragione per scacciarli li accolsero alla fin fine dando anche loro una bella mano per non morir tutti di fame e di stenti.... ma nonostante tutto i nuovi arrivati si sentirono in dovere di mostrare di essere i più forti... dimostrando ben poca riconoscenza e tanta prepotenza. Nonostante tutto i pochi momenti di genitlezza tra i due popoli sono passati alla storia, tanto da festeggiarne ancora oggi il senso originale.  Nei secoli gli esseri umani hanno continuato ad invadersi, ad emigrare, ad impossessarsi con forza di terre non loro, a partire alla ricerca di pace, a sbarcare tra persone ostili, a cercare di ricostruire cose lontano dalla propria patria, a veder persone arrivare da fuori e impossessarsi del loro mondo, tutto con naturalezza, come se sopprusi e violenza fossero normali, come se massacri e lacrime non scalfissero i cuori.
Ecco ogni giorno quando si apre il giornale si leggono orrori e ci si chiede perché siamo incapaci di conservare ciò che abbiamo, perché siamo sempre pronti a lottare per quel che abbiamo e iimpermeabili nello spartirlo,perché siamo capaci di sederci intorno ad un tavolo il giorno del Ringraziamento nei nostri bei vestiti e davanti a piatti fumanti come se tutto filasse liscio, mentre invece basterebbe incominciare dal proprio piccolo mondo ad essere un po' più aperti e tolleranti, aprire la propria porta di casa e il proprio cuore, che equivale a far spazio nel nostro Paese anche a chi è molto più debole di noi.... insegnamolo ai nostri figli nella speranza che un giorno lo insegnino ai loro e via così....
Happy Thanksgiving!