lunedì 23 gennaio 2017

Pro memoria

5 anni fa esatti ero a San Francisco, viaggio di ricognizione per farci un'idea, nel caso avessimo accettato la proposta di trasferirci in questa parte di mondo con biglietto di sola andata, scartando l'altra, di proposta, che ci avrebbe riportati in India con un biglietto di andata e ritorno. Diluviava a San Francisco proprio come oggi. Cielo grigio, aria fredda. Un mese dopo quel viaggio Paolo prendeva armi e bagagli e ci precedeva nella Bay area per quella che sarebbe diventata la nostra entusiasmante avventura americana. Mai decisione fu più difficile (per me). Mai decisione fu presa così rapidamente. Quel mio primo sguardo di allora era molto poco convinto, diciamo che questa Silicon Valley che adoro non mi folgorò in quei pochi giornie poi la mia adorata India sull´alto piatto della bilancia pesava non poco. Ero perplessa,....
Nonostante tutto fui brava a valutare pro e contro e a scegliere ciò che ritenevo migliore per la nostra famiglia nell´insieme, lasciando da parte egoismi e ambizioni tutte mie, scelsi di testa e non di pancia, o meglio scelsi mischiando testa e pancia. Ovviamente non me ne pento, anzi credo veramente di aver fatto la scelta migliore, senza pressioni da parte di nessuno....e sicuramente grazie a questo sono partita per gli States assolutamente convinta, spaventata come ad ogni nuova avventura, ma convinta.
Dopo  5 mesi passati ad imballare casa e ricordi, a chiudere porte e salutare amici, a mettere in cantina progetti professionali e a ridimensionarne alti, mi dissi che mai più mi sarei messa nella stessa situazione: vivere per mesi con i piedi in due scarpe o meglio tra due Paesi.
Se da un lato ho sempre trovato importantissimo che uno dei due (sempre Paolo per ragioni ovvie, visto che ci spostiamo per il suo di lavoro) andasse un po´ in avan scoperta, prendendosi un po'di tempo per buttarsi a capofitto nel nuovo mondo lavorativo, senza il peso delle paturnie da installazione degli altri membri della famiglia, troppi mesi sono troppi... per chi resta, per chi deve appunto chiudere porte...
Eccomi adesso in questa fase eccitante e stressante di conto alla rovescia, quella in cui hai voglia di fare mille cose e sei obbligato a farne tante altre, quella in cui devi mantenerti lucido per continuare a fare quello che stai facendo con entusiasmo, ma sei proteso in un futuro di cui non sai nulla e che puoi solo immaginare; quella in cui continui a lavorare con passione non solo per l´oggi ma anche perché quello che hai costruito continui anche quando sarai lontano. C´è aria di déjà vu in tutto ciò, loro però avevano 5 anni di meno, grande differenza (ammetto che adesso sullacarta sembra un gioco da ragazzi).
5 anni fa 5 mesi dopo l´arrivo di Paolo in Silcon Valley siamo sbarcate anche noi, io, le ragazze, la gatta, le 8 valigie, precedute di pochi giorni da 50m3 di container. Quando ho messo piede in casa e ho tirato il fiato mi sono detta... la prossima volta faremo diversamente. E il diversamente voleva dire nessuna separazione troppo lunga, nessun io qui tu lì. Nessun ma si dai cosa ci vuole a impacchettar tutto, sentimenti compresi anche da sola(che poi in modo concreto non ho mai fatto uno scatolone ma impacchettare i sentimenti ti prende talemente tante energie che basta e avanza).... E invece 5 anni dopo eccoci in una situazione se non proprio uguale simile, Paolo via praticamente sempre , se non laggiù in quello che ormai dovrebbe diventare il nostro nuovo mondo, da qualche parte che non è California, su un aereo, in un aeroporto, in qualche albergo....
I corsi e ricorsi.... mai dire mai.... purtroppo ci regaliamo vite un po´ folli, adrenalina a mille.... e tutto ciò rende la memoria corta troppo corta....per questo meglio mettere nero su bianco qui sul blog e rileggeri il tutto la prossima volta, questa mi sa che è andata!!

giovedì 19 gennaio 2017

Domani è un altro giorno....

Stiamo vivendo un´intensa pagina di storia.
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Domani questa America nella quale viviamo dovrà accogliere un Presidente eletto democraticamente, ma non voluto. Mai elezione è stata più contestata. La più grande democrazia del mondo domani mattina si sveglierà e dovrà fare i conti con una realtà attesa ormai da tempo, ma che inconsiamente credeva non si sarebbe mai materializzata.... come se a novembre fosse stato tutto uno scherzo.
Eh no da domani sarà una nuova pagina ad essere aperta e scritta... tremano gli americani, non tutti certo, altrimenti non saremmo qui a farci domande, con le lacrime agli occhi e l´angoscia che schiaccia il petto...
Si volta pagina su otto anni di un Presidente, che avrà fatto pur i suoi errori, ma è stato grande.
Abbiamo vissuto la sua seconda elezione e siamo stati felici di vivere in un Paese rappresentato da una persona di tale spessore... da domani chissà....
Il mondo intero guarda all´America con costernazione, il mondo intero saluta Obama.... lo rimpiangeremo ne sono certa!


¨Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek.¨
Barack Obama 

mercoledì 18 gennaio 2017

Adattarsi

When you travel remember that a foreign country is not designed to make you comfortable. It is designed to make its own people comfortable! 
(Clifton Fadiman)
Quante verità in questa frase che andrebbe appesa a caretteri cubitali in ogni casa d´expat o migrante che sia, tanto per ricordarci come lontani dalla nostra casa siamo ospiti e sta a noi adattarci e non al nostro nuovo Paese venirci incontro per assomigliare al vecchio lasciato alle spalle.
La parte più difficile dell´installarsi altrove è proprio questa: capire subito che lo sforzo per accettare ciò che è diverso dovrà venire da noi e non da chi ci sta intorno.
Troppo spesso quando si emigra, si espatria e a volte anche quando si viaggia, si tende a guardare il nuovo con il filtro di un mondo sicuro che ci siamo lasciati alle spalle per sempre o il tempo di una vacanza, senza pensare che siamo noi l´intruso in un mondo che non è plasmato per integrarci, ma semplicemente per far vivere bene i suoi abitanti.
Quando si parte si chiude una porta lasciandosi dietro sicurezze acquisite da anni e nel grande salto nel vuoto che è il trasferimento all´estero si deve essere capaci di fare tabula rasa delle proprie aspettative, consci che quello che abbiamo lasciato  non potrà essere lì ad attenderci e l´unico modo per non sprofondare nella nostalgia più assoluta e non aspettarsi nulla, prendendo tutto ciò che viene come dei bambini alla scoperta della vita, con dei primi passi traballanti e la curiosità negli occhi.
20 anni dopo la mia prima partenza sono ancora stupita di come tanta gente si trasferisca all´estero pensando  di ritrovare esattamente le stesse cose lasciate in patria e con estremo senso critico si stupisca di come i suoi nuovi concittadini possano fare tutto in modo completamente diverso da come facciamo noi....
Si parla di shock culturale quando all´improvviso si aprono gli occhi sulle profonde differenze che il mondo nuovo ci mette davanti, lo shock arriva per tutti, ma arriva in modo forte e violento per chi non se l´aspettava, per chi non aveva fatto tilt sul fatto che uno spostamento anche solo al di là di una frontiera implica cambiamenti enormi nelle abitudini di vita. Ho imparato Paese dopo Paese ad anticipare lo shock culturale proprio non aspettandomi nulla dal nuovo mondo: arrivo, mi installo, mi guardo intorno e colgo tutto ciò che viene anche quando è profondamente diverso, con tanto entusiasmo, proprio perché in questa differenza sta la ricchezza della mia esperienza all´estero, proprio perché solo cosi potrò trarne il meglio. È un po' lo stesso per il turista che gira il mondo ma che si aspetta di ritrovare tutte le sere la pasta al dente come a casa... no la pasta al dente oltre confine non esiste, spesso anche nei migliori ristoranti italiani si adattano ai palati che non sono i nostri, ma i loro, cioè quelli ai quali si rivolgono, e allora smettiamo di cercare la pasta e guardiamo oltre.
Anni fa parlando di relocation discutevo proprio su come non solo sia importante capire le motivazioni di chi parte (per me ad esempio spostarsi per i soldi è riduttivo e non è una buona motivazione), ma sia anche importante vedere il potenziale di adattabilità, se non si è capaci di adattarsi, la vita altrove sarà già parzialmente un insuccesso, e questo sia che si emigri sia che si venga spediti all´estero ricoerti di benefit.... i benefit non regalano nel pacchetto l´adattabilità, è un qualcosa che si ha on non si ha, si può avere voglia di provarci, ed è già un bel passo.... ma ci vogliono energie.
Dopo 20 anni sono sempre più allergica a chi è partito e perennemente si lamenta del mondo in cui vive quotidianamente: non ne farà mai veramente parte, come trattenuto da un freno forte e potente.
Dopo 20 anni sono allergica a chi passa il tempo a fare confronti, senza capire che il confronto non ha ragione d´esistere, il nostro Paese è il nostro costruito per noi, con la nostra storia che ci ha portati ad essere e agire. Il Paese nuovo ha fatto lo stesso percorso, si è costruito per i suoi cittadini, calcando le loro di esigenze, non le nostre perfetti stranieri che siamo.
Dopo 20 anni sono sorpresa nel vedere come si possa vivere all´estero senza veramente sentirsi parte della nuova realtà, come sospesi tra due mondi, il vecchio dal quale siamo partiti e che abbiamo idealizzato, e il nuovo in perenne analisi da parte nostra, guardato nel dettaglio solo per trovare il difetto...
La prima cosa che il vivere all´estero dovrebbe insegnare è proprio la capacità di guardare il nuovo con entusiasmo e mente libera da preconcetti,  e rivolgere lo sguardo al vecchio con simpatia ma senza troppa nostalgia... non s
o se sia la chiave del successo ma sicuramente fa bene allo spirito!